Sacchi analizza i due anni azzurri di Benitez e si schiera con lo spagnolo: «Napoli città senza mentalità vincente»

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Sarà pure che adora il Real Madrid, del quale è stato per una breve parentesi direttore sportivo, e non lesina “piropos”, come chiamano in Spagna le lusinghe e i salamelecchi. Però Arrigo Sacchi non ha esitato a sparare a zero sul Napoli nell’analizzare, in un’intervista ad AS, la nuova tappa del Club Blanco targato Rafa Banitez. E per giustificare il fallimento del tecnico durante la sua stagione italiana. E se Rafa «nell’Inter era in una situazione complicata», perché «era una squadra che aveva vinto tutto con Mourinho» e «vi è arrivato in un momento molto particolare», nel Napoli in pratica non gli restava che perdere, come avrebbe detto la buonanima di Troisi. «A Napoli nemmeno Benitez ha trovato una situazione facile – ha osservato l’Arrigo nazionale – perché è una città che non ha mentalità vincente. Quella squadra non ha mai vinto niente di veramente importante. Pensi che Maradona, il migliore giocatore che ho visto in campo, non ha alzato là neanche una Coppa d’Europa (probabile riferimento alla Coppa dei Campioni). Neanche è arrivato ai quarti. Lavorare in un ambiente così è difficile. Ma per me le squadre di Rafa hanno sempre giocato un calcio positivo». Sacchi dixit. Poi, invitato a spiegare il significato dell’aggettivo, ha chiarito: «Un calcio bello, di risultati. Lui ha avuto successo perfino in squadre che non erano, come dire, grandi squadre. E questo ha merito». L’ex direttore sportivo afferma che il Real Madrid mette sotto contratto i migliori calciatori del mondo, anche se poi risulta che non solo resta dietro il Barcellona, ma dal 2009 vince anche meno dell’Atletico e del Siviglia. Ma assicura che l’esordio in Liga del Real targato Benitez lascia ben sperare. Il vero problema? «Il Madrid ha un sacco di buoni calciatori. La cosa difficile è farli giocare assieme, fare funzionare il collettivo», perché «l’importante non è il sistema, ma la chiave è nell’armonia». Tuttavia Sacchi parla a nuora perché suocera intenda e, dietro l’ammirazione per l’allenatore madrileño, cela il rimpianto per il “vecchio” Carletto Ancelotti, liquidato da Florentino Perez dopo aver compiuto il miracolo della Decima Champions League. Evidentemente il più tagliato per allenare le merengue, che significa «avere una grande capacità di adattamento, essere camaleontici. Perché hai fra le mani calciatori che non sempre sono complementari fra loro». La necessità di combinare non solo tattica e capacità umane, ma di coordinare il gioco. Ancelotti lo aveva capito, ma Mr. President Perez non gli ha dato il beneficio della seconda occasione. Perché? «Questo bisogna chiederlo a lui. Ma penso che anche Benitez sia un ottimo allenatore per il Madrid, che ha avuto ultimamente tecnici molto buoni, diversi fra loro ma di qualità». E tuttavia non ha mai trovato uno stile, un’armonia, come il Barcellona targato Guardiola o l’Atletico di Simeone. E, pur con la pletora di star, «con i calciatori più famosi, non vince troppo». Sarà la sindrome del Napoli? (Paola Del Vecchio – Il Mattino)  

Sarà pure che adora il Real Madrid, del quale è stato per una breve parentesi direttore sportivo, e non lesina “piropos”, come chiamano in Spagna le lusinghe e i salamelecchi. Però Arrigo Sacchi non ha esitato a sparare a zero sul Napoli nell’analizzare, in un’intervista ad AS, la nuova tappa del Club Blanco targato Rafa Banitez. E per giustificare il fallimento del tecnico durante la sua stagione italiana. E se Rafa «nell’Inter era in una situazione complicata», perché «era una squadra che aveva vinto tutto con Mourinho» e «vi è arrivato in un momento molto particolare», nel Napoli in pratica non gli restava che perdere, come avrebbe detto la buonanima di Troisi. «A Napoli nemmeno Benitez ha trovato una situazione facile – ha osservato l’Arrigo nazionale – perché è una città che non ha mentalità vincente. Quella squadra non ha mai vinto niente di veramente importante. Pensi che Maradona, il migliore giocatore che ho visto in campo, non ha alzato là neanche una Coppa d’Europa (probabile riferimento alla Coppa dei Campioni). Neanche è arrivato ai quarti. Lavorare in un ambiente così è difficile. Ma per me le squadre di Rafa hanno sempre giocato un calcio positivo». Sacchi dixit. Poi, invitato a spiegare il significato dell’aggettivo, ha chiarito: «Un calcio bello, di risultati. Lui ha avuto successo perfino in squadre che non erano, come dire, grandi squadre. E questo ha merito». L’ex direttore sportivo afferma che il Real Madrid mette sotto contratto i migliori calciatori del mondo, anche se poi risulta che non solo resta dietro il Barcellona, ma dal 2009 vince anche meno dell’Atletico e del Siviglia. Ma assicura che l’esordio in Liga del Real targato Benitez lascia ben sperare. Il vero problema? «Il Madrid ha un sacco di buoni calciatori. La cosa difficile è farli giocare assieme, fare funzionare il collettivo», perché «l’importante non è il sistema, ma la chiave è nell’armonia». Tuttavia Sacchi parla a nuora perché suocera intenda e, dietro l’ammirazione per l’allenatore madrileño, cela il rimpianto per il “vecchio” Carletto Ancelotti, liquidato da Florentino Perez dopo aver compiuto il miracolo della Decima Champions League. Evidentemente il più tagliato per allenare le merengue, che significa «avere una grande capacità di adattamento, essere camaleontici. Perché hai fra le mani calciatori che non sempre sono complementari fra loro». La necessità di combinare non solo tattica e capacità umane, ma di coordinare il gioco. Ancelotti lo aveva capito, ma Mr. President Perez non gli ha dato il beneficio della seconda occasione. Perché? «Questo bisogna chiederlo a lui. Ma penso che anche Benitez sia un ottimo allenatore per il Madrid, che ha avuto ultimamente tecnici molto buoni, diversi fra loro ma di qualità». E tuttavia non ha mai trovato uno stile, un’armonia, come il Barcellona targato Guardiola o l’Atletico di Simeone. E, pur con la pletora di star, «con i calciatori più famosi, non vince troppo». Sarà la sindrome del Napoli? (Paola Del Vecchio – Il Mattino)