Ravello il culto dei Santi Cosma e Damiano

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Ravello Amiamo i santi Cosma e Damiano. Sono davvero molte le persone che, dal 26 settembre e per l’intero mese di ottobre, si recano annualmente in pellegrinaggio al santuario dei Ss. Medici per ringraziare o rendere semplicemente omaggio con la loro visita ai santi Cosma e Damiano. Costoro sono due fratelli accomunati non solo da naturali legami di parentela, ma soprattutto dal medesimo cammino di fede che li ha portati poi a dare la vita per Gesù. Coloro che hanno a cuore questo santuario e che in esso esercitano un servizio, come i tanti devoti sparsi nel mondo, sanno di essere eredi di due testimoni vittoriosi dell’amore di Dio sull’odio e sulla cattiveria umana. Alla luce della loro evangelica testimonianza di vita, nasce spontaneo chiedersi: che ne è della nostra fede? In che misura sappiamo noi oggi comunicarla agli altri? Interrogativi questi, che ci invitano seriamente a riflettere prima sulla nostra identità di discepoli di Gesù e poi sul contributo che ognuno – in base al proprio stato di vita – è chiamato a dare alla diffusione del Vangelo. Qual è il messaggio che i santi medici consegnano a noi cristiani del terzo millennio? Con il loro luminoso esempio di vita, essi ricordano che la fede di chi veramente la pratica, non deve e non può temere pericoli, perché Dio esiste e si prende amorevolmente cura di noi, anche quando le avversità della vita sembrano dimostrare il contrario. Si legge negli atti del martirio che i santi medici, pur minacciati più volte di morte, non hanno mai cessato di confidare nell’aiuto del Signore e di fare opere di bene. Guardando in faccia la realtà, mi rendo conto che i tempi di allora – nonostante l’attuale progresso della scienza e della tecnologia, e l’elevato numero di persone istruite – non sono così diversi dai nostri. Ancora oggi permangono molti pregiudizi nei confronti di chi dice di essere cristiano. Significativo è al riguardo ciò che il servo di Dio, il Pontefice Giovanni Paolo II, scriveva alcuni anni fa in un suo documento sulla chiesa in Europa: «Molti non riescono più ad integrare il messaggio evangelico nell’esperienza quotidiana; cresce la difficoltà di vivere la propria fede in Gesù in un contesto sociale e culturale in cui il progetto di vita cristiano viene continuamente sfidato e minacciato; in non pochi ambiti pubblici è più facile dirsi agnostici che credenti; si ha l’impressione che il non credere vada da sé mentre il credere abbia bisogno di una legittimazione sociale né ovvia né scontata» (Ecclesia in Europa, 7). Carissimi, anche se viviamo in un mondo che è continuamente soggetto a rapidi e notevoli cambiamenti socioculturali, il Vangelo non muta. La buona notizia resta sempre la stessa: Cristo è morto ed è risorto per la nostra salvezza. Questa verità, ribadita con forza e chiarezza dal Pontefice Benedetto XVI a conclusione del IV Convegno Ecclesiale Nazionale svoltosi a Verona lo scorso anno, è stata confermata e testimoniata lungo i secoli dalla vita dei santi. Agli uomini e alle donne del presente ma proiettati continuamente verso il futuro, cosa potranno mai ancora dire questi santi del passato? Essi si presentano a noi come persone che si sono pienamente realizzate nel vivere ogni giorno secondo la parola di Dio, facendogli spazio nel proprio cuore e compiendo in ogni circostanza della vita la sua divina volontà. Per questo motivo non dobbiamo temerli né tanto meno pensare che essi offuschino il nostro amore per il Signore, anzi lo arricchiscono e lo rendono più prezioso. La devozione ai santi è parte integrante della nostra professione di fede, e nella Chiesa la si è vissuta fin dagli inizi. Il Concilio Vaticano II, nella sua costituzione ecclesiologica, ci dice che è «sommamente giusto che amiamo questi amici e coeredi di Gesù Cristo, che sono anche nostri fratelli e insigni benefattori, e che per essi rendiamo le dovute grazie a Dio, rivolgiamo loro supplici invocazioni e ricorriamo alle loro preghiere e al loro potente aiuto per impetrare grazie da Dio mediante il Figlio suo Gesù Cristo, Signore nostro, il quale è il nostro Redentore e Salvatore» (Lumen Gentium, 50). I santi – in quanto amici di Dio – vogliono dunque il nostro bene e sono nostri alleati nella lotta contro il maligno. Inoltre essi ascoltano sempre le nostre suppliche e le presentano al Signore, sostenendole con i meriti da loro stessi acquistati sulla terra. Da parte nostra, veneriamoli con filiale rispetto e onoriamoli seguendo Cristo con una degna condotta di vita, testimoniando così a tutti la gioia di essere suoi discepoli. Infervorati dalla evangelica testimonianza di vita lasciataci dai santi, nelle decisioni da prendere o nelle scelte da fare, non abbiate paura di andare controcorrente, rimanendo ben fortemente vincolati a quei valori che permettono una sana crescita umana e spirituale. Inoltre, permeate di spirito cristiano l’ambiente in cui vivete o in cui operate per motivi di lavoro, dando – a chi ve ne chiede conto – con semplicità di parole, ragione della vostra fede nel Signore. Ai santi medici, nostri potenti intercessori presso l’Altissimo, affido voi, le persone care che portate nel cuore, i tanti devoti sparsi nel mondo e tutti gli ammalati, perché al di là delle difficoltà della vita presente, si possa realizzare anche nella vostra storia il salvifico progetto dell’amore di Dio. (Fotografia: i santi Cosma e Damiano venerati nel santuario omonimo a Ravello; testo traddo da ‘Voce del Santuario dei Santi Cosma e Damiano dell’Anno 2007

