MAIORI: LA RISORSA AMBIENTE COME MODELLO DI DIBATTITO PER TUTTA LA COSTIERA/MONTIERA

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L’Italia smotta e si sfarina. Di questo periodo, nel cambio di stagione è cronaca di ogni anno. Quest’anno ritorna protagonista  (in negativo, purtroppo) la Liguria, a cui la conformazione orografica assegna il triste primato di alluvioni che  gonfiano torrenti, che nella furia delle piene mangiano strade e campagne, sventrano case e inondano di poltiglia, fango e detriti  piazze e strade di villaggi fino a qualche giorno prima ridenti di bellezza nella gloria del sole e nel verde della vegetazione. Quest’anno si  aggiungono le zone del Piacentino, dove Bettola e villaggi contigui, scontano la furia del  torrentaccio Nure, che ha avuto l’onore della prima pagina dei giornali e Tv con il suo galoppo di morte ad ingoiare, inferocito, case, campagne ed uomini. La natura violentata ed impunemente ferita si ribella. E l’uomo, si riscopre, ancora una volta, fragile  ed indifeso di fronte alla furia degli elementi. E si interroga sgomento, per l’ennesima volta, sulla difesa dell’ambiente, per trasformarlo da problema in risorsa.
E, così da un po’ di decenni a questa parte l’ambiente è entrato di diritto tra i temi che più appassionano il dibattito della politica e della più vasta società civile- Merito fuori dubbio delle tante associazioni e di alcune forze politiche che ne hanno fatto il loro cavallo di battaglia di civiltà. E’ successo anche in Costa d’Amalfi e nel Cilento, i territori sui quali, per impegno d’amore, si concentra frequentemente la mia analisi, anche perché l’una e l’altra costa hanno conosciuto, anche di recente, eventi drammatici che hanno fatto notizia a livello nazionale ed internazionale. Ma a me, oggi, prendendo spunto dalle notizie luttuose che provengono da altre regioni d’Italia, piace sottolineare, soprattutto, che la tutela e la valorizzazione dell’ambiente costituiscono, o dovrebbero  costituire una strategia per l’offerta turistica di qualità, tanto che si parla sempre più frequentemente dell’ecoturismo nella accezione prismatica del termine, perché può immettere nella fruizione dei mercati una vasta articolazione di opzioni: agriturismo, turismo rurale, enoturismo, ippoturismo, trekking e chi più ne ha più ne metta. Esiste, ovviamente, un problema ambiente anche nella Costa di Amalfi in generale, che dispone di un paesaggio rurale unico al mondo, di una straordinaria riserva di biodiversità, di una orografia da brividi di piacere con le montagne che si catapultano a mare e con il mare che scala picchi di scogli, su cui fiorisce per miracolo la macchia mediterranea a respiro di iodio e sale con le agavi carnose che, in fiore, sono candelabri che tralucono d’oro al tiepido sole di settembre, e con quei brevi corsi d’acqua che rovesciano alla foce storia e storie raccolte lungo i bacini a lambire radici di case e chiese dei centri abitati ad arabesco di colline.
Tra i paesi della costa Maiori ha il più vasto territorio demaniale, in parte antropizzato e generoso di agricoltura feconda e per buona parte, invece, infecondo e coperto di boschi. Tentiamo di esplorarlo a volo di uccello, per soffermarci, poi, sulla necessità di una sua valorizzazione a fini di offerta turistica e non solo.
Venendo da Salerno, subito dopo Cetara, nella bella stagione, la macchina sfiora rocce all’arabesco allegro del rosso della valeriana, del viola tenero spiumato al cilicio del cardo, della neve bianchiccia a spolvero di rosmarino in fiore, del giallo/oro della ginestra effimera nella sua sensualità e si scatenano emozioni profonde ed irrefrenabili. Il Falerzio, ardito nei pinnacoli a trafittura di cielo, figlia prodigi con rocce, che si aprono a voragini di grotte a figurare mostri o si laminano in altari di pietra a sosta di aquile reali e falchi pellegrini e ruinano, giù giù, all’abbraccio sospirato del mare, gabbando la ”sentinella dell’Orso” al gomito di una curva, ferita di asfalto a penetrazione di macchia mediterranea, una finestra spalancata sul delirio di sole e mare.
