Via libera della giunta comunale all’assunzione di 84 lavoratori del Consorzio nella società partecipata Salerno Pulita

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«Un primo passo verso la liquidazione dei Consorzi di Bacino». Così l’assessore all’Ambiente del Comune di Salerno commenta la delibera, approvata ieri in giunta, con cui si dà il via libera – dopo tre anni – alle procedure per il passaggio di 84 lavoratori dall’ente consortile in liquidazione alla società partecipata Salerno Pulita. Con questo passaggio rientrano nella piena competenza di Palazzo di Città tutta una serie di funzioni e competenze fino ad oggi gestite in coabitazione con il Consorzio, che non pochi problemi e polemiche avevano creato negli anni scorsi. A cominciare dallo svuotamento delle campane del vetro, la cui competenza dell’amministrazione comunale era a macchia di leopardo, con una suddivisione delle zone fatta quasi al centimetro, con uno stesso quartiere diviso in due dove alcune campane venivano svuotate in un giorno e le altre in un altro, creando disagi e malcontenti tra i residenti. Ora tutto questo non succederà più. Così come non dovremo assistere più alle chiusure “selvagge” delle isole ecologiche dello stadio Arechi e di Fratte, ostaggio in più occasioni dei lavoratori del Consorzio esasperati che vi si barricavano all’interno – a volte anche in compagnia di qualche tanica di benzina – diventano fortini dai quali lanciare le loro grida d’allarme per il mancato pagamento degli stipendi. Scene viste in più di un’occasione anche all’interno del sito di trasferenza di Ostaglio, dove agenti della Digos e vigili del fuoco erano ormai di casa, vuoi per un lavoratore appeso sulla cima di una gru o perché, anche lì, qualcuno si era barricato negli uffici minacciando di far saltare tutto in aria. La decisione dell’amministrazione comunale fa ora da apripista per tutti quei Comuni – e sono tanti in provincia di Salerno – che dopo l’approvazione della legge sulla spending review, che aveva riassegnato ogni competenza in materia ai Comuni in vista della progressiva soppressione delle Province, e successivamente con l’approvazione della nuova legge regionale di riordino del servizio integrato dei rifiuti, non vedevano l’ora di scappare dalla gabbia dei Consorzi di Bacino, che drenano somme ingenti dalle casse comunali per svolgere servizi che, spesso, non erano neanche all’altezza dell’elevato costo richiesto per espletarli. «Non c’era bisogno – ha spiegato l’assessore all’ambiente Gerardo Calabrese – di aspettare la sentenza del Consiglio di Stato sulla vicenda del Comune di Ascea per fare quello che abbiamo fatto noi. C’erano già due leggi che lo permettevano». Eppure, proprio nel caso del Comune di Salerno, ci sono voluti tre anni per arrivare a fare quello che si è fatto. Il cammino per assorbire i lavoratori del Consorzio di Bacino alla società Salerno Pulita è cominciato quasi tre anni fa. Era il novembre del 2012, alla guida della Provincia di Salerno – che aveva ancora la piena titolarità della gestione dei rifiuti – c’era il centrodestra. Erano i giorni caldi della protesta dei lavoratori e, al termine di uno dei tanti incontri in Prefettura, venne stipulato un protocollo d’intesa tra Provincia e Comune per il passaggio di questi 84 lavoratori. Sembrava tutto fatto. E invece il tempo passava e quel protocollo sembra essere rimasto lettera morta. «Non è mai stato per colpa di questa amministrazione, ma per le resistenze della Provincia prima e del Consorzio poi», ha commentato Calabrese. L’avvento della nuova amministrazione provinciale, a targa Pd, fa cambiare gli scenari. I commissari liquidatori sono ancora per la metà in mano a Fratelli d’Italia, partito dell’ex presidente Cirielli, ma a fine luglio in una riunione tra Provincia, Comune e Consorzio Salerno 2, si arriva finalmente allo sblocco della situazione, anche se vengono espresse perplessità sulla sorte degli “intercantieri” (lavoratori senza una destinazione di lavoro fissa e che ruotano a secondo delle disponibilità) e gli amministrativi, per i quali si temevano – e si temono tuttora – possibili esuberi. «Non credo – ha detto al riguardo l’assessore all’Ambiente – che nessuno rimarrà fuori dal ciclo. Anzi, con la nuova legge regionale che verrà approvata, che farà nascere gli Ato e le conferenze d’ambito, tutti ritroveranno una collocazione all’interno del ciclo». Ma della nuova legge ancora non se ne parla. E, intanto, dopo Salerno altre amministrazioni locali adesso potrebbero seguirla e da qui alla fine dell’anno – quando scadrà l’ennesima proroga alla gestione commissariale – in molti potrebbero trovarsi fuori dai Consorzi. Con effetti tutti da verificare sul campo. (Mattia A. Carpinelli – La Città di Salerno)

