Milano. Sit-in dei migranti: da mesi aspettiamo i documenti. Traffico paralizzato per due ore

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Se la Germania fa i conti con le violenze dei neonazisti che vogliono fermare i profughi, l’Italia deve vedersela con la protesta dei migranti: a Milano, ieri mattina, in un centinaio hanno bloccato la strada che a Bresso immette nel capoluogo, all’altezza di un centro di accoglienza. Il motivo del sit-in: la richiesta di maggior rapidità nelle pratiche di identificazione e asilo. Il che è stato subito tacciato di impudenza. «Vogliono i documenti???» se la prende con l’abbondanza di punti interrogativi di un ragazzino Matteo Salvini, il leader della Lega, scrivendo su Facebook: «Io li caricherei di peso sul primo aereo e tutti a casa loro! Altro che documenti… stanno qui e nostre spese e rompono pure i co….». Più tradizionale, come linguaggio politico, il commento di Giorgia Meloni, presidente di Fratelli d’Italia: «La protesta dei richiedenti asilo a Milano è l’ennesimo simbolo del fallimento delle politiche del governo Renzi-Alfano sull’immigrazione». Dura anche la reazione di Mariastella Gelmini di Fi: «Le politiche dell’esecutivo sono chiaramente un fallimento, c’è il rischio che alcuni centri diventino una vera e propria polveriera». Fatto è che scontri ci sono stati, compresi colpi di manganello. E ci sono andati di mezzo anche alcuni giornalisti, allontanati dalla polizia perché avrebbero voluto a tutti i costi entrare nel centro di accoglienza (il cui ingresso non è consentito né ai media né al pubblico). Censura? «I giornalisti devono essere accreditati dalla Prefettura» spiega la Questura di Milano. Anche se la versione che in una nota dà Telelombardia è di tutt’altro tenore: i cronisti sarebbero stati «letteralmente travolti» dai migranti che li avrebbero sospinti all’interno del centro per documentare le condizioni di vita nelle tende. È una delle facce del disagio sociale che l’esodo dei migranti in Europa sta provocando. Non si può dire che sia meglio ciò che sta succedendo in Germania, dove in questi giorni la protesta è contro i migranti. Venerdì notte a Heidenau, vicino a Dresda, per bloccare l’arrivo di 250 profughi a un centro di accoglienza gruppi neonazisti hanno mandato in ospedale una trentina di poliziotti colpendoli con lanci di pietre e bottiglie. Due centri di accoglienza sono stati distrutti da altrettanti incendi. Il primo a Heidenau, mentre domenica notte è toccato a un vecchio edificio a Weissachim Tal, vicino a Stoccarda, che un centro di accoglienza in realtà non era ma ci sarebbe dovuto diventare a breve. Nessun ferito, nessuna rivendicazione, solo ragionevoli sospetti sui motivi del rogo e cioè la protesta anti-immigrati. La polizia tedesca ha potuto comunicare solo che ora il palazzo è inabitabile. In Italia gli arrivi sono incessanti. Una nave della Guardia costiera ha soccorso due imbarcazioni che trasportavano 466 migranti. Tra loro decine di minori che hanno affrontato il viaggio senza la compagnia di un adulto. In mattinata a Cagliari sono stati fatti sbarcare 963 immigrati, un terzo dei quali però è stato condotto subito a Genova. Si cerca di smistare i disagi, di dividere le incombenze ma gli arrivi sono costantemente massicci. Anche se ora l’impatto più violento lo sta subendo la Serbia, dopo che la Macedonia ha ritrattato il “blocco” ai confini. Belgrado dichiara 23mila ingressi negli ultimi 15 giorni, diecimila nell’ultimo fine settimana. Un assedio che è valso a Belgrado il «grande apprezzamento» dell’Unione europea per l’organizzazione dell’accoglienza. Ma l’esodo continua. (Fabio Morabito – Il Mattino)

Se la Germania fa i conti con le violenze dei neonazisti che vogliono fermare i profughi, l'Italia deve vedersela con la protesta dei migranti: a Milano, ieri mattina, in un centinaio hanno bloccato la strada che a Bresso immette nel capoluogo, all'altezza di un centro di accoglienza. Il motivo del sit-in: la richiesta di maggior rapidità nelle pratiche di identificazione e asilo. Il che è stato subito tacciato di impudenza. «Vogliono i documenti???» se la prende con l'abbondanza di punti interrogativi di un ragazzino Matteo Salvini, il leader della Lega, scrivendo su Facebook: «Io li caricherei di peso sul primo aereo e tutti a casa loro! Altro che documenti… stanno qui e nostre spese e rompono pure i co….». Più tradizionale, come linguaggio politico, il commento di Giorgia Meloni, presidente di Fratelli d'Italia: «La protesta dei richiedenti asilo a Milano è l'ennesimo simbolo del fallimento delle politiche del governo Renzi-Alfano sull'immigrazione». Dura anche la reazione di Mariastella Gelmini di Fi: «Le politiche dell’esecutivo sono chiaramente un fallimento, c’è il rischio che alcuni centri diventino una vera e propria polveriera». Fatto è che scontri ci sono stati, compresi colpi di manganello. E ci sono andati di mezzo anche alcuni giornalisti, allontanati dalla polizia perché avrebbero voluto a tutti i costi entrare nel centro di accoglienza (il cui ingresso non è consentito né ai media né al pubblico). Censura? «I giornalisti devono essere accreditati dalla Prefettura» spiega la Questura di Milano. Anche se la versione che in una nota dà Telelombardia è di tutt'altro tenore: i cronisti sarebbero stati «letteralmente travolti» dai migranti che li avrebbero sospinti all'interno del centro per documentare le condizioni di vita nelle tende. È una delle facce del disagio sociale che l'esodo dei migranti in Europa sta provocando. Non si può dire che sia meglio ciò che sta succedendo in Germania, dove in questi giorni la protesta è contro i migranti. Venerdì notte a Heidenau, vicino a Dresda, per bloccare l'arrivo di 250 profughi a un centro di accoglienza gruppi neonazisti hanno mandato in ospedale una trentina di poliziotti colpendoli con lanci di pietre e bottiglie. Due centri di accoglienza sono stati distrutti da altrettanti incendi. Il primo a Heidenau, mentre domenica notte è toccato a un vecchio edificio a Weissachim Tal, vicino a Stoccarda, che un centro di accoglienza in realtà non era ma ci sarebbe dovuto diventare a breve. Nessun ferito, nessuna rivendicazione, solo ragionevoli sospetti sui motivi del rogo e cioè la protesta anti-immigrati. La polizia tedesca ha potuto comunicare solo che ora il palazzo è inabitabile. In Italia gli arrivi sono incessanti. Una nave della Guardia costiera ha soccorso due imbarcazioni che trasportavano 466 migranti. Tra loro decine di minori che hanno affrontato il viaggio senza la compagnia di un adulto. In mattinata a Cagliari sono stati fatti sbarcare 963 immigrati, un terzo dei quali però è stato condotto subito a Genova. Si cerca di smistare i disagi, di dividere le incombenze ma gli arrivi sono costantemente massicci. Anche se ora l'impatto più violento lo sta subendo la Serbia, dopo che la Macedonia ha ritrattato il “blocco” ai confini. Belgrado dichiara 23mila ingressi negli ultimi 15 giorni, diecimila nell'ultimo fine settimana. Un assedio che è valso a Belgrado il «grande apprezzamento» dell'Unione europea per l'organizzazione dell'accoglienza. Ma l'esodo continua. (Fabio Morabito – Il Mattino)