Santissimi Cosma e Damiano a Ravello e la tradizione paesana

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Arrivavano a piedi, partendo da diversi centri dell’agro nocerino-sarnese, dalle campagne assolate, per venerare i santi Cosma e Damiano a Ravello. La provinciale Chiunzi-Ravello non era stata nemmeno progettata e la comunale Ravello-Torello era solo nei pensieri degli amministratori della città wagneriana. Per cui buona parte partiva dall’agro di notte, saliva al Chiunzi per scendere a Maiori e proseguire per Minori ( alcuni arrivavano per i sen tieri dei Lattari); da Minori si affrontavano oltre 1100 scalini fino al santuario, dove trovavano un giovane don Pantaleone Amato ad accoglierli. Molti rientravano a tarda sera nelle loro case e tanti si fermavano o a Ravello-Torello o nelle due locande minoresi (una a via Fiume ed un ‘altra a piazza della Basilica). Però prima bisognava , prima della salita, fare una sosta da “Pascarella!” a Minori, che aveva bottega (si fa per dire) alla traversa di piazza Umberto. Una cantata al suono di tammorra, un pezzo di stocco o baccalà o suffritto (per i più esigenti si preparava una frittura (la chiamavano frittata) di calamari e gamberi (anferi)) add”o Capurale e via per le scale. Al rientro, sosta al forno di calata Ponte a Minori (da Pauluccio ‘o furnaro) per acquistare i “ciccuzzi” (tarallucci con in testa carta colorata). Quanta nostalgia nel ricordare, ma il progresso va seguito e accettato e spronato.Poi venne la provinciale ed i pellegrini arrivavano in pullman e bypassavano Minori….g.a.Arrivavano a piedi, partendo da diversi centri dell’agro nocerino-sarnese, dalle campagne assolate, per venerare i santi Cosma e Damiano a Ravello. La provinciale Chiunzi-Ravello non era stata nemmeno progettata e la comunale Ravello-Torello era solo nei pensieri degli amministratori della città wagneriana. Per cui buona parte partiva dall’agro di notte, saliva al Chiunzi per scendere a Maiori e proseguire per Minori ( alcuni arrivavano per i sen tieri dei Lattari); da Minori si affrontavano oltre 1100 scalini fino al santuario, dove trovavano un giovane don Pantaleone Amato ad accoglierli. Molti rientravano a tarda sera nelle loro case e tanti si fermavano o a Ravello-Torello o nelle due locande minoresi (una a via Fiume ed un ‘altra a piazza della Basilica). Però prima bisognava , prima della salita, fare una sosta da “Pascarella!” a Minori, che aveva bottega (si fa per dire) alla traversa di piazza Umberto. Una cantata al suono di tammorra, un pezzo di stocco o baccalà o suffritto (per i più esigenti si preparava una frittura (la chiamavano frittata) di calamari e gamberi (anferi)) add”o Capurale e via per le scale. Al rientro, sosta al forno di calata Ponte a Minori (da Pauluccio ‘o furnaro) per acquistare i “ciccuzzi” (tarallucci con in testa carta colorata). Quanta nostalgia nel ricordare, ma il progresso va seguito e accettato e spronato.Poi venne la provinciale ed i pellegrini arrivavano in pullman e bypassavano Minori….g.a.