Castello di Cisterna. Gli assassini di Anatolij già pronti al pentimento. Puntano a sconti di pena

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Dalla furia alla confessione, passando da una latitanza breve e precaria in Calabria. Poi l’arresto e le offese alle forze dell’ordine. Infine, finanche l’ipotesi del pentimento. Potrebbero infatti trasformarsi in collaboratori di giustizia i fratelli Marco Di Lorenzo e Gianluca Ianuale, entrambi figli di un uomo di camorra. Un autentico colpo di scena ieri mattina, che al tribunale di Nola ha colto di sorpresa anche Michele Sanseverino, l’avvocato che li ha seguiti da sabato, da quando ai loro polsi sono scattate le manette. Entrambi sono ritenuti gli autori della rapina al supermercato Piccolo di Castello di Cisterna e i killer di Anatolij Korol, il muratore ucraino che ha tentato di sventare il raid. Messi alle strette, quando i carabinieri li hanno prelevati dalla casa-rifugio in una località di montagna a ridosso di Scalea, hanno rapidamente confessato. «Sono stato io a colpire quell’uomo con la penna – ha detto Gianluca Ianuale, 20 anni – e anche a sparare», tentando così di scagionare il fratello maggiore. La caccia all’uomo adesso continua per rintracciare il loro complice che in quel market aveva il compito di comprare un panino e verificare se in cassa ci fossero i soldi. E quel sabato 29 agosto, i soldi c’erano, circa 1.300 euro: così è scattato l’ok al raid. Indagini anche per rintracciare le due ragazze che avrebbero aiutato i due durante la latitanza, fornendo loro cibo e abiti. «Non posso essere dettagliato perché nessuno mi ha ufficialmente comunicato le intenzioni di Ianuale e De Lorenzo – dice l’avvocato Sanseverino – Ieri mattina ero in tribunale per partecipare all’udienza di convalida del fermo dei due presunti killer, ma il cancelliere mi ha comunicato che mi era stato revocato l’incarico. Nessun altro penalista si è poi messo in contatto con me». Un’altra circostanza che confermerebbe l’ipotesi del pentimento e Sanseverino non esclude «che possa essere l’epilogo migliore per i due che al momento hanno un futuro da trascorrere dietro le sbarre. In passato ho difeso i due indagati in altri procedimenti, soprattutto Ianuale che però non ha precedenti per criminalità». Del resto, secondo i legali coinvolti in questa vicenda, il solco della collaborazione era già stato tracciato quando hanno rapidamente confessato sapendo che potrebbero essere condannati all’ergastolo. Secondo fonti della Procura di Nola, in una fase così iniziale e delicata della procedura giudiziaria, revocare il mandato al proprio penalista di fiducia è un elemento che caratterizza la maggioranza delle scelte collaborative. In questi casi viene infatti nominato un legale di altro Foro. I nuovi difensori potrebbero essere nominati a Latina o a Cassino, dove sono accreditati penalisti specializzati in caso gli indagati scelgano di collaborare. «La convalida del fermo e l’applicazione della misura cautelare nei confronti dei due fratelli costituisce anche per noi un punto del procedimento nel quale possiamo avere diretta conoscenza non solo delle motivazioni addotte dalla Procura a sostegno della richiesta cautelare, ma anche delle ragioni per le quali il gip ha applicato nei confronti degli indagati la misura della custodia cautelare in carcere. A prescindere dalla scelta collaborativa degli indagati (sulla cui genuinità non ancora possiamo esprimere alcuna valutazione), ha inizio per noi una delicatissima fase di studio degli atti processuali a disposizione – ha detto Giuseppe Gragnaniello, l’avvocato della famiglia del muratore ucraino ucciso – Noi ci costituiremo parte civile». Resta intanto un quartiere sotto assedio: la Cisternina, il rione dove risiedevano i due indagati, a pochi passi dal supermercato Piccolo, scenario del l’assalto alle casse e “tomba” di Anatolij. Un rione da sempre all’attenzione delle forze dell’ordine; ancor di più in questi ultimi giorni. Il 18 settembre intanto, la moglie della vittime e le loro due figlie rientreranno in Italia dall’Ucraina dove si sono svolti i funerali dell’uomo, proprio qui a Castello di Cisterna, dove si è aperta una massiccia gara di solidarietà per garantire un futuro più sereno alla famiglia di Anatolij, l’uomo subito chiamato eroe in terra straniera. (Rosa Palomba – Il Mattino)