Poi la strada scivola verso Maiori, mentre, sotto, il mare, presenza amica, canta alla risacca o dissigilla miti, leggende e storie al cuore aperto delle grotte, dilava radici a torri/fortilizi di difesa ad assalti saraceni, sfarina e sedimenta zolfo a sorgenti dalle virtù terapeutiche. L’uomo paziente disegna, a mezza costa, muri d’autore con sapienza antica a sostegno di pergolati a gonfiare umori ai vitigni, che succhiano sangue denso al cuore della terra, o accendono l’oro al verde degli agrumeti. I capperi vanitosi di fiori e bacche esplodono vita a  ferite di pietra: il carrubo sbriglia il fogliame a fremiti di brezza e dondola lame di frutti a lenta maturazione. Il viaggiatore frettoloso sazia lo spirito con un colpo d’occhio unico ed irripetibile altrove, ma si priva di emozioni profonde da cui sarebbe terremotato solo se quel mondo lo esplorasse a passi lenti in una passeggiata da visibilio di piacere. Di qui la necessità di immettere questo enorme patrimonio di ambiente nella fruizione dei mercati attrezzando, d’intesa e in sinergia con il Comune di Cetara, un Itinerario per gli appassionati di trekking, sfruttando, al limite, la carrareccia lasciata dalla Amalfitanagas durante i lavori  d‘infrastrutturazione dei servizi sul territorio, come qualche osservatore attento ha suggerito con intelligenza. L’importante però è che il percorso sia attrezzato con soste, minimamente confortevoli e con “legende” informative/esplicative. Chi, invece, soggiorna a Maiori ed  è appassionato di trekking, ha solo l’imbarazzo della scelta. Basta dotarsi di un gradevole libretto/guida, dal titolo “Maiorando”, edito, alcuni anni fa dall’Azienda del Turismo, su iniziativa di chi scrive, e in cui Gioacchino Di Martino ed Eufemia Spinosa consigliano con competenza e professionalità diversi itinerari per riempire di scoperte una giornata di vacanza alla avvincente ed emozionante fruizione di paesaggi ricchi di biodiversità. Ne estrapolo alcuni: 1) S.Vito-Badia-Montepano; 2) Via Vena-Torre di Minori-Convento di San Nicola; 3) Valle del Demanio-Santuario dell’Avvocata; 4) Via dei Cicerali-Montecorvo; 5) Via Accola-Castello di ThoroPlano; 6) Ponte Primario- Pucara di Tramonti ed oltre.
Si tratta di percorsi  di  difficoltà differenziate: agili alcuni, faticosi altri, ma tutti di straordinaria bellezza. Ma quel che più conta si tratta di un universo sconosciuto ai più e tutto da scoprire e da godere non tanto e non solo per la flora e per la fauna, che vanta specie note ma anche molte altre sconosciute, ma soprattutto perchè questa è la Maiori dei contadini e degli ultimi pastori, delle “carcare” e degli ovili dismessi, delle case rade e delle chiesette dirute, delle edicole votive e delle soste di riposo, dei lecci giganti e del sottobosco carico di profumi dimenticati, delle fresche sorgenti e dei pianori ariosi spalancati sull’infinito, delle tradizioni religiose cariche di fede e dei sudori degli umili alla conquista quotidiana del pane stento, dei monaci eremiti a desiderio di paradiso di eternità nelle lunghe meditazioni su vita e morte e a macerazione di preghiera per la salvezza propria e degli altri e di briganti sanguinari e spietati con i forti e gli arroganti e generosi e protettivi con i deboli e gli indifesi  E’ un ricco, vario, avvincente, ecosistema in cui natura ed uomo hanno giocato e giocano ancora un ruolo di sinergia profonda per conservarlo ed esaltarlo. Ma la sua scoperta impone di individuare gli itinerari, attrezzarli con soste-riposo e ristoro lungo i percorsi e, soprattutto con legende informative ed esplicative di flora, fauna ed interventi dell’uomo testimoniati da manufatti in lento degrado, che andrebbero recuperati, riattati, e riutilizzati con intelligente destinazione alla concreta fruizione. Il tutto in collaborazione e feconda sinergia con i comuni limitrofi: Tramonti per l’itinerario lungo il Reginna, Minori per quello di Vena-Torre-Convento San Nicola, Cava dei Tirreni per quello che riguarda la scalata dell’Avvocata e che continua, sempre nel visibilio di cielo, sole e mare, fino alla Badia della Trinità. Ma la collaborazione va chiesta soprattutto al CAI, che dispone di professionalità e servizi per consigliare il tracciato dei percorsi. Ed, infine bisogna responsabilizzare la governance del Parco dei Monti Lattari, la cui presenza sul territorio è assente, o quasi,  almeno concretamente sul piano operativo di interventi di riqualificazione e di promozione. Sarei felice di sbagliarmi  e, ricredermi pubblicamente, ma non ho conoscenza di una seria politica a tutela dell’ecosistema, non so se per inattività degli organismi amministrativi dell’area protetta o per pigrizia mentale degli amministratori comunali, che non ne hanno mai sollecitato l’attenzione con proposte serie, credibili e praticabili.
