Il Napoli si tuffa in Europa. Sarri non cambia modulo contro il Bruges. A riposo Maggio, Allan e Valdifiori

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Il cambio di modulo nel finale della partita con l’Empoli (il 4-3-3), con la rinuncia al trequartista, non è passato sotto traccia. Ovvio che il tecnico azzurro pensi di poterlo recuperare di tanto in tanto, perché il collaudo è stato confortante e promette di aiutare il Napoli nei momenti di difficoltà. Ma difficile che questo avvenga dal primo minuto: accadrà, quando accadrà, con la partita in corso. Esattamente come al Castellani. Il motivo è semplice: al di là del pareggio di Empoli, che certo non è un risultato positivo, Sarri comincia a vedere il bicchiere mezzo pieno. E per primo considera positivamente le prestazione di Albiol. Lo spagnolo viene considerato simbolo di umiltà e abnegazione per la capacità di volersi immediatamente calare nel ruolo indicato nelle nuove direttive tecniche. Ma è chiaro che là dietro covano gran parte dei mali di questo inizio deludente: i movimenti «sarriani» ci sono (dalle minidiagonali agli elastici) ma vengono eseguiti in maniera, per così dire, troppo scolastica. Non è un caso che il Napoli migliore di Empoli sia stato quello della ripresa ovvero quando i toscani sono fisicamente crollati e quando hanno iniziato a fare tutto a passo assai più lento. Ed ecco, a quel punto, la linea a 4, così in affanno all’inizio, ha ripreso vitalità e funzionalità senza mai soffrire. Non è una cosa semplice: Maggio continua a seguire l’uomo più che la palla e con questo atteggiamento, per esempio, tiene in gioco Saponara in occasione del vantaggio empolese. Quando sale lo fa ancora in maniera macchinosa, anche perché mai in passato ha svolto compiti del genere. In fondo ha 33 anni, non è mica un ragazzino. E in ogni caso Hysaj, dalla parte opposta, che ragazzino lo è, non è che brilli in maniera esagerata. Spazio per Ghoulam e Strinic? Nella valutazione dell’allenatore non sono esterni in grado (ancora) di fare in maniera efficace la fase difensiva. Un giorno Arrigo Sacchi disse a Franco Baresi: «Sappi che ogni volta che fai un lancio lungo, mi dai un dispiacere». Il Napoli di Sarri nasce da questa sensibilità: tenere sempre la palla a terra perché ogni passaggio corto è una stringa che lega i reparti e tiene la squadra corta. Chiaro che i disagi di Valdifiori sono alla base del gioco macchinoso che fatica a decollare con continuità. E che l’agonismo di Allan serve parzialmente ad attutire i suoi disagi di inserimento. Ovvio, il 4-3-3 permetterebbe a Sarri di far giocare i migliori, senza sacrificare ogni volta due tra Callejon, Mertens e Gabbiadini. Ma per l’allenatore azzurro non è questo il modo giusto per proteggere il centrocampo. Insigne prende e segue il portatore di palla avversario: certo, non lo fa ancora per tantissimi metri ma in ogni caso sporca l’inizio di manovra degli avversari. Cosa che, per Sarri, né Callejon né Mertens farebbero nel 4-3-3. Quindi, al momento, a togliere il trequartista non ci pensa ancora con convinzione. Il Bruges bussa già alla porta. Sarri non crede nel turnover: esiste solo la prima partita da giocare. Le altre possono attendere. Dunque in Europa League nessuna rivoluzione ma qualche cambio sì: riposeranno Maggio, Allan e Valdifiori per esempio e la sensazione è che Callejon farà da spalla all’intoccabile Higuain, la cui leadership è evidenziata dall’assoluta libertà di spaziare ovunque in attacco. Sarri non è uno che vive su Marte: sa bene che l’Europa League non ha lo stesso peso del campionato ma sa altrettanto bene come il Napoli debba vincere assolutamente la prima partita per sbloccarsi e trovare il sorriso. Questione psicologica, certo. Dunque, va bene pure se il successo che darà un calcio alle streghe arrivi giovedì con i belgi. Il modo migliore per affrontare una dopo l’altra Lazio, Carpi e Juventus. (Pino Taormina – Il Mattino)

