Dopo la partita con l’Empoli De Laurentiis ha preso lo stesso treno della squadra ed ha incoraggiato Sarri

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Una settimana complicata, non c’è che dire. Aurelio De Laurentiis ritorna in Italia e si precipita in questo angolo della Toscana alla ricerca dei tre punti della serenità. Non li trova, ma resta comunque positivamente impressionato dalla reazione nel secondo tempo in cui la squadra ha mostrato anche un certo tipo di legame con l’allenatore. Da Los Angeles a Empoli, il presidente ha riabbracciato velocemente la squadra e poi ha deciso di tornare in treno con tutti, sul Frecciarossa che da Firenze Santa Maria Novella ha riaccompagnato gli azzurri a Napoli. Sereno, disteso, sorridente. Ha avuto parole buone per tutti. Compreso Sarri. Non ha mai mostrato segni di insofferenza, neanche nel primo tempo quando il quadro era in ogni caso piuttosto inquietante. D’altronde lui sull’argomento Sarri ha fatto una sorta di proclama: «Può perdere anche le prossime sei partite, resterà l’allenatore del Napoli». Ieri non ha neppure perso, quindi difficile che al momento Sarri possa sentirsi come un re Travicello. Nelle prossime ore il presidente dovrà affrontare due nodi pesanti e – perché no – pure fastidiosi: dovrà tornare a parlare della convenzione-ponte con il Comune di Napoli che ancora una volta traballa davanti a cifre che per il club non sono quelle stabilite; e dovrà recarsi – e probabilmente ci andrà personalmente – dal prefetto Pantalone mercoledì per discutere dell’argomento sicurezza San Paolo. Il monito della prefettura è stato duro e preciso: basta rimpallarsi competenze e responsabilità, i lavori all’impianto di Fuorigrotta non sono più rinviabili. Ma non solo: il Napoli e il Comune dicano una volta per tutte chi deve fare, cosa e dentro quanto lo faranno. In ballo ci sono i lavori per l’illuminazione esterna dello stadio, i bagni, i tornelli e le telecamere di sorveglianza della struttura. Un monito che in sottofondo nasconde anche una minaccia concreta: la chiusura dello stadio per le partite del Napoli. Sarebbe un vero smacco per tutti. Ed è questo che tutte le parti in causa devono scongiurare. Il Napoli, da parte sua, ha già messo sul piatto i 20 milioni per il restyling del San Paolo: i lavori, una volta che l’amministrazione comunale e la dirigenza azzurra raggiungeranno l’accordo totale, inizieranno in primavera. Da quel momento, entro 18 mesi, la zona di Fuorigrotta cambierà volto. Con un impianto più snello e piccolo al posto del mastodontico stadio costruito alla fine degli anni ’50. La tensione tra le parti, comunque, è sempre alta. Come gli umori, assai mutevoli, di De Laurentiis e De Magistris. (Pino Taormina – Il Mattino)

Una settimana complicata, non c'è che dire. Aurelio De Laurentiis ritorna in Italia e si precipita in questo angolo della Toscana alla ricerca dei tre punti della serenità. Non li trova, ma resta comunque positivamente impressionato dalla reazione nel secondo tempo in cui la squadra ha mostrato anche un certo tipo di legame con l'allenatore. Da Los Angeles a Empoli, il presidente ha riabbracciato velocemente la squadra e poi ha deciso di tornare in treno con tutti, sul Frecciarossa che da Firenze Santa Maria Novella ha riaccompagnato gli azzurri a Napoli. Sereno, disteso, sorridente. Ha avuto parole buone per tutti. Compreso Sarri. Non ha mai mostrato segni di insofferenza, neanche nel primo tempo quando il quadro era in ogni caso piuttosto inquietante. D'altronde lui sull'argomento Sarri ha fatto una sorta di proclama: «Può perdere anche le prossime sei partite, resterà l'allenatore del Napoli». Ieri non ha neppure perso, quindi difficile che al momento Sarri possa sentirsi come un re Travicello. Nelle prossime ore il presidente dovrà affrontare due nodi pesanti e – perché no – pure fastidiosi: dovrà tornare a parlare della convenzione-ponte con il Comune di Napoli che ancora una volta traballa davanti a cifre che per il club non sono quelle stabilite; e dovrà recarsi – e probabilmente ci andrà personalmente – dal prefetto Pantalone mercoledì per discutere dell'argomento sicurezza San Paolo. Il monito della prefettura è stato duro e preciso: basta rimpallarsi competenze e responsabilità, i lavori all'impianto di Fuorigrotta non sono più rinviabili. Ma non solo: il Napoli e il Comune dicano una volta per tutte chi deve fare, cosa e dentro quanto lo faranno. In ballo ci sono i lavori per l'illuminazione esterna dello stadio, i bagni, i tornelli e le telecamere di sorveglianza della struttura. Un monito che in sottofondo nasconde anche una minaccia concreta: la chiusura dello stadio per le partite del Napoli. Sarebbe un vero smacco per tutti. Ed è questo che tutte le parti in causa devono scongiurare. Il Napoli, da parte sua, ha già messo sul piatto i 20 milioni per il restyling del San Paolo: i lavori, una volta che l'amministrazione comunale e la dirigenza azzurra raggiungeranno l'accordo totale, inizieranno in primavera. Da quel momento, entro 18 mesi, la zona di Fuorigrotta cambierà volto. Con un impianto più snello e piccolo al posto del mastodontico stadio costruito alla fine degli anni '50. La tensione tra le parti, comunque, è sempre alta. Come gli umori, assai mutevoli, di De Laurentiis e De Magistris. (Pino Taormina – Il Mattino)

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