Il cortile delle statue silenti di Francesco Paolo Oreste a Sorrento. Servizio a cura di Carlo Alfaro.

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Martedi 15 settembre nell’ambito del ciclo Incontro con l’Autore alla Libreria Tasso in Piazza Angelina Lauro a Sorrento, Carlo Alfaro ha presentato, con Vincenzo Iurillo come relatore, e Guglielmo Maglio, responsabile del reading, il romanzo “ Il cortile delle statue silenti” Edizioni Pensa Multimedia – 2015.
La trama.
La storia è quella di un pedofilo che diventa tale perché a sua volta vittima da piccolo, e delle sue vittime che decidono di invertire i ruoli e braccare l’aguzzino per diventare i carnefici del loro mostro. L’ispettore Romeo Giulietti deve indagare sulla morte del mostro e, tra vittime e carnefici, non distingue più i cattivi dai buoni, soprattutto perché tra le vittime del mostro c’è Rebecca, una donna bellissima di cui s’innamora, ma si vede costretto ad indagare come possibile assassina del mostro e a sospettarla di omicidio. Dunque, c’è un pedofilo assassinato, e l’ispettore Giulietti non può esimersi dal cercare l’assassino, anche se il movente lo trova “sacrosanto”, e anche se anche se tra i possibili “assassini” c’è la donna della sua vita.
Perché il titolo.
La realtà in cui opera l’ispettore Giulietti è da lui percepita come “silente”, nel senso di omertosa, chiusa, enigmatica, indifferente, proprio come quelle statue che in un vecchio cortile abbandonato assistono all’orrore più assoluto, il reato più aberrante, la pedofilia. “Silente” come tutti quelli che sanno e girano la faccia, ma anche silente come può essere la rabbia, il rancore, l’odio che trasformano un ragazzo che subisce molestie in un ‘mostro’, una vittima a sua volta in carnefice.
La figura del protagonista.
L’opera è incentrata sulla figura di Romeo Giulietti, un ispettore di polizia particolare, lo dice già il nome e cognome, “capatosta” ed ostinato sul lavoro, ma amante della poesia e dell’arte. Uomo di contrasti e passione, che ha nella sua testa e cita i versi di Salinas, Hikmet, Merini, Bukowski, Neruda, ma che vive in una realtà amara, triste, crudele, ostile, e naviga tra emozioni e intuizioni che lo guidano, lo turbano e lo confondono nella ricerca della verità. “Due quarti Don Chisciotte, un quarto Zorro, un altro quarto a seconda del tempo o dell’ultima partita del Napoli”, Romeo Giulietti è un uomo romantico, poetico, sensibile nonostante il suo ruolo di ispettore, che peraltro svolge benissimo. Giulietti è anche un sognatore, infatti, lui le prove non le cerca, le prove le “sogna”, le “vede” quando si addormenta, come se la realtà da incubo che vive in pieno giorno, durante le ore di servizio, venisse rielaborata e chiarificata nei suoi sogni.
L’assistente di Giulietti.
Altro personaggio importante, è Michele Carotenuto, alias “A’ Polemica”, personaggio irresistibilmente ironico e capace di “farsi voler bene” sin dalle sue prime battute. Michele Carotenuto è un “rompipalle” ma anche un eccellente poliziotto, un “segugio”, un inarrestabile “compagno di sventure” ed è sempre disponibile anche quando Giulietti lo sveglia in piena notte “vittima e preda” delle sue “intuizioni”. Michele è il più fidato assistente dell’ispettore, che sa essere una ‘pizza capricciosa’, ma anche ‘una caramella al miele’. Per Michele ci sono sempre parole di gratitudine e di affetto da Romeo, anche quando diventa incredibilmente polemico. Sono stati definiti dalla critica alla “Totò e Peppino” i dialoghi dell’ispettore con Michele (Viviana Trifari).
Il mostro e le sue tre vittime.
Il mostro, il pedofilo, è un uomo dai denti gialli, che guidava un pulmino dello stesso colore, con un sottomarino dipinto di lato, un sottomarino che trascinava sott’acqua anche le anime di quei tre poveri bambini, colpevoli solo di essere gli ultimi del “giro”. Il mostro fermava pulmino nel “cortile di statue silenti”, silenziose come sono le statue e il dolore senza voce delle piccole vittime. Quei bimbi sono poi cresciuti, con quel passato atroce nel cuore.
Renatino è diventato un affermato avvocato penalista, che imbraccia il codice penale come un fucile per difendersi dal male.
Rebecca si è circondata di poesia e versi, bellezza e cultura, nella sua libreria.
