Napoli. Albergatori e commercianti: la notte è il coprifuoco. Il proprietario dell’hotel Romeo attacca il Comune

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Napoli. Che ci siano scippi a via Cristoforo Colombo non è la scoperta dell’America, ma la scoperta dell’acqua calda. Però ogni volta ci stupiamo. E ci indigniamo. E gridiamo allo «sputtanapoli» perché televisioni e web rivoltano il coltello nella piaga come se la città fosse l’unica capitale riconosciuta del malaffare. Il porto e i porti delle grandi metropoli sono zona franca per venditori di merce contraffatta, magliari e truffatori dell’intramontabile gioco delle tre carte. Intanto, però, lo scippo davanti all’hotel Romeo c’è stato e chiunque, turista o indigeno, percorra i marciapiedi accidentati che circondano lo scalo marittimo sa e sente di dover allungare il passo. Jersey che nascondono o custodiscono sacchetti di monnezza, transenne, sampietrini divelti, lenzuola con borse pezzotte, mendicanti. La vita del porto, insomma, con in più una struttura urbanistica che, dal lato terra, favorisce la fuga lungo le stradine che risalgono verso il Rettifilo. Un episodio qualunque, quindi. E lo conferma con indignazione anche Alfredo Romeo, l’imprenditore che ha scommesso sull’albergo che porta il suo nome e che svetta come un palazzo di cristallo su un panorama di occasioni mancate riassumibili in una sola parola: «water flop», ovvero il «water front» mai nato. «Purtroppo non è accaduto nulla di nuovo» si sfoga «ma solo l’ennesimo episodio di violenza che per fortuna questa volta, grazie alle telecamere del nostro hotel, almeno è finito con l’arresto dei delinquenti. E questo dimostra ancora una volta l’insipienza gestionale che penalizza in modo drammatico la nostra città. Se ci fosse stata più visione di lungo periodo e meno ideologia preconcetta, oggi in quella zona di Napoli si potrebbe vivere molto meglio, in sicurezza e offrendo al mondo una “porta d’ingresso”, un “biglietto da visita e di accoglienza” della città senza pari al mondo. Ma si è preferito lasciare degrado e violenza dove potevano esserci riqualificazione, valorizzazione, sicurezza, qualità della vita e civiltà». Sul controllo e la riattivazione della videosorveglianza pubblica, praticamente oscurata da tempo, insiste anche Edgar Colonnese, l’editore e librario che gestisce «Libri & Caffè» all’interno del teatro Mercadante. «Videosorveglianza e illuminazione diffusa, in particolare a via Depretis» spiega «sono deterrenti e rendono la città più vivibile. Qui, dopo le 20, è il deserto. Appena qualche ristorante aperto e poi il buio. Aspettiamo l’apertura di piazza Municipio, la zona cambierà faccia. Ma intanto?». Intanto, chi va a teatro a fine spettacolo si fa venire a prendere da familiari o dal taxi. «È la pericolosità notturna di tutte le città, nessuno specifico napoletano» aggiunge Colonnese. «Ma quest’area cittadina, centrale, strategica, molto frequentata dai turisti, è oscurata, mentre dovrebbe essere viva e vivace. E di conseguenza sicura». Che dopo le 20 scatti il coprifuoco lo conferma pure Roberto che tre mesi fa ha aperto la pizzette ria Mister Focaccia. «Solo serrande abbassate» dice «Anche io chiudo. Ma persino di giorno chi passa e lavora qua non si sente tranquillo». Gli fa eco Mario, barista del Gran Caffè River: «Sto qua dal 1963, più di cinquant’anni e del porto e dei turisti vi posso fare la storia». Che cosa è cambiato? «Prima c’era gente, napoletani, che si inventavano mestieri onesti. Alle tre di notte era come mezzogiorno tante le persone che stavano in giro, tra locali, ristoranti e negozi. Ora tengono tutti paura. A cominciare dai crocieristi. E poi chi li vede quelli? Scendono dalla