Condannato a tre anni il boss Belforte per false accuse contro l’attuale comandante dei carabinieri di Capri

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Salvatore Belforte, storico capoclan di Marcianise, aveva rivolto accuse infamanti a un luogotenente dei carabinieri, gettando fango sull’intera Arma. A conclusione del processo, celebrato nel tribunale di Santa Maria Capua Vetere (Caserta), è stato condannato a tre anni di reclusione per calunnia. Protagonista della vicenda l’ex boss di camorra alla guida dell’omonimo clan, ora collaboratore di giustizia, che aveva «preso di mira» l’allora comandante della stazione dei carabinieri di Marcianise Pietro Bernardo, attualmente al comando della stazione di Capri. Un progetto che, secondo l’accusa, mirava a far allontanare da Marcianise un carabiniere ritenuto scomodo. I fatti risalgono al 2007 quando fu effettuato il fermo di Belforte accusato, in quella circostanza, delle estorsioni commesse ai danni del consorzio Oromare. Contestualmente all’arresto vennero eseguite anche le perquisizioni, disposte dall’autorità giudiziaria, nell’abitazione dell’allora boss nella quale era presente anche la figlia Gelsomina. Fu proprio quest’ultima a presentare denuncia contro il luogotenente Bernardo accusandolo di averle perquisito abusivamente l’abitazione: secondo la denuncia un carabiniere donna avrebbe obbligato la figlia di Belforte a spogliarsi e ad abbassarsi sulle ginocchia. Circostanza successivamente smentita dai fatti (Bernardo non partecipò neppure a quella perquisizione) e smentita anche dalla donna, che specificò che era stato il padre a invitarla a presentare la querela. Lo stesso Salvatore Belforte nel corso di un altro processo, inoltre, inveì contro Bernardo accusandolo di avere, con quella perquisizione, compromesso la gravidanza della figlia allora 24enne. Al termine del processo l’ex capoclan attualmente pentito è stato condannato a tre anni per calunnia, mentre la figlia Gelsomina è stata assolta per prescrizione. Pietro Bernardo, valido e integerrimo servitore dello Stato, con all’attivo numerose operazioni anticamorra e anticriminalità che gli hanno fruttato anche diversi encomi ufficiali, dopo la querela presentata nei suoi confronti fu spostato da Marcianise e inviato a Roma alla guida della caserma Villa Bonelli. Sei mesi fa il trasferimento a Capri dove tuttora comanda la locale stazione. (Anna Maria Boniello – Il Mattino)  

Salvatore Belforte, storico capoclan di Marcianise, aveva rivolto accuse infamanti a un luogotenente dei carabinieri, gettando fango sull’intera Arma. A conclusione del processo, celebrato nel tribunale di Santa Maria Capua Vetere (Caserta), è stato condannato a tre anni di reclusione per calunnia. Protagonista della vicenda l’ex boss di camorra alla guida dell’omonimo clan, ora collaboratore di giustizia, che aveva «preso di mira» l’allora comandante della stazione dei carabinieri di Marcianise Pietro Bernardo, attualmente al comando della stazione di Capri. Un progetto che, secondo l’accusa, mirava a far allontanare da Marcianise un carabiniere ritenuto scomodo. I fatti risalgono al 2007 quando fu effettuato il fermo di Belforte accusato, in quella circostanza, delle estorsioni commesse ai danni del consorzio Oromare. Contestualmente all’arresto vennero eseguite anche le perquisizioni, disposte dall’autorità giudiziaria, nell’abitazione dell’allora boss nella quale era presente anche la figlia Gelsomina. Fu proprio quest’ultima a presentare denuncia contro il luogotenente Bernardo accusandolo di averle perquisito abusivamente l’abitazione: secondo la denuncia un carabiniere donna avrebbe obbligato la figlia di Belforte a spogliarsi e ad abbassarsi sulle ginocchia. Circostanza successivamente smentita dai fatti (Bernardo non partecipò neppure a quella perquisizione) e smentita anche dalla donna, che specificò che era stato il padre a invitarla a presentare la querela. Lo stesso Salvatore Belforte nel corso di un altro processo, inoltre, inveì contro Bernardo accusandolo di avere, con quella perquisizione, compromesso la gravidanza della figlia allora 24enne. Al termine del processo l’ex capoclan attualmente pentito è stato condannato a tre anni per calunnia, mentre la figlia Gelsomina è stata assolta per prescrizione. Pietro Bernardo, valido e integerrimo servitore dello Stato, con all’attivo numerose operazioni anticamorra e anticriminalità che gli hanno fruttato anche diversi encomi ufficiali, dopo la querela presentata nei suoi confronti fu spostato da Marcianise e inviato a Roma alla guida della caserma Villa Bonelli. Sei mesi fa il trasferimento a Capri dove tuttora comanda la locale stazione. (Anna Maria Boniello – Il Mattino)