Riuniti i vescovi della Campania con cardinale Sepe e prefetto: parroci pronti ad accogliere i profughi ma vanno aiutati

0

Patti chiari e amicizia lunga. Poche parole per sintetizzare il pensiero del Cardinale al termine della riunione con i vescovi della Campania, alla presenza del prefetto di Napoli, per affrontare i problemi collegati all’emergenza migranti. Su un punto Crescenzio Sepe vuole essere particolarmente chiaro: «La nostra disponibilità è totale ma ognuno deve fare la sua parte. Non intendiamo sostituirci alle istituzioni, il nostro dovere morale è quello di continuare a svolgere un’azione complementare e sussidiaria all’intervento del Governo». E giù una serie di domande alle quali l’Arcivescovo attende risposte precise e concrete quanto prima. Chi si occuperà di garantire la sicurezza? Chi vigilerà sulle famiglie di migranti? E ancora: a chi spetterà risolvere problemi e pastoie burocratiche che troppo spesso rendono impraticabili gli aiuti? Non certo alla Chiesa, questo è sicuro, ma Crescenzio Sepe chiede ugualmente chiarezza e ruoli ben definiti, per evitare che la permanenza dei migranti nella nostra regione si trasformi in un dramma ancora peggiore. E c’è subito una proposta: quella di disporre al più presto un adeguamento normativo che agevoli l’accoglienza straordinaria in quelle strutture di emergenza in cui vengono “parcheggiati” i richiedenti asilo. Dalla Conferenza episcopale regionale è inoltre emersa la volontà di effettuare un’accoglienza di secondo livello a beneficio di quanti hanno già ricevuto un permesso di soggiorno e non godono più dei servizi istituzionali previsti dalla prima accoglienza. Non solo. Per una migliore gestione dei migranti, sia dal punto di vista dell’accoglienza che della sicurezza, si è pensato di privilegiare i piccoli centri nelle zone interne della regione più adatti a garantire una adeguata vivibilità. «Si tratterà ora di definire meglio tempi e modalità – spiega Antonio Di Donna, Vescovo di Acerra e delegato della Conferenza Episcopale campana per il settore Carità – quel che è certo è che i parroci non dovranno accollarsi le responsabilità della gestione degli immigrati». Anche monsignor Di Donna punta sulla chiarezza dei ruoli: «Attenzione a non fare confusione: la Chiesa da sempre accoglie gli immigrati e collabora con le istituzioni, ma non intende fare supplenza». I Vescovi, nel corso dell’incontro, hanno anche verificato quanto già si sta facendo nelle singole Diocesi per accogliere migranti e profughi e, insieme, hanno avviato una ricognizione di possibili nuove iniziative da mettere a segno per affrontare la crescente emergenza. Tra queste un maggiore coinvolgimento di famiglie e parrocchie che potrebbero costituire un vero e proprio volano in questo processo di inclusione sociale e integrazione. Il prefetto Gerarda Pantalone, intanto, conferma una cifra già nota: nelle prossime settimane sbarcheranno nel porto di Napoli almeno altri tremila migranti in base al piano nazionale di riparto. Tremila nuovi ospiti, dunque, che almeno in parte andranno ad aggiungersi ai settemila già accolti nelle strutture messe a disposizione dalla Chiesa cattolica. Senza dimenticare – sottolinea il Cardinale – le decine di vecchi e nuovi poveri che quotidianamente bussano alle porte delle istituzioni religiose. Due ore di riunione, tante domande, nuovi progetti e due obiettivi su tutti. Quali? Migliorare le condizioni di socializzazione dei rifugiati e coinvolgere e sensibilizzare le comunità all’accoglienza dei profughi accompagnandoli lungo uno specifico percorso di autonomia. Che in altre parole vuol dire: inserimento, tolleranza, disponibilità e rispetto della dignità di chi vive una condizione di grande difficoltà. Il prefetto ascolta, prende appunti e ringrazia il cardinale Sepe «che ha voluto convocare una conferenza episcopale straordinaria. Il prossimo passo – conclude – sarà quello di organizzare tavoli di lavoro in tutte le province per riuscire a concretizzare questa disponibilità attraverso moduli di accoglienza coerenti con le richieste». (Maria Chiara Aulisio – Il Mattino)

