ATRANI UNA DOMENICA IN CERCA DI FRANCESCA, IN CENTINAIA ALLA VEGLIA DI PREGHIERA

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E’ domenica e siamo ancora qui a cercare Francesca. Questa notte sono stati in centinaia i giovani che hanno partecipato alla veglia di preghiera che si è tenuta nella Basilica di Santa Trofimena a Minori. Giovedì sera i flutti del

fiume Dragone hanno travolto Atrani portandosi giù da Scala tonnellate di materiale, travolgendo centinaia di auto, invadendo le case, mettendo a nudo le deficienze dei politici che avrebbero addirittura voluto fare un parcheggio interrato o progetti faraonici. Positanonews ha scritto centinaia di articoli. Il comitato Sos Dragone denuncia l’abbandono del territorio, il rischio incombente, la scelleratezza di questi progetti. 
Nessuno ha avvisato del pericolo Atrani. Un pericolo incombente e continuo? Quel giorno forse sì. Ma dalle colonne del nostro giornale, quotidianamente, anche con foto, abbiamo documentato l’abbandono nel Dragone e nel Senite, le discariche, gli abusi, che poi hanno forse indebolito anche la copertura del fiume Dragone, comunque la necessità di non intervenire con mega progetti in un territorio così fragile, bensì di cercare la prevenzione. Eppure un progetto c’era, con un protocollo d’intesa fra i comuni di Scala e Ravello (che sono soprastanti) e Atrani che parlava di sensori e sirene. Eppure la soglia di rischio era stata abbondantamente superata (oltre i 100 mm di pioggia, si parla fino a quasi 150 mm) e il fax al Comune doveva arrivare a mezzogiorno con il meteo. Chi ha sbagliato e perchè non si interessa tanto? La vicenda del povero chef di Tramonti insegna, nessuno sarà nè punito nè perseguito. Pensiamo al futuro e a cercare di difendere il nostro territorio. Quindi agiamo in questo senso, è impensabile bloccare la montagna od i fiumi, ma manutenerli e pulirli sì. Interventi umani e prevenzione sono le direttive da portare avanti in costiera.

Ma la burocrazia fa cose folli, anche oggi assistiamo basiti a scene incredibili. Come a quello relativo al dragaggio che nessuno sa chi doveva pagare, il Comune o la Regione, finchè non c’è stata la proclamazione dello stato di calamità ieri pomeriggio dopo l’arrivo del presidente della provincia di Salerno Edmondo Cirielli (perchè cosi tardi?) ed è intervenuta la Protezione Civile. Ma ci chiediamo: è possibile che la protezione civile intervenga dopo quattro giorni? E se è possibile che un sindaco, soprattutto se di un piccolo paese, dopo una tragedia immane non riesca a convocare un consiglio comunale? Ma che siamo pazzi? No, siamo in Italia. Anzi no, in Campania.

 

La redazione

 

Ora si  scava sulla spiaggia per cercare Francesca Mansi. Su quell’arenile che, fino a pochi giorni fa, era pieno di turisti chiassosi e “colorato” dagli ombrelloni. Ora, invece, la spensieratezza dei bagnanti ha lasciato il posto al dolore dei familiari e degli amici della barista dispersa e al sudore dei soccorritori. Che, ininterrottamente, stanno scavando per ritrovare la ragazza, originaria di Minori, trascinata chissá dove dalla “lava” nera che ha devastato Atrani. Fanghiglia vomitata a valle dallo straripamento del torrente Dragone, sotto la quale, secondo quanto riferisce il responsabile dei Vigili del Fuoco di Salerno, Paolo Moccia, si stima possano esserci più di «dieci automobili, scooter e forse anche il corpo di Francesca”. «Le ricerche continuano – rimarca il comandante Moccia – i sommozzatori sono al lavoro nel tratto di mare vicino all’arenile. Ci resta da controllare ancora un lembo di spiaggia, dopo di che si concentreranno solo a mare». Ad assistere impotente a tutte le operazioni c’è il padre di Francesca, Raffaele. «La speranza è l’ultima cosa che va via», ripete. «Viviamo in un patrimonio Unesco – aggiunge – ma si faccia in modo di assicurare la sicurezza. Non si alzi il polverone mediatico solo quando ci scappa il morto, si faccia qualcosa di più». Come papá Raffaele, in molti credono nel miracolo e continuano a lasciare, su Facebook, messaggi per Francesca. E, ieri sera, in tantissimi, provenienti da tutti i paesi della Costiera, hanno partecipato alla veglia di preghiera presso la Basilica di Santa Trofimena a Minori. Ad Atrani faticosamente si cerca di tornare alla normalitá. In piazza Umberto I, il simbolo della catastrofe, appoggiato ad una stampella di fronte al bar la Risacca, c’è Lello Rispoli. Lui era con Francesca quando il locale è stato invaso dalla marea di fango. Alle venti è stato tirato fuori: «Francesca mi guardava con aria spaventata e io per tranquillizzarla le ho detto “stai serena, l’unica paura che dobbiamo avere e che dopo ci tocca ripulire tutto”». «Mi sono allontanato, sono andato in un’altra stanza e poi non ho capito più nulla». Lello ricorda come, inizialmente, dalla porta entrasse solo un pò di fango. Poi si è scatenato l’inferno. «L’ingresso è stato sfondato quasi come se fosse entrato un camion. Appena sono riuscito ad rialzarmi, ho iniziato a scavare nel punto in cui era sparita Francesca ma non l’ho trovata più, non ho visto più il suo sorriso. Che dire, Francesca era unica, mai una risposta sgarbata, sempre il sorriso». Il bilancio sarebbe potuto essere ancora più tragico. Ne è convinto Cosimo Amodio, titolare di un negozio di alimenti. «Per fortuna – sottolinea – l’esondazione è avvenuta il giorno di chiusura degli esercizi commerciali». Gli organizzatori della “Festa del Quartiere a Maiori”, infatti, hanno deciso di annullare la manifestazione e di destinare le pietanze che sarebbero state servite ai visitatori alla popolazione atranese. Gaetano de Stefano

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