Europei. Italia, Pellè sfonda il muro di Malta, infortunio per Gabbiadini. Prima vittoria nel 2015 per gli azzurri

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Eravamo rimasti all’unica sconfitta della gestione Conte, in amichevole contro il Portogallo. E ai tre pareggi consecutivi in tema di qualificazioni europee contro Croazia e Bulgaria. Insomma bisognava ravvivare l’azzurro sbiadito degli ultimi tempi e tornare ai tre punti perché l’occasione era ghiotta e lo permetteva comodamente. Si doveva vincere e così è stato, un gol alla volenterosa Malta in un “Franchi” semideserto e in una Firenze mai particolarmente tenera verso il ct Conte per i suoi trascorsi in bianconero. Né la presenza del premier Renzi (insieme al collega maltese Muscat) in tribuna poteva placare le antipatie del popolo viola, così come il minuto di raccoglimento che è stato osservato prima del fischio d’inizio per onorare la tragedia dei migranti. Contavano i tre punti, ben vengano quindi Malta e i suoi giovanotti, perché adesso la qualificazione è ipotecata (la formula delle due squadre promosse per ogni girone aiuta). Di certo siamo balzati in testa al raggruppamento H, grazie all’inatteso stop della Croazia che non è andata oltre il pareggio in casa dell’Azerbajian. All’andata in casa di Malta finì appena 1-0, rete di Pellè, e quattro pali colpiti che nascosero una prestazione comunque insufficiente. E proprio da quel risultato e da Pellè l’Italia è ripartita, il nostro centravanti da esportazione, il calciatore più prolifico della gestione Conte in questo 2015: in attacco l’allenatore azzurro si è affidato a lui, affiancandogli ai lati Gabbiadini ed Eder, in un 4-3-3 abbastanza classico. Ha sorpreso l’inserimento del napoletano, panchinaro con Sarri e titolare in Nazionale. Altra novità a centrocampo, con la coesistenza tra Pirlo e Verratti, bocciata in precedenza ma presa in considerazione ieri sera tenuto conto della scarsa consistenza tecnica dell’avversario. Buone giocate tra i due, discreta intesa ma è chiaro che vanno riproposti in partite più attendibili. Malta dall’inizio non ci ha mai aiutato, era ovvio e ampiamente prevedibile: Ghedin, un passato come vice di Cesare Maldini, Zoff e Trapattoni sulla panchina azzurra, non poteva che ordinare una difesa accorta e ad oltranza. I maltesi sono arretrati in nove, a volte anche in dieci, nella loro trequarti per sopperire all’assenza del leader Caruana e affidandosi in avanti alla testardaggine di Schembri, proprio quello diventato famoso per una marcatura spietata a uomo sul nostro Pirlo. Ha provato a mettersi in evidenza Effiong, il nigeriano naturalizzato maltese e molto popolare dalle sue parti per aver spedito in panchina il mito Mifsud: tanta buona volontà ma Buffon non è mai andato oltre l’ordinaria amministrazione. Primo tempo di grande sofferenza, la manovra azzurra è lenta, manca la verticalizzazione, si fa una fatica enorme per scavalcare la muraglia maltese. Qualche conclusione isolata di Pellè ed Eder, un paio di rigori invocati e niente più tra l’imbarazzo di Conte che si aspettava ben altra prestazione dai suoi. Nella ripresa l’Italia spinge di più. Imprecisione (Eder e Pasqual) ma anche sfortuna, come l’incrocio dei pali colpito da Gabbiadini con Hogg ampiamente battuto, l’occasione miglior della gara. Il napoletano si infortuna e lascia il posto a Candreva che entra benissimo nel match: da una sua iniziativa parte l’assist per Pellè che finalmente mette dentro la palla del vantaggio. Resta in panchina l’altro azzurro Insigne. Gli azzurri potrebbero mettersi al sicuro ma Pirlo, Chiellini ed Eder sfiorano di un niente il raddoppio. Non manca il brivido finale, Effiong in fuorigioco grazia Buffon. Tanta fatica, troppa ma l’uno a zero significa primo posto. Accontentiamoci, se possibile. (Alessandro Ferri – Il Mattino) 