Serena è diventata tossica. In un’intervista, Oreste ha confessato che l’ispirazione gli è stata data da una storia vera, una ragazza con problemi di tossicodipendenza a seguito di un abuso infantile, che ha mosso in lui il desiderio di renderle giustizia e di provare a dare una spiegazione e un riscatto al suo dolore.
Il genere del libro.
Si è detto: “non un poliziesco, ma c’è un ispettore di polizia, Giulietti, non un giallo, ma c’è un assassino da scoprire, Il cortile delle statue silenti è una storia che vuole essere raccontata senza schemi precostituiti”. Dice l’autore: “Il cortile delle statue silenti, anche se il protagonista è un ispettore, più che un giallo o un poliziesco è una storia di abbracci letali che si scambiano dolore e passione, e di silenzi vigliacchi e rabbiosi in cui si inabissano verità e bugie”. “Un romanzo che riesce a mischiare, sovrapporre e amalgamare, in modo poetico e avvincente, il genere noir, il poliziesco, il thriller e il romanzo d’amore, non facilmente “catalogabile” per la sua eterogeneità di intenti e sentimenti” (Viviana Trifari).
Il “colore” del romanzo.
Difficile, si è detto, definire il colore de ‘Il cortile delle statue silenti’, un giallo che però ha in sè l’azzurro della commedia, il nero della cronaca, il rosa delle storie d’amore, un amore discreto, poetico, lirico, ma sofferto come solo un grande amore può essere. L’autore riesce a creare il giusto equilibrio tra i diversi colori, il lirismo e l’ironia, il tema duro e scabroso della pedofilia e la tenerezza dei sentimenti.
Lo stile.
L’autore ricorre a una scrittura originale e sicura, in cui le sequenze dialogiche, veloci, leggere, divertenti, si alternano alle descrizioni di quella che è la nostra terra, tra squallori e bellezze, e all’introspezione psicologica delle anime dei personaggi. La critica ha giudicato la sua una bella scrittura erudita, elegante e carica di passione.
L’importanza del mondo inconscio.
Le “intuizioni” notturne di Giulietti , i “flashback” dei quali è preda, i ricordi che assalgono e angosciano i tre bambini violati, ormai cresciuti, sono una cifra importante del romanzo, che indaga accuratamente il mondo inconscio e pregresso dei personaggi. Il loro passato che non può essere cancellato, come una condanna. Il romanzo si snoda in un arco temporale che dura più di quarant’anni, dove per vivere il presente bisogna saper stare in equilibrio come dei “funamboli”, senza fare passi falsi, senza farsi trascinare giù dal passato, né farsi immobilizzare dalla paura del futuro. La grande prerogativa di Oreste è l’analisi del lato oscuro, profondo, nascosto dell’animo umano.
La napoletanità del testo.
Ambientato nel napoletano, sono pochi gli scorci visivi sulla città, pochi i riferimenti precisi; eppure il romanzo ha un “imprinting” del tutto partenopeo. La napoletanità è nel sostrato, è la tela, il canovaccio, su cui si dipanano i fili dell’ironia tutta partenopea, dei dialoghi tra l’ispettore e i colleghi, delle abitudini e manie del popolo napoletano(Viviana Trifari).
L’autore.
Francesco Paolo Oreste (Torre del Greco, 1973) è un poliziotto, un amante della cultura, un uomo impegnato nel sociale, oltre che uno scrittore di razza.
E’ laureato in Scienze Politiche con specializzazione in Criminologia.
E’ tra i fondatori delle associazioni culturali “Eureka” e “In-Oltre” , attraverso le quali promuove la cultura della legalità e la difesa dell’ambiente nelle scuole primarie e secondarie.
E’ curatore del Premio letterario Sandor Marai.
E’ diventato famoso come “poliziotto-barricadero” in occasione delle proteste contro la discarica di Terzigno in piena Riserva (protetta) del Vesuvio
Esperienze letterarie precedenti.
L’autore ha pubblicato finora:
“Mi sono visto di spalle che partivo” (Pensa Multimedia 2010), una rassegna di personaggi che incarnano le ragioni per cui Napoli è una città dalla quale bisognerebbe stare lontano il più possibile, ma che è impossibile lasciare. L’autore, all’indomani della sua decisione di restare a Napoli, mette in fila questi testimoni e prova a spiegare questa sua scelta.
“Dieci Storie Sbagliate. Più una” (Il Quaderno Edizioni 2014) si inoltra nella zona grigia che separa legge e giustizia, provando a raccontare quanto le storie siano sbagliate molto più dei loro stessi protagonisti.
