Sorrento e Ischia, sul mare inquinato partono le inchieste delle Procure

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Inchieste delle Procure sull’inquinamento in Penisola Sorrentina e a Ischia. La lunga scia di liquami nel mare di Ischia e Sorrento non ha lasciato solo mare di un colore indecifrabile e di un odore nauseabondo. No. Quanto accaduto a Ischia ed a Sorrento in questo scorcio d’estate ha lasciato, com’è naturale che fosse, anche strascichi di natura giudiziaria, scrive Antonio Scolamiero sul Corriere del Mezzogiorno. Due le Procure a lavoro per capire cosa sia realmente accaduto sull’Isola Verde e in Costiera. Gli uffici inquirenti di Napoli e di Torre Annunziata hanno aperto un fascicolo, contro ignoti in questa fase, per capire perché si è arrivati ad un grave danno di natura ambientale in due luoghi di villeggiatura tra i più rinomati della nostra regione. Ma andiamo per ordine e partiamo da Ischia. Sono giorni che a Forio, e per l’esattezza a circa 500 metri dalla costa in prossimità della chiesa posta su punta del Soccorso, ad una profondità di 20 metri si è aperta una falla ad una delle sei condotte fognarie sottomarine. Acqua torbida e effluvi maleodoranti. Ci si è messa anche la corrente che ha portato sotto costa quando di più inimaginabile possibile. E sono cominciati a fioccare gli esposti, corredati da video e foto. Il primo è quello di un avvocato napoletano, Giuseppe Azariti Fumaroli, che ha documentato tutto con il suo telefonino e che ha poi messo tutto nero su bianco. E non è stato il solo. Dopo qualche giorno anche la sezione di Ischia di Legambiente ha preso carta e penna ad ha scritto a tutti gli uffici competenti per denunciare quanto stava accadendo. Ed esposto dopo esposto, sono passati 13 giorni dalle prime avvisaglie di quanto era accaduto sott’acqua. Ieri, dunque, si è mossa anche la Procura di Napoli. L’indagine, per il momento conoscitiva con delega alla Capitaneria di Porto di Ischia, è coordinata dal sostituto procuratore Sassano della quinta sezione reati ambientali coordinata dal procuratore aggiunto Nunzio Fragliasso. L’obiettivo dei pm napoletani è quello di capire perché si è verificata la falla e se ci sono delle responsabilità. Per il momento non è stato ipotizzato nessun reato e non ci sono persone indagate. È una fase molto embrionale, fanno sapere da Palazzo di giustizia, ma l’attenzione resta altissima su questo argomento: tanto è vero che su questo particolare versante, da quanto trapela, c’è un altro procedimento in corso. Nemmeno l’intervento per riparare la condotta è servito a fermare l’azione giudiziaria. Ieri pomeriggio, infatti, una ditta specializzata in interventi sottomarini ha completato la chiusura della falla, dalla quale non dovrebbero più uscire liquami maleodoranti. E da Ischia ci trasferiamo a Sorrento. Anche in questo caso la Procura competente per territorio, quella di Torre Annunziata, ha aperto un fascicolo per capire cosa sia accaduto pochi giorni prima di Ferragosto a Sorrento, quando una vera e propria cascata di liquami si è riversata in acqua. Uno scarico favorito anche dalle violente piogge di quei giorni, quando per non far scoppiare le fogne è entrato in funzione il sistema chiamato del «troppo pieno» con cui acque chiare e acque fognarie si mescolano. Chiazze marroni in mare e acqua maleodorante per molti giorni a seguire. Evento tanto grave che indusse ad emettere un provvedimento di divieto di balneazione che riguardava inizialmente un tratto di costa di 994 metri tra Sorrento e Massa Lubrense che seguì quelli per la spiaggia del Purgatorio a Meta, per la baia del Pecoriello a Sant’Agnello, per Marina Grande e Marina Piccola a Sorrento. Anche in questo caso l’attenzione della Procura per i reati ambientali è altissima, come sottolinea il capo dei magistrati oplontini, Alessandro Pennasilico, che conferma l’apertura di un fascicolo per quest’ultimo grave episodio. E aggiunge che non c’è solo questo, anzi. Molti i versanti che riguardano i reati contro l’ambiente che sono «attenzionati» dagli inquirenti. E intanto gli agenti del commissariato di Sorrento sono a lavoro controlli e verifiche che poi saranno tramesse a Torre Annunziata. La Gori Intanto questa mattina, dopo l’ultimazione delle verifiche sullo stato degli scaricatori, degli impianti di sollevamento, delle reti fognarie e della galleria fognaria consortili da parte della Gori, sono previsti nuovi prelievi di acqua matina da parte dell’Arpac per verificare la balneabilità dell’ultima parte di costa dove ancora vige il divieto di balneazione, ovvero il tratto tra il molto d’attracco e l’arenile San Francesco. Per i risultati bisognerà attendere almeno 48 ore. 