Eravamo rimasti all’unica sconfitta della gestione Conte, in amichevole contro il Portogallo. E ai tre pareggi consecutivi in tema di qualificazioni europee contro Croazia e Bulgaria. Insomma bisognava ravvivare l’azzurro sbiadito degli ultimi tempi e tornare ai tre punti perché l’occasione era ghiotta e lo permetteva comodamente. Si doveva vincere e così è stato, un gol alla volenterosa Malta in un “Franchi” semideserto e in una Firenze mai particolarmente tenera verso il ct Conte per i suoi trascorsi in bianconero. Né la presenza del premier Renzi (insieme al collega maltese Muscat) in tribuna poteva placare le antipatie del popolo viola, così come il minuto di raccoglimento che è stato osservato prima del fischio d’inizio per onorare la tragedia dei migranti. Contavano i tre punti, ben vengano quindi Malta e i suoi giovanotti, perché adesso la qualificazione è ipotecata (la formula delle due squadre promosse per ogni girone aiuta). Di certo siamo balzati in testa al raggruppamento H, grazie all’inatteso stop della Croazia che non è andata oltre il pareggio in casa dell’Azerbajian. All’andata in casa di Malta finì appena 1-0, rete di Pellè, e quattro pali colpiti che nascosero una prestazione comunque insufficiente. E proprio da quel risultato e da Pellè l’Italia è ripartita, il nostro centravanti da esportazione, il calciatore più prolifico della gestione Conte in questo 2015: in attacco l’allenatore azzurro si è affidato a lui, affiancandogli ai lati Gabbiadini ed Eder, in un 4-3-3 abbastanza classico. Ha sorpreso l’inserimento del napoletano, panchinaro con Sarri e titolare in Nazionale. Altra novità a centrocampo, con la coesistenza tra Pirlo e Verratti, bocciata in precedenza ma presa in considerazione ieri sera tenuto conto della scarsa consistenza tecnica dell’avversario. Buone giocate tra i due, discreta intesa ma è chiaro che vanno riproposti in partite più attendibili. Malta dall’inizio non ci ha mai aiutato, era ovvio e ampiamente prevedibile: Ghedin, un passato come vice di Cesare Maldini, Zoff e Trapattoni sulla panchina azzurra, non poteva che ordinare una difesa accorta e ad oltranza. I maltesi sono arretrati in nove, a volte anche in dieci, nella loro trequarti per sopperire all’assenza del leader Caruana e affidandosi in avanti alla testardaggine di Schembri, proprio quello diventato famoso per una marcatura spietata a uomo sul nostro Pirlo. Ha provato a mettersi in evidenza Effiong, il nigeriano naturalizzato maltese e molto popolare dalle sue parti per aver spedito in panchina il mito Mifsud: tanta buona volontà ma Buffon non è mai andato oltre l’ordinaria amministrazione. Primo tempo di grande sofferenza, la manovra azzurra è lenta, manca la verticalizzazione, si fa una fatica enorme per scavalcare la muraglia maltese. Qualche conclusione isolata di Pellè ed Eder, un paio di rigori invocati e niente più tra l’imbarazzo di Conte che si aspettava ben altra prestazione dai suoi. Nella ripresa l’Italia spinge di più. Imprecisione (Eder e Pasqual) ma anche sfortuna, come l’incrocio dei pali colpito da Gabbiadini con Hogg ampiamente battuto, l’occasione miglior della gara. Il napoletano si infortuna e lascia il posto a Candreva che entra benissimo nel match: da una sua iniziativa parte l’assist per Pellè che finalmente mette dentro la palla del vantaggio. Resta in panchina l’altro azzurro Insigne. Gli azzurri potrebbero mettersi al sicuro ma Pirlo, Chiellini ed Eder sfiorano di un niente il raddoppio. Non manca il brivido finale, Effiong in fuorigioco grazia Buffon. Tanta fatica, troppa ma l’uno a zero significa primo posto. Accontentiamoci, se possibile. (Alessandro Ferri – Il Mattino)