Riforme, gesti osceni di Barani, scoppia la bagarre nell’Aula del Senato

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Il senatore di Ala Lucio Barani fa gestacci osceni nell’Aula del Senato alla senatrice del M5S Barbara Lezzi e scoppia la bagarre in Aula. Secondo la descrizione che fa dell’accaduto il senatore Aldo di Biagio si sarebbe trattato del mimo di un rapporto di sesso orale. Paola Taverna (M5S) si appella al presidente Grasso affinché intervenga contro Barani e gli faccia chiedere scusa. Molte senatrici prendono la parola contro Barani e Grasso sospende la seduta per capire come si siano svolti i fatti.

A sollevare la questione è stata Paola Taverna (M5s) che ha accusato Barani di aver fatto un gesto osceno verso la collega Barbara Lezzi: “Mi vergogno a rifarlo”, dice con voce alterata e, rivolta a Barani, urla “porco maiale”. Il presidente Grasso chiede allora spiegazioni a Barani, che però nega: “Io solo detto che dopo che avevano interrotto il senatore Falanga, ora lo abbiamo fatto parlare. Se loro lo vogliono interpretare male….vogliono buttarla in rissa. Se è stato interpretato male io mi scuso”. Ma la vicenda non si chiude qui.

BARANI CONTESTATO – LE FOTO

Il capogruppo di M5s attacca: “Questa gente quella cosa la riceverebbe davvero fuori di qui, ma dal popolo”. Finalmente Grasso dà la parola a Barbara Lezzi, che indignata, insiste sul gesto “volgare e scurrile” che avrebbe compiuto il capogruppo di Ala. “Quando chiederà scusa, riprenderemo, senno’ di Costituzione non si parla. Chieda scusa”. L’aula è in subbuglio e anche altre senatrici di altri gruppi attaccano Barani. Erika Rossi della Lega spiega di aver visto il gestaccio e invita con fermezza a chiedere scusa. Ma Barani si trincera dietro la propria “onorabilità”: “Non ho fatto alcun gesto”, ripete. A questo punto è Cinzia Bonfrisco, che con Barani ha condiviso la militanza nel Psi, a incalzare: “L’aula deve essere difesa, non deve essere un bivacco. Io prego il senatore Barani di chiedere formalmente scusa per questo gesto inqualificabile”. E poi alzando il tono della voce lo apostrofa: “E si tolga quel garofano (che Barani porta sempre nel taschino della giacca ndr) che fa rivoltare nella tomba i socialisti. Togliti quel garofano che sei un pagliaccio”. Anche la vicepresidente del Senato, Valeria Fedeli (Pd), stigmatizza l’accaduto e avanza una richiesta a Grasso: “Il Consiglio di presidenza valuti, gesti e parole spesso offensive che in questa aula vengono rivolte alle donne”. Grasso assicura che convocherà il Consiglio di presidenza, luogo deputato per la materia disciplinare, dove “verificare in maniera documentato” l’accaduto. Ma è costretto a sospendere per dieci minuti i lavori per far calmare gli animi.

Grasso convoca ufficio presidenza lunedì – “D’ora in poi, visto che l’escalation e arrivata al punto di minare la civile convivenza, il rigore sarà assoluto”, ha detto il presidente del Senato Pietro Grasso, annunciando la convocazione dell’ufficio di presidenza per lunedì alle 13, per esaminare il gesto osceno di Barani. 

 Con 176 no, 120 sì e 4 astenuti viene respinto nell’Aula del Senato l’emendamento soppressivo dell’articolo 2 (sulla composizione ed elezione del Senato) del ddl Boschi. Firmato da Andrea Marcucci (Pd) era stato ritirato e fatto proprio dal M5S. “Se dovesse passare questo emendamento soppressivo dell’art.2 – aveva detto la Finocchiaro – ci sarebbe un effetto preclusivo dell’intera riforma”. 

(SEGUI LA DIRETTA WEB DAL SENATO). 

Di tutti gli emendamenti presentati all’art.2, il ministro per le Riforme Boschi ha espresso parere favorevole del governo solo ed esclusivamente a quello che ha come prima firma Anna Finocchiaro e che contiene la mediazione con la minoranza Dem. Su tutti gli altri il parere è negativo.

Delle 6 votazioni segrete all’articolo 2 annunciate due giorni fa dal presidente Grasso, se ne farà in realtà una sola. Si tratta di un emendamento firmato dal leghista Calderoli che di fatto riassume le due proposte di modifica sottoscritte dal suo collega Candiani che ieri avevano agitato non poco il Pd visto che di fatto, una in particolare, ripristinava l’elezione diretta dei senatori.

