IL MEZZOGIORNO D’ITALIA ASSENTE DAL DIBATTITO. MA SENZA SUD NON C’E’ CRESCITA

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Pubblico  qui di seguito un articolo che ho scritto per il Settimanale del Cilento UNICO, in edicola da domani 25 settembre. Solleva un tema attualissimo. Mi piacerebbe se ne fossero coinvolti anche i tanti lettori di questo giornale.

L’espresso del 10 settembre ha sparato in copertina un titolo attualissimo, ma allarmante per la sua drammaticità. “E’ SPARITO IL SUD”, con un occhiello  che anticipava i servizi motivati e puntuali e convincenti nel contenuto e nel linguaggio degli  estensori, fior fiore di professionisti: crollo demografico, fuga dei cervelli, economia immobile. Un terzo del Paese e conseguentemente dell’Azienda Italia è scomparso dalle mappe, comprese quelle della politica. Per il  governo, al  di là del bla bla del politichese, questa è  e resta la sfida più difficile. Se ne dovrebbero convincere sempre più i quadri di periferia, che sono l’ossatura di trincea di prima linea degli amministratori: governatori, assessori, consiglieri regionali, quel che resta delle provincie, ridotte a ombra di un  potere che fu, relegate a  comparse della rappresentanza della vanità dell’apparire, sindaci e assessori, consorzi e fondazioni che conservano poteri reali, il pulviscolo dei micro poteri delle comunità montane, dei parchi, delle proloco, che si danno arie di influenzare lo sviluppo e che nella sostanza sono sentinelle vocianti ma un po’ sfiatate e rauche della piccola Italia dei campanili, dove soffia ancora forte il vento fragoroso dell’individualismo becero ed improduttivo. E basta scegliere  un pezzo di questa Italietta, anche geograficamente limitato, e girarlo, per rendersi conto che il  Sud resta ancora, il perenne “paradiso” abitato da diavoli, come lo definì Benedetto Croce, a cui fecero eco i tanti viaggiatori del Grand Tour che ne ammirarono le bellezze e ne stigmatizzarono la inefficienza dei servizi e i frequenti sfregi alla bellezza, di cui si rendevano, e si rendono ancora responsabili  gli stessi cittadini, che l’hanno ereditata  e che dovrebbero esaltarla, difenderla e  consegnarla  intatta ai posteri. Il territorio smotta e  si sfarina alle prime piogge di ogni stagione e nelle regioni, a sud di Napoli e, nella stessa Campania, pur nella loro bellezza dei panorami mozzafiato, ad una lettura attenta, si  presentano come “uno sfasciume pendulo sul mare”, come le videro i meridionalisti più attenti e lungimiranti. E i centri del sapere? E la cultura? Sono nate tante piccole università accanto a quelle tradizionali di Napoli, Bari e Palermo. All’inizio si gridò al miracolo della infrastrutturazione della  cultura con una rete ramificata su tutto il territorio. Ma oggi, come sottolinea con efficacia Sabina Minardi in un convincente servizio, oggi, ad una analisi spietata, per chi studia c’è solo la fuga. Da Napoli a Palermo,  le università meridionali perdono matricole, docenti, fondi e punti nelle classifiche. E’ un fenomeno questo che riflette ed accentua il divario del Paese. I ragazzi del Sud vanno a studiare nelle università del Nord: Siena, Bologna, Venezia, Trento, Milano, Torino. Quelli del Nord vanno all’estero. E così l’Italia diventa sempre più povera di intelligenze e forza lavoro per la innovazione e  la ricerca. Poverissimo il Sud.