nave, li mettono nei pullman e li portano a Pompei e su una nave per Ischia o Capri. Quei pochi che entrano da noi li avvertiamo di non mostrare mai roba di valore. E poi vedete il porto? Che spreco, mamma mia». Effettivamente il colpo d’occhio è scoraggiante e disturbante. Non c’è stato lo sviluppo promesso, ma si naufraga verso la decadenza, senza pilota e senza rotta. Tre anni fa proprio Romeo propose il progetto di riqualificazione «Insula» che coinvolgeva tutta l’area da piazza Municipio all’ingresso del porto dell’Immacolatella con un investimento a fondo perduto di sei milioni come «dono alla città». Che fine ha fatto? L’imprenditore non si tira indietro nella polemica con l’amministrazione comunale: «Presentammo il progetto di gestione dell’intera area: vigilanza e videosorveglianza, gestione del verde, ripavimentazione delle strade e gestione dell’illuminazione e anche gestione e controllo degli spazi commerciali all’aperto. L’idea era, e sarebbe, quella di trasformare quell’area abbandonata e pericolosa in un’insula accogliente, ospitale, sicura per chi ci lavora e chi ci passa, e anche per farne un’area di intrattenimento come accade a Barcellona, Valencia, Marsiglia». E cosa accadde? «Il Comune non ci rispose nemmeno. Non ci siamo rassegnati e abbiamo lasciato in dono tutto il progetto esecutivo a Palazzo San Giacomo. Scommetto che non sanno nemmeno dov’è conservato. Ora il sindaco promette di iniziare i lavori di bonifica di via Marina, ma il problema non è riasfaltare le strade, la questione è gestire frammenti di città con un progetto integrato che offra ai cittadini quello che gli spetta in base ai tributi che pagano. Il modo c’è, ma servono coraggio e idee illuminate, roba che a Napoli scarseggia da tempo. Tanto il danno d’immagine non lo paga l’amministrazione ma il cittadino e la città, che all’estero sono bollati con il marchio infamante della vergogna». (Pietro Treccagnoli – Il Mattino) 

Napoli. Che ci siano scippi a via Cristoforo Colombo non è la scoperta dell’America, ma la scoperta dell’acqua calda. Però ogni volta ci stupiamo. E ci indigniamo. E gridiamo allo «sputtanapoli» perché televisioni e web rivoltano il coltello nella piaga come se la città fosse l’unica capitale riconosciuta del malaffare. Il porto e i porti delle grandi metropoli sono zona franca per venditori di merce contraffatta, magliari e truffatori dell’intramontabile gioco delle tre carte. Intanto, però, lo scippo davanti all’hotel Romeo c’è stato e chiunque, turista o indigeno, percorra i marciapiedi accidentati che circondano lo scalo marittimo sa e sente di dover allungare il passo. Jersey che nascondono o custodiscono sacchetti di monnezza, transenne, sampietrini divelti, lenzuola con borse pezzotte, mendicanti. La vita del porto, insomma, con in più una struttura urbanistica che, dal lato terra, favorisce la fuga lungo le stradine che risalgono verso il Rettifilo. Un episodio qualunque, quindi. E lo conferma con indignazione anche Alfredo Romeo, l’imprenditore che ha scommesso sull’albergo che porta il suo nome e che svetta come un palazzo di cristallo su un panorama di occasioni mancate riassumibili in una sola parola: «water flop», ovvero il «water front» mai nato. «Purtroppo non è accaduto nulla di nuovo» si sfoga «ma solo l’ennesimo episodio di violenza che per fortuna questa volta, grazie alle telecamere del nostro hotel, almeno è finito con l’arresto dei delinquenti. E questo dimostra ancora una volta l’insipienza gestionale che penalizza in modo drammatico la nostra città. Se ci fosse stata più visione di lungo periodo e meno ideologia preconcetta, oggi in quella zona di Napoli si potrebbe vivere molto meglio, in sicurezza e offrendo al mondo