Profughi, 3.662 saranno destinati alla Campania. Ad Avellino e Benevento i nuovi posti per l’accoglienza

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L’ondata di arrivi non rallenta e, per il Viminale, le quote di accoglienza riguarderanno la Campania con 3.662 nuovi posti da individuare e la Lombardia con 3.421 posti. Ma l’ondata si alzerà diversamente al sud dal nord: perché gli arrivi sulla rotta mediterranea, che finora sono stati la percentuale maggiore, dipenderà molto dalle condizioni atmosferiche del mare, mentre gli arrivi al nord, quelli della cosiddetta «rotta balcanica», sono profughi di transito che dalle regioni del nord-est, a partire dal Friuli, intendono raggiungere la Germania e i paesi del Nord Europa. Settembre è il mese clou e il Viminale suona l’allarme con una circolare ai prefetti diramata martedì scorso che, spiegano al ministero dell’Interno, non «impone» quote di accoglienza ma invita proprio i prefetti a prevedere tutte le condizioni più agevoli possibili per evitare emergenze non previste. Finora, la «prevenzione» del Viminale ha funzionato con un sistema collaudato di accoglienza che ora viene monitorato anche da altri Paesi europei, così come è emerso a Tirana nell’annuale incontro degli «ambasciatori» nel mondo della Comunità di Sant’Egidio ed al quale ha preso parte anche il prefetto Mario Morcone, capo del dipartimento immigrazione del Viminale. I conti della circolare appena diramata: «Fino a fine mese prevediamo l’ingresso di altri 20mila nuovi profughi. A settembre dello scorso anno registrammo 26mila arrivi». Di qui le cifre delle quote, scritte nella circolare del Viminale di martedì scorso. Eccole. Prime nella classifica nazionale Campania con 3.662 posti e Lombardia con 3.421 posti; Abruzzo 453; Basilicata 299; Bolzano 193; Calabria 0; Emilia Romagna 1.636; Friuli Venezia Giulia 132; Lazio 879; Liguria 684; Marche 554; Molise 0; Piemonte 1.781; Puglia 1.436; Sardegna 791; Toscana 2.009; Trento 185; Umbria 423; Valle d’Aosta 271; Veneto 2.075. Per il Viminale la road map resta quella fissata dal Piano nazionale d’accoglienza del 10 luglio 2014, concordato insieme alle Regioni: i rifugiati vengono distribuiti in maniera equilibrata tenendo conto della popolazione, del Pil e del numero di migranti già ospitati. Al Viminale non credono che la Lombardia possa alzare «muri» tenuto conto che, per una logica di coerenza politico-istituzionale, il primo che rispetterà la direttiva sulla spartizione dei migranti sarà il presidente della Lombardia Maroni. Fu lui, nelle vesti di ministro dell’Interno del governo Berlusconi, a firmare la prima direttiva con le quote dei migranti. Fin qui le cifre. Ma dietro le cifre c’è anche un ragionamento del Viminale che riguarda in primis la Campania. La quota è indicativa di un futuro fabbisogno tenuto conto di due circostanze fondamentali che sono anche sulla scrivania del prefetto di Napoli Maria Gerarda Pantalone. La prima riguarda la necessità di trovare posti sostituitivi a strutture non idonee, divenute non agibili nel tempo, oppure da archiviare per sopraggiunte inchieste della magistratura; la seconda è quella di evitare di incrociare la necessità dell’accoglienza con i temi della sicurezza e dell’ordine pubblico in questo periodo particolarmente «caldo» a Napoli città. Di qui, l’intenzione del Viminale di invitare, innanzitutto, i prefetti di Avellino e Benevento a prevedere nuovi posti di accoglienza, non nei comuni capoluoghi ma secondo una logica di «rete diffusa» sul territorio così come sta avvenendo anche in Veneto dopo l’incontro del prefetto Morcone con i vertici istituzionali della più grande regione, ma anche più «ribelle», del nord-est. L’obiettivo del Viminale, comunicato ai prefetti, è quello di evitare che collassi la rete d’accoglienza, finora collaudata principalmente con il «sacrificio» di regioni del sud, come Calabria e Sicilia. E il Viminale torna nell’indicazione di aprire vecchie caserme, aree industriali in disuso e perfino ex penitenziari, a cominciare dal carcere di Morcone, in provincia di Benevento. I migranti giunti in Italia nel corso dell’anno hanno raggiunto quota 111.354: per lo più eritrei (29.019), nigeriani (13.788), somali (8.559), sudanesi (6.745) e siriani (6.324). Dunque, in gran parte profughi che aspirano, anche per il diritto vigente, a forme di protezione internazionale. Nel sistema d’accoglienza ci sono attualmente 93.608 profughi, tra centri governativi e strutture temporanee regionali. Le regioni che sostengono il carico maggiore con ben 64.224 migranti ospitati sul loro territorio sono la Sicilia (che accoglie il 16% dei migranti), la Lombardia (13%), il Lazio (9%), la Campania (8%), il Piemonte (7%) e il Veneto (7%). In autunno con il peggioramento delle condizioni atmosferiche, gli arrivi via mare solitamente rallentano. Al Viminale, conti alla mano ma anche previsioni future, continuano ad esprimere «grande apprezzamento per la decisione presa dalla Germania di sospendere il regolamento di Dublino per i siriani in arrivo» ma la guardia è tutt’altro che abbassata. (Antonio Manzo – Il Mattino) 