Inchieste delle Procure sull'inquinamento in Penisola Sorrentina e a Ischia. La lunga scia di liquami nel mare di Ischia e Sorrento non ha lasciato solo mare di un colore indecifrabile e di un odore nauseabondo. No. Quanto accaduto a Ischia ed a Sorrento in questo scorcio d’estate ha lasciato, com’è naturale che fosse, anche strascichi di natura giudiziaria, scrive Antonio Scolamiero sul Corriere del Mezzogiorno. Due le Procure a lavoro per capire cosa sia realmente accaduto sull’Isola Verde e in Costiera. Gli uffici inquirenti di Napoli e di Torre Annunziata hanno aperto un fascicolo, contro ignoti in questa fase, per capire perché si è arrivati ad un grave danno di natura ambientale in due luoghi di villeggiatura tra i più rinomati della nostra regione. Ma andiamo per ordine e partiamo da Ischia. Sono giorni che a Forio, e per l’esattezza a circa 500 metri dalla costa in prossimità della chiesa posta su punta del Soccorso, ad una profondità di 20 metri si è aperta una falla ad una delle sei condotte fognarie sottomarine. Acqua torbida e effluvi maleodoranti. Ci si è messa anche la corrente che ha portato sotto costa quando di più inimaginabile possibile. E sono cominciati a fioccare gli esposti, corredati da video e foto. Il primo è quello di un avvocato napoletano, Giuseppe Azariti Fumaroli, che ha documentato tutto con il suo telefonino e che ha poi messo tutto nero su bianco. E non è stato il solo. Dopo qualche giorno anche la sezione di Ischia di Legambiente ha preso carta e penna ad ha scritto a tutti gli uffici competenti per denunciare quanto stava accadendo. Ed esposto dopo esposto, sono passati 13 giorni dalle prime avvisaglie di quanto era accaduto sott’acqua. Ieri, dunque, si è mossa anche la Procura di Napoli. L’indagine, per il momento conoscitiva con delega alla Capitaneria di Porto di Ischia, è coordinata dal sostituto procuratore Sassano della quinta sezione reati ambientali coordinata dal procuratore aggiunto Nunzio Fragliasso. L’obiettivo dei pm napoletani è quello di capire perché si è verificata la falla e se ci sono delle responsabilità. Per il momento non è stato ipotizzato nessun reato e non ci sono persone indagate. È una fase molto embrionale, fanno sapere da Palazzo di giustizia, ma l’attenzione resta altissima su questo argomento: tanto è vero che su questo particolare versante, da quanto trapela, c’è un altro procedimento in corso. Nemmeno l’intervento per riparare la condotta è servito a fermare l’azione giudiziaria. Ieri pomeriggio, infatti, una ditta specializzata in interventi sottomarini ha completato la chiusura della falla, dalla quale non dovrebbero più uscire liquami maleodoranti. E da Ischia ci trasferiamo a Sorrento. Anche in questo caso la Procura competente per territorio, quella di Torre Annunziata, ha aperto un fascicolo per capire cosa sia accaduto pochi giorni prima di Ferragosto a Sorrento, quando una vera e propria cascata di liquami si è riversata in acqua. Uno scarico favorito anche dalle violente piogge di quei giorni, quando per non far scoppiare le fogne è entrato in funzione il sistema chiamato del «troppo pieno» con cui acque chiare e acque fognarie si mescolano. Chiazze marroni in mare e acqua maleodorante per molti giorni a seguire. Evento tanto grave che indusse ad emettere un provvedimento di divieto di balneazione che riguardava inizialmente un tratto di costa di 994 metri tra Sorrento e Massa Lubrense che seguì quelli per la spiaggia del Purgatorio a Meta, per la baia del Pecoriello a Sant’Agnello, per Marina Grande e Marina Piccola a Sorrento. Anche in questo caso l’attenzione della Procura per i reati ambientali è altissima, come sottolinea il capo dei magistrati oplontini, Alessandro Pennasilico, che conferma l’apertura di un fascicolo per quest’ultimo grave episodio. E aggiunge che non c’è solo questo, anzi. Molti i versanti che riguardano i reati contro l’ambiente che sono «attenzionati» dagli inquirenti. E intanto gli agenti del commissariato di Sorrento sono a lavoro controlli e verifiche che poi saranno tramesse a Torre Annunziata. La Gori Intanto questa mattina, dopo l’ultimazione delle verifiche sullo stato degli scaricatori, degli impianti di sollevamento, delle reti fognarie e della galleria fognaria consortili da parte della Gori, sono previsti nuovi prelievi di acqua matina da parte dell’Arpac per verificare la balneabilità dell’ultima parte di costa dove ancora vige il divieto di balneazione, ovvero il tratto tra il molto d’attracco e l’arenile San Francesco. Per i risultati bisognerà attendere almeno 48 ore.