Stupro in discoteca a Sorrento gli accusati “Era consenziente”. A Massa Lubrense difendono Riccarco

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Davanti al gip Antonio Fiorentino del Tribunale di Torre Annunziata, l’altro ieri mattina i giovanissimi autori del presunto stupro avvenuto lo scorso luglio in una discoteca di Sorrento, si sono difesi per circa un’ora, negando le accuse mosse da Elizabeth, giovane turista americana e confermate dall’amica che si trovava insieme a lei quella notte, intanto a Massa Lubrense difendono Riccardo, a Sant’Agata in particolare tanti lo conoscono come dicono a Positanonews  “E’ un ragazzo bello come il sole, pieno di donne .. non ha bisogno di violentare nessuno e poi  è una persona gentile , non è assolutamente il tipo. Non possiamo crederci”, Riccardo è molto consociuto perchè viene da sempre in vacanza a Massa in penisola sorrentina, mentre non conoscono l’amico, accusato anche esso di stupro in una discoteca di Sorrento . Una brutta storia quella che riguarda il ventenne casertano Riccardo Capece (appartenente ad una stimata famiglia di imprenditori del Napoletano) e il suo amico ventunenne Francesco Franchini, ex calciatore di un piccolo club locale, avvenuta in costiera in una notte di movida e «divertimento» di fine luglio, come riporta Il Mattino  Franchini, difeso dagli avvocati Romolo Vignola (presidente della Camera Penale di Santa Maria Capua Vetere) e Paolo Dell’Aquila, si sarebbe difeso parlando di consenso da parte di Elizabeth, vittima due volte di quell’infamante reato per essere stata trascinata per la seconda volta nei bagni del locale dopo lo stupro ad opera dello stesso Franchini. Capece è accusato invece della sola violenza sessuale e ha chiarito il suo ruolo. Il gip valuterà nei prossimi giorni anche la richiesta di arresti domiciliari avanzata dai difensori con un’articolata istanza basata sulle esigenze cautelari. Sullo sfondo della vicenda emerge anche un rimpallo di accuse tra l’amica della vittima, il personale del locale, il barman e la security: la ragazza dice di aver chiesto aiuto a vuoto, di essere stata inascoltata mentre gli addetti riferiscono di aver visto una turista ubriaca. Un approfondimento importante è stata la visione ulteriore dei filmati per capire come, dopo il primo stupro, i due giovani arrestati e detenuti ora nel carcere di Poggioreale, siano riusciti ad obbligare nuovamente la vittima (a quanto pare anche lei sotto parziale effetto di qualche cocktail alcolico) ad andare con loro. La ragazza che ha già fatto ritorno negli States con l’amica, sarebbe stata chiusa a «sandwich» fra i due giovani, tanto da non riuscire a divincolarsi o a fuggire o a chiedere aiuto. Il quadro complessivo tratteggiato dall’accusa, sulla cui scorta è stato disposto l’arresto per la «evidente coerenza tra il racconto della vittima e della sua amica e ciò che emerge dalla prima visione dei filmati», ritiene «impossibile che la ragazza fosse consenziente e, vista la condotta dei due indagati, non può escludersi che possano reiterare il reato». Da qui, la custodia cautelare in carcere per Franchini e Capece (difeso dall’avvocato Giuseppe Fusco del foro di Napoli). La turista, scrive il gip, fu «schiacciata tra Capece e Franchini senza avere alcuna possibilità di divincolarsi». Un racconto scioccante quello della turista statunitense che ha denunciato e fatto arrestare il calciatore Francesco Franchini e il suo amico, Riccardo Capece, accusandoli di avere abusato di lei. Altrettanto drammatico è ciò che la sua amica ha raccontato ai carabinieri, all’indomani dei fatti. Secondo la giovane americana, appena l’amica, stravolta, uscì dal bagno e le riferì cosa era appena successo «le dissi di non muoversi perché avrei affrontato Riccardo e il suo amico, ma non li trovavo, quindi andai dagli uomini della security, ma non mi credettero». A quel punto, «mi rivolsi al barman, che era amico di Riccardo, ma lui fece finta di non capire anche quando gli chiesi di chiamare la polizia». I cellulari delle due ragazze, infatti, per un problema di roaming, non riuscivano a contattare il 113 e, secondo quanto hanno riferito, nessuno prestò loro un telefonino. Nessuno tra i dipendenti del locale. E proprio mentre la sua amica tentava di chiedere aiuto, Elizabeth avrebbe subito il secondo stupro da parte dei due indagati.