Ha partecipato inoltre con il testo “Cuore di Pietra” alla raccolta “Circumvesuviana – L’Orient Express targato Napoli” (Il Quaderno Edizioni, 2014) e con il racconto “Giuditta” alla raccolta “Tra due giorni è Natale” (Il Quaderno Edizioni, 2013).Martedi 15 settembre nell’ambito del ciclo Incontro con l’Autore alla Libreria Tasso in Piazza Angelina Lauro a Sorrento, Carlo Alfaro ha presentato, con Vincenzo Iurillo come relatore, e Guglielmo Maglio, responsabile del reading, il romanzo “ Il cortile delle statue silenti” Edizioni Pensa Multimedia – 2015.
La trama.
La storia è quella di un pedofilo che diventa tale perché a sua volta vittima da piccolo, e delle sue vittime che decidono di invertire i ruoli e braccare l’aguzzino per diventare i carnefici del loro mostro. L’ispettore Romeo Giulietti deve indagare sulla morte del mostro e, tra vittime e carnefici, non distingue più i cattivi dai buoni, soprattutto perché tra le vittime del mostro c’è Rebecca, una donna bellissima di cui s’innamora, ma si vede costretto ad indagare come possibile assassina del mostro e a sospettarla di omicidio. Dunque, c’è un pedofilo assassinato, e l’ispettore Giulietti non può esimersi dal cercare l’assassino, anche se il movente lo trova “sacrosanto”, e anche se anche se tra i possibili “assassini” c’è la donna della sua vita.
Perché il titolo.
La realtà in cui opera l’ispettore Giulietti è da lui percepita come “silente”, nel senso di omertosa, chiusa, enigmatica, indifferente, proprio come quelle statue che in un vecchio cortile abbandonato assistono all’orrore più assoluto, il reato più aberrante, la pedofilia. “Silente” come tutti quelli che sanno e girano la faccia, ma anche silente come può essere la rabbia, il rancore, l’odio che trasformano un ragazzo che subisce molestie in un ‘mostro’, una vittima a sua volta in carnefice.
La figura del protagonista.
L’opera è incentrata sulla figura di Romeo Giulietti, un ispettore di polizia particolare, lo dice già il nome e cognome, “capatosta” ed ostinato sul lavoro, ma amante della poesia e dell’arte. Uomo di contrasti e passione, che ha nella sua testa e cita i versi di Salinas, Hikmet, Merini, Bukowski, Neruda, ma che vive in una realtà amara, triste, crudele, ostile, e naviga tra emozioni e intuizioni che lo guidano, lo turbano e lo confondono nella ricerca della verità. “Due quarti Don Chisciotte, un quarto Zorro, un altro quarto a seconda del tempo o dell’ultima partita del Napoli”, Romeo Giulietti è un uomo romantico, poetico, sensibile nonostante il suo ruolo di ispettore, che peraltro svolge benissimo. Giulietti è anche un sognatore, infatti, lui le prove non le cerca, le prove le “sogna”, le “vede” quando si addormenta, come se la realtà da incubo che vive in pieno giorno, durante le ore di servizio, venisse rielaborata e chiarificata nei suoi sogni.
L’assistente di Giulietti.
Altro personaggio importante, è Michele Carotenuto, alias “A’ Polemica”, personaggio irresistibilmente ironico e capace di “farsi voler bene” sin dalle sue prime battute. Michele Carotenuto è un “rompipalle” ma anche un eccellente poliziotto, un “segugio”, un inarrestabile “compagno di sventure” ed è sempre disponibile anche quando Giulietti lo sveglia in piena notte “vittima e preda” delle sue “intuizioni”. Michele è il più fidato assistente dell’ispettore, che sa essere una ‘pizza capricciosa’, ma anche ‘una caramella al miele’. Per Michele ci sono sempre parole di gratitudine e di affetto da Romeo, anche quando diventa incredibilmente polemico. Sono stati definiti dalla critica alla “Totò e Peppino” i dialoghi dell’ispettore con Michele (Viviana Trifari).
Il mostro e le sue tre vittime.
Il mostro, il pedofilo, è un uomo dai denti gialli, che guidava un pulmino dello stesso colore, con un sottomarino dipinto di lato, un sottomarino che trascinava sott’acqua anche le anime di quei tre poveri bambini, colpevoli solo di essere gli ultimi del “giro”. Il mostro fermava pulmino nel “cortile di statue silenti”, silenziose come sono le statue e il dolore senza voce delle piccole vittime. Quei bimbi sono poi cresciuti, con quel passato atroce nel cuore.
Renatino è diventato un affermato avvocato penalista, che imbraccia il codice penale come un fucile per difendersi dal male.
Rebecca si è circondata di poesia e versi, bellezza e cultura, nella sua libreria.
Serena è diventata tossica. In un’intervista, Oreste ha confessato che l’ispirazione gli è stata data da una storia vera, una ragazza con problemi di tossicodipendenza a seguito di un abuso infantile, che ha mosso in lui il desiderio di renderle giustizia e di provare a dare una spiegazione e un riscatto al suo dolore.
