Napoli ostaggio delle gang, Alfano invia 50 uomini in più. Salta l’ipotesi esercito. Polemica sui rinforzi: sono pochi

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Napoli. Arrivano i nostri, sono 50, tra carabinieri e poliziotti, e sono i rinforzi inviati da Roma provenienti «dal Reparto prevenzione crimine della Polizia e dalle Compagnie intervento operativo dell’Arma dei Carabinieri», annuncia il ministro dell’Interno Angelino Alfano. Non l’esercito, ma forze dell’ordine. Sbarcate in città già ieri sera per spegnere il terrificante boato di morte dei kalashnikov, delle pistole e delle granate. Non un soldo – invece – per le politiche sociali, del lavoro, dello sviluppo, della riqualificazione urbana dei quartieri dove c’è la faida: Rione Traiano, Soccavo, la Sanità, i ventri panciuti della malavita dei padroncini. Solo più divise che – a scanso di equivoci – servono eccome, ma basteranno per placare la guerra che è scoppiata tra la camorra più stracciona degli ultimi anni? Basterà la presenza delle divise sic et simpliciter a ridare dignità alla capitale del sud? Per ora Alfano ci mette la faccia e spera. Sollecitamente dà una prima risposta al Comitato per l’ordine e la sicurezza pubblica riunitosi ieri mattina, convocato d’urgenza dal prefetto Gerarda Pantalone, da dove appunto sono stati invocati sì rinforzi. «Siamo al fianco dei tanti cittadini onesti che possono e devono contare sullo Stato a difesa della legalità e nella lotta alla criminalità». Così il ministro dell’Interno, primo esponente del governo a uscire allo scoperto sulla guerra tra bande che sta insanguinando Napoli: «Con questo nuovo dispositivo – sottolinea Alfano – intendiamo rafforzare ulteriormente la presenza delle Istituzioni sul territorio napoletano». Una strategia di corto respiro? Difficile dirlo adesso tuttavia la domanda è: finita l’emergenza, i rinforzi ritorneranno alla base? E cosa resterà sui territori dopo la prova muscolare dello Stato? Il Prefetto ci mette una pezza (e coraggiosamente la faccia, anche lei) e diffonde fiducia: «Perché dobbiamo parlare di militarizzazione? Diciamo che ci deve essere la presenza dello Stato» racconta la Pantalone che precisa: «Poi come viene svolta questa azione di contrasto lasciamolo decidere a chi è più esperto. Il piano di contrasto è permanente, perché se le misure fossero temporanee sarebbe molto brutto. Invece il piano completo, a regime, esiste. È chiaro che va rimodulato e riadattato e meglio organizzato secondo le necessità». A cosa allude il prefetto? Il «piano a regime» della Pantalone è datato 15 luglio, allora il prefetto ne discusse con Alfano e con il Capo della Polizia Alessandro Pansa, e prevede duecento rinforzi che andranno a supportare i servizi già attivati, la presenza “h 24” sul territorio e quindi soprattutto nelle ore notturne il personale potrà concentrarsi su mirate attività in alcune zone prestabilite, siti specifici, per contrastare ogni forma di illegalità. Eccola la maggiore «presenza in strada dello Stato» invocata dai cittadini. Il piano sul tavolo di Alfano e Pansa è articolato e mira a coinvolgere i cittadini stessi. Punta al monitoraggio dell’intero territorio della città, con l’attivazione di tanti tavoli, uno per ogni municipalità, aperto alle forze locali, quindi Compagnie dei carabinieri, Commissariati, ma anche alle associazioni, in modo da attivare uno screening che parte dal basso, dai quartieri. «Attenzione – ammoniscono dalla Prefettura – non sarà una “stanza” per raccogliere lamentele, ma un modo per analizzare le criticità del territorio, che è molto eterogeneo. Una verifica diretta delle emergenze e degli allarmi che arriva dai più prossimi responsabili del territorio». E qui si inserisce l’attesa per misure che non riguardano solo la repressione ma anche la prevenzione, fondi per dare respiro ai territori, per riprendersi pezzi di città oggi in mano alle bande che con i loro raid non fanno altro che reclamare quei quartieri, un ammonimento, come dire questa è «terra nostra». Che fare per contrastare questa avanzata criminale? Qualche idea la mette sul tavolo il sindaco Luigi de Magistris che è anche delegato per l’Anci per la sicurezza: «Il tema non è solo criminale ma sociale. Abbiamo invocato rinforzi, non l’esercito – dice – bisogna essere sinergici, non fare gli sciacalli e speculare politicamente sulla guerra di camorra». Un de Magistris che ricorda di avere chiesto al governo «risorse che servono per le politiche sociali e culturali, per rafforzare l’organico della polizia municipale, il più basso in assoluto nel paragone con le altre grandi città. Con una deroga al patto di stabilità potrei assumere 100 nuovi vigili, i fondi li abbiamo, si tratta di dieci milioni». Un’altra proposta è il potere utilizzare la polizia della Città metropolitana, sul fronte ambientale. «Nessuno nasce criminale e siccome molti sono giovanissimi bisogna lavorare tutti insieme – chiude il sindaco – Mentre in questi quattro anni governi nazionali che si sono succeduti e la Regione con Caldoro hanno effettuato consistenti tagli per le politiche sociali, non abbiamo tagliato, anzi abbiamo cercato di migliorare qualitativamente». (Luigi Roano – Il Mattino) 