Di una cosa sono fermamente convinto: che questo dell’ambiente è un settore da rivalutare, innanzitutto per la bonifica e conservazione dell’ecosistema a tutela della incolumità stessa dei centri abitati, in caso di non infrequenti calamità naturali, e, poi, perchè  è quanto mai opportuno, necessario ed indilazionabile immettere questo enorme e prezioso patrimonio nella fruizione dei mercati per qualificare, diversificare e destagionalizzare l’offerta. E’ un impegno di cui potrebbero e, secondo me, dovrebbero farsi carico i nuovi amministratori, d’accordo e in sinergia con tutti quelli degli altri comuni della Costa, che hanno gli stessi  problemi, a cominciare da Amalfi, che per storia, tradizione e posizione geografica ha, o dovrebbe avere, il ruolo di leader. Importante anche il ruolo di Vietri sul Mare a cui la posizione geografica assegna quello di Porta di accesso alla Costa Divina e che dovrebbe attrezzarsi con un Ufficio di informazione e di accoglienza che in tempo reale indichi ai turisti disponibilità nelle strutture d’accoglienza nelle singole località e le notizie di prima mano su  eventi per una vacanza all’insegna della cultura e del sano divertimento. Ma questo è tema da trattare in un articolo a parte che mi riprometto di fare a breve.
Giuseppe Liuccio
email:giuseppeliuccio@gmail.com
 

L’Italia smotta e si sfarina. Di questo periodo, nel cambio di stagione è cronaca di ogni anno. Quest’anno ritorna protagonista  (in negativo, purtroppo) la Liguria, a cui la conformazione orografica assegna il triste primato di alluvioni che  gonfiano torrenti, che nella furia delle piene mangiano strade e campagne, sventrano case e inondano di poltiglia, fango e detriti  piazze e strade di villaggi fino a qualche giorno prima ridenti di bellezza nella gloria del sole e nel verde della vegetazione. Quest’anno si  aggiungono le zone del Piacentino, dove Bettola e villaggi contigui, scontano la furia del  torrentaccio Nure, che ha avuto l’onore della prima pagina dei giornali e Tv con il suo galoppo di morte ad ingoiare, inferocito, case, campagne ed uomini. La natura violentata ed impunemente ferita si ribella. E l’uomo, si riscopre, ancora una volta, fragile  ed indifeso di fronte alla furia degli elementi. E si interroga sgomento, per l’ennesima volta, sulla difesa dell’ambiente, per trasformarlo da problema in risorsa.
E, così da un po’ di decenni a questa parte l'ambiente è entrato di diritto tra i temi che più appassionano il dibattito della politica e della più vasta società civile- Merito fuori dubbio delle tante associazioni e di alcune forze politiche che ne hanno fatto il loro cavallo di battaglia di civiltà. E’ successo anche in Costa d’Amalfi e nel Cilento, i territori sui quali, per impegno d’amore, si concentra frequentemente la mia analisi, anche perché l’una e l’altra costa hanno conosciuto, anche di recente, eventi drammatici che hanno fatto notizia a livello nazionale ed internazionale. Ma a me, oggi, prendendo spunto dalle notizie luttuose che provengono da altre regioni d’Italia, piace sottolineare, soprattutto, che la tutela e la valorizzazione dell'ambiente costituiscono, o dovrebbero  costituire una strategia per l'offerta turistica di qualità, tanto che si parla sempre più frequentemente dell'ecoturismo nella accezione prismatica del termine, perché può immettere nella fruizione dei mercati una vasta articolazione di opzioni: agriturismo, turismo rurale, enoturismo, ippoturismo, trekking e chi più ne ha più ne metta. Esiste, ovviamente, un problema ambiente anche nella Costa di Amalfi in generale, che dispone di un paesaggio rurale unico al mondo, di una straordinaria riserva di biodiversità, di una orografia da brividi di piacere con le montagne che si catapultano a mare e con il mare che scala picchi di scogli, su cui fiorisce per miracolo la macchia mediterranea a respiro di iodio e sale con le agavi carnose che, in fiore, sono candelabri che tralucono d'oro al tiepido sole di settembre, e con quei brevi corsi d'acqua che rovesciano alla foce storia e storie raccolte lungo i bacini a lambire radici di case e chiese dei centri abitati ad arabesco di colline.