Patti chiari e amicizia lunga. Poche parole per sintetizzare il pensiero del Cardinale al termine della riunione con i vescovi della Campania, alla presenza del prefetto di Napoli, per affrontare i problemi collegati all’emergenza migranti. Su un punto Crescenzio Sepe vuole essere particolarmente chiaro: «La nostra disponibilità è totale ma ognuno deve fare la sua parte. Non intendiamo sostituirci alle istituzioni, il nostro dovere morale è quello di continuare a svolgere un’azione complementare e sussidiaria all’intervento del Governo». E giù una serie di domande alle quali l’Arcivescovo attende risposte precise e concrete quanto prima. Chi si occuperà di garantire la sicurezza? Chi vigilerà sulle famiglie di migranti? E ancora: a chi spetterà risolvere problemi e pastoie burocratiche che troppo spesso rendono impraticabili gli aiuti? Non certo alla Chiesa, questo è sicuro, ma Crescenzio Sepe chiede ugualmente chiarezza e ruoli ben definiti, per evitare che la permanenza dei migranti nella nostra regione si trasformi in un dramma ancora peggiore. E c’è subito una proposta: quella di disporre al più presto un adeguamento normativo che agevoli l’accoglienza straordinaria in quelle strutture di emergenza in cui vengono “parcheggiati” i richiedenti asilo. Dalla Conferenza episcopale regionale è inoltre emersa la volontà di effettuare un’accoglienza di secondo livello a beneficio di quanti hanno già ricevuto un permesso di soggiorno e non godono più dei servizi istituzionali previsti dalla prima accoglienza. Non solo. Per una migliore gestione dei migranti, sia dal punto di vista dell’accoglienza che della sicurezza, si è pensato di privilegiare i piccoli centri nelle zone interne della regione più adatti a garantire una adeguata vivibilità. «Si tratterà ora di definire meglio tempi e modalità – spiega Antonio Di Donna, Vescovo di Acerra e delegato della Conferenza Episcopale campana per il settore Carità – quel che è certo è che i parroci non dovranno accollarsi le responsabilità della gestione degli immigrati». Anche monsignor Di Donna punta sulla chiarezza dei ruoli: «Attenzione a non fare confusione: la Chiesa da sempre accoglie gli immigrati e collabora con le istituzioni, ma non intende fare supplenza». I Vescovi, nel corso dell’incontro, hanno anche verificato quanto già si sta facendo nelle singole Diocesi per accogliere migranti e profughi e, insieme, hanno avviato una ricognizione di possibili nuove iniziative da mettere a segno per affrontare la crescente emergenza. Tra queste un maggiore coinvolgimento di famiglie e parrocchie che potrebbero costituire un vero e proprio volano in questo processo di inclusione sociale e integrazione. Il prefetto Gerarda Pantalone, intanto, conferma una cifra già nota: nelle prossime settimane sbarcheranno nel porto di Napoli almeno altri tremila migranti in base al piano nazionale di riparto. Tremila nuovi ospiti, dunque, che almeno in parte andranno ad aggiungersi ai settemila già accolti nelle strutture messe a disposizione dalla Chiesa cattolica. Senza dimenticare – sottolinea il Cardinale – le decine di vecchi e nuovi poveri che quotidianamente bussano alle porte delle istituzioni religiose. Due ore di riunione, tante domande, nuovi progetti e due obiettivi su tutti. Quali? Migliorare le condizioni di socializzazione dei rifugiati e coinvolgere e sensibilizzare le comunità all’accoglienza dei profughi accompagnandoli lungo uno specifico percorso di autonomia. Che in altre parole vuol dire: inserimento, tolleranza, disponibilità e rispetto della dignità di chi vive una condizione di grande difficoltà. Il prefetto ascolta, prende appunti e ringrazia il cardinale Sepe «che ha voluto convocare una conferenza episcopale straordinaria. Il prossimo passo – conclude – sarà quello di organizzare tavoli di lavoro in tutte le province per riuscire a concretizzare questa disponibilità attraverso moduli di accoglienza coerenti con le richieste». (Maria Chiara Aulisio – Il Mattino)