«Un primo passo verso la liquidazione dei Consorzi di Bacino». Così l’assessore all’Ambiente del Comune di Salerno commenta la delibera, approvata ieri in giunta, con cui si dà il via libera – dopo tre anni – alle procedure per il passaggio di 84 lavoratori dall’ente consortile in liquidazione alla società partecipata Salerno Pulita. Con questo passaggio rientrano nella piena competenza di Palazzo di Città tutta una serie di funzioni e competenze fino ad oggi gestite in coabitazione con il Consorzio, che non pochi problemi e polemiche avevano creato negli anni scorsi. A cominciare dallo svuotamento delle campane del vetro, la cui competenza dell’amministrazione comunale era a macchia di leopardo, con una suddivisione delle zone fatta quasi al centimetro, con uno stesso quartiere diviso in due dove alcune campane venivano svuotate in un giorno e le altre in un altro, creando disagi e malcontenti tra i residenti. Ora tutto questo non succederà più. Così come non dovremo assistere più alle chiusure “selvagge” delle isole ecologiche dello stadio Arechi e di Fratte, ostaggio in più occasioni dei lavoratori del Consorzio esasperati che vi si barricavano all’interno – a volte anche in compagnia di qualche tanica di benzina – diventano fortini dai quali lanciare le loro grida d’allarme per il mancato pagamento degli stipendi. Scene viste in più di un’occasione anche all’interno del sito di trasferenza di Ostaglio, dove agenti della Digos e vigili del fuoco erano ormai di casa, vuoi per un lavoratore appeso sulla cima di una gru o perché, anche lì, qualcuno si era barricato negli uffici minacciando di far saltare tutto in aria. La decisione dell’amministrazione comunale fa ora da apripista per tutti quei Comuni – e sono tanti in provincia di Salerno – che dopo l’approvazione della legge sulla spending review, che aveva riassegnato ogni competenza in materia ai Comuni in vista della progressiva soppressione delle Province, e successivamente con l’approvazione della nuova legge regionale di riordino del servizio integrato dei rifiuti, non vedevano l’ora di scappare dalla gabbia dei Consorzi di Bacino, che drenano somme ingenti dalle casse comunali per svolgere servizi che, spesso, non erano neanche all’altezza dell’elevato costo richiesto per espletarli. «Non c’era bisogno – ha spiegato l’assessore all’ambiente Gerardo Calabrese – di aspettare la sentenza del Consiglio di Stato sulla vicenda del Comune di Ascea per fare quello che abbiamo fatto noi. C’erano già due leggi che lo permettevano». Eppure, proprio nel caso del Comune di Salerno, ci sono voluti tre anni per arrivare a fare quello che si è fatto. Il cammino per assorbire i lavoratori del Consorzio di Bacino alla società Salerno Pulita è cominciato quasi tre anni fa. Era il novembre del 2012, alla guida della Provincia di Salerno – che aveva ancora la piena titolarità della gestione dei rifiuti – c’era il centrodestra. Erano i giorni caldi della protesta dei lavoratori e, al termine di uno dei tanti incontri in Prefettura, venne stipulato un protocollo d’intesa tra Provincia e Comune per il passaggio di questi 84 lavoratori. Sembrava tutto fatto. E invece il tempo passava e quel protocollo sembra essere rimasto lettera morta. «Non è mai stato per colpa di questa amministrazione, ma per le resistenze della Provincia prima e del Consorzio poi», ha commentato Calabrese. L’avvento della nuova amministrazione provinciale, a targa Pd, fa cambiare gli scenari. I commissari liquidatori sono ancora per la metà in mano a Fratelli d’Italia, partito dell’ex presidente Cirielli, ma a fine luglio in una riunione tra Provincia, Comune e Consorzio Salerno 2, si arriva finalmente allo sblocco della situazione, anche se vengono espresse perplessità sulla sorte degli “intercantieri” (lavoratori senza una destinazione di lavoro fissa e che ruotano a secondo delle disponibilità) e gli amministrativi, per i quali si temevano – e si temono tuttora – possibili esuberi. «Non credo – ha detto al riguardo l’assessore all’Ambiente – che nessuno rimarrà fuori dal ciclo. Anzi, con la nuova legge regionale che verrà approvata, che farà nascere gli Ato e le conferenze d’ambito, tutti ritroveranno una collocazione all’interno del ciclo». Ma della nuova legge ancora non se ne parla. E, intanto, dopo Salerno altre amministrazioni locali adesso potrebbero seguirla e da qui alla fine dell’anno – quando scadrà l’ennesima proroga alla gestione commissariale – in molti potrebbero trovarsi fuori dai Consorzi. Con effetti tutti da verificare sul campo. (Mattia A. Carpinelli – La Città di Salerno)