Napoli. Al Cardarelli chiuso reparto di Terapia del dolore. Malati di cancro senza assistenza, mandati in altri ospedali

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Napoli. Dallo scorso luglio i malati terminali oncologici non possono più contare sui medici della divisione di Terapia del dolore e cure palliative del Cardarelli. Il reparto, chiuso per ferie, non ha ancora riaperto i battenti. E i pazienti, nel frattempo, sono stati dirottati in altre strutture – rianimazioni, terapie intensive e reparti di medicina – non attrezzate per curare con specifiche terapie la sofferenza che provoca il cancro all’ultimo stadio. Con grave dispendio di risorse: un posto in un reparto di emergenza come la rianimazione costa infatti oltre duemila euro al giorno. Un letto in terapia del dolore, invece, poche centinaia di euro. Undici posti letto. Quattrocento pazienti all’anno. «Gestiti» da un primario e due medici soltanto (un terzo dottore è in malattia da tempo e un quarto è andato recentemente in pensione). All’inizio – ovvero una decina di anni or sono – l’assistenza per i ricoverati era ventiquattro ore su ventiquattro. Poi, proprio a causa della carenza di medici, le ore si sono ridotte. Dapprima a dodici. Infine a sei. Negli ultimi tempi, infatti, si era costretti ad assistere «a scartamento ridotto» gli undici ammalati. Ovvero soltanto nelle prime sei ore della giornata, dalle otto del mattino alle due del pomeriggio. E, se il paziente stava male fuori da quell’orario, doveva ricorrere all’intervento del medico di turno nella palazzina. Un oculista, un urologo, un otorino. Dottori cioè che non hanno una specificità sul cancro in fase terminale. Eppure il centro del Cardarelli di Terapia del dolore e cure palliative, nato inizialmente come ambulatorio nel 1977, è stato un centro pilota. Il primo dell’Italia centromeridionale. Dieci anni fa venne realizzato il reparto degenza. Sin dalla sua nascita il centro è stato sempre diretto dal dottor Vincenzo Montrone, rianimatore-anestesista. Nel reparto, è bene sottolinearlo, non vengono ricoverati soltanto malati di cancro, ma anche pazienti con dolori cronici benigni. Affetti cioè da dolori di cui non si capisce la causa. Quattro le linee di attività affidate a Montrone e ai suoi due medici: seguire i degenti ricoverati, seguire i pazienti in day hospital per dolore oncologico (ricovero solo in mattinata, dopo le terapie l’ammalato torna a casa), prestare servizio presso l’ambulatorio per la cura del dolore cronico benigno. E consulenze in tutto l’ospedale (almeno dieci al giorno). Insomma, un carico enorme per soli tre dottori. Per questo il commissario straordinario del Cardarelli, Patrizia Caputo, si è impegnata a reperire, attraverso la mobilità regionale, almeno un altro medico da destinare a Terapia del dolore e cure palliative. Intanto c’è da aggiungere che il reparto di Terapia del dolore e cure palliative consente un risparmio di quattro milioni di euro all’anno. Come detto all’inizio un malato terminale di cancro in una rianimazione costa migliaia di euro al giorno. Peraltro la presenza del reparto decongestiona i dipartimenti di emergenza a favore dei traumatizzati gravi. (Marisa La Penna – Il Mattino)

Napoli. Dallo scorso luglio i malati terminali oncologici non possono più contare sui medici della divisione di Terapia del dolore e cure palliative del Cardarelli. Il reparto, chiuso per ferie, non ha ancora riaperto i battenti. E i pazienti, nel frattempo, sono stati dirottati in altre strutture – rianimazioni, terapie intensive e reparti di medicina – non attrezzate per curare con specifiche terapie la sofferenza che provoca il cancro all’ultimo stadio. Con grave dispendio di risorse: un posto in un reparto di emergenza come la rianimazione costa infatti oltre duemila euro al giorno. Un letto in terapia del dolore, invece, poche centinaia di euro. Undici posti letto. Quattrocento pazienti all’anno. «Gestiti» da un primario e due medici soltanto (un terzo dottore è in malattia da tempo e un quarto è andato recentemente in pensione). All’inizio – ovvero una decina di anni or sono – l’assistenza per i ricoverati era ventiquattro ore su ventiquattro. Poi, proprio a causa della carenza di medici, le ore si sono ridotte. Dapprima a dodici. Infine a sei. Negli ultimi tempi, infatti, si era costretti ad assistere «a scartamento ridotto» gli undici ammalati. Ovvero soltanto nelle prime sei ore della giornata, dalle otto del mattino alle due del pomeriggio. E, se il paziente stava male fuori da quell’orario, doveva ricorrere all’intervento del medico di turno nella palazzina. Un oculista, un urologo, un otorino. Dottori cioè che non hanno una specificità sul cancro in fase terminale. Eppure il centro del Cardarelli di Terapia del dolore e cure palliative, nato inizialmente come ambulatorio nel 1977, è stato un centro pilota. Il primo dell’Italia centromeridionale. Dieci anni fa venne realizzato il reparto degenza. Sin dalla sua nascita il centro è stato sempre diretto dal dottor Vincenzo Montrone, rianimatore-anestesista. Nel reparto, è bene sottolinearlo, non vengono ricoverati soltanto malati di cancro, ma anche pazienti con dolori cronici benigni. Affetti cioè da dolori di cui non si capisce la causa. Quattro le linee di attività affidate a Montrone e ai suoi due medici: seguire i degenti ricoverati, seguire i pazienti in day hospital per dolore oncologico (ricovero solo in mattinata, dopo le terapie l’ammalato torna a casa), prestare servizio presso l’ambulatorio per la cura del dolore cronico benigno. E consulenze in tutto l’ospedale (almeno dieci al giorno). Insomma, un carico enorme per soli tre dottori. Per questo il commissario straordinario del Cardarelli, Patrizia Caputo, si è impegnata a reperire, attraverso la mobilità regionale, almeno un altro medico da destinare a Terapia del dolore e cure palliative. Intanto c’è da aggiungere che il reparto di Terapia del dolore e cure palliative consente un risparmio di quattro milioni di euro all’anno. Come detto all’inizio un malato terminale di cancro in una rianimazione costa migliaia di euro al giorno. Peraltro la presenza del reparto decongestiona i dipartimenti di emergenza a favore dei traumatizzati gravi. (Marisa La Penna – Il Mattino)

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