Davanti al gip Antonio Fiorentino del Tribunale di Torre Annunziata, l'altro ieri mattina i giovanissimi autori del presunto stupro avvenuto lo scorso luglio in una discoteca di Sorrento, si sono difesi per circa un'ora, negando le accuse mosse da Elizabeth, giovane turista americana e confermate dall'amica che si trovava insieme a lei quella notte, intanto a Massa Lubrense difendono Riccardo, a Sant'Agata in particolare tanti lo conoscono come dicono a Positanonews  "E' un ragazzo bello come il sole, pieno di donne .. non ha bisogno di violentare nessuno e poi  è una persona gentile , non è assolutamente il tipo. Non possiamo crederci", Riccardo è molto consociuto perchè viene da sempre in vacanza a Massa in penisola sorrentina, mentre non conoscono l'amico, accusato anche esso di stupro in una discoteca di Sorrento . Una brutta storia quella che riguarda il ventenne casertano Riccardo Capece (appartenente ad una stimata famiglia di imprenditori del Napoletano) e il suo amico ventunenne Francesco Franchini, ex calciatore di un piccolo club locale, avvenuta in costiera in una notte di movida e «divertimento» di fine luglio, come riporta Il Mattino  Franchini, difeso dagli avvocati Romolo Vignola (presidente della Camera Penale di Santa Maria Capua Vetere) e Paolo Dell'Aquila, si sarebbe difeso parlando di consenso da parte di Elizabeth, vittima due volte di quell'infamante reato per essere stata trascinata per la seconda volta nei bagni del locale dopo lo stupro ad opera dello stesso Franchini. Capece è accusato invece della sola violenza sessuale e ha chiarito il suo ruolo. Il gip valuterà nei prossimi giorni anche la richiesta di arresti domiciliari avanzata dai difensori con un'articolata istanza basata sulle esigenze cautelari. Sullo sfondo della vicenda emerge anche un rimpallo di accuse tra l'amica della vittima, il personale del locale, il barman e la security: la ragazza dice di aver chiesto aiuto a vuoto, di essere stata inascoltata mentre gli addetti riferiscono di aver visto una turista ubriaca. Un approfondimento importante è stata la visione ulteriore dei filmati per capire come, dopo il primo stupro, i due giovani arrestati e detenuti ora nel carcere di Poggioreale, siano riusciti ad obbligare nuovamente la vittima (a quanto pare anche lei sotto parziale effetto di qualche cocktail alcolico) ad andare con loro. La ragazza che ha già fatto ritorno negli States con l'amica, sarebbe stata chiusa a «sandwich» fra i due giovani, tanto da non riuscire a divincolarsi o a fuggire o a chiedere aiuto. Il quadro complessivo tratteggiato dall’accusa, sulla cui scorta è stato disposto l’arresto per la «evidente coerenza tra il racconto della vittima e della sua amica e ciò che emerge dalla prima visione dei filmati», ritiene «impossibile che la ragazza fosse consenziente e, vista la condotta dei due indagati, non può escludersi che possano reiterare il reato». Da qui, la custodia cautelare in carcere per Franchini e Capece (difeso dall'avvocato Giuseppe Fusco del foro di Napoli). La turista, scrive il gip, fu «schiacciata tra Capece e Franchini senza avere alcuna possibilità di divincolarsi». Un racconto scioccante quello della turista statunitense che ha denunciato e fatto arrestare il calciatore Francesco Franchini e il suo amico, Riccardo Capece, accusandoli di avere abusato di lei. Altrettanto drammatico è ciò che la sua amica ha raccontato ai carabinieri, all’indomani dei fatti. Secondo la giovane americana, appena l’amica, stravolta, uscì dal bagno e le riferì cosa era appena successo «le dissi di non muoversi perché avrei affrontato Riccardo e il suo amico, ma non li trovavo, quindi andai dagli uomini della security, ma non mi credettero». A quel punto, «mi rivolsi al barman, che era amico di Riccardo, ma lui fece finta di non capire anche quando gli chiesi di chiamare la polizia». I cellulari delle due ragazze, infatti, per un problema di roaming, non riuscivano a contattare il 113 e, secondo quanto hanno riferito, nessuno prestò loro un telefonino. Nessuno tra i dipendenti del locale. E proprio mentre la sua amica tentava di chiedere aiuto, Elizabeth avrebbe subito il secondo stupro da parte dei due indagati.