Non va meglio per i centri e le associazioni culturali, che pure, spesso, fecondano di entusiasmo  i territori anche quelli del Mezzogiorno interno. Nella provincia italiana,  come da tradizione, spesso si assiste a miracoli di laboratori di buona cultura. Se n’è fatto archeologo il giornalista/scrittore Pino Aprile, i cui saggi viaggiano  alla velocità di 250/300 mila copie l’uno. E’ capitato a “TERRONI”. Lo stesso successo ha registrato ”GIU’ AL SUD”, con il coinvolgente sottotitolo esplicativo “Perché i terroni salveranno l’Italia”. Un esempio è fornito dal capitolo 36 “I POETI  ESTINTI”, che immeritatamente chiama in causa anche me che scrivo queste note di riflessioni. “ Sono sceso, scrive Aprile, nelle catacombe in cui si nasconde la cultura meridionale, per salvarsi. Non cunicoli sotterranei, luoghi apertissimi, ma da cui non giunge voce, mentre vi arriva e si oppone l’ottusità del potere che teme la memoria dei vinti, di un sapere non gregario, antico ed autonomo. Ovunque , nel mio imprevisto peregrinare meridionale, ho avuto a che fare con persone di ogni età, ma soprattutto giovani, impegnate nella ricerca e nella valorizzazione di storia  e cultura locale; quasi una fatica archeologica per ricostruire da pochi resti (ma spesso non sono affatto pochi e non sono resti), l’idea e lo splendore del perduto edificio. Ed è sorprendente con quale tenacia si indaga, si elabora. E’ come se tanti, ognuno per conto proprio, avessero scoperto che quel che vale sapere non è quello che ti dicono (la subalternità economica diventa anche culturale) ma quello che ti pensavi non valesse niente. E’ un ricorso al sapere, per fare, perché chi vuole sapere si prepara a fare”. E più avanti, nello stesso capitolo sottolinea ancora   “A Nusco, catacomba di montagna, mi accolgono Paolo Saggese e Peppino Iuliano, poeta lui stesso, di rara eleganza, fondatori di una specie di  Arca di Noè che opera dal 2004 ed ha tra i suoi sostenitori quali GIUSEPPE LIUCCIO (il maiuscolo è una mia forzatura di vanità e visibilità),  Giuseppe Panella, Francesco d’Episcopo, Franca Molinaro, Salvatore Salvatore,  Alessandro di Napoli, Vincenzo D’Alessio, Alfonso Nannariello, gli  chansonnier Pina Cipriani ed il compianto Franco Nico del Teatro “Sancarluccio” di Napoli. È il Centro di Documentazione sulla Poesia del Sud, per salvarla da chi vorrebbe che sparisse e già comincia a farla sparire dalle antologie e dai programmi scolastici”. Ringrazio  Pino Aprile che ha voluto inserirmi nell’elenco  numeroso dei  terroni che potrebbero salvare l’Italia. Farò del mio meglio e al limite delle mie forze fisiche ed intellettuali. Il mio campo di attività, però, non è la “catacomba” culturale di Nusco dove si combatte la battaglia per la Poesia Meridiana, ma la solarità mediterranea delle Coste di Amalfi e del Cilento, dove continuo a ritenere che intellettuali e forze politiche debbano tendere a creare un LABORATORIO DI CULTURA DEL E PER IL TURISMO. E’ questa la loro missione che debbono portare avanti. E’ una battaglia che possono e debbono vincere in linea con quello che impone la storia e la tradizione dei territori. Sostengano questa battaglia soprattutto gli amministratori giovani, intelligenti e motivati (e ce ne sono!) e facciano gruppo e rete gli intellettuali per una realizzazione da consegnare ai posteri.

Giuseppe Liuccio

liucciogiuseppe@gmail. com 

Pubblico  qui di seguito un articolo che ho scritto per il Settimanale del Cilento UNICO, in edicola da domani 25 settembre. Solleva un tema attualissimo. Mi piacerebbe se ne fossero coinvolti anche i tanti lettori di questo giornale.

L’espresso del 10 settembre ha sparato in copertina un titolo attualissimo, ma allarmante per la sua drammaticità. “E’ SPARITO IL SUD”, con un occhiello  che anticipava i servizi motivati e puntuali e convincenti nel contenuto e nel linguaggio degli  estensori, fior fiore di professionisti: crollo demografico, fuga dei cervelli, economia immobile. Un terzo del Paese e conseguentemente dell’Azienda Italia è scomparso dalle mappe, comprese quelle della politica. Per il  governo, al  di là del bla bla del politichese, questa è  e resta la sfida più difficile. Se ne dovrebbero convincere sempre più i quadri di periferia, che sono l’ossatura di trincea di prima linea degli amministratori: governatori, assessori, consiglieri regionali, quel che resta delle provincie, ridotte a ombra di un  potere che fu, relegate a  comparse della rappresentanza della vanità dell’apparire, sindaci e assessori, consorzi e fondazioni che conservano poteri reali, il pulviscolo dei micro poteri delle comunità montane, dei parchi, delle proloco, che si danno arie di influenzare lo sviluppo e che nella sostanza sono sentinelle vocianti ma un po’ sfiatate e rauche della piccola Italia dei campanili, dove soffia ancora forte il vento fragoroso dell’individualismo becero ed improduttivo. E basta scegliere  un pezzo di questa Italietta, anche geograficamente limitato, e girarlo, per rendersi conto che il  Sud resta ancora, il perenne “paradiso” abitato da diavoli, come lo definì Benedetto Croce, a cui fecero eco i tanti viaggiatori del Grand Tour che ne ammirarono le bellezze e ne stigmatizzarono la inefficienza dei servizi e i frequenti sfregi alla bellezza, di cui si rendevano, e si rendono ancora responsabili  gli stessi cittadini, che l’hanno ereditata  e che dovrebbero esaltarla, difenderla e  consegnarla  intatta ai posteri. Il territorio smotta e  si sfarina alle prime piogge di ogni stagione e nelle regioni, a sud di Napoli e, nella stessa Campania, pur nella loro bellezza dei panorami mozzafiato, ad una lettura attenta, si  presentano come “uno sfasciume pendulo sul mare”, come le videro i meridionalisti più attenti e lungimiranti. E i centri del sapere? E la cultura? Sono nate tante piccole università accanto a quelle tradizionali di Napoli, Bari e Palermo. All’inizio si gridò al miracolo della infrastrutturazione della  cultura con una rete ramificata su tutto il territorio. Ma oggi, come sottolinea con efficacia Sabina Minardi in un convincente servizio, oggi, ad una analisi spietata, per chi studia c’è solo la fuga. Da Napoli a Palermo,  le università meridionali perdono matricole, docenti, fondi e punti nelle classifiche. E’ un fenomeno questo che riflette ed accentua il divario del Paese. I ragazzi del Sud vanno a studiare nelle università del Nord: Siena, Bologna, Venezia, Trento, Milano, Torino. Quelli del Nord vanno all’estero. E così l’Italia diventa sempre più povera di intelligenze e forza lavoro per la innovazione e  la ricerca. Poverissimo il Sud.

