Il ministro dell’Istruzione Stefania Giannini: premi ai presidi che miglioreranno le scuole

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Il trasferimento di città con un bimbo di pochi mesi il ministro dell’Istruzione Stefania Giannini l’ha vissuto sulla sua pelle. «Avevo trent’anni, vinsi una cattedra a 350 chilometri di distanza da casa, mio figlio aveva pochi mesi…». E cosa ha fatto? Si è trasferita con suo figlio? «Non era possibile, ho fatto la pendolare settimanale, è stato un grande sacrificio, quindi ho il massimo rispetto per le storie individuali visto che l’ho vissuto sulla mia pelle. Ma…» Ma? «Ritengo questa drammatizzazione antistorica. Sono situazioni difficili, ma non è questo il punto che si deve prendere come riferimento per valutare la bontà di un provvedimento che riguarda 100mila persone del settore pubblico dello Stato. Un provvedimento, non mi stancherò mai di ripeterlo, che mira a dare una definitiva stabilità alle scuole. Devo dire che se si guarda la foresta e non le singole piante, noi siamo riusciti a contenere il dato della mobilità calcolabile tra il 10 e il 15%. Ed è sempre esistita. Questo è il punto». È ipotizzabile un bonus trasferimento? Alcuni governatori hanno invocato un aiuto economico a chi si trasferisce da Sud a Nord. «Non è all’ordine del giorno. Ed è un aspetto delicato perché dovrebbe essere allora esteso a tutto il settore pubblico. Si dovrebbe dare una mano anche ai giovani ricercatori che si spostano da una regione all’altra. Occorre stare attenti. Non può passare il concetto che il trasferimento sia punitivo. Non è così». I sindacati prima, i docenti poi, invocano trasparenza. Nutrono dubbi sulle scelte attuate dal Miur, soprattutto dal software che ha incrociato i dati. L’algoritmo per molti della disperazione. «Diamo a questo termine il giusto valore. Si tratta di una procedura informatica che incrocia i dati, come in ogni procedura che viene attuata nel mondo d’oggi. Dal pagamento delle bollette ad altre operazioni bancarie. Il sistema traduce quello che indica la legge. Nei prossimi giorni verrà pubblicata sul sito del Miur una scheda dedicata a questo sistema per spiegare come ha funzionato e come funzionerà e tutto in nome della trasparenza». Con il piano straordinario si ipotizzava la fine delle supplenze e invece è stato necessario ricorrere a questa tipologia di contratti. Perché? «Questo è un provvedimento che costituisce un primo passo per dare soluzione a problemi che hanno decenni di stratificazione. Le supplenze di tipo breve e di media durata inizieranno a diminuire quest’anno perché l’organico di potenziamento consentirà anche di non ricorrere a personale esterno alla scuola. La supplenza di tipo annuale verrà definitivamente superata nel 2016. Questo è un anno di transizione di questa legge che ci ha visto privilegiare il mantenimento delle supplenze. La messa a regime del piano assunzionale sarà il primo settembre del 2016 e lì si vedranno i frutti della Buona scuola. Significherà che sarà un organico di diritto. Con una programmazione di alcuni anni. Avremo una stabilità dei posti. Una rispondenza al fabbisogno delle scuole. Sarà l’inizio di un processo di superamento di questa tradizione tutta italiana delle supplenze permanenti». La fase B è quasi conclusa. In 2126 hanno ad oggi già accettato la proposta di assunzione. Per la fase C come si procederà? «Non occorre alcun atto interno. Seguirà il meccanismo previsto. Tutti coloro che hanno fatto domanda entro il 14 di agosto e che non sono stati inclusi nelle precedenti fasi avranno una proposta di assunzione quando il ministero avrà acquisito dalle scuole le richieste dagli istituti». Comitato di valutazione, bonus school, premio per i docenti migliori, valutazione dei presidi. Si parte subito? «Ovviamente sì, tutto è scritto nella legge e verrà rispettato. A partire dalla valutazione dei dirigenti scolastici. È in fase di preparazione la direttiva proprio per lo stipendio di risultato per il quale abbiamo stanziato 32 milioni di euro». Di cosa si tratta? «Per la prima volta la parte variabile dello stipendio dei