Allarme Eav, le casse sono vuote. Stipendi a rischio. Azienda ai sindacati: i treni che si guastano non saranno riparati

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È una corsa contro il tempo per evitare la paralisi dei trasporti e per salvare gli stipendi dei dipendenti. L’Eav è con l’acqua alla gola. Le casse della holding sono praticamente a secco e non ci sono i soldi per far circolare i treni. In poche parole, i già malridotti convogli di Circum, Sepsa, Cumana e Metro Campania, in caso di guasti non possono essere riparati. Inevitabili le conseguenze: corse ridotte o soppresse e pesanti disagi per i pendolari in uno scenario già di per sé precario. Bastano pochi numeri per spiegare quanto la situazione sia drammatica: sulle sei linee della Circum viaggiano oggi 50 treni contro i 70 che servirebbero per assicurare un servizio più che decente. Dodici treni in meno che in prospettiva potrebbero anche aumentare. Un quadro desolante reso ancor più plumbeo dalla pietosa condizione dei Metrostar, acquistati a peso d’oro negli anni del centrosinistra bassoliniano a Palazzo Santa Lucia e rivelatisi un fallimento totale: ad oggi, dei 26 Metrostar in dotazione, in circolazione ce ne sono non più di 10, che a loro volta devono passare continuamente per l’officina per il controllo sul consumo delle ruote. Una situazione surreale denunciata nuovamente dall’Orsa. «La situazione dei Metrostar – attacca il sindacato – è a dir poco scandalosa. Questi treni, presentati come la panacea di tutti i mali, si sono rivelati inadeguati su tutti i fronti, a partire dall’affidabilità». Lo stato di profonda desolazione dei treni si accompagna ad un altro pericolo: con le casse vuote c’è il rischio che l’Eav non possa pagare i prossimi stipendi. Ma c’è tempo fino ai primi di novembre e l’azienda spera che per quella data arrivino un po’ di risorse. Intanto i sindacati lanciano l’allarme. «Lo scenario è preoccupante tanto da poter riassumere in una sola frase, pronunciata dal presidente dell’Eav Umberto De Gregorio durante l’ultimo incontro, “ci aspettano mesi duri da qui a dicembre“, qual è la situazione», dice l’Unione sindacale. Alla base della crisi c’è una situazione finanziaria molto precaria dovuta, fanno sapere dall’Eav, a due fattori: da un lato, si sarebbero già esauriti i fondi (150 milioni) che la Regione trasferisce alla holding in virtù del contratto di servizio; dall’altro, dei 130 milioni che il governo dovrebbe erogare all’Eav tramite la Regione (il cosiddetto piano Voci) sarebbero arrivati a destinazione appena 30. Un combinato disposto che ha rinsecchito le casse, mettendo a rischio la manutenzione dei treni per la impossibilità di pagare i fornitori: ormai nessuno fa più credito alla Campania, nessuna azienda esegue lavori senza la certezza di essere pagata. In sostanza, i 150 milioni della Regione sono insufficienti se il piano Voci non pompa parallelamente le proprie risorse. Coincidenza di eventi che Caldoro ha cercato di garantire. Adesso tocca a De Luca. La Regione, fanno sapere da Palazzo Santa Lucia, è già al lavoro per trovare una soluzione. In questo quadro si inserisce il contenzioso tra Eav e Regione con la holding che rivendica un credito di 500 milioni. Un debito, quello di Palazzo Santa Lucia, che sarebbe maturato negli anni tra il 2003 e il 2010 quando, spiegano fonti della società, l’Eav prevedeva in bilancio risorse in più per il contratto di servizio, risorse che la Regione però non le riconosceva pur approvandone ogni anno i bilanci. Dal 2010 c’è una stata una inversione e si è arrivati al riallineamento tra cassa e competenza. Tuttavia l’Eav rivendica quelle risorse inserite in bilancio ma mai ottenute. Una situazione complessa, dunque, con i sindacati allarmati. «Che la nuova giunta non potesse fare miracoli a dispetto di quanto credeva qualcuno lo sapevamo. E sapevamo pure che il nuovo management non avesse la bacchetta magica. Ma di fatto – sostiene l’Unione sindacale di base – non si conoscono ancora le politiche che la Regione vuole adottare per il trasporto pubblico e nella fattispecie per l’Eav, se ci si vuole affidare solo al piano Voci o si vogliano intraprendere strade più coraggiose, fatte di scelte in controtendenza rispetto al pensiero unico, alimentato solo da tagli di risorse e privatizzazion ». Intanto, aspettando il futuro il presente è fosco. Da domani i pendolari potrebbero dover fare i conti con la soppressione di corse e con un servizio sempre più carente. (Paolo Mainiero – Il Mattino) 

