Ritiro della patente per Balotelli che questa volta si scusa. Con la sua fuoriserie andava a cento all’ora

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Andava a cento all’ora, solo che il limite era 50 e, per di più, c’era il telelaser che ha immortalato la Lamborghini a supervelocità sulle strade di casa. Così il broncio tra l’arrabbiato e il perennemente bastonato del «Why always me?» del Balo ultimo periodo si è ulteriormente accentuato. L’unica differenza con un passato neanche tanto lontano, è che questa volta non ha cercato di provocare i vigili che gli ritiravano la patente, anzi ha chiesto addirittura scusa cercando, come un automobilista qualsiasi, una improbabile difesa: «Mi dispiace – avrebbe detto il giocatore del Milan – non me ne sono accorto». Chissà se non si è reso conto che la sua fuoriserie volava o, più semplicemente, che su quella strada di Brescia, nella zona stadio Rigamonti dov’è la sua villa, c’era un limite di velocità che bisognava davvero rispettare. Tuttavia quella frase (insieme alla preghiera rivolta agli uomini in divisa: «Prima di divulgare la notizia aspettate che parli con il Milan e il mio agente») un po’ salva la mielosa favola del riscatto che si sta faticosamente cercando di costruire intorno a un ragazzo di 25 anni, arrivato troppo rapidamente a tutto: al calcio, ai soldi, alla notorietà, al successo e perfino alla prima pagina del “Time” come esempio di integrazione europea. Uno scivolone del piede sul pedale, quello di Mario Balotelli, proprio pochi giorni dopo che i media di tutti i generi avevano decantato la sua «meravigliosa» prestazione nell’amichevole del Milan contro il Mantova (seconda divisione di Lega Pro), con tanto di gol e assist conditi dallo slogan: «Primo passo verso il riscatto». Invece la balotellata lo riporta agli autoshow senza rete con fuoriserie di lusso di tutti i colori e allestimenti, tanto lui di multe può pagarne a volontà: dai 170 all’ora in autostrada con la Ferrari, in una delle 18 volte, tra il 2012 e il 2013, in cui è stato «pizzicato» dal «Tutor» sulla A4 con 10mila euro di multe, ai parcheggi nelle aree riservate ai disabili o dove capita, con uno «special» da flipper d’altri tempi a Manchester, dove il giocatore si fermava a caso totalizzando 27 rimozioni delle auto condite da 11mila euro di contravvenzioni. E ai vigili che lo fermavano, una volta con 30mila euro in contanti sul sedile del passeggero, la risposta era sempre: «Io posso». Poteva, con un contratto da 3,5 milioni, anche pagare l’ammenda da 300mila euro comminatagli dal City per essersi divertito a lanciare freccette all’indirizzo di alcuni calciatori delle squadre giovanili. Poteva incassando 100mila euro a settimana a Liverpool, può prendendo più di due milioni oggi dal Milan. E allora non resta che aspettare se si è all’inizio di un’altra serie di exploit extracalcistici da annoverare tra il tour a Scampia, l’auto parcheggiata nel carcere di Brescia per la curiosità di vedere cosa ci fosse là dentro, la scacciacani in centro a Milano per la quale fu fermato dalla polizia, le risse e gli incendi in Inghilterra, tra gossip a non finire e uscite imbarazzanti sui social network, come una delle ultime uscite con la foto postata su Instagram che ritrae l’attaccante del Milan mentre prende la mira con un fucile puntato, corredata dalla frase: «Un grande bacio a tutti coloro che mi odiano». Oppure è solo un momento di distrazione su un’auto troppo potente. Magari basterebbe lasciare stare le costruzioni immaginarie e immaginifiche intorno al ragazzo, con storie di riscatti ancestrali di pelle, immigrazione, «sfortune» sociali, incomprensioni calcistiche ed esclusioni razziali, lasciandogli fare quello che conosce meglio: calciare con un pallone, sperando che torni a far divertire esteti e appassionati della pelota con qualche trovata estrosa, ma solo sul rettangolo verde. (Fulvio Scarlata – Il Mattino)

