Per la liberazione di Greta e Vanessa pagati 11 milioni di euro. La Farnesina smentisce ma è bufera su Gentiloni

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La cifra era quella: 11 milioni di euro. A parlare del riscatto a sei zeri pagato dall’Italia, a poche ore dalla liberazione di Greta Ramelli e Vanessa Marzullo, le due cooperanti sequestrate in Siria a luglio 2014, erano stati gli stessi ribelli. Ela notizia era stata smentita dal ministro degli Esteri Paolo Gentiloni. Dodici milioni di dollari il riscatto per far tornare a casa le due cooperanti sequestrate. La Farnesina continua a smentire ma la notizia è praticamente confermata. A rilanciare è stato però il tribunale islamico del Movimento Nureddin Zenki, una delle milizie coinvolte nel sequestro. Il 2 ottobre ha condannato Hussam Atrash, descritto come uno dei signori della guerra locali, capo del gruppo Ansar al Islam, per avere sottratto 5 dei 12 milioni di euro dalla somma pagata dall’Italia per far tornare a casa le due cooperanti. E mentre si riaccendono le polemiche, l’intelligence cerca di stabilire se la scelta di diffondere la notizia da parte delle milizie sia finalizzata al rialzo della posta per gli ostaggi italiani ancora nelle mani dei miliziani. Il nome di Atrash, in realtà, non è mai emerso nel corso dell’attività dell’intelligence italiana che aveva trattato con i gruppi e seguito le tracce delle due ragazze. Eppure il quotidiano arabo “Al-Quds al-Arabi” ha scritto che l’ex capo della brigata antiregime ‘al-Ansar’, lo sceicco Hussam Atrash, che avrebbe avuto un ruolo di «coordinatore» nel sequestro delle due ragazze italiane, avrebbe intascato il 40 per cento della somma pagata, girando il resto al Fronte al-Nusra, cellula legata al Qaeda. Atrash avrebbe «ammesso la sua colpa, accettando la sentenza». Sono cinque gli italiani ancora nelle mani delle milizie, oltre a padre Paolo Dall’Oglio anche Gino Pollicardo, Fausto Piano, Filippo Calcagno e Salvatore Failla, tecnici nelle mani delle milizie in Libia. Il rischio è che i gruppi possano puntare ad alzare la posta per trattare con l’Italia la liberazione degli ostaggi. «Il governo italiano non paga riscatti, si comporta esattamente come gli altri governi europei. Prima di tutto riportiamoli a casa e salviamola loro vita. E non ci avventuriamo in azioni militari che mettono a repentaglio la vita degli ostaggi, questa è la politica del governo italiano da 20 anni». Ieri la posizione è stata ribadita: «Non riteniamo di dover commentare supposte fonti giudiziarie di Aleppo o del sedicente tribunale islamico del movimento Nureddin Zenkin. In ogni caso non risulta nulla di quanto asserito», ha fatto sapere l’Unità di crisi della Farnesina. Intanto il Copasir chiederà un’informativa all’intelligence sulla liberazione delle cooperanti Greta e Vanessa in Siria. Dall’altra parte arrivano le richieste di chiarimenti. Grillini e leghisti sono sul piede di guerra: «Laddove confermata questa notizia si configurerebbe una situazione di una gravità inaudita perché ci troveremmo di fronte ad un Ministro che ha mentito alle Camere». A loro avviso Gentiloni si dovrebbe dimettere. (Valentina Errante – Il Mattino)

La cifra era quella: 11 milioni di euro. A parlare del riscatto a sei zeri pagato dall'Italia, a poche ore dalla liberazione di Greta Ramelli e Vanessa Marzullo, le due cooperanti sequestrate in Siria a luglio 2014, erano stati gli stessi ribelli. Ela notizia era stata smentita dal ministro degli Esteri Paolo Gentiloni. Dodici milioni di dollari il riscatto per far tornare a casa le due cooperanti sequestrate. La Farnesina continua a smentire ma la notizia è praticamente confermata. A rilanciare è stato però il tribunale islamico del Movimento Nureddin Zenki, una delle milizie coinvolte nel sequestro. Il 2 ottobre ha condannato Hussam Atrash, descritto come uno dei signori della guerra locali, capo del gruppo Ansar al Islam, per avere sottratto 5 dei 12 milioni di euro dalla somma pagata dall'Italia per far tornare a casa le due cooperanti. E mentre si riaccendono le polemiche, l'intelligence cerca di stabilire se la scelta di diffondere la notizia da parte delle milizie sia finalizzata al rialzo della posta per gli ostaggi italiani ancora nelle mani dei miliziani. Il nome di Atrash, in realtà, non è mai emerso nel corso dell'attività dell'intelligence italiana che aveva trattato con i gruppi e seguito le tracce delle due ragazze. Eppure il quotidiano arabo “Al-Quds al-Arabi” ha scritto che l'ex capo della brigata antiregime 'al-Ansar', lo sceicco Hussam Atrash, che avrebbe avuto un ruolo di «coordinatore» nel sequestro delle due ragazze italiane, avrebbe intascato il 40 per cento della somma pagata, girando il resto al Fronte al-Nusra, cellula legata al Qaeda. Atrash avrebbe «ammesso la sua colpa, accettando la sentenza». Sono cinque gli italiani ancora nelle mani delle milizie, oltre a padre Paolo Dall'Oglio anche Gino Pollicardo, Fausto Piano, Filippo Calcagno e Salvatore Failla, tecnici nelle mani delle milizie in Libia. Il rischio è che i gruppi possano puntare ad alzare la posta per trattare con l'Italia la liberazione degli ostaggi. «Il governo italiano non paga riscatti, si comporta esattamente come gli altri governi europei. Prima di tutto riportiamoli a casa e salviamola loro vita. E non ci avventuriamo in azioni militari che mettono a repentaglio la vita degli ostaggi, questa è la politica del governo italiano da 20 anni». Ieri la posizione è stata ribadita: «Non riteniamo di dover commentare supposte fonti giudiziarie di Aleppo o del sedicente tribunale islamico del movimento Nureddin Zenkin. In ogni caso non risulta nulla di quanto asserito», ha fatto sapere l'Unità di crisi della Farnesina. Intanto il Copasir chiederà un'informativa all'intelligence sulla liberazione delle cooperanti Greta e Vanessa in Siria. Dall'altra parte arrivano le richieste di chiarimenti. Grillini e leghisti sono sul piede di guerra: «Laddove confermata questa notizia si configurerebbe una situazione di una gravità inaudita perché ci troveremmo di fronte ad un Ministro che ha mentito alle Camere». A loro avviso Gentiloni si dovrebbe dimettere. (Valentina Errante – Il Mattino)