una “porta d'ingresso”, un “biglietto da visita e di accoglienza” della città senza pari al mondo. Ma si è preferito lasciare degrado e violenza dove potevano esserci riqualificazione, valorizzazione, sicurezza, qualità della vita e civiltà». Sul controllo e la riattivazione della videosorveglianza pubblica, praticamente oscurata da tempo, insiste anche Edgar Colonnese, l’editore e librario che gestisce «Libri & Caffè» all’interno del teatro Mercadante. «Videosorveglianza e illuminazione diffusa, in particolare a via Depretis» spiega «sono deterrenti e rendono la città più vivibile. Qui, dopo le 20, è il deserto. Appena qualche ristorante aperto e poi il buio. Aspettiamo l’apertura di piazza Municipio, la zona cambierà faccia. Ma intanto?». Intanto, chi va a teatro a fine spettacolo si fa venire a prendere da familiari o dal taxi. «È la pericolosità notturna di tutte le città, nessuno specifico napoletano» aggiunge Colonnese. «Ma quest’area cittadina, centrale, strategica, molto frequentata dai turisti, è oscurata, mentre dovrebbe essere viva e vivace. E di conseguenza sicura». Che dopo le 20 scatti il coprifuoco lo conferma pure Roberto che tre mesi fa ha aperto la pizzette ria Mister Focaccia. «Solo serrande abbassate» dice «Anche io chiudo. Ma persino di giorno chi passa e lavora qua non si sente tranquillo». Gli fa eco Mario, barista del Gran Caffè River: «Sto qua dal 1963, più di cinquant’anni e del porto e dei turisti vi posso fare la storia». Che cosa è cambiato? «Prima c’era gente, napoletani, che si inventavano mestieri onesti. Alle tre di notte era come mezzogiorno tante le persone che stavano in giro, tra locali, ristoranti e negozi. Ora tengono tutti paura. A cominciare dai crocieristi. E poi chi li vede quelli? Scendono dalla nave, li mettono nei pullman e li portano a Pompei e su una nave per Ischia o Capri. Quei pochi che entrano da noi li avvertiamo di non mostrare mai roba di valore. E poi vedete il porto? Che spreco, mamma mia». Effettivamente il colpo d’occhio è scoraggiante e disturbante. Non c’è stato lo sviluppo promesso, ma si naufraga verso la decadenza, senza pilota e senza rotta. Tre anni fa proprio Romeo propose il progetto di riqualificazione «Insula» che coinvolgeva tutta l’area da piazza Municipio all’ingresso del porto dell’Immacolatella con un investimento a fondo perduto di sei milioni come «dono alla città». Che fine ha fatto? L’imprenditore non si tira indietro nella polemica con l’amministrazione comunale: «Presentammo il progetto di gestione dell’intera area: vigilanza e videosorveglianza, gestione del verde, ripavimentazione delle strade e gestione dell’illuminazione e anche gestione e controllo degli spazi commerciali all’aperto. L’idea era, e sarebbe, quella di trasformare quell’area abbandonata e pericolosa in un’insula accogliente, ospitale, sicura per chi ci lavora e chi ci passa, e anche per farne un’area di intrattenimento come accade a Barcellona, Valencia, Marsiglia». E cosa accadde? «Il Comune non ci rispose nemmeno. Non ci siamo rassegnati e abbiamo lasciato in dono tutto il progetto esecutivo a Palazzo San Giacomo. Scommetto che non sanno nemmeno dov’è conservato. Ora il sindaco promette di iniziare i lavori di bonifica di via Marina, ma il problema non è riasfaltare le strade, la questione è gestire frammenti di città con un progetto integrato che offra ai cittadini quello che gli spetta in base ai tributi che pagano. Il modo c’è, ma servono coraggio e idee illuminate, roba che a Napoli scarseggia da tempo. Tanto il danno d’immagine non lo paga l’amministrazione ma il cittadino e la città, che all'estero sono bollati con il marchio infamante della vergogna». (Pietro Treccagnoli – Il Mattino)