Napoli. Arrivano i nostri, sono 50, tra carabinieri e poliziotti, e sono i rinforzi inviati da Roma provenienti «dal Reparto prevenzione crimine della Polizia e dalle Compagnie intervento operativo dell’Arma dei Carabinieri», annuncia il ministro dell’Interno Angelino Alfano. Non l’esercito, ma forze dell’ordine. Sbarcate in città già ieri sera per spegnere il terrificante boato di morte dei kalashnikov, delle pistole e delle granate. Non un soldo – invece – per le politiche sociali, del lavoro, dello sviluppo, della riqualificazione urbana dei quartieri dove c’è la faida: Rione Traiano, Soccavo, la Sanità, i ventri panciuti della malavita dei padroncini. Solo più divise che – a scanso di equivoci – servono eccome, ma basteranno per placare la guerra che è scoppiata tra la camorra più stracciona degli ultimi anni? Basterà la presenza delle divise sic et simpliciter a ridare dignità alla capitale del sud? Per ora Alfano ci mette la faccia e spera. Sollecitamente dà una prima risposta al Comitato per l’ordine e la sicurezza pubblica riunitosi ieri mattina, convocato d’urgenza dal prefetto Gerarda Pantalone, da dove appunto sono stati invocati sì rinforzi. «Siamo al fianco dei tanti cittadini onesti che possono e devono contare sullo Stato a difesa della legalità e nella lotta alla criminalità». Così il ministro dell’Interno, primo esponente del governo a uscire allo scoperto sulla guerra tra bande che sta insanguinando Napoli: «Con questo nuovo dispositivo – sottolinea Alfano – intendiamo rafforzare ulteriormente la presenza delle Istituzioni sul territorio napoletano». Una strategia di corto respiro? Difficile dirlo adesso tuttavia la domanda è: finita l’emergenza, i rinforzi ritorneranno alla base? E cosa resterà sui territori dopo la prova muscolare dello Stato? Il Prefetto ci mette una pezza (e coraggiosamente la faccia, anche lei) e diffonde fiducia: «Perché dobbiamo parlare di militarizzazione? Diciamo che ci deve essere la presenza dello Stato» racconta la Pantalone che precisa: «Poi come viene svolta questa azione di contrasto lasciamolo decidere a chi è più esperto. Il piano di contrasto è permanente, perché se le misure fossero temporanee sarebbe molto brutto. Invece il piano completo, a regime, esiste. È chiaro che va rimodulato e riadattato e meglio organizzato secondo le necessità». A cosa allude il prefetto? Il «piano a regime» della Pantalone è datato 15 luglio, allora il prefetto ne discusse con Alfano e con il Capo della Polizia Alessandro Pansa, e prevede duecento rinforzi che andranno a supportare i servizi già attivati, la presenza “h 24” sul territorio e quindi soprattutto nelle ore notturne il personale potrà concentrarsi su mirate attività in alcune zone prestabilite, siti specifici, per contrastare ogni forma di illegalità. Eccola la maggiore «presenza in strada dello Stato» invocata dai cittadini. Il piano sul tavolo di Alfano e Pansa è articolato e mira a coinvolgere i cittadini stessi. Punta al monitoraggio dell’intero territorio della città, con l’attivazione di tanti tavoli, uno per ogni municipalità, aperto alle forze locali, quindi Compagnie dei carabinieri, Commissariati, ma anche alle associazioni, in modo da attivare uno screening che parte dal basso, dai quartieri. «Attenzione – ammoniscono dalla Prefettura – non sarà una “stanza” per raccogliere lamentele, ma un modo per analizzare le criticità del territorio, che è molto eterogeneo. Una verifica diretta delle emergenze e degli allarmi che arriva dai più prossimi responsabili del territorio». E qui si inserisce l’attesa per misure che non riguardano solo la repressione ma anche la prevenzione, fondi per dare respiro ai territori, per riprendersi pezzi di città oggi in mano alle bande che con i loro raid non fanno altro che reclamare quei quartieri, un ammonimento, come dire questa è «terra nostra». Che fare per contrastare questa avanzata criminale? Qualche idea la mette sul tavolo il sindaco Luigi de Magistris che è anche delegato per l’Anci per la sicurezza: «Il tema non è solo criminale ma sociale. Abbiamo invocato rinforzi, non l’esercito – dice – bisogna essere sinergici, non fare gli sciacalli e speculare politicamente sulla guerra di camorra». Un de Magistris che ricorda di avere chiesto al governo «risorse che servono per le politiche sociali e culturali, per rafforzare l’organico della polizia municipale, il più basso in assoluto nel paragone con le altre grandi città. Con una deroga al patto di stabilità potrei assumere 100 nuovi vigili, i fondi li abbiamo, si tratta di dieci milioni». Un’altra proposta è il potere utilizzare la polizia della Città metropolitana, sul fronte ambientale. «Nessuno nasce criminale e siccome molti sono giovanissimi bisogna lavorare tutti insieme – chiude il sindaco – Mentre in questi quattro anni governi nazionali che si sono succeduti e la Regione con Caldoro hanno effettuato consistenti tagli per le politiche sociali, non abbiamo tagliato, anzi abbiamo cercato di migliorare qualitativamente». (Luigi Roano – Il Mattino)