M5S accusa Grasso, la replica: “Io impaziale” – “Chiti ha calato le braghe definitivamente”, ha detto il senatore M5S Alberto Airola che ha accusato anche il presidente del Senato Pietro Grasso di essersi dimostrato “parziale” nella gestione dell’esame del ddl Boschi. Airola ha anche invitato i colleghi senatori a “votare in fretta questo scempio” di riforma per arrivare poi a dare “la parola al popolo”. “Io sono imparziale e resto arbitro”, ha replicato il presidente del Senato. 

L’emendamento Cociancich – “Il documento c’è ed è firmato e intestato”, ha poi risposto Grasso a Roberto Calderoli che ha chiesto di avere “copia dell’emendamento Cociancich in originale”: “Perché Cociancich non si alza in Aula per dire che il testo era davvero suo?”. “La riforma della Costituzione – incalza Candiani – non può basarsi su dei falsi”. Cociancich replica guardando Grasso: “Non avevo preso la parola anche per rispetto nei suoi confronti perché per me la parola del Presidente del Senato non si discute. Assumo comunque la totale paternità dell’emendamento. E ne ho presentati anche altri alla riforma”. 

La protesta della Lega – Durante il dibattito sulla veridicità o meno dell’emendamento Cociancich che ha fatto decadere tutti gli emendamenti presentati all’art.1 del ddl Boschi esplode la protesta della Lega. I senatori del Carroccio hanno alzato in Aula dei cartelli con la scritta “Costituzione demolita da falsari, mercenari e da Verdini” subito rimossi da commessi e questori.

La polemica su Aquilanti. Il caso della presenza a Palazzo Madama del segretario generale di Palazzo Chigi, Paolo Aquilanti, durante l’esame del ddl Boschi scatena la polemica. “Neanche durante il fascismo si vedeva un commissario del governo aggirarsi nelle Aule parlamentari”, commenta Calderoli. La frase viene contestata dai senatori del Pd. Il vicepresidente del Senato Maurizio Gasparri chiede che si convochi “immediatamente il Consiglio di presidenza”. “In questa fase – dichiara – c’è un’azione pressante del segretario generale della presidenza del Consiglio che è, invece, una figura amministrativa”.
 

Il voto dell’articolo 1 con sostegno di Verdini – Le riforme procedono nell’aula del Senato, con maggioranza e governo che approvano il primo articolo e ottengono dei numeri più che confortanti, sempre oltre quota 170 voti, vale a dire ben oltre la maggioranza assoluta. Eppure che ci sia il timore di qualche sgambetto lo dimostra il fatto che il governo abbia ipotizzato di presentare all’articolo 2 un proprio emendamento, così da evitare sei voti a scrutinio segreto (salvo poi decidere di bloccare l’iniziativa), senza contare la scoperta di un altro emendamento “canguro” del Pd ad un successivo articolo, il 21, da cui però il governo ha preso subito le distanze. Le opposizione hanno accusato non solo la maggioranza e il governo ma anche il presidente Pietro Grasso, il quale d’altra parte ha scontentato anche l’Esecutivo ammettendo sei voti segreti sull’articolo 2. Nella seduta del mattino, dopo numerose polemiche delle opposizioni, è stato approvato l’emendamento del Pd Roberto Cociancich che recepiva l’accordo di maggioranza sul primo articolo: emendamento che, per come è stato scritto, ha fatto decadere circa 300 emendamenti successivi. I sì sono stati 177, 57 i no e 2 gli astenuti.

La protesta della Lega FOTO

Cifre analoghe per l’approvazione sull’artico 1 nel suo complesso (172 sì, 108 i “no” e 3 astenuti), tutte ben superiori alla maggioranza assoluta (161 voti). A irrobustire le file della maggioranza di governo si sono aggiunti i voti di Ala, cioè i senatori vicini a Denis Verdini, e degli ex Fi Sandro Bondi e Manuela Repetti. Nonostante tali numeri però è emersa la preoccupazione del governo davanti ad alcuni voti segreti sull’articolo 2. Alcuni emendamenti delle opposizioni (Lega e Sel), infatti, reintroducevano l’elezione diretta del futuro Senato e citavano le minoranze linguistiche, tema su cui a Palazzo Madama è previsto lo scrutinio segreto.