Dalla furia alla confessione, passando da una latitanza breve e precaria in Calabria. Poi l’arresto e le offese alle forze dell’ordine. Infine, finanche l’ipotesi del pentimento. Potrebbero infatti trasformarsi in collaboratori di giustizia i fratelli Marco Di Lorenzo e Gianluca Ianuale, entrambi figli di un uomo di camorra. Un autentico colpo di scena ieri mattina, che al tribunale di Nola ha colto di sorpresa anche Michele Sanseverino, l’avvocato che li ha seguiti da sabato, da quando ai loro polsi sono scattate le manette. Entrambi sono ritenuti gli autori della rapina al supermercato Piccolo di Castello di Cisterna e i killer di Anatolij Korol, il muratore ucraino che ha tentato di sventare il raid. Messi alle strette, quando i carabinieri li hanno prelevati dalla casa-rifugio in una località di montagna a ridosso di Scalea, hanno rapidamente confessato. «Sono stato io a colpire quell’uomo con la penna – ha detto Gianluca Ianuale, 20 anni – e anche a sparare», tentando così di scagionare il fratello maggiore. La caccia all’uomo adesso continua per rintracciare il loro complice che in quel market aveva il compito di comprare un panino e verificare se in cassa ci fossero i soldi. E quel sabato 29 agosto, i soldi c’erano, circa 1.300 euro: così è scattato l’ok al raid. Indagini anche per rintracciare le due ragazze che avrebbero aiutato i due durante la latitanza, fornendo loro cibo e abiti. «Non posso essere dettagliato perché nessuno mi ha ufficialmente comunicato le intenzioni di Ianuale e De Lorenzo – dice l’avvocato Sanseverino – Ieri mattina ero in tribunale per partecipare all’udienza di convalida del fermo dei due presunti killer, ma il cancelliere mi ha comunicato che mi era stato revocato l’incarico. Nessun altro penalista si è poi messo in contatto con me». Un’altra circostanza che confermerebbe l’ipotesi del pentimento e Sanseverino non esclude «che possa essere l’epilogo migliore per i due che al momento hanno un futuro da trascorrere dietro le sbarre. In passato ho difeso i due indagati in altri procedimenti, soprattutto Ianuale che però non ha precedenti per criminalità». Del resto, secondo i legali coinvolti in questa vicenda, il solco della collaborazione era già stato tracciato quando hanno rapidamente confessato sapendo che potrebbero essere condannati all’ergastolo. Secondo fonti della Procura di Nola, in una fase così iniziale e delicata della procedura giudiziaria, revocare il mandato al proprio penalista di fiducia è un elemento che caratterizza la maggioranza delle scelte collaborative. In questi casi viene infatti nominato un legale di altro Foro. I nuovi difensori potrebbero essere nominati a Latina o a Cassino, dove sono accreditati penalisti specializzati in caso gli indagati scelgano di collaborare. «La convalida del fermo e l’applicazione della misura cautelare nei confronti dei due fratelli costituisce anche per noi un punto del procedimento nel quale possiamo avere diretta conoscenza non solo delle motivazioni addotte dalla Procura a sostegno della richiesta cautelare, ma anche delle ragioni per le quali il gip ha applicato nei confronti degli indagati la misura della custodia cautelare in carcere. A prescindere dalla scelta collaborativa degli indagati (sulla cui genuinità non ancora possiamo esprimere alcuna valutazione), ha inizio per noi una delicatissima fase di studio degli atti processuali a disposizione – ha detto Giuseppe Gragnaniello, l’avvocato della famiglia del muratore ucraino ucciso – Noi ci costituiremo parte civile». Resta intanto un quartiere sotto assedio: la Cisternina, il rione dove risiedevano i due indagati, a pochi passi dal supermercato Piccolo, scenario del l’assalto alle casse e “tomba” di Anatolij. Un rione da sempre all’attenzione delle forze dell’ordine; ancor di più in questi ultimi giorni. Il 18 settembre intanto, la moglie della vittime e le loro due figlie rientreranno in Italia dall’Ucraina dove si sono svolti i funerali dell’uomo, proprio qui a Castello di Cisterna, dove si è aperta una massiccia gara di solidarietà per garantire un futuro più sereno alla famiglia di Anatolij, l’uomo subito chiamato eroe in terra straniera. (Rosa Palomba – Il Mattino)