dirigenti scolastici sarà legata al risultato». Cosa dovranno fare i presidi-sceriffi? «Fra i criteri che peseranno nella valutazione, la capacità di valorizzazione dei docenti, il raggiungimento degli obiettivi di miglioramento che la scuola si è data; l’aggiornamento professionale del preside». E per gli scatti di merito dei docenti? «La direttiva è in lavorazione, ci saranno dei criteri nazionali di riferimento». Le novità spaventano sempre: se dovessero emergere delle criticità siete disposti a modificare la legge? «Ogni legge è perfettibile. È sempre stato così. È stata già modificata. Ma occorre almeno un anno per poter fare una valutazione sulle eventuali problematiche legate alla Buona scuola». C’è attesa per il futuro concorso il cui bando è atteso per il primo dicembre. Si possono già indicare delle cifre? «Il minimo è di una platea di 60mila docenti per il turn-over. A questi si potranno aggiungere altri migliaia di posti rimasti vacanti. Ipotizziamo una platea di candidati che oscilla tra 150mila e 180mila persone. Il che significa dare maggiori garanzie di entrata nel mondo della scuola. Non dimentichiamo che al concorso Profumo per 12mila posti c’erano 330mila candidati». È prevista una revisione delle classi di concorso? «Certo. È stata fatta una forte razionalizzazione, innovazione e qualità. Si darà la possibilità, solo per fare un esempio, a chi è laureato in scienze politiche di poter partecipare. O ancora è prevista la classe di concorso per l’insegnamento della lingua italiana come lingua seconda». Che scuola sarà per i principali protagonisti, ovvero gli studenti? Cosa si devono aspettare? «Sarà una scuola in cui l’apprendimento e gli studenti saranno molto più centrali. Dare sì priorità ai problemi antichi ma fare una scuola aperta alla società. Non è possibile che la nostra scuola per una lentezza che si trascina sul piano dell’adeguamento dei grandi mutamenti sociali sia sempre un passo indietro rispetto a quello che il mondo esterno invece ha raggiunto. È una scuola che vorrà insegnare le lingue straniere con metodi che danno a tutti la possibilità di imparare una seconda lingua senza frequentare corsi esterni non alla portata di tutti. Sarà una scuola con un curriculum flessibile che consentirà nella secondaria superiore di iniziare a potenziare le proprie attitudini sulla base di una offerta formativa più ricca. Sarà una scuola con una rete di laboratori territoriali per i quali sono stati stanziati 45 milioni di euro. Una scuola più moderna e più attenta ai bisogni di studenti e famiglie. Una scuola che orienterà anche per le scelte future». Ci saranno sorprese al prossimo esame di maturità? Prova Invalsi nazionale al posto del «quizzone»? «C’è una indicazione del Parlamento a ripensare al metodo e ai contenuti dell’esame di maturità. Ora si è intrapreso questo viaggio. Quello che a mio avviso è importante è la partenza, le altre tappe verranno decise in seguito. Non dimentichiamo che ci sono deleghe importanti che devono essere affrontate. Per quanto riguarda l’Invalsi personalmente condivido il sistema di valutazione. Ma è prematuro ora parlare di esame di maturità». È iniziato il conto alla rovescia non solo per l’inizio dell’anno scolastico che verrà inaugurato dal presidente Mattarella e da lei a Napoli, ma anche per i tanto attesi test alle facoltà a numero chiuso. Sarà l’ultimo anno di questa prova considerato anche il consistente calo di iscritti perla pre-selezione? «Il calo non lo considero negativo data la disponibilità di posti. Ritengo che un orientamento accurato dei ragazzi porterà ad una platea fisiologica di iscritti, non ad un di più di difficile gestione. Si potrà rivedere la prova valutativa, si può ripensare quale sia la strada migliore». Ma resteranno le facoltà a numero chiuso? «Queste non possono essere messe in discussione». Lei parla di prova valutativa e non di test. È una indicazione per il futuro? «Ho sempre sostenuto che il modello francese sia uno dei migliori. Occorre ragionare su come attuarlo di concerto con i rettori. Ma l’attuale prova potrebbe essere modificata e non seguire la logica dei test a risposta multipla». (Elena Romanazzi – Il Mattino)  