Il timore di alcuni ministri, secondo fonti parlamentari del Pd, tra qui anche Maria Elena Boschi, era che il desiderio di tornare all’elezione diretta potesse spingere alcuni senatori della minoranza del Pd, alcuni di Ncd e del gruppo della Autonomie a votare per tali emendamenti. Addirittura in una lunga riunione tra i capigruppo di maggioranza (Luigi Zanda, Karl Zelelr e Renato Schifani) e il ministro Boschi si è ipotizzato un maxi-emendamento del governo all’articolo 2. Una idea però esclusa su suggerimento di Zanda, Schifani e Zeller perché avrebbe aperto la possibilità di sub-emendamenti delle opposizioni sui temi delle minoranze linguistiche con conseguente scrutinio segreto. L’ipotesi è stato quindi esclusa dal ministro delle Riforme. Boschi ha quindi incontrato il presidente Grasso, rassicurandolo sull’assenza di un emendamento del governo. Ma alla ripresa dei lavori (nel pomeriggio c’è stata la riunione del Parlamento in seduta comune per eleggere tre giudici costituzionali) l’Esecutivo ha avuto una buona notizia, con l’annuncio di Grasso che ha sminato gli scrutini segreti.

Infatti gli emendamenti temuti saranno votati per parti separate, con lo scrutinio segreto solo per la parte riguardante le minoranze linguistiche. L’annuncio ha scatenato la protesta delle opposizioni, da Roberto Calderoli a Giovanni Endrizzi (M5s), da Paolo Romani (Fi) a Cinzia Bonfrisco (Cor) fino a Loredana De Petris (Sel) che hanno accusato Grasso di piegarsi ai desideri del governo. Il presidente del Senato è stato difeso da un applaudito intervento di Vannino Chiti il quale, sconsolato, ha osservato: “non si parla del merito ma delle procedure”. Un altro passaggio procedurale ha scaldato gli animi. Si è infatti scoperto che Cociancich ha presentato un altro emendamento “canguro” questa volta all’articolo 21, che riguarda l’elezione del presidente della Repubblica. Il fatto ha suscitato la levata di scudi delle opposizioni ma ha fatto storcere il naso anche alla minoranza del Pd, già infastidita dal fatto che la legge sta andando avanti.

ANSA

INSERITO DA BARBARA MASTRIPIERI

Il senatore di Ala Lucio Barani fa gestacci osceni nell'Aula del Senato alla senatrice del M5S Barbara Lezzi e scoppia la bagarre in Aula. Secondo la descrizione che fa dell'accaduto il senatore Aldo di Biagio si sarebbe trattato del mimo di un rapporto di sesso orale. Paola Taverna (M5S) si appella al presidente Grasso affinché intervenga contro Barani e gli faccia chiedere scusa. Molte senatrici prendono la parola contro Barani e Grasso sospende la seduta per capire come si siano svolti i fatti.

A sollevare la questione è stata Paola Taverna (M5s) che ha accusato Barani di aver fatto un gesto osceno verso la collega Barbara Lezzi: "Mi vergogno a rifarlo", dice con voce alterata e, rivolta a Barani, urla "porco maiale". Il presidente Grasso chiede allora spiegazioni a Barani, che però nega: "Io solo detto che dopo che avevano interrotto il senatore Falanga, ora lo abbiamo fatto parlare. Se loro lo vogliono interpretare male….vogliono buttarla in rissa. Se è stato interpretato male io mi scuso". Ma la vicenda non si chiude qui.

BARANI CONTESTATO – LE FOTO

Il capogruppo di M5s attacca: "Questa gente quella cosa la riceverebbe davvero fuori di qui, ma dal popolo". Finalmente Grasso dà la parola a Barbara Lezzi, che indignata, insiste sul gesto "volgare e scurrile" che avrebbe compiuto il capogruppo di Ala. "Quando chiederà scusa, riprenderemo, senno' di Costituzione non si parla. Chieda scusa". L'aula è in subbuglio e anche altre senatrici di altri gruppi attaccano Barani. Erika Rossi della Lega spiega di aver visto il gestaccio e invita con fermezza a chiedere scusa. Ma Barani si trincera dietro la propria "onorabilità": "Non ho fatto alcun gesto", ripete. A questo punto è Cinzia Bonfrisco, che con Barani ha condiviso la militanza nel Psi, a incalzare: "L'aula deve essere difesa, non deve essere un bivacco. Io prego il senatore Barani di chiedere formalmente scusa per questo gesto inqualificabile". E poi alzando il tono della voce lo apostrofa: "E si tolga quel garofano (che Barani porta sempre nel taschino della giacca ndr) che fa rivoltare nella tomba i socialisti. Togliti quel garofano che sei un pagliaccio". Anche la vicepresidente del Senato, Valeria Fedeli (Pd), stigmatizza l'accaduto e avanza una richiesta a Grasso: "Il Consiglio di presidenza valuti, gesti e parole spesso offensive che in questa aula vengono rivolte alle donne". Grasso assicura che convocherà il Consiglio di presidenza, luogo deputato per la materia disciplinare, dove "verificare in maniera documentato" l'accaduto. Ma è costretto a sospendere per dieci minuti i lavori per far calmare gli animi.