L’ondata di arrivi non rallenta e, per il Viminale, le quote di accoglienza riguarderanno la Campania con 3.662 nuovi posti da individuare e la Lombardia con 3.421 posti. Ma l’ondata si alzerà diversamente al sud dal nord: perché gli arrivi sulla rotta mediterranea, che finora sono stati la percentuale maggiore, dipenderà molto dalle condizioni atmosferiche del mare, mentre gli arrivi al nord, quelli della cosiddetta «rotta balcanica», sono profughi di transito che dalle regioni del nord-est, a partire dal Friuli, intendono raggiungere la Germania e i paesi del Nord Europa. Settembre è il mese clou e il Viminale suona l’allarme con una circolare ai prefetti diramata martedì scorso che, spiegano al ministero dell’Interno, non «impone» quote di accoglienza ma invita proprio i prefetti a prevedere tutte le condizioni più agevoli possibili per evitare emergenze non previste. Finora, la «prevenzione» del Viminale ha funzionato con un sistema collaudato di accoglienza che ora viene monitorato anche da altri Paesi europei, così come è emerso a Tirana nell’annuale incontro degli «ambasciatori» nel mondo della Comunità di Sant’Egidio ed al quale ha preso parte anche il prefetto Mario Morcone, capo del dipartimento immigrazione del Viminale. I conti della circolare appena diramata: «Fino a fine mese prevediamo l’ingresso di altri 20mila nuovi profughi. A settembre dello scorso anno registrammo 26mila arrivi». Di qui le cifre delle quote, scritte nella circolare del Viminale di martedì scorso. Eccole. Prime nella classifica nazionale Campania con 3.662 posti e Lombardia con 3.421 posti; Abruzzo 453; Basilicata 299; Bolzano 193; Calabria 0; Emilia Romagna 1.636; Friuli Venezia Giulia 132; Lazio 879; Liguria 684; Marche 554; Molise 0; Piemonte 1.781; Puglia 1.436; Sardegna 791; Toscana 2.009; Trento 185; Umbria 423; Valle d’Aosta 271; Veneto 2.075. Per il Viminale la road map resta quella fissata dal Piano nazionale d'accoglienza del 10 luglio 2014, concordato insieme alle Regioni: i rifugiati vengono distribuiti in maniera equilibrata tenendo conto della popolazione, del Pil e del numero di migranti già ospitati. Al Viminale non credono che la Lombardia possa alzare «muri» tenuto conto che, per una logica di coerenza politico-istituzionale, il primo che rispetterà la direttiva sulla spartizione dei migranti sarà il presidente della Lombardia Maroni. Fu lui, nelle vesti di ministro dell’Interno del governo Berlusconi, a firmare la prima direttiva con le quote dei migranti. Fin qui le cifre. Ma dietro le cifre c’è anche un ragionamento del Viminale che riguarda in primis la Campania. La quota è indicativa di un futuro fabbisogno tenuto conto di due circostanze fondamentali che sono anche sulla scrivania del prefetto di Napoli Maria Gerarda Pantalone. La prima riguarda la necessità di trovare posti sostituitivi a strutture non idonee, divenute non agibili nel tempo, oppure da archiviare per sopraggiunte inchieste della magistratura; la seconda è quella di evitare di incrociare la necessità dell’accoglienza con i temi della sicurezza e dell’ordine pubblico in questo periodo particolarmente «caldo» a Napoli città. Di qui, l’intenzione del Viminale di invitare, innanzitutto, i prefetti di Avellino e Benevento a prevedere nuovi posti di accoglienza, non nei comuni capoluoghi ma secondo una logica di «rete diffusa» sul territorio così come sta avvenendo anche in Veneto dopo l’incontro del prefetto Morcone con i vertici istituzionali della più grande regione, ma anche più «ribelle», del nord-est. L’obiettivo del Viminale, comunicato ai prefetti, è quello di evitare che collassi la rete d’accoglienza, finora collaudata principalmente con il «sacrificio» di regioni del sud, come Calabria e Sicilia. E il Viminale torna nell’indicazione di aprire vecchie caserme, aree industriali in disuso e perfino ex penitenziari, a cominciare dal carcere di Morcone, in provincia di Benevento. I migranti giunti in Italia nel corso dell’anno hanno raggiunto quota 111.354: per lo più eritrei (29.019), nigeriani (13.788), somali (8.559), sudanesi (6.745) e siriani (6.324). Dunque, in gran parte profughi che aspirano, anche per il diritto vigente, a forme di protezione internazionale. Nel sistema d’accoglienza ci sono attualmente 93.608 profughi, tra centri governativi e strutture temporanee regionali. Le regioni che sostengono il carico maggiore con ben 64.224 migranti ospitati sul loro territorio sono la Sicilia (che accoglie il 16% dei migranti), la Lombardia (13%), il Lazio (9%), la Campania (8%), il Piemonte (7%) e il Veneto (7%). In autunno con il peggioramento delle condizioni atmosferiche, gli arrivi via mare solitamente rallentano. Al Viminale, conti alla mano ma anche previsioni future, continuano ad esprimere «grande apprezzamento per la decisione presa dalla Germania di sospendere il regolamento di Dublino per i siriani in arrivo» ma la guardia è tutt’altro che abbassata. (Antonio Manzo – Il Mattino)