Le due facce del Napoli: Insigne convince come trequartista, Valdifiori è ancora lento e impacciato

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È ovvio, ognuno metabolizza a modo proprio successi e delusioni. Insigne e Valdifiori che lasciano quasi a braccetto il “Castellani” di Empoli è la fotografia del Napoli zoppicante di questo scorcio iniziale di stagione. Insigne che fa coraggio, dà una pacca sulla spalla all’amico in difficoltà, al protagonista più atteso che invece nella sua Empoli ha fallito la partita più importante. Insigne e Valdifiori, il migliore e l’oggetto misterioso. Lo scugnizzo è salito sulla scena lontano dal San Paolo, rubandola ad Hamsik e Higuain. È lui che si sta caricando la squadra sul groppone, è lui che ha evitato un’altra sconfitta e raddrizzato la panchina di Sarri. Si è presentato in sala stampa per rispondere alle domande e beccarsi i complimenti di Del Piero. Ha espresso il desiderio di conoscere il suo grande idolo, proprio mentre Valdifiori se ne stava in un angolo dello stadio a salutare gli amici di una vita, deluso perché mai avrebbe voluto finire vinto dalla stanchezza e dai ripensamenti dell’allenatore. Lorenzo si è preso il Napoli. La fiducia della società e la nascita dei due figli lo hanno maturato e responsabilizzato, con Sarri sulle montagne del Trentino ha sottoscritto un patto: «Fammi giocare trequartista e non ti deluderò». Detto, fatto: il tecnico si è ritrovato tra le mani un calciatore eclettico, disposto al sacrificio e particolarmente attratto dalla nuova disposizione tattica. Quasi una vocazione, Insigne sembra perfetto per quel ruolo, Benitez lo imprigionava nel suo integralismo, Sarri ne sta liberando l’estro e l’inventiva in campo. Oggi è il miglior fantasista del campionato, se n’è accorto Conte che lo ha riportato nella grande famiglia azzurra. Il Napoli per sempre è il sogno della vita di Lorenzo, l’Europeo il traguardo più vicino: step by step, un passo alla volta. Ci riuscirà, deve gestire ritmo e concentrazione. E passare ogni tanto la palla al compagno meglio appostato. Il gol dà coraggio, trasmette carica. Avrà un altro umore Insigne in questi giorni per preparare le sfide del ciclo terribile, non lo stato d’animo cupo e pensieroso di Valdifiori, il play-maker, il regista, l’uomo d’ordine che non ha ancora acceso l’interruttore della squadra. Nelle idee di Sarri è quello che dovrebbe illuminare la scena, distribuire il gioco, ricevere fiducia e trasmetterla. Ma non ci siamo ancora, il leader di Empoli è lento, impacciato, chissà se possiede spalle sufficientemente larghe per sopportare le pressioni di una piazza che è stanca di aspettare e di pazientare. In Nazionale si è affacciato ma non s’è più visto, vorrebbe riprendersela con il Napoli ma prima deve conquistare il San Paolo. Immaginava un altro ritorno nella sua vecchia dimora, è stato sostituito e nel day-after si è dovuto anche scusare con gli ex tifosi: «Non è vero che non ho risposto al saluto dello stadio. Ho ringraziato, forse avrei dovuto essere più plateale. Sono legatissimo a Empoli così come ai napoletani: è stata una giornata con troppe emozioni che hanno condizionato il mio rendimento». Se la passa maluccio Mirko ma i suoi santi protettori dicono che farà ricredere tutti. Settembre gli serve per carburare, a ottobre di solito esplode. Se davvero è così, manca poco. (Angelo Rossi – Il Mattino)  

È ovvio, ognuno metabolizza a modo proprio successi e delusioni. Insigne e Valdifiori che lasciano quasi a braccetto il “Castellani” di Empoli è la fotografia del Napoli zoppicante di questo scorcio iniziale di stagione. Insigne che fa coraggio, dà una pacca sulla spalla all’amico in difficoltà, al protagonista più atteso che invece nella sua Empoli ha fallito la partita più importante. Insigne e Valdifiori, il migliore e l’oggetto misterioso. Lo scugnizzo è salito sulla scena lontano dal San Paolo, rubandola ad Hamsik e Higuain. È lui che si sta caricando la squadra sul groppone, è lui che ha evitato un’altra sconfitta e raddrizzato la panchina di Sarri. Si è presentato in sala stampa per rispondere alle domande e beccarsi i complimenti di Del Piero. Ha espresso il desiderio di conoscere il suo grande idolo, proprio mentre Valdifiori se ne stava in un angolo dello stadio a salutare gli amici di una vita, deluso perché mai avrebbe voluto finire vinto dalla stanchezza e dai ripensamenti dell’allenatore. Lorenzo si è preso il Napoli. La fiducia della società e la nascita dei due figli lo hanno maturato e responsabilizzato, con Sarri sulle montagne del Trentino ha sottoscritto un patto: «Fammi giocare trequartista e non ti deluderò». Detto, fatto: il tecnico si è ritrovato tra le mani un calciatore eclettico, disposto al sacrificio e particolarmente attratto dalla nuova disposizione tattica. Quasi una vocazione, Insigne sembra perfetto per quel ruolo, Benitez lo imprigionava nel suo integralismo, Sarri ne sta liberando l’estro e l’inventiva in campo. Oggi è il miglior fantasista del campionato, se n’è accorto Conte che lo ha riportato nella grande famiglia azzurra. Il Napoli per sempre è il sogno della vita di Lorenzo, l’Europeo il traguardo più vicino: step by step, un passo alla volta. Ci riuscirà, deve gestire ritmo e concentrazione. E passare ogni tanto la palla al compagno meglio appostato. Il gol dà coraggio, trasmette carica. Avrà un altro umore Insigne in questi giorni per preparare le sfide del ciclo terribile, non lo stato d’animo cupo e pensieroso di Valdifiori, il play-maker, il regista, l’uomo d’ordine che non ha ancora acceso l’interruttore della squadra. Nelle idee di Sarri è quello che dovrebbe illuminare la scena, distribuire il gioco, ricevere fiducia e trasmetterla. Ma non ci siamo ancora, il leader di Empoli è lento, impacciato, chissà se possiede spalle sufficientemente larghe per sopportare le pressioni di una piazza che è stanca di aspettare e di pazientare. In Nazionale si è affacciato ma non s’è più visto, vorrebbe riprendersela con il Napoli ma prima deve conquistare il San Paolo. Immaginava un altro ritorno nella sua vecchia dimora, è stato sostituito e nel day-after si è dovuto anche scusare con gli ex tifosi: «Non è vero che non ho risposto al saluto dello stadio. Ho ringraziato, forse avrei dovuto essere più plateale. Sono legatissimo a Empoli così come ai napoletani: è stata una giornata con troppe emozioni che hanno condizionato il mio rendimento». Se la passa maluccio Mirko ma i suoi santi protettori dicono che farà ricredere tutti. Settembre gli serve per carburare, a ottobre di solito esplode. Se davvero è così, manca poco. (Angelo Rossi – Il Mattino)