Grasso convoca ufficio presidenza lunedì – "D'ora in poi, visto che l'escalation e arrivata al punto di minare la civile convivenza, il rigore sarà assoluto", ha detto il presidente del Senato Pietro Grasso, annunciando la convocazione dell'ufficio di presidenza per lunedì alle 13, per esaminare il gesto osceno di Barani. 

 Con 176 no, 120 sì e 4 astenuti viene respinto nell'Aula del Senato l'emendamento soppressivo dell'articolo 2 (sulla composizione ed elezione del Senato) del ddl Boschi. Firmato da Andrea Marcucci (Pd) era stato ritirato e fatto proprio dal M5S. "Se dovesse passare questo emendamento soppressivo dell'art.2 – aveva detto la Finocchiaro – ci sarebbe un effetto preclusivo dell'intera riforma". 

(SEGUI LA DIRETTA WEB DAL SENATO). 

Di tutti gli emendamenti presentati all'art.2, il ministro per le Riforme Boschi ha espresso parere favorevole del governo solo ed esclusivamente a quello che ha come prima firma Anna Finocchiaro e che contiene la mediazione con la minoranza Dem. Su tutti gli altri il parere è negativo.

Delle 6 votazioni segrete all'articolo 2 annunciate due giorni fa dal presidente Grasso, se ne farà in realtà una sola. Si tratta di un emendamento firmato dal leghista Calderoli che di fatto riassume le due proposte di modifica sottoscritte dal suo collega Candiani che ieri avevano agitato non poco il Pd visto che di fatto, una in particolare, ripristinava l'elezione diretta dei senatori.

M5S accusa Grasso, la replica: "Io impaziale" – "Chiti ha calato le braghe definitivamente", ha detto il senatore M5S Alberto Airola che ha accusato anche il presidente del Senato Pietro Grasso di essersi dimostrato "parziale" nella gestione dell'esame del ddl Boschi. Airola ha anche invitato i colleghi senatori a "votare in fretta questo scempio" di riforma per arrivare poi a dare "la parola al popolo". "Io sono imparziale e resto arbitro", ha replicato il presidente del Senato. 

L'emendamento Cociancich – "Il documento c'è ed è firmato e intestato", ha poi risposto Grasso a Roberto Calderoli che ha chiesto di avere "copia dell'emendamento Cociancich in originale": "Perché Cociancich non si alza in Aula per dire che il testo era davvero suo?". "La riforma della Costituzione – incalza Candiani – non può basarsi su dei falsi". Cociancich replica guardando Grasso: "Non avevo preso la parola anche per rispetto nei suoi confronti perché per me la parola del Presidente del Senato non si discute. Assumo comunque la totale paternità dell'emendamento. E ne ho presentati anche altri alla riforma". 

La protesta della Lega – Durante il dibattito sulla veridicità o meno dell'emendamento Cociancich che ha fatto decadere tutti gli emendamenti presentati all'art.1 del ddl Boschi esplode la protesta della Lega. I senatori del Carroccio hanno alzato in Aula dei cartelli con la scritta "Costituzione demolita da falsari, mercenari e da Verdini" subito rimossi da commessi e questori.

La polemica su Aquilanti. Il caso della presenza a Palazzo Madama del segretario generale di Palazzo Chigi, Paolo Aquilanti, durante l'esame del ddl Boschi scatena la polemica. "Neanche durante il fascismo si vedeva un commissario del governo aggirarsi nelle Aule parlamentari", commenta Calderoli. La frase viene contestata dai senatori del Pd. Il vicepresidente del Senato Maurizio Gasparri chiede che si convochi "immediatamente il Consiglio di presidenza". "In questa fase – dichiara – c'è un'azione pressante del segretario generale della presidenza del Consiglio che è, invece, una figura amministrativa".
 

