ATRANI CON FIATO IN SOSPESO PER FRANCESCA E PER LA TERZA VOLTA SI FA SERA

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E per la terza volta si fa sera ad Atrani, senza alcuna notizia di Francesca. Fra poco tutti i giovani saranno a Minori dove si farà una veglia di preghiera. C’è un paese intero col fiato sospeso e con esso tutta la costiera amalfitana che si è congiunta, per la prima volta, in un consiglio comunale unico ad Amalfi ieri sera. C’è un paese intero, Atrani, che scava con le pale ma anche a mani nude nel fango, scagliato a tonnellate dal torrente Dragone nella sua folle discesa verso il mare. Siamo alla terza serata dalla scomparsa. C’è un paese che cerca Francesca Mansi, la ragazza di 25 anni originaria di Minori, dispersa l’altro ieri durante il nubifragio di Atrani mentre lavorava nel bar «La Risacca». Disperati i fratelli che la giovane aveva accudito dopo la scomparsa della mamma, Elisa Di Benedetto, originaria di Amalfi. Dolce, sempre sorridente, amante dei viaggi. Chi la conosce, descrive così Francesca. Barista alla «Risacca», ma anche una laurea in economia del turismo, indirizzo manageriale. Un grande dolore alcuni anni fa, per la morte della mamma colpita da un cancro, una famiglia numerosa, cinque figli in tutto e un papà, Raffaele, impiegato dell’Asl e diacono permanente.

Francesca era da poco tornata da uno stage in Spagna e al papà proprio non andava giù che lei, laureata, servisse ai tavoli di un bar. «Ma lei era fatta così – racconta don Pasquale Gentile, parroco della chiesa di Santa Trofimena, a Minori – voleva dare una mano alla sua famiglia ed essere autonoma. Dopo la morte della mamma questi ragazzi sono cresciuti grazie all’attenta guida del papà e della nonna. Tra tutti Francesca era l’amalgama della famiglia, univa tutti. Non ci resta che pregare». «Una famiglia bellissima – dice un’amica di Francesca – dopo la scomparsa della mamma lei ha accudito i fratellini». Maria Teresa, Francesca, poi Paola, Vincenzo e Mario il più piccolo di 14 anni. «Le sorelle si aiutavano fra di loro, Francesca ha cresciuto i fratelli per permettere a Maria Teresa di studiare, poi Maria Teresa ha fatto lo stesso per la sorella», racconta Nadia un’amica di famiglia. «Facevano di tutto senza lamentarsi, sempre con il sorriso. Come se non ci fosse mai mancato nulla in quella famiglia, penso che sia la loro fede». Una fede che ieri il papà Raffaele ha invocato più volte per affrontare il dramma che sta vivendo. «Ho saputo quanto era accaduto attraverso internet, guardando un video su Facebook – racconta – e sono subito corso ad Atrani per rendermi conto di persona». L’uomo riesce a stento a trattenere le lacrime. Pensa a quella figlia sotto il fango e spera ancora in un miracolo, anche se le speranze si riducono al lumicino mano a mano che le ore passano. Poi papà Raffaele lancia un appello: «Invito tutti i nostri politici a litigare di meno e a fare di più per il territorio perché fatti come questi non devono più accadere». E ieri il ministro delle Politiche comunitarie, Andrea Ronchi, in Costiera per la manifestazione «Scala incontra New York», si è recato ad Atrani proprio per incontrare il padre della ragazza. Nel paese in azione ci sono ancora le ruspe per portare via il fango, ma anche i cani della polizia e i sommozzatori dei vigili del fuoco perché nessuno si arrende all’idea che una ragazza possa sparire nel fango. I sub perlustrano il tratto di mare lungo la spiaggia che adesso si è allungata di quindici metri. Qualcuno di loro affonda le mani nel fango perché trovare un corpo in quel disastro è un’impresa difficilissima. Appena nove mesi fa, il 2 gennaio, si contò l’ultima vittima ad Atrani. Lo chef del ristorante «Zaccaria» fu colpito da un masso che si era staccato dal costone invadendo il locale, mentre si parla di inchieste della Procura di Salerno per questa alluvione di quella tragedia, a nove mesi, ancora non si ha nessun sviluppo giudiziario e tutti rimangono impuniti. L’uomo morì mentre era al lavoro in cucina. Anche in quell’occasione, il paese della Costiera amalfitana era stato flagellato da ore di pioggia e vento. Da queste parti quando arriva il maltempo si guarda verso il cielo e si ha paura.

Michele Cinque

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