Il genere del libro.
Si è detto: “non un poliziesco, ma c’è un ispettore di polizia, Giulietti, non un giallo, ma c’è un assassino da scoprire, Il cortile delle statue silenti è una storia che vuole essere raccontata senza schemi precostituiti”. Dice l’autore: “Il cortile delle statue silenti, anche se il protagonista è un ispettore, più che un giallo o un poliziesco è una storia di abbracci letali che si scambiano dolore e passione, e di silenzi vigliacchi e rabbiosi in cui si inabissano verità e bugie”. “Un romanzo che riesce a mischiare, sovrapporre e amalgamare, in modo poetico e avvincente, il genere noir, il poliziesco, il thriller e il romanzo d’amore, non facilmente “catalogabile” per la sua eterogeneità di intenti e sentimenti” (Viviana Trifari).
Il “colore” del romanzo.
Difficile, si è detto, definire il colore de ‘Il cortile delle statue silenti’, un giallo che però ha in sè l’azzurro della commedia, il nero della cronaca, il rosa delle storie d’amore, un amore discreto, poetico, lirico, ma sofferto come solo un grande amore può essere. L’autore riesce a creare il giusto equilibrio tra i diversi colori, il lirismo e l’ironia, il tema duro e scabroso della pedofilia e la tenerezza dei sentimenti.
Lo stile.
L’autore ricorre a una scrittura originale e sicura, in cui le sequenze dialogiche, veloci, leggere, divertenti, si alternano alle descrizioni di quella che è la nostra terra, tra squallori e bellezze, e all’introspezione psicologica delle anime dei personaggi. La critica ha giudicato la sua una bella scrittura erudita, elegante e carica di passione.
L’importanza del mondo inconscio.
Le “intuizioni” notturne di Giulietti , i “flashback” dei quali è preda, i ricordi che assalgono e angosciano i tre bambini violati, ormai cresciuti, sono una cifra importante del romanzo, che indaga accuratamente il mondo inconscio e pregresso dei personaggi. Il loro passato che non può essere cancellato, come una condanna. Il romanzo si snoda in un arco temporale che dura più di quarant’anni, dove per vivere il presente bisogna saper stare in equilibrio come dei “funamboli”, senza fare passi falsi, senza farsi trascinare giù dal passato, né farsi immobilizzare dalla paura del futuro. La grande prerogativa di Oreste è l’analisi del lato oscuro, profondo, nascosto dell’animo umano.
La napoletanità del testo.
Ambientato nel napoletano, sono pochi gli scorci visivi sulla città, pochi i riferimenti precisi; eppure il romanzo ha un “imprinting” del tutto partenopeo. La napoletanità è nel sostrato, è la tela, il canovaccio, su cui si dipanano i fili dell’ironia tutta partenopea, dei dialoghi tra l’ispettore e i colleghi, delle abitudini e manie del popolo napoletano(Viviana Trifari).
L’autore.
Francesco Paolo Oreste (Torre del Greco, 1973) è un poliziotto, un amante della cultura, un uomo impegnato nel sociale, oltre che uno scrittore di razza.
E’ laureato in Scienze Politiche con specializzazione in Criminologia.
E’ tra i fondatori delle associazioni culturali “Eureka” e “In-Oltre” , attraverso le quali promuove la cultura della legalità e la difesa dell’ambiente nelle scuole primarie e secondarie.
E’ curatore del Premio letterario Sandor Marai.
E’ diventato famoso come “poliziotto-barricadero” in occasione delle proteste contro la discarica di Terzigno in piena Riserva (protetta) del Vesuvio
Esperienze letterarie precedenti.
L’autore ha pubblicato finora:
“Mi sono visto di spalle che partivo” (Pensa Multimedia 2010), una rassegna di personaggi che incarnano le ragioni per cui Napoli è una città dalla quale bisognerebbe stare lontano il più possibile, ma che è impossibile lasciare. L’autore, all’indomani della sua decisione di restare a Napoli, mette in fila questi testimoni e prova a spiegare questa sua scelta.
“Dieci Storie Sbagliate. Più una” (Il Quaderno Edizioni 2014) si inoltra nella zona grigia che separa legge e giustizia, provando a raccontare quanto le storie siano sbagliate molto più dei loro stessi protagonisti.
Ha partecipato inoltre con il testo “Cuore di Pietra” alla raccolta “Circumvesuviana – L’Orient Express targato Napoli” (Il Quaderno Edizioni, 2014) e con il racconto “Giuditta” alla raccolta “Tra due giorni è Natale” (Il Quaderno Edizioni, 2013).