Il voto dell'articolo 1 con sostegno di Verdini – Le riforme procedono nell'aula del Senato, con maggioranza e governo che approvano il primo articolo e ottengono dei numeri più che confortanti, sempre oltre quota 170 voti, vale a dire ben oltre la maggioranza assoluta. Eppure che ci sia il timore di qualche sgambetto lo dimostra il fatto che il governo abbia ipotizzato di presentare all'articolo 2 un proprio emendamento, così da evitare sei voti a scrutinio segreto (salvo poi decidere di bloccare l'iniziativa), senza contare la scoperta di un altro emendamento "canguro" del Pd ad un successivo articolo, il 21, da cui però il governo ha preso subito le distanze. Le opposizione hanno accusato non solo la maggioranza e il governo ma anche il presidente Pietro Grasso, il quale d'altra parte ha scontentato anche l'Esecutivo ammettendo sei voti segreti sull'articolo 2. Nella seduta del mattino, dopo numerose polemiche delle opposizioni, è stato approvato l'emendamento del Pd Roberto Cociancich che recepiva l'accordo di maggioranza sul primo articolo: emendamento che, per come è stato scritto, ha fatto decadere circa 300 emendamenti successivi. I sì sono stati 177, 57 i no e 2 gli astenuti.

La protesta della Lega FOTO

Cifre analoghe per l'approvazione sull'artico 1 nel suo complesso (172 sì, 108 i "no" e 3 astenuti), tutte ben superiori alla maggioranza assoluta (161 voti). A irrobustire le file della maggioranza di governo si sono aggiunti i voti di Ala, cioè i senatori vicini a Denis Verdini, e degli ex Fi Sandro Bondi e Manuela Repetti. Nonostante tali numeri però è emersa la preoccupazione del governo davanti ad alcuni voti segreti sull'articolo 2. Alcuni emendamenti delle opposizioni (Lega e Sel), infatti, reintroducevano l'elezione diretta del futuro Senato e citavano le minoranze linguistiche, tema su cui a Palazzo Madama è previsto lo scrutinio segreto.

Il timore di alcuni ministri, secondo fonti parlamentari del Pd, tra qui anche Maria Elena Boschi, era che il desiderio di tornare all'elezione diretta potesse spingere alcuni senatori della minoranza del Pd, alcuni di Ncd e del gruppo della Autonomie a votare per tali emendamenti. Addirittura in una lunga riunione tra i capigruppo di maggioranza (Luigi Zanda, Karl Zelelr e Renato Schifani) e il ministro Boschi si è ipotizzato un maxi-emendamento del governo all'articolo 2. Una idea però esclusa su suggerimento di Zanda, Schifani e Zeller perché avrebbe aperto la possibilità di sub-emendamenti delle opposizioni sui temi delle minoranze linguistiche con conseguente scrutinio segreto. L'ipotesi è stato quindi esclusa dal ministro delle Riforme. Boschi ha quindi incontrato il presidente Grasso, rassicurandolo sull'assenza di un emendamento del governo. Ma alla ripresa dei lavori (nel pomeriggio c'è stata la riunione del Parlamento in seduta comune per eleggere tre giudici costituzionali) l'Esecutivo ha avuto una buona notizia, con l'annuncio di Grasso che ha sminato gli scrutini segreti.

Infatti gli emendamenti temuti saranno votati per parti separate, con lo scrutinio segreto solo per la parte riguardante le minoranze linguistiche. L'annuncio ha scatenato la protesta delle opposizioni, da Roberto Calderoli a Giovanni Endrizzi (M5s), da Paolo Romani (Fi) a Cinzia Bonfrisco (Cor) fino a Loredana De Petris (Sel) che hanno accusato Grasso di piegarsi ai desideri del governo. Il presidente del Senato è stato difeso da un applaudito intervento di Vannino Chiti il quale, sconsolato, ha osservato: "non si parla del merito ma delle procedure". Un altro passaggio procedurale ha scaldato gli animi. Si è infatti scoperto che Cociancich ha presentato un altro emendamento "canguro" questa volta all'articolo 21, che riguarda l'elezione del presidente della Repubblica. Il fatto ha suscitato la levata di scudi delle opposizioni ma ha fatto storcere il naso anche alla minoranza del Pd, già infastidita dal fatto che la legge sta andando avanti.

ANSA

INSERITO DA BARBARA MASTRIPIERI