Ravello Amiamo i santi Cosma e Damiano. Sono davvero molte le persone che, dal 26 settembre e per l’intero mese di ottobre, si recano annualmente in pellegrinaggio al santuario dei Ss. Medici per ringraziare o rendere semplicemente omaggio con la loro visita ai santi Cosma e Damiano. Costoro sono due fratelli accomunati non solo da naturali legami di parentela, ma soprattutto dal medesimo cammino di fede che li ha portati poi a dare la vita per Gesù. Coloro che hanno a cuore questo santuario e che in esso esercitano un servizio, come i tanti devoti sparsi nel mondo, sanno di essere eredi di due testimoni vittoriosi dell’amore di Dio sull’odio e sulla cattiveria umana. Alla luce della loro evangelica testimonianza di vita, nasce spontaneo chiedersi: che ne è della nostra fede? In che misura sappiamo noi oggi comunicarla agli altri? Interrogativi questi, che ci invitano seriamente a riflettere prima sulla nostra identità di discepoli di Gesù e poi sul contributo che ognuno – in base al proprio stato di vita – è chiamato a dare alla diffusione del Vangelo. Qual è il messaggio che i santi medici consegnano a noi cristiani del terzo millennio? Con il loro luminoso esempio di vita, essi ricordano che la fede di chi veramente la pratica, non deve e non può temere pericoli, perché Dio esiste e si prende amorevolmente cura di noi, anche quando le avversità della vita sembrano dimostrare il contrario. Si legge negli atti del martirio che i santi medici, pur minacciati più volte di morte, non hanno mai cessato di confidare nell’aiuto del Signore e di fare opere di bene. Guardando in faccia la realtà, mi rendo conto che i tempi di allora – nonostante l’attuale progresso della scienza e della tecnologia, e l’elevato numero di persone istruite – non sono così diversi dai nostri. Ancora oggi permangono molti pregiudizi nei confronti di chi dice di essere cristiano. Significativo è al riguardo ciò che il servo di Dio, il Pontefice Giovanni Paolo II, scriveva alcuni anni fa in un suo documento sulla chiesa in Europa: «Molti non riescono più ad integrare il messaggio evangelico nell’esperienza quotidiana; cresce la difficoltà di vivere la propria fede in Gesù in un contesto sociale e culturale in cui il progetto di vita cristiano viene continuamente sfidato e minacciato; in non pochi ambiti pubblici è più facile dirsi agnostici che credenti; si ha l’impressione che il non credere vada da sé mentre il credere abbia bisogno di una legittimazione sociale né ovvia né scontata» (Ecclesia in Europa, 7). Carissimi, anche se viviamo in un mondo che è continuamente soggetto a rapidi e notevoli cambiamenti socioculturali, il Vangelo non muta. La buona notizia resta sempre la stessa: Cristo è morto ed è risorto per la nostra salvezza. Questa verità, ribadita con forza e chiarezza dal Pontefice Benedetto XVI a conclusione del IV Convegno Ecclesiale Nazionale svoltosi a Verona lo scorso anno, è stata confermata e testimoniata lungo i secoli dalla vita dei santi. Agli uomini e alle donne del presente ma proiettati continuamente verso il futuro, cosa potranno mai ancora dire questi santi del passato? Essi si presentano a noi come persone che si sono pienamente realizzate nel vivere ogni giorno secondo la parola di Dio, facendogli spazio nel proprio cuore e compiendo in ogni circostanza della vita la sua divina volontà. Per questo motivo non dobbiamo temerli né tanto meno pensare che essi offuschino il nostro amore per il Signore, anzi lo arricchiscono e lo rendono più prezioso. La devozione ai santi è parte integrante della nostra professione di fede, e nella Chiesa la si è vissuta fin dagli inizi. Il Concilio Vaticano II, nella sua costituzione ecclesiologica, ci dice che è «sommamente giusto che amiamo questi amici e coeredi di Gesù Cristo, che sono anche nostri fratelli e insigni benefattori, e che per essi rendiamo le dovute grazie a Dio, rivolgiamo loro supplici invocazioni e ricorriamo alle loro preghiere e al loro potente aiuto per impetrare grazie da Dio mediante il Figlio suo Gesù Cristo, Signore nostro, il quale è il nostro Redentore e Salvatore» (Lumen Gentium, 50). I santi – in quanto amici di Dio – vogliono dunque il nostro bene e sono nostri alleati nella lotta contro il maligno. Inoltre essi ascoltano sempre le nostre suppliche e le presentano al Signore, sostenendole con i meriti da loro stessi acquistati sulla terra. Da parte nostra, veneriamoli con filiale rispetto e onoriamoli seguendo Cristo con una degna condotta di vita, testimoniando così a tutti la gioia di essere suoi discepoli. Infervorati dalla evangelica testimonianza di vita lasciataci dai santi, nelle decisioni da prendere o nelle scelte da fare, non abbiate paura di andare controcorrente, rimanendo ben fortemente vincolati a quei valori che permettono una sana crescita umana e spirituale. Inoltre, permeate di spirito cristiano l’ambiente in cui vivete o in cui operate per motivi di lavoro, dando – a chi ve ne chiede conto – con semplicità di parole, ragione della vostra fede nel Signore. Ai santi medici, nostri potenti intercessori presso l’Altissimo, affido voi, le persone care che portate nel cuore, i tanti devoti sparsi nel mondo e tutti gli ammalati, perché al di là delle difficoltà della vita presente, si possa realizzare anche nella vostra storia il salvifico progetto dell’amore di Dio. (Fotografia: i santi Cosma e Damiano venerati nel santuario omonimo a Ravello; testo traddo da 'Voce del Santuario dei Santi Cosma e Damiano dell'Anno 2007