Tra i paesi della costa Maiori ha il più vasto territorio demaniale, in parte antropizzato e generoso di agricoltura feconda e per buona parte, invece, infecondo e coperto di boschi. Tentiamo di esplorarlo a volo di uccello, per soffermarci, poi, sulla necessità di una sua valorizzazione a fini di offerta turistica e non solo.
Venendo da Salerno, subito dopo Cetara, nella bella stagione, la macchina sfiora rocce all'arabesco allegro del rosso della valeriana, del viola tenero spiumato al cilicio del cardo, della neve bianchiccia a spolvero di rosmarino in fiore, del giallo/oro della ginestra effimera nella sua sensualità e si scatenano emozioni profonde ed irrefrenabili. Il Falerzio, ardito nei pinnacoli a trafittura di cielo, figlia prodigi con rocce, che si aprono a voragini di grotte a figurare mostri o si laminano in altari di pietra a sosta di aquile reali e falchi pellegrini e ruinano, giù giù, all'abbraccio sospirato del mare, gabbando la ”sentinella dell'Orso” al gomito di una curva, ferita di asfalto a penetrazione di macchia mediterranea, una finestra spalancata sul delirio di sole e mare.
Poi la strada scivola verso Maiori, mentre, sotto, il mare, presenza amica, canta alla risacca o dissigilla miti, leggende e storie al cuore aperto delle grotte, dilava radici a torri/fortilizi di difesa ad assalti saraceni, sfarina e sedimenta zolfo a sorgenti dalle virtù terapeutiche. L'uomo paziente disegna, a mezza costa, muri d'autore con sapienza antica a sostegno di pergolati a gonfiare umori ai vitigni, che succhiano sangue denso al cuore della terra, o accendono l'oro al verde degli agrumeti. I capperi vanitosi di fiori e bacche esplodono vita a  ferite di pietra: il carrubo sbriglia il fogliame a fremiti di brezza e dondola lame di frutti a lenta maturazione. Il viaggiatore frettoloso sazia lo spirito con un colpo d'occhio unico ed irripetibile altrove, ma si priva di emozioni profonde da cui sarebbe terremotato solo se quel mondo lo esplorasse a passi lenti in una passeggiata da visibilio di piacere. Di qui la necessità di immettere questo enorme patrimonio di ambiente nella fruizione dei mercati attrezzando, d'intesa e in sinergia con il Comune di Cetara, un Itinerario per gli appassionati di trekking, sfruttando, al limite, la carrareccia lasciata dalla Amalfitanagas durante i lavori  d‘infrastrutturazione dei servizi sul territorio, come qualche osservatore attento ha suggerito con intelligenza. L'importante però è che il percorso sia attrezzato con soste, minimamente confortevoli e con “legende” informative/esplicative. Chi, invece, soggiorna a Maiori ed  è appassionato di trekking, ha solo l'imbarazzo della scelta. Basta dotarsi di un gradevole libretto/guida, dal titolo "Maiorando", edito, alcuni anni fa dall'Azienda del Turismo, su iniziativa di chi scrive, e in cui Gioacchino Di Martino ed Eufemia Spinosa consigliano con competenza e professionalità diversi itinerari per riempire di scoperte una giornata di vacanza alla avvincente ed emozionante fruizione di paesaggi ricchi di biodiversità. Ne estrapolo alcuni: 1) S.Vito-Badia-Montepano; 2) Via Vena-Torre di Minori-Convento di San Nicola; 3) Valle del Demanio-Santuario dell'Avvocata; 4) Via dei Cicerali-Montecorvo; 5) Via Accola-Castello di ThoroPlano; 6) Ponte Primario- Pucara di Tramonti ed oltre.