Il cambio di modulo nel finale della partita con l’Empoli (il 4-3-3), con la rinuncia al trequartista, non è passato sotto traccia. Ovvio che il tecnico azzurro pensi di poterlo recuperare di tanto in tanto, perché il collaudo è stato confortante e promette di aiutare il Napoli nei momenti di difficoltà. Ma difficile che questo avvenga dal primo minuto: accadrà, quando accadrà, con la partita in corso. Esattamente come al Castellani. Il motivo è semplice: al di là del pareggio di Empoli, che certo non è un risultato positivo, Sarri comincia a vedere il bicchiere mezzo pieno. E per primo considera positivamente le prestazione di Albiol. Lo spagnolo viene considerato simbolo di umiltà e abnegazione per la capacità di volersi immediatamente calare nel ruolo indicato nelle nuove direttive tecniche. Ma è chiaro che là dietro covano gran parte dei mali di questo inizio deludente: i movimenti «sarriani» ci sono (dalle minidiagonali agli elastici) ma vengono eseguiti in maniera, per così dire, troppo scolastica. Non è un caso che il Napoli migliore di Empoli sia stato quello della ripresa ovvero quando i toscani sono fisicamente crollati e quando hanno iniziato a fare tutto a passo assai più lento. Ed ecco, a quel punto, la linea a 4, così in affanno all’inizio, ha ripreso vitalità e funzionalità senza mai soffrire. Non è una cosa semplice: Maggio continua a seguire l’uomo più che la palla e con questo atteggiamento, per esempio, tiene in gioco Saponara in occasione del vantaggio empolese. Quando sale lo fa ancora in maniera macchinosa, anche perché mai in passato ha svolto compiti del genere. In fondo ha 33 anni, non è mica un ragazzino. E in ogni caso Hysaj, dalla parte opposta, che ragazzino lo è, non è che brilli in maniera esagerata. Spazio per Ghoulam e Strinic? Nella valutazione dell’allenatore non sono esterni in grado (ancora) di fare in maniera efficace la fase difensiva. Un giorno Arrigo Sacchi disse a Franco Baresi: «Sappi che ogni volta che fai un lancio lungo, mi dai un dispiacere». Il Napoli di Sarri nasce da questa sensibilità: tenere sempre la palla a terra perché ogni passaggio corto è una stringa che lega i reparti e tiene la squadra corta. Chiaro che i disagi di Valdifiori sono alla base del gioco macchinoso che fatica a decollare con continuità. E che l’agonismo di Allan serve parzialmente ad attutire i suoi disagi di inserimento. Ovvio, il 4-3-3 permetterebbe a Sarri di far giocare i migliori, senza sacrificare ogni volta due tra Callejon, Mertens e Gabbiadini. Ma per l’allenatore azzurro non è questo il modo giusto per proteggere il centrocampo. Insigne prende e segue il portatore di palla avversario: certo, non lo fa ancora per tantissimi metri ma in ogni caso sporca l’inizio di manovra degli avversari. Cosa che, per Sarri, né Callejon né Mertens farebbero nel 4-3-3. Quindi, al momento, a togliere il trequartista non ci pensa ancora con convinzione. Il Bruges bussa già alla porta. Sarri non crede nel turnover: esiste solo la prima partita da giocare. Le altre possono attendere. Dunque in Europa League nessuna rivoluzione ma qualche cambio sì: riposeranno Maggio, Allan e Valdifiori per esempio e la sensazione è che Callejon farà da spalla all’intoccabile Higuain, la cui leadership è evidenziata dall’assoluta libertà di spaziare ovunque in attacco. Sarri non è uno che vive su Marte: sa bene che l’Europa League non ha lo stesso peso del campionato ma sa altrettanto bene come il Napoli debba vincere assolutamente la prima partita per sbloccarsi e trovare il sorriso. Questione psicologica, certo. Dunque, va bene pure se il successo che darà un calcio alle streghe arrivi giovedì con i belgi. Il modo migliore per affrontare una dopo l’altra Lazio, Carpi e Juventus. (Pino Taormina – Il Mattino)