Il trasferimento di città con un bimbo di pochi mesi il ministro dell’Istruzione Stefania Giannini l’ha vissuto sulla sua pelle. «Avevo trent’anni, vinsi una cattedra a 350 chilometri di distanza da casa, mio figlio aveva pochi mesi…». E cosa ha fatto? Si è trasferita con suo figlio? «Non era possibile, ho fatto la pendolare settimanale, è stato un grande sacrificio, quindi ho il massimo rispetto per le storie individuali visto che l’ho vissuto sulla mia pelle. Ma…» Ma? «Ritengo questa drammatizzazione antistorica. Sono situazioni difficili, ma non è questo il punto che si deve prendere come riferimento per valutare la bontà di un provvedimento che riguarda 100mila persone del settore pubblico dello Stato. Un provvedimento, non mi stancherò mai di ripeterlo, che mira a dare una definitiva stabilità alle scuole. Devo dire che se si guarda la foresta e non le singole piante, noi siamo riusciti a contenere il dato della mobilità calcolabile tra il 10 e il 15%. Ed è sempre esistita. Questo è il punto». È ipotizzabile un bonus trasferimento? Alcuni governatori hanno invocato un aiuto economico a chi si trasferisce da Sud a Nord. «Non è all’ordine del giorno. Ed è un aspetto delicato perché dovrebbe essere allora esteso a tutto il settore pubblico. Si dovrebbe dare una mano anche ai giovani ricercatori che si spostano da una regione all’altra. Occorre stare attenti. Non può passare il concetto che il trasferimento sia punitivo. Non è così». I sindacati prima, i docenti poi, invocano trasparenza. Nutrono dubbi sulle scelte attuate dal Miur, soprattutto dal software che ha incrociato i dati. L’algoritmo per molti della disperazione. «Diamo a questo termine il giusto valore. Si tratta di una procedura informatica che incrocia i dati, come in ogni procedura che viene attuata nel mondo d’oggi. Dal pagamento delle bollette ad altre operazioni bancarie. Il sistema traduce quello che indica la legge. Nei prossimi giorni verrà pubblicata sul sito del Miur una scheda dedicata a questo sistema per spiegare come ha funzionato e come funzionerà e tutto in nome della trasparenza». Con il piano straordinario si ipotizzava la fine delle supplenze e invece è stato necessario ricorrere a questa tipologia di contratti. Perché? «Questo è un provvedimento che costituisce un primo passo per dare soluzione a problemi che hanno decenni di stratificazione. Le supplenze di tipo breve e di media durata inizieranno a diminuire quest’anno perché l’organico di potenziamento consentirà anche di non ricorrere a personale esterno alla scuola. La supplenza di tipo annuale verrà definitivamente superata nel 2016. Questo è un anno di transizione di questa legge che ci ha visto privilegiare il mantenimento delle supplenze. La messa a regime del piano assunzionale sarà il primo settembre del 2016 e lì si vedranno i frutti della Buona scuola. Significherà che sarà un organico di diritto. Con una programmazione di alcuni anni. Avremo una stabilità dei posti. Una rispondenza al fabbisogno delle scuole. Sarà l’inizio di un processo di superamento di questa tradizione tutta italiana delle supplenze permanenti». La fase B è quasi conclusa. In 2126 hanno ad oggi già accettato la proposta di assunzione. Per la fase C come si procederà? «Non occorre alcun atto interno. Seguirà il meccanismo previsto. Tutti coloro che hanno fatto domanda entro il 14 di agosto e che non sono stati inclusi nelle precedenti fasi avranno una proposta di assunzione quando il ministero avrà acquisito dalle scuole le richieste dagli istituti». Comitato di valutazione, bonus school, premio per i docenti migliori, valutazione dei presidi. Si parte subito? «Ovviamente sì, tutto è scritto nella legge e verrà rispettato. A partire dalla valutazione dei dirigenti scolastici. È in fase di preparazione la direttiva proprio per lo stipendio di risultato per il quale abbiamo stanziato 32 milioni di euro». Di cosa si tratta? «Per la prima volta la parte variabile dello stipendio dei dirigenti scolastici sarà legata al risultato». Cosa dovranno fare i