Ravello Festival concerto di Uto Ughi interrotto due volte dai fuochi d’artificio di Atrani

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Ravello Festival concerto di Uto Ughi interrotto due volte dai fuochi d’artificio di Atrani  , la notizia è stata riportata da La Stampa di Torino a firma di letizia tortello il 9 settembre

 

Quando si dice “Paganini col botto”. Per il maestro Uto Ughi, la serata conclusiva del 63esimo Ravello festival resterà di certo uno di quei concerti difficili da dimenticare. Un concerto con i fuochi d’artificio, nel vero senso della parola. Visto che su un’ora e dieci minuti di esibizione il mito del violino, accompagnato dai Filarmonici di Roma, ha dovuto interrompersi due volte, disturbato dagli spettacoli pirotecnici della costiera. 

 

Al Belvedere di Villa Rufolo, fiorito auditorium con vista mozzafiato sul golfo di Amalfi, sembrava davvero che il diavolo ci avesse messo lo zampino. D’altra parte, l’orchestra aveva appena accompagnato il pubblico (platea piena, per la maggior parte stranieri) giù per le atmosfere infernali della Sinfonia n. 6 nota come “La casa del diavolo” di Boccherini. 

Il maestro delle quattro corde sale sul palco insieme al suo Stradivari. È l’imbrunire, spuntano le luci dei paesi della costiera. Ughi introduce la “Romanza” di Beethoven. Qualche minuto ed ecco il primo botto. Boom, riboom. Una raffica di luci e suoni, come tamburi dispettosi rimasti fuori dall’orchestra. 

I fuochi d’artificio arrivano da Atrani. Forti e chiari. Ughi va fino in fondo e al termine del pezzo fa notare all’organizzazione che non si può suonare in quelle condizioni. “Speriamo che facciano una telefonata al comune di fianco, per coordinare gli spettacoli”, dice dal palco. Ilarità e imbarazzo tra il pubblico, mentre gli spartiti dei musicisti volano in aria per il vento. Com’è possibile che si riservi questo trattamento a Uto Ughi? – si chiedono i più. 

Come diceva Toscanini, “all’aperto si gioca a bocce”, ma pazienza. L’atmosfera è da sogno. Arriva Paganini. Concerto n. 4 per violino e orchestra. Vero funambolismo. Parte l’orchestra, il violino aspetta paziente. Dal paese di Ravello giungono odori di pizza ad accompagnare il suono. Ma da lontano, dall’altra parte rispetto a prima, altre minacciose luci colorate si affacciano all’orizzonte. Boom, riboom, boom boom boom. Incredulità in platea. I fuochi di nuovo no, lo fanno apposta. Il maestro resiste, gli orchestrali stringono i denti, il concerto di tamburi, però, è troppo inquinante. 

Passano tre minuti e, sull’Allegro maestoso, il violino di Busto Arsizio cede. Ughi interrompe l’esibizione, tra gli sguardi increduli. Fa un gesto con la mano verso il pubblico e chiede: aspettiamo che finiscano? Dalla platea si alza un coro di sì liberatori. Evviva. Lui abbandona la scena, va al fondo della terrazza verso il mare e scruta il paesaggio. Stavolta i botti sono a Maiori. “Non ci si poteva coordinare?”, domanda uno spettatore a un vigile del fuoco. “No, stanno festeggiando un matrimonio. Qui ad ogni sposalizio sparano”, risposta. L’americana, il fidanzato e l’inglese di fianco a noi si guardano interdetti e non capiscono. Alla fine della sofferta, strepitosa performance, ci sentiamo dire col sorriso da uno degli organizzatori del festival: “Oggi è l’8 settembre, l’Armistizio. Sarà stato qualche tedesco che non era d’accordo”. Evviva la costiera amalfitana. 

Ravello Festival concerto di Uto Ughi interrotto due volte dai fuochi d'artificio di Atrani  , la notizia è stata riportata da La Stampa di Torino a firma di letizia tortello il 9 settembre
 
Quando si dice “Paganini col botto”. Per il maestro Uto Ughi, la serata conclusiva del 63esimo Ravello festival resterà di certo uno di quei concerti difficili da dimenticare. Un concerto con i fuochi d’artificio, nel vero senso della parola. Visto che su un’ora e dieci minuti di esibizione il mito del violino, accompagnato dai Filarmonici di Roma, ha dovuto interrompersi due volte, disturbato dagli spettacoli pirotecnici della costiera. 

 

Al Belvedere di Villa Rufolo, fiorito auditorium con vista mozzafiato sul golfo di Amalfi, sembrava davvero che il diavolo ci avesse messo lo zampino. D’altra parte, l’orchestra aveva appena accompagnato il pubblico (platea piena, per la maggior parte stranieri) giù per le atmosfere infernali della Sinfonia n. 6 nota come “La casa del diavolo” di Boccherini. 

Il maestro delle quattro corde sale sul palco insieme al suo Stradivari. È l’imbrunire, spuntano le luci dei paesi della costiera. Ughi introduce la “Romanza” di Beethoven. Qualche minuto ed ecco il primo botto. Boom, riboom. Una raffica di luci e suoni, come tamburi dispettosi rimasti fuori dall’orchestra. 

I fuochi d’artificio arrivano da Atrani. Forti e chiari. Ughi va fino in fondo e al termine del pezzo fa notare all’organizzazione che non si può suonare in quelle condizioni. “Speriamo che facciano una telefonata al comune di fianco, per coordinare gli spettacoli”, dice dal palco. Ilarità e imbarazzo tra il pubblico, mentre gli spartiti dei musicisti volano in aria per il vento. Com’è possibile che si riservi questo trattamento a Uto Ughi? – si chiedono i più. 

Come diceva Toscanini, “all’aperto si gioca a bocce”, ma pazienza. L’atmosfera è da sogno. Arriva Paganini. Concerto n. 4 per violino e orchestra. Vero funambolismo. Parte l’orchestra, il violino aspetta paziente. Dal paese di Ravello giungono odori di pizza ad accompagnare il suono. Ma da lontano, dall’altra parte rispetto a prima, altre minacciose luci colorate si affacciano all’orizzonte. Boom, riboom, boom boom boom. Incredulità in platea. I fuochi di nuovo no, lo fanno apposta. Il maestro resiste, gli orchestrali stringono i denti, il concerto di tamburi, però, è troppo inquinante. 

Passano tre minuti e, sull’Allegro maestoso, il violino di Busto Arsizio cede. Ughi interrompe l’esibizione, tra gli sguardi increduli. Fa un gesto con la mano verso il pubblico e chiede: aspettiamo che finiscano? Dalla platea si alza un coro di sì liberatori. Evviva. Lui abbandona la scena, va al fondo della terrazza verso il mare e scruta il paesaggio. Stavolta i botti sono a Maiori. “Non ci si poteva coordinare?”, domanda uno spettatore a un vigile del fuoco. “No, stanno festeggiando un matrimonio. Qui ad ogni sposalizio sparano”, risposta. L’americana, il fidanzato e l’inglese di fianco a noi si guardano interdetti e non capiscono. Alla fine della sofferta, strepitosa performance, ci sentiamo dire col sorriso da uno degli organizzatori del festival: “Oggi è l’8 settembre, l’Armistizio. Sarà stato qualche tedesco che non era d’accordo”. Evviva la costiera amalfitana.