Andava a cento all’ora, solo che il limite era 50 e, per di più, c’era il telelaser che ha immortalato la Lamborghini a supervelocità sulle strade di casa. Così il broncio tra l’arrabbiato e il perennemente bastonato del «Why always me?» del Balo ultimo periodo si è ulteriormente accentuato. L’unica differenza con un passato neanche tanto lontano, è che questa volta non ha cercato di provocare i vigili che gli ritiravano la patente, anzi ha chiesto addirittura scusa cercando, come un automobilista qualsiasi, una improbabile difesa: «Mi dispiace – avrebbe detto il giocatore del Milan – non me ne sono accorto». Chissà se non si è reso conto che la sua fuoriserie volava o, più semplicemente, che su quella strada di Brescia, nella zona stadio Rigamonti dov’è la sua villa, c’era un limite di velocità che bisognava davvero rispettare. Tuttavia quella frase (insieme alla preghiera rivolta agli uomini in divisa: «Prima di divulgare la notizia aspettate che parli con il Milan e il mio agente») un po’ salva la mielosa favola del riscatto che si sta faticosamente cercando di costruire intorno a un ragazzo di 25 anni, arrivato troppo rapidamente a tutto: al calcio, ai soldi, alla notorietà, al successo e perfino alla prima pagina del “Time” come esempio di integrazione europea. Uno scivolone del piede sul pedale, quello di Mario Balotelli, proprio pochi giorni dopo che i media di tutti i generi avevano decantato la sua «meravigliosa» prestazione nell’amichevole del Milan contro il Mantova (seconda divisione di Lega Pro), con tanto di gol e assist conditi dallo slogan: «Primo passo verso il riscatto». Invece la balotellata lo riporta agli autoshow senza rete con fuoriserie di lusso di tutti i colori e allestimenti, tanto lui di multe può pagarne a volontà: dai 170 all’ora in autostrada con la Ferrari, in una delle 18 volte, tra il 2012 e il 2013, in cui è stato «pizzicato» dal «Tutor» sulla A4 con 10mila euro di multe, ai parcheggi nelle aree riservate ai disabili o dove capita, con uno «special» da flipper d’altri tempi a Manchester, dove il giocatore si fermava a caso totalizzando 27 rimozioni delle auto condite da 11mila euro di contravvenzioni. E ai vigili che lo fermavano, una volta con 30mila euro in contanti sul sedile del passeggero, la risposta era sempre: «Io posso». Poteva, con un contratto da 3,5 milioni, anche pagare l’ammenda da 300mila euro comminatagli dal City per essersi divertito a lanciare freccette all'indirizzo di alcuni calciatori delle squadre giovanili. Poteva incassando 100mila euro a settimana a Liverpool, può prendendo più di due milioni oggi dal Milan. E allora non resta che aspettare se si è all’inizio di un’altra serie di exploit extracalcistici da annoverare tra il tour a Scampia, l'auto parcheggiata nel carcere di Brescia per la curiosità di vedere cosa ci fosse là dentro, la scacciacani in centro a Milano per la quale fu fermato dalla polizia, le risse e gli incendi in Inghilterra, tra gossip a non finire e uscite imbarazzanti sui social network, come una delle ultime uscite con la foto postata su Instagram che ritrae l'attaccante del Milan mentre prende la mira con un fucile puntato, corredata dalla frase: «Un grande bacio a tutti coloro che mi odiano». Oppure è solo un momento di distrazione su un’auto troppo potente. Magari basterebbe lasciare stare le costruzioni immaginarie e immaginifiche intorno al ragazzo, con storie di riscatti ancestrali di pelle, immigrazione, «sfortune» sociali, incomprensioni calcistiche ed esclusioni razziali, lasciandogli fare quello che conosce meglio: calciare con un pallone, sperando che torni a far divertire esteti e appassionati della pelota con qualche trovata estrosa, ma solo sul rettangolo verde. (Fulvio Scarlata – Il Mattino)