Napoli assolto l’immobiliarista Romeo , restituiti 24 milioni di euro

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 Non passa la linea dell’accusa nel corso dell’ultima inchiesta a carico di Alfredo Romeo. Niente processo per l’imprenditore casertano, per il quale ieri mattina la Procura aveva chiesto il rinvio a giudizio con l’accusa di peculato, in relazione a un braccio di ferro con il Comune sul caso dismissioni. È stato il gup Carlo Modestino a chiudere la vicenda, con un «non luogo a procedere», spegnendo sul nascere l’ultima accusa mossa nei confronti di Alfredo Romeo (ma anche a carico di Enrico Trombetta, ad del gruppo Romeo Gestioni). E non è tutto. Contestualmente, il gup dispone anche l’immediato dissequestro degli oltre 24 milioni di euro messi sotto sigillo un anno fa, nell’ambito dell’inchiesta sulla gestione dei proventi della dismissione di alcuni immobili comunali sotto la gestione Romeo. Una «assoluzione» per i due imputati, con la restituzione immediata dei soldi sequestrati, quanto basta a far scattare una durissima nota stampa da parte della presidenza del gruppo Romeo, che se la prende in particolare con la giunta De Magistris: «Una vicenda pretestuosa strumentale e grottesca – si legge – innescata dal Palazzo del Sindaco, in cui l’imprenditore in prima persona, e le società a lui riconducibili, hanno dovuto subire gogna mediatica e gravissimi danni morali e materiali, dopo un sistematico travisamento dei fatti da parte dell’Amministrazione guidata dal sindaco de Magistris». Ed è a questo punto che, nel comunicato stampa, quelli della Romeo gestioni fanno riferimento ad una precedente vicenda giudiziaria, quella legata all’appalto del global service, in cui l’imprenditore era stato assolto in tutte le sedi dall’accusa di turbativa d’asta: un caso su cui, si era espresso anche Luigi De Magistris, in qualità di giudice del Riesame del Tribunale di Napoli, confermando l’impianto cautelare ipotizzato dalla Procura. Si legge ora nel comunicato stampa della Romeo gestioni: «Quello di oggi è un caso non dissimile da quanto accaduto in passato, in occasione di altra vicenda giudiziaria, nella quale lo stesso de Magistris, all’epoca magistrato, fu estensore di una durissima decisione di natura cautelare nei confronti di Alfredo Romeo, poi totalmente assolto. Alfredo Romeo e Romeo Gestioni, che ancora una volta hanno atteso responsabilmente le valutazioni e le decisioni della Magistratura, non possono fare a meno di segnalare il clima persecutorio di cui sono oggetto – direttamente e indirettamente – attraverso il sistematico stravolgimento delle vicende – fatto dal “sistema de Magistris” – inerenti alla gestione del patrimonio Immobiliare del Comune di Napoli, le cui gravissime e lampanti negligenze nella gestione dello stesso patrimonio, successive alla scadenza del contratto con Romeo Gestioni nel dicembre 2012 – ripetutamente messe in rilievo dagli organi di informazione – non paiono al contrario oggetto di alcuna attenzione da parte degli organi a tanto deputati». Ma in cosa consiste il caso che si è concluso ieri pomeriggio al termine dell’udienza preliminare? Al centro dell’inchiesta la gestione delle dismissioni degli immobili comunali (in gran parte venduti agli stessi inquilini). Si parte da una transazione del 2012, secondo la quale la Romeo vantava un credito di 50 milioni di euro, che doveva essere colmato in questo modo: Palazzo San Giacomo avrebbe dovuto versare 18 milioni subito, mentre il resto veniva saldato attraverso il trasferimento integrale delle somme delle dismissioni dal gennaio 2012 all’aprile del 2013. Un atto che sarebbe stato rispettato solo per i primi sei mesi, inducendo quelli della Romeo a creare una sorta di conto corrente dedicato dove accantonare i proventi delle dismissioni. Una strategia che spinge la Procura ad ipotizzare il reato di peculato, di fronte all’accusa di appropriazione di risorse che sarebbero spettate alle casse di Palazzo San Giacomo. Ma una volta in aula, ha prevalso l’impianto della difesa. Rappresentati dai penalisti Francesco Carotenuto, Alfredo Sorge e Giovanbattista Vignola, gli imputati hanno replicato alle accuse, a partire proprio dall’accordo transattivo del 2012. Spiega l’avvocato Sorge: «La sentenza attesta la correttezza dell’operato del Gruppo Romeo e l’esattezza della tesi difensiva che ha sempre evidenziato l’inutilità e sovrabbondanza dell’intervento del giudice penale, nel contesto di una controversia puramente civilistica che era stata intrapresa proprio dalla società Romeo a seguito degli inadempimenti del comune alla transazione». Leandro Del Gaudio, Il Mattino

