Atrani si cerca senza sosta Francesca. Protesta al Comune del Comitato SOS Dragone

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Atrani, costiera amalfitana. Si cerca ancora Francesca Mansi, ma una croce simboleggia l’impotenza dei soccorritori. Oggi, arrivati a lunedì, si è a quasi cinque giorni dalla scomparsa. Mentre si continua a ripulire il centro di Atrani con l’aiuto dei volontari e l’arrivo, dopo ben quattro giorni, della protezione civile, con alcuni cittadini ancora evacuati dalle loro case senza avere informazioni, non sono mancati momenti di tensione. Un centinaio di cittadini con alcuni membri del comitato SOS torrente Dragone, che hanno convocato improvvisamente una conferenza stampa alle 18 di ieri pomeriggio, per  specificare nel dettaglio sette anni di denunce per quella che viene quindi considerata una tragedia “annunciata”, si sono riuniti  nella piazza antistante l’ufficio postale, di fronte al Comune, e hanno protestato dopo aver chiesto di incontrare l’amministrazione senza ottenere riscontro.

Si sono concentrate sulla spiaggia e nello specchio d’acqua antistante l’arenile le ricerche di Francesca Mansi, la venticinquenne originaria di Minori, inghiottita dall’acqua e dal fango del fiume Dragone. Con l’ausilio di una chiatta si sta dragando il fondale per liberare la zona dalla melma. Melma nella quale, secondo le stime dei Vigili del fuoco, sarebbero intrappolate diverse auto. E dove potrebbe trovarsi il corpo della sfortunata barista, investita dalla colata di lava nera e scaraventata chissá dove.

Anche i familiari e gli amici, oramai, si sono rassegnati e sperano solo che Francesca possa essere ritrovata al più presto. In paese, intanto, si scava ancora, per liberare le vie da quel fango che ha sommerso la cittadina. Piazza Umberto I, il luogo assurto a simbolo dell’alluvione, è oramai quasi del tutto ripulita. E, lentamente, si tenta di tornare alla normalitá, anche se le ferite inferte dalla maledetta alluvione sono ancora evidenti e difficilmente rimarginabili. 

Perché faticosamente si potrá dimenticare lo spettacolo terrificante del fiume in piena e quell’odore di distruzione che ancora si respira per le vie del centro. La forza d’animo, il coraggio e l’abnegazione degli atranesi e di tutti i volontari che, da ogni parte della Costiera, sono corsi a dare una mano, a spalare la melma, a portare viveri e vestiti agli abitanti colpiti dal cataclisma, sono stati elogiati dal presidente della Provincia, Edmondo Cirielli. «Credo – rimarca Cirielli – che tutti noi dovremmo prendere esempio dalla forza d’animo di questa comunitá che, nonostante sia stata colpita da un’immane tragedia, in sole ventiquattro ore ha giá sgomberato il proprio paese dai detriti».

In mattinata è giunto ad Atrani anche il vice di Guido Bertolaso, capo della protezione civile, Bernardo De Bernardinis, che ha immediatamente convocato una riunione operativa, in presenza del sindaco Nicola Carrano, per rendersi conto, assieme ai suoi collaboratori, delle maggiori necessitá e pianificare gli interventi da effettuare. Anche perché la situazione non è delle più rosee e ci sarebbero ancora dei concreti pericoli, in quanto si teme che le future piogge possano portare a valle ulteriore materiale franoso, proveniente dalle colline che circondano il piccolo comune. E proprio l’incuria dell’alveo del torrente ha fatto scatenare le polemiche. Perché, a detta di molti, l’esondazione del fiume è stata una tragedia annunciata.

Ne sono convinti i componenti del Comitato “Sos Dragone” e i rappresentanti del gruppo di minoranza consiliare che, ieri pomeriggio, nel corso di una (improvvisa) conferenza stampa, hanno snocciolato date e fatti, per mettere a conoscenza di tutti i continui allarmi lanciati nel corso di questi anni che, puntualmente, sono rimasti inascoltati. Alla stessa stregua delle innumerevoli denunce presentate per segnalare il degrado del torrente “tutte ignorate”, come hanno rimarcato Gino Amato e Luciano De Rosa. «Sono stati effettuati – hanno aggiunto i due relatori – sopralluoghi tecnici che hanno prodotto ben poca cosa, organizzate conferenze programmatiche rimaste lettera morta, ma mai è stato previsto un intervento strutturale lungo l’asse del torrente».

Gaetano de Stefano

Foto Gallucci