presidi-sceriffi? «Fra i criteri che peseranno nella valutazione, la capacità di valorizzazione dei docenti, il raggiungimento degli obiettivi di miglioramento che la scuola si è data; l’aggiornamento professionale del preside». E per gli scatti di merito dei docenti? «La direttiva è in lavorazione, ci saranno dei criteri nazionali di riferimento». Le novità spaventano sempre: se dovessero emergere delle criticità siete disposti a modificare la legge? «Ogni legge è perfettibile. È sempre stato così. È stata già modificata. Ma occorre almeno un anno per poter fare una valutazione sulle eventuali problematiche legate alla Buona scuola». C’è attesa per il futuro concorso il cui bando è atteso per il primo dicembre. Si possono già indicare delle cifre? «Il minimo è di una platea di 60mila docenti per il turn-over. A questi si potranno aggiungere altri migliaia di posti rimasti vacanti. Ipotizziamo una platea di candidati che oscilla tra 150mila e 180mila persone. Il che significa dare maggiori garanzie di entrata nel mondo della scuola. Non dimentichiamo che al concorso Profumo per 12mila posti c’erano 330mila candidati». È prevista una revisione delle classi di concorso? «Certo. È stata fatta una forte razionalizzazione, innovazione e qualità. Si darà la possibilità, solo per fare un esempio, a chi è laureato in scienze politiche di poter partecipare. O ancora è prevista la classe di concorso per l’insegnamento della lingua italiana come lingua seconda». Che scuola sarà per i principali protagonisti, ovvero gli studenti? Cosa si devono aspettare? «Sarà una scuola in cui l’apprendimento e gli studenti saranno molto più centrali. Dare sì priorità ai problemi antichi ma fare una scuola aperta alla società. Non è possibile che la nostra scuola per una lentezza che si trascina sul piano dell’adeguamento dei grandi mutamenti sociali sia sempre un passo indietro rispetto a quello che il mondo esterno invece ha raggiunto. È una scuola che vorrà insegnare le lingue straniere con metodi che danno a tutti la possibilità di imparare una seconda lingua senza frequentare corsi esterni non alla portata di tutti. Sarà una scuola con un curriculum flessibile che consentirà nella secondaria superiore di iniziare a potenziare le proprie attitudini sulla base di una offerta formativa più ricca. Sarà una scuola con una rete di laboratori territoriali per i quali sono stati stanziati 45 milioni di euro. Una scuola più moderna e più attenta ai bisogni di studenti e famiglie. Una scuola che orienterà anche per le scelte future». Ci saranno sorprese al prossimo esame di maturità? Prova Invalsi nazionale al posto del «quizzone»? «C’è una indicazione del Parlamento a ripensare al metodo e ai contenuti dell’esame di maturità. Ora si è intrapreso questo viaggio. Quello che a mio avviso è importante è la partenza, le altre tappe verranno decise in seguito. Non dimentichiamo che ci sono deleghe importanti che devono essere affrontate. Per quanto riguarda l’Invalsi personalmente condivido il sistema di valutazione. Ma è prematuro ora parlare di esame di maturità». È iniziato il conto alla rovescia non solo per l’inizio dell’anno scolastico che verrà inaugurato dal presidente Mattarella e da lei a Napoli, ma anche per i tanto attesi test alle facoltà a numero chiuso. Sarà l’ultimo anno di questa prova considerato anche il consistente calo di iscritti perla pre-selezione? «Il calo non lo considero negativo data la disponibilità di posti. Ritengo che un orientamento accurato dei ragazzi porterà ad una platea fisiologica di iscritti, non ad un di più di difficile gestione. Si potrà rivedere la prova valutativa, si può ripensare quale sia la strada migliore». Ma resteranno le facoltà a numero chiuso? «Queste non possono essere messe in discussione». Lei parla di prova valutativa e non di test. È una indicazione per il futuro? «Ho sempre sostenuto che il modello francese sia uno dei migliori. Occorre ragionare su come attuarlo di concerto con i rettori. Ma l’attuale prova potrebbe essere modificata e non seguire la logica dei test a risposta multipla». (Elena Romanazzi – Il Mattino)