 Non passa la linea dell’accusa nel corso dell’ultima inchiesta a carico di Alfredo Romeo. Niente processo per l’imprenditore casertano, per il quale ieri mattina la Procura aveva chiesto il rinvio a giudizio con l’accusa di peculato, in relazione a un braccio di ferro con il Comune sul caso dismissioni. È stato il gup Carlo Modestino a chiudere la vicenda, con un «non luogo a procedere», spegnendo sul nascere l’ultima accusa mossa nei confronti di Alfredo Romeo (ma anche a carico di Enrico Trombetta, ad del gruppo Romeo Gestioni). E non è tutto. Contestualmente, il gup dispone anche l’immediato dissequestro degli oltre 24 milioni di euro messi sotto sigillo un anno fa, nell’ambito dell’inchiesta sulla gestione dei proventi della dismissione di alcuni immobili comunali sotto la gestione Romeo. Una «assoluzione» per i due imputati, con la restituzione immediata dei soldi sequestrati, quanto basta a far scattare una durissima nota stampa da parte della presidenza del gruppo Romeo, che se la prende in particolare con la giunta De Magistris: «Una vicenda pretestuosa strumentale e grottesca – si legge – innescata dal Palazzo del Sindaco, in cui l’imprenditore in prima persona, e le società a lui riconducibili, hanno dovuto subire gogna mediatica e gravissimi danni morali e materiali, dopo un sistematico travisamento dei fatti da parte dell’Amministrazione guidata dal sindaco de Magistris». Ed è a questo punto che, nel comunicato stampa, quelli della Romeo gestioni fanno riferimento ad una precedente vicenda giudiziaria, quella legata all’appalto del global service, in cui l’imprenditore era stato assolto in tutte le sedi dall’accusa di turbativa d’asta: un caso su cui, si era espresso anche Luigi De Magistris, in qualità di giudice del Riesame del Tribunale di Napoli, confermando l’impianto cautelare ipotizzato dalla Procura. Si legge ora nel comunicato stampa della Romeo gestioni: «Quello di oggi è un caso non dissimile da quanto accaduto in passato, in occasione di altra vicenda giudiziaria, nella quale lo stesso de Magistris, all’epoca magistrato, fu estensore di una durissima decisione di natura cautelare nei confronti di Alfredo Romeo, poi totalmente assolto. Alfredo Romeo e Romeo Gestioni, che ancora una volta hanno atteso responsabilmente le valutazioni e le decisioni della Magistratura, non possono fare a meno di segnalare il clima persecutorio di cui sono oggetto – direttamente e indirettamente – attraverso il sistematico stravolgimento delle vicende – fatto dal “sistema de Magistris” – inerenti alla gestione del patrimonio Immobiliare del Comune di Napoli, le cui gravissime e lampanti negligenze nella gestione dello stesso patrimonio, successive alla scadenza del contratto con Romeo Gestioni nel dicembre 2012 – ripetutamente messe in rilievo dagli organi di informazione – non paiono al contrario oggetto di alcuna attenzione da parte degli organi a tanto deputati». Ma in cosa consiste il caso che si è concluso ieri pomeriggio al termine dell’udienza preliminare? Al centro dell’inchiesta la gestione delle dismissioni degli immobili comunali (in gran parte venduti agli stessi inquilini). Si parte da una transazione del 2012, secondo la quale la Romeo vantava un credito di 50 milioni di euro, che doveva essere colmato in questo modo: Palazzo San Giacomo avrebbe dovuto versare 18 milioni subito, mentre il resto veniva saldato attraverso il trasferimento integrale delle somme delle dismissioni dal gennaio 2012 all’aprile del 2013. Un atto che sarebbe stato rispettato solo per i primi sei mesi, inducendo quelli della Romeo a creare una sorta di conto corrente dedicato dove accantonare i proventi delle dismissioni. Una strategia che spinge la Procura ad ipotizzare il reato di peculato, di fronte all’accusa di appropriazione di risorse che sarebbero spettate alle casse di Palazzo San Giacomo. Ma una volta in aula, ha prevalso l’impianto della difesa. Rappresentati dai penalisti Francesco Carotenuto, Alfredo Sorge e Giovanbattista Vignola, gli imputati hanno replicato alle accuse, a partire proprio dall’accordo transattivo del 2012. Spiega l’avvocato Sorge: «La sentenza attesta la correttezza dell’operato del Gruppo Romeo e l’esattezza della tesi difensiva che ha sempre evidenziato l’inutilità e sovrabbondanza dell’intervento del giudice penale, nel contesto di una controversia puramente civilistica che era stata intrapresa proprio dalla società Romeo a seguito degli inadempimenti del comune alla transazione». Leandro Del Gaudio, Il Mattino