ATRANI. Si è trattato di un evento severissimo, improvviso, veloce, raro.

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ATRANI. «Evento severissimo. Improvviso, veloce, raro. Oltre 75 millimetri di pioggia in un’ora. Un fenomeno impulsivo molto rapido». È questa la radiografia dell’alluvione di Atrani, tracciata dal numero due della Protezione civile italiana Bernardo De Bernardinis giunto ieri sul posto. Ore 10 precise: il professore volta le spalle al mare della più piccola perla della Costiera e comincia a risalire, a ritroso, il percorso del fiume. Duecento metri, il nastro di via dei Dogi è asfalto divelto, crepe e voragini. Gli spiegano che è anche l’unico parcheggio del paese, che la furia dell’acqua si è portata via le macchine in fila. «È chiaro, è chiaro. È andato in pressione, ha rigurgitato sopra e si è portato tutto dietro. È chiaro – sembra riflettere ad alta voce – Bisogna pensare subito a interventi aggiuntivi, strutturali e non, tempi rapidi di copertura – sale e parla con l’assessore all’Urbanistica del Comune Valeria Gambardella – lunedì arrivano i dati dell’Arpac, facciamo anche un minimo di simulazione». Non batte ciglio quando lo fanno fermare davanti a un cancello chiuso e bussano al campanello. In silenzio entra nella proprietà «L’Argine fiorito», caratteristico bed and breakfast incassato nella roccia e, tra balzi e arrampicate, si ritrova in uno spiazzetto dove la bocca del Dragone sputa tutta la propria ira residua. Intorno ci sono pezzi di archeologia industriale. Vecchie fabbriche, grazie alle quali sono stati già costruiti canali di sfogo, quelli che hanno mitigato la tragedia: «Se non ci fossero stati questi – dice – l’acqua avrebbe portato giù tutto». Ed è qui, prima di tutto, che si deve agire per De Bernardinis, a monte del fiume, dove ora si è messo in moto un meccanismo che va governato. I punti chiave delle sue conclusioni sono questi: Primo. Convivere con la pericolosità del territorio, nessuna delocalizzazione, ma adeguarsi ai cambiamenti della natura. Seguire l’evoluzione del territorio. La natura propone sfide diverse. Ci sono sempre più fenomeni impulsivi e intensi. Secondo. Agire a monte del fiume subito. Terzo. Portare avanti la manutenzione ordinaria, mentre si gestisce la fase post-evento con soldi della Regione e dello Stato. La ricetta: «Adeguamento delle opere idrauliche, sistemazione a monte delle opere, manutenzione garantita, miglioramento delle risposte ai cittadini nell’attività di vigilanza. Per il futuro: rendere compatibili luoghi bellissimi con situazioni di rischio. I piani dell’Autorità di bacino vanno messi in atto».

Piera Carlomagno Il Mattino INVIATO

scelto da Michele Pappacoda