È una corsa contro il tempo per evitare la paralisi dei trasporti e per salvare gli stipendi dei dipendenti. L’Eav è con l’acqua alla gola. Le casse della holding sono praticamente a secco e non ci sono i soldi per far circolare i treni. In poche parole, i già malridotti convogli di Circum, Sepsa, Cumana e Metro Campania, in caso di guasti non possono essere riparati. Inevitabili le conseguenze: corse ridotte o soppresse e pesanti disagi per i pendolari in uno scenario già di per sé precario. Bastano pochi numeri per spiegare quanto la situazione sia drammatica: sulle sei linee della Circum viaggiano oggi 50 treni contro i 70 che servirebbero per assicurare un servizio più che decente. Dodici treni in meno che in prospettiva potrebbero anche aumentare. Un quadro desolante reso ancor più plumbeo dalla pietosa condizione dei Metrostar, acquistati a peso d’oro negli anni del centrosinistra bassoliniano a Palazzo Santa Lucia e rivelatisi un fallimento totale: ad oggi, dei 26 Metrostar in dotazione, in circolazione ce ne sono non più di 10, che a loro volta devono passare continuamente per l’officina per il controllo sul consumo delle ruote. Una situazione surreale denunciata nuovamente dall’Orsa. «La situazione dei Metrostar – attacca il sindacato – è a dir poco scandalosa. Questi treni, presentati come la panacea di tutti i mali, si sono rivelati inadeguati su tutti i fronti, a partire dall’affidabilità». Lo stato di profonda desolazione dei treni si accompagna ad un altro pericolo: con le casse vuote c’è il rischio che l’Eav non possa pagare i prossimi stipendi. Ma c’è tempo fino ai primi di novembre e l’azienda spera che per quella data arrivino un po’ di risorse. Intanto i sindacati lanciano l’allarme. «Lo scenario è preoccupante tanto da poter riassumere in una sola frase, pronunciata dal presidente dell’Eav Umberto De Gregorio durante l’ultimo incontro, “ci aspettano mesi duri da qui a dicembre“, qual è la situazione», dice l’Unione sindacale. Alla base della crisi c’è una situazione finanziaria molto precaria dovuta, fanno sapere dall’Eav, a due fattori: da un lato, si sarebbero già esauriti i fondi (150 milioni) che la Regione trasferisce alla holding in virtù del contratto di servizio; dall’altro, dei 130 milioni che il governo dovrebbe erogare all’Eav tramite la Regione (il cosiddetto piano Voci) sarebbero arrivati a destinazione appena 30. Un combinato disposto che ha rinsecchito le casse, mettendo a rischio la manutenzione dei treni per la impossibilità di pagare i fornitori: ormai nessuno fa più credito alla Campania, nessuna azienda esegue lavori senza la certezza di essere pagata. In sostanza, i 150 milioni della Regione sono insufficienti se il piano Voci non pompa parallelamente le proprie risorse. Coincidenza di eventi che Caldoro ha cercato di garantire. Adesso tocca a De Luca. La Regione, fanno sapere da Palazzo Santa Lucia, è già al lavoro per trovare una soluzione. In questo quadro si inserisce il contenzioso tra Eav e Regione con la holding che rivendica un credito di 500 milioni. Un debito, quello di Palazzo Santa Lucia, che sarebbe maturato negli anni tra il 2003 e il 2010 quando, spiegano fonti della società, l’Eav prevedeva in bilancio risorse in più per il contratto di servizio, risorse che la Regione però non le riconosceva pur approvandone ogni anno i bilanci. Dal 2010 c’è una stata una inversione e si è arrivati al riallineamento tra cassa e competenza. Tuttavia l’Eav rivendica quelle risorse inserite in bilancio ma mai ottenute. Una situazione complessa, dunque, con i sindacati allarmati. «Che la nuova giunta non potesse fare miracoli a dispetto di quanto credeva qualcuno lo sapevamo. E sapevamo pure che il nuovo management non avesse la bacchetta magica. Ma di fatto – sostiene l’Unione sindacale di base – non si conoscono ancora le politiche che la Regione vuole adottare per il trasporto pubblico e nella fattispecie per l’Eav, se ci si vuole affidare solo al piano Voci o si vogliano intraprendere strade più coraggiose, fatte di scelte in controtendenza rispetto al pensiero unico, alimentato solo da tagli di risorse e privatizzazion ». Intanto, aspettando il futuro il presente è fosco. Da domani i pendolari potrebbero dover fare i conti con la soppressione di corse e con un servizio sempre più carente. (Paolo Mainiero – Il Mattino)