Si tratta di percorsi  di  difficoltà differenziate: agili alcuni, faticosi altri, ma tutti di straordinaria bellezza. Ma quel che più conta si tratta di un universo sconosciuto ai più e tutto da scoprire e da godere non tanto e non solo per la flora e per la fauna, che vanta specie note ma anche molte altre sconosciute, ma soprattutto perchè questa è la Maiori dei contadini e degli ultimi pastori, delle "carcare" e degli ovili dismessi, delle case rade e delle chiesette dirute, delle edicole votive e delle soste di riposo, dei lecci giganti e del sottobosco carico di profumi dimenticati, delle fresche sorgenti e dei pianori ariosi spalancati sull'infinito, delle tradizioni religiose cariche di fede e dei sudori degli umili alla conquista quotidiana del pane stento, dei monaci eremiti a desiderio di paradiso di eternità nelle lunghe meditazioni su vita e morte e a macerazione di preghiera per la salvezza propria e degli altri e di briganti sanguinari e spietati con i forti e gli arroganti e generosi e protettivi con i deboli e gli indifesi  E' un ricco, vario, avvincente, ecosistema in cui natura ed uomo hanno giocato e giocano ancora un ruolo di sinergia profonda per conservarlo ed esaltarlo. Ma la sua scoperta impone di individuare gli itinerari, attrezzarli con soste-riposo e ristoro lungo i percorsi e, soprattutto con legende informative ed esplicative di flora, fauna ed interventi dell'uomo testimoniati da manufatti in lento degrado, che andrebbero recuperati, riattati, e riutilizzati con intelligente destinazione alla concreta fruizione. Il tutto in collaborazione e feconda sinergia con i comuni limitrofi: Tramonti per l'itinerario lungo il Reginna, Minori per quello di Vena-Torre-Convento San Nicola, Cava dei Tirreni per quello che riguarda la scalata dell'Avvocata e che continua, sempre nel visibilio di cielo, sole e mare, fino alla Badia della Trinità. Ma la collaborazione va chiesta soprattutto al CAI, che dispone di professionalità e servizi per consigliare il tracciato dei percorsi. Ed, infine bisogna responsabilizzare la governance del Parco dei Monti Lattari, la cui presenza sul territorio è assente, o quasi,  almeno concretamente sul piano operativo di interventi di riqualificazione e di promozione. Sarei felice di sbagliarmi  e, ricredermi pubblicamente, ma non ho conoscenza di una seria politica a tutela dell'ecosistema, non so se per inattività degli organismi amministrativi dell'area protetta o per pigrizia mentale degli amministratori comunali, che non ne hanno mai sollecitato l'attenzione con proposte serie, credibili e praticabili.
Di una cosa sono fermamente convinto: che questo dell'ambiente è un settore da rivalutare, innanzitutto per la bonifica e conservazione dell'ecosistema a tutela della incolumità stessa dei centri abitati, in caso di non infrequenti calamità naturali, e, poi, perchè  è quanto mai opportuno, necessario ed indilazionabile immettere questo enorme e prezioso patrimonio nella fruizione dei mercati per qualificare, diversificare e destagionalizzare l'offerta. E' un impegno di cui potrebbero e, secondo me, dovrebbero farsi carico i nuovi amministratori, d’accordo e in sinergia con tutti quelli degli altri comuni della Costa, che hanno gli stessi  problemi, a cominciare da Amalfi, che per storia, tradizione e posizione geografica ha, o dovrebbe avere, il ruolo di leader. Importante anche il ruolo di Vietri sul Mare a cui la posizione geografica assegna quello di Porta di accesso alla Costa Divina e che dovrebbe attrezzarsi con un Ufficio di informazione e di accoglienza che in tempo reale indichi ai turisti disponibilità nelle strutture d’accoglienza nelle singole località e le notizie di prima mano su  eventi per una vacanza all’insegna della cultura e del sano divertimento. Ma questo è tema da trattare in un articolo a parte che mi riprometto di fare a breve.
Giuseppe Liuccio
email:giuseppeliuccio@gmail.com