Costiera Amalfitana. Ripartire dai Limoni

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Tutti i progetti futuri della Costiera, tra parcheggi e gallerie in una terra dove i limiti di edificazione sono stati superati e i limoneti vengono abbandonati

L’errore di Atrani è stato di aver gettato una colata di cemento e asfalto su un fiume. Geologi e ambientalisti lo vanno ripetendo da anni senza essere ascoltati, ma si sa che geologi e ambientalisti sono condannati a parlare al nulla in tempi normali e a fare la figura del menagramo, recitando la parte di chi l’aveva detto, quando le tragedie sono già avvenute.

I fiumi devono scendere nel proprio letto fino al mare. Punto. Non ci si può costruire una strada sopra, non ci si può organizzare un intero paese intorno. Dirlo ora è inutile, il problema è che è stato inutile parlarne anche molti anni fa. Ora nessuno può immaginare di distruggere la strada che passa attraverso il paese di Atrani salendo in alto. Nè di farlo ad Amalfi, a Cetara o in tutti gli altri comuni non solo della Costiera Amalfitana dove si è pensato di guadagnare spazio e creare paesi chiedendo spazio in prestito ai fiumi.

Perchè i fiumi, prima o poi, se lo riprendono. E sono tragedie. Il fiume Dragonea era esondato già alla fine degli anni Ottanta, c’è stato un segnale che potesse farlo di nuovo tre anni fa. E’ avvenuto tre giorni fa, invece. E vengono i brividi se si pensa ai progetti che i comuni della Costiera Amalfitana hanno chiesto lo scorso maggio alla Regione Campania di finanziare. 

Sono 70 milioni di euro di investimento di cui 63 milioni derivanti dai fondi Fas e 7 milioni di cofinanziamento dai parte dei comuni e Comunità Montana Monti Lattari. E’ un programma intensissimo di scavi e costruzioni per risolvere la piaga del traffico realizzando parcheggi ovunque. Come se il problema della Costiera fosse quello di attirare ancora più auto lungo una strada già congestionata ai limiti dell’impossibile. E non quello di trovare mezzi alternativi per portare turisti.

In questo programma di grandi opere Amalfi ha chiesto il finanziamento più imponente con un percorso che dovrebbe scavalcare Atrani e attraverso una galleria di circa 3 chilometri – che va a toccare la Valle delle Ferriere, oasi protetta – sbucare nei pressi dell’hotel Cappuccini. Il costo è di 35 milioni di euro, cioè la metà dell’importo complessivo dell’intero progetto.

Ad Atrani sono stati spesi 600 mila euro per progettare un parcheggio interrato proprio nell’alveo del fiume Dragone lì dove l’altra sera è esondato. Tra Minori e Ravello si vuole realizzare una funivia dal costo di 3 milioni di euro. A Tramonti oltre al miglioramento dell’asse viario Chiunzi – Maiori è previsto il potenziamento dell’eliporto (realizzato e mai attivato).

A Cetara, invece, si vuole costruire un parcheggio con 70 posti auto e saranno predisposte un servizio di navette via mare per raggiungere Amalfi e Salerno. Altrettanti nuovi parcheggi a Conca dei Marini e Furore, mentre Maiori dovrebbe puntare sul completamento del porto e creare – almeno lì, come a Cetara, per fortuna – un’alternativa alla strada. Altri posti auto anche per Positano, per Praiano, Scala e Ravello dove si prevede la realizzazione di un parcheggio multipiano interrato.
 
E, lo so, è pura utopia a questo punto, ma non si può trovare un modo diverso di fare turismo in Costiera Amalfitana? Non si può provare a rispettare i limiti che la natura ha previsto in questa terra e  sfruttare quello che si ha – e non è poco – senza sconvolgere l’orografia dei luoghi? Più di uno dei preziosi limoneti su due è ormai incolto, abbandonare le terrazze coltivate è un azzardo in caso di piogge torrenziali. E’ davvero solo pura utopia ripartire invece proprio dai limoni, dagli antichi sfusati amalfitani, e puntare su un turismo che non sconvolga gli equilibri di questa terra? 

Mi rendo conto, è come sapere di trovarsi su un treno in corsa e fare di tutto per fermarlo, smontare il motore e togliere il turbo per ripartire ad una velocità più adatta.  Ma mi rendo anche conto che una velocità simile la Cositera Amalfitana non può permettersela. Perché in questa terra il turbo non serve a nulla. Meglio i limoni.

La Stampa

scelto da Michele Pappacoda