Napoli. Migliaia in fila alla Biblioteca dei Girolamini saccheggiata e sotto sequestro, riaperta ieri per poche ore

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Napoli. In fila per vedere la Biblioteca dei Girolamini ferita e risanata. Erano attese tremila persone, ieri mattina, per l’apertura straordinaria di quattro ore decisa in occasione della «Domenica di carta», ne sono entrate almeno quattromila. Spinte dalla curiosità verso un luogo tenuto per decenni nascosto alla città, ma soprattutto dall’indignazione. La biblioteca dove hanno studiato Giambattista Vico, Salvatore Di Giacomo e Benedetto Croce, Roberto De Simone e Riccardo Muti è stata praticamente sempre chiusa al pubblico. Ma l’ultimo capitolo della sua storia dolorosa è quasi un «figlicidio» perché commesso da chi avrebbe dovuto tutelarla e curarla: un numero ancora imprecisato di volumi preziosi – sono quattromila quelli finora rientrati – portati via dall’ex direttore De Caro. Dopo il saccheggio la magistratura ha messo sotto sequestro la biblioteca; ieri per la prima volta dopo tre anni, grazie alla Procura della Repubblica di Napoli, sono stati tolti i sigilli. Alle nove del mattino in via Duomo c’era già una folla in silenziosa e paziente attesa davanti al portone ancora chiuso. Giovani, anziani, perfino famiglie con bambini. Studenti, studiosi, gente comune, abitanti del quartiere. La prima visita guidata, per un gruppo di 30 persone, è partita con un quarto d’ora d’anticipo sull’orario previsto. Poi si è deciso di allargare i gruppi fino a 60-70 persone per volta. Quando alle 13,30 il comandante del nucleo tutela patrimonio dei carabinieri Carmine Elefante ha deciso la chiusura in tanti sono rimasti fuori protestando. A confortare il personale della biblioteca – Vittoria Colucci, Annamaria Fiore, Serena Lucianelli, la direttrice Silvana Gallifuoco e l’ex direttore e custode giudiziario Mauro Giancaspro – Giovanni Melillo, l’ex magistrato ora capo di gabinetto del Guardasigilli Orlando che ha assicurato che quella della «Giornata di carta» è stata soltanto la prima di una serie di aperture anticipate. Curiosità, dicevamo, ma soprattutto indignazione. Esplosa davanti alle immagini del power-point che all’ingresso raccontano il day after della devastazione provocata da De Caro – non soltanto furti, ma cataloghi spariti, intere collezioni fuori posto – quando un visitatore si è lasciato scappare: «Ma non sarebbe ora di smetterla di continuare a chiamarlo dottor De Caro?». E ancora, nella sala Vico. Quando i vistatori riescono a staccare gli occhi dal meraviglioso soffitto affrescato e a posarli sulle ferite della biblioteca, su quegli scaffali rimasti vuoti senza i testi di Galilei, dei matematici, dei filosofi, dei medici, le domande dei visitatori sono quasi tutte sul saccheggio. Vogliono sapere come faceva De Caro a togliere dai libri i riferimenti della biblioteca, come è riuscito a portarli via. Ammirazione e complimenti, invece, per i tre anni di lavoro compiuto ai Girolamini dal personale della biblioteca, dalla procura, dai carabinieri. Duemila i messaggi lasciati sul quaderno dei visitatori. Quattromila persone in quattro ore. Folla per le scale, nelle sale, nel chiostro dell’agrumeto che incantò Di Giacomo. Ai Girolamini è tornata la vita dopo i giorni della devastazione e della polvere. Da oggi tornano i sigilli e si ricomincia a lavorare in silenzio. (Gaty Sepe – Il Mattino) 

Napoli. In fila per vedere la Biblioteca dei Girolamini ferita e risanata. Erano attese tremila persone, ieri mattina, per l’apertura straordinaria di quattro ore decisa in occasione della «Domenica di carta», ne sono entrate almeno quattromila. Spinte dalla curiosità verso un luogo tenuto per decenni nascosto alla città, ma soprattutto dall’indignazione. La biblioteca dove hanno studiato Giambattista Vico, Salvatore Di Giacomo e Benedetto Croce, Roberto De Simone e Riccardo Muti è stata praticamente sempre chiusa al pubblico. Ma l’ultimo capitolo della sua storia dolorosa è quasi un «figlicidio» perché commesso da chi avrebbe dovuto tutelarla e curarla: un numero ancora imprecisato di volumi preziosi – sono quattromila quelli finora rientrati – portati via dall’ex direttore De Caro. Dopo il saccheggio la magistratura ha messo sotto sequestro la biblioteca; ieri per la prima volta dopo tre anni, grazie alla Procura della Repubblica di Napoli, sono stati tolti i sigilli. Alle nove del mattino in via Duomo c’era già una folla in silenziosa e paziente attesa davanti al portone ancora chiuso. Giovani, anziani, perfino famiglie con bambini. Studenti, studiosi, gente comune, abitanti del quartiere. La prima visita guidata, per un gruppo di 30 persone, è partita con un quarto d’ora d’anticipo sull’orario previsto. Poi si è deciso di allargare i gruppi fino a 60-70 persone per volta. Quando alle 13,30 il comandante del nucleo tutela patrimonio dei carabinieri Carmine Elefante ha deciso la chiusura in tanti sono rimasti fuori protestando. A confortare il personale della biblioteca – Vittoria Colucci, Annamaria Fiore, Serena Lucianelli, la direttrice Silvana Gallifuoco e l’ex direttore e custode giudiziario Mauro Giancaspro – Giovanni Melillo, l’ex magistrato ora capo di gabinetto del Guardasigilli Orlando che ha assicurato che quella della «Giornata di carta» è stata soltanto la prima di una serie di aperture anticipate. Curiosità, dicevamo, ma soprattutto indignazione. Esplosa davanti alle immagini del power-point che all’ingresso raccontano il day after della devastazione provocata da De Caro – non soltanto furti, ma cataloghi spariti, intere collezioni fuori posto – quando un visitatore si è lasciato scappare: «Ma non sarebbe ora di smetterla di continuare a chiamarlo dottor De Caro?». E ancora, nella sala Vico. Quando i vistatori riescono a staccare gli occhi dal meraviglioso soffitto affrescato e a posarli sulle ferite della biblioteca, su quegli scaffali rimasti vuoti senza i testi di Galilei, dei matematici, dei filosofi, dei medici, le domande dei visitatori sono quasi tutte sul saccheggio. Vogliono sapere come faceva De Caro a togliere dai libri i riferimenti della biblioteca, come è riuscito a portarli via. Ammirazione e complimenti, invece, per i tre anni di lavoro compiuto ai Girolamini dal personale della biblioteca, dalla procura, dai carabinieri. Duemila i messaggi lasciati sul quaderno dei visitatori. Quattromila persone in quattro ore. Folla per le scale, nelle sale, nel chiostro dell’agrumeto che incantò Di Giacomo. Ai Girolamini è tornata la vita dopo i giorni della devastazione e della polvere. Da oggi tornano i sigilli e si ricomincia a lavorare in silenzio. (Gaty Sepe – Il Mattino)