Non va meglio per i centri e le associazioni culturali, che pure, spesso, fecondano di entusiasmo  i territori anche quelli del Mezzogiorno interno. Nella provincia italiana,  come da tradizione, spesso si assiste a miracoli di laboratori di buona cultura. Se n’è fatto archeologo il giornalista/scrittore Pino Aprile, i cui saggi viaggiano  alla velocità di 250/300 mila copie l’uno. E’ capitato a “TERRONI”. Lo stesso successo ha registrato ”GIU’ AL SUD”, con il coinvolgente sottotitolo esplicativo “Perché i terroni salveranno l’Italia”. Un esempio è fornito dal capitolo 36 “I POETI  ESTINTI”, che immeritatamente chiama in causa anche me che scrivo queste note di riflessioni. “ Sono sceso, scrive Aprile, nelle catacombe in cui si nasconde la cultura meridionale, per salvarsi. Non cunicoli sotterranei, luoghi apertissimi, ma da cui non giunge voce, mentre vi arriva e si oppone l’ottusità del potere che teme la memoria dei vinti, di un sapere non gregario, antico ed autonomo. Ovunque , nel mio imprevisto peregrinare meridionale, ho avuto a che fare con persone di ogni età, ma soprattutto giovani, impegnate nella ricerca e nella valorizzazione di storia  e cultura locale; quasi una fatica archeologica per ricostruire da pochi resti (ma spesso non sono affatto pochi e non sono resti), l’idea e lo splendore del perduto edificio. Ed è sorprendente con quale tenacia si indaga, si elabora. E’ come se tanti, ognuno per conto proprio, avessero scoperto che quel che vale sapere non è quello che ti dicono (la subalternità economica diventa anche culturale) ma quello che ti pensavi non valesse niente. E’ un ricorso al sapere, per fare, perché chi vuole sapere si prepara a fare”. E più avanti, nello stesso capitolo sottolinea ancora   “A Nusco, catacomba di montagna, mi accolgono Paolo Saggese e Peppino Iuliano, poeta lui stesso, di rara eleganza, fondatori di una specie di  Arca di Noè che opera dal 2004 ed ha tra i suoi sostenitori quali GIUSEPPE LIUCCIO (il maiuscolo è una mia forzatura di vanità e visibilità),  Giuseppe Panella, Francesco d’Episcopo, Franca Molinaro, Salvatore Salvatore,  Alessandro di Napoli, Vincenzo D’Alessio, Alfonso Nannariello, gli  chansonnier Pina Cipriani ed il compianto Franco Nico del TeatroSancarluccio” di Napoli. È il Centro di Documentazione sulla Poesia del Sud, per salvarla da chi vorrebbe che sparisse e già comincia a farla sparire dalle antologie e dai programmi scolastici”. Ringrazio  Pino Aprile che ha voluto inserirmi nell’elenco  numeroso dei  terroni che potrebbero salvare l’Italia. Farò del mio meglio e al limite delle mie forze fisiche ed intellettuali. Il mio campo di attività, però, non è la “catacomba” culturale di Nusco dove si combatte la battaglia per la Poesia Meridiana, ma la solarità mediterranea delle Coste di Amalfi e del Cilento, dove continuo a ritenere che intellettuali e forze politiche debbano tendere a creare un LABORATORIO DI CULTURA DEL E PER IL TURISMO. E’ questa la loro missione che debbono portare avanti. E’ una battaglia che possono e debbono vincere in linea con quello che impone la storia e la tradizione dei territori. Sostengano questa battaglia soprattutto gli amministratori giovani, intelligenti e motivati (e ce ne sono!) e facciano gruppo e rete gli intellettuali per una realizzazione da consegnare ai posteri.

Giuseppe Liuccio

liucciogiuseppe@gmail. com 

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