Sorrento. Cordoglio per la scomparsa di Gennaro Gargiulo

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Sorrento. Ci sono dei personaggi nella quotidianità sorrentina che caratterizzano la loro presenza nel tessuto economico e nel contesto sociale con il sorriso stampato sulle labbra. Una personale immagine che cattura senza forzature simpatie e consensi. Tra questi bisogna annoverare in maniera tacita Gennaro Gargiulo, «‘A cularda», un appellativo mutuato dalle giovanili goliardate con gli amici. Figlio primogenito di una laboriosa coppia di salumieri, Guglielmo Gargiulo, originario di Massa Lubrense, e Maria Davide, sorrentina doc, apprezzati con la loro attività nei pressi di piazza Veniero fino alla metà degli anni Settanta del secolo scorso, Gennaro «‘A cularda» si è sempre caratterizzato per il suo sorriso e la naturale simpatia che lo hanno accompagnato nella vita quotidiana e nelle sue attività commerciali. Ha distribuito milioni di bibite e bevande, una quantità infinita di ettolitri di vino alle aziende alberghiere della penisola sorrentina e della costiera amalfitana. Sommelier per passione, fine intenditore di vino e di ogni bevanda in genere, con la sua esperienza ha recitato un ruolo decisivo ma discreto nella fondazione del Birrificio Sorrento, curato con altrettanta bravura e moderna imprenditorialità nel settore da Francesco Galano e Giuseppe Schisano che hanno sposato due delle tre figlie di Gennaro e della moglie Ornella, originaria di Brescia. Gennaro Gargiulo, scomparso oggi, nel viaggio infinito verso il riposo eterno si porta nel proprio bagaglio di esperienze di vita terrena la passione per il bigliardo. Chi non ricorda le sue infinite partite all’italiana nella sala giochi dell’ex sede del bar Vittoria in piazza Sant’Antonino. Lascia in quanti lo hanno incrociato sulla loro strada cordoglio e rimpianto, conditi con una naturale simpatia. Il rito funebre verrà celebrato domenica mattina alle ore 9.15 nella cappella grande del cimitero di Sorrento. In quello stesso luogo dove ogni domenica Gennaro Gargiulo si recava in visita alla tomba di Mamma Maria e Papà Guglielmo. Antonino Siniscalchi

Sorrento. Ci sono dei personaggi nella quotidianità sorrentina che caratterizzano la loro presenza nel tessuto economico e nel contesto sociale con il sorriso stampato sulle labbra. Una personale immagine che cattura senza forzature simpatie e consensi. Tra questi bisogna annoverare in maniera tacita Gennaro Gargiulo, «‘A cularda», un appellativo mutuato dalle giovanili goliardate con gli amici. Figlio primogenito di una laboriosa coppia di salumieri, Guglielmo Gargiulo, originario di Massa Lubrense, e Maria Davide, sorrentina doc, apprezzati con la loro attività nei pressi di piazza Veniero fino alla metà degli anni Settanta del secolo scorso, Gennaro «‘A cularda» si è sempre caratterizzato per il suo sorriso e la naturale simpatia che lo hanno accompagnato nella vita quotidiana e nelle sue attività commerciali. Ha distribuito milioni di bibite e bevande, una quantità infinita di ettolitri di vino alle aziende alberghiere della penisola sorrentina e della costiera amalfitana. Sommelier per passione, fine intenditore di vino e di ogni bevanda in genere, con la sua esperienza ha recitato un ruolo decisivo ma discreto nella fondazione del Birrificio Sorrento, curato con altrettanta bravura e moderna imprenditorialità nel settore da Francesco Galano e Giuseppe Schisano che hanno sposato due delle tre figlie di Gennaro e della moglie Ornella, originaria di Brescia. Gennaro Gargiulo, scomparso oggi, nel viaggio infinito verso il riposo eterno si porta nel proprio bagaglio di esperienze di vita terrena la passione per il bigliardo. Chi non ricorda le sue infinite partite all’italiana nella sala giochi dell’ex sede del bar Vittoria in piazza Sant’Antonino. Lascia in quanti lo hanno incrociato sulla loro strada cordoglio e rimpianto, conditi con una naturale simpatia. Il rito funebre verrà celebrato domenica mattina alle ore 9.15 nella cappella grande del cimitero di Sorrento. In quello stesso luogo dove ogni domenica Gennaro Gargiulo si recava in visita alla tomba di Mamma Maria e Papà Guglielmo. Antonino Siniscalchi

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