«Ambrosoli? Se l´andava cercando» Andreotti si scusa: frainteso

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Il figlio: si commenta da sola. Mantovano: 30 anni dopo
il senatore è ancora più vicino a Sindona che alla vittima

ROMA (9 settembre) – «Non voglio sostituirmi alla polizia o ai giudici, certo, è una persona che in termini romaneschi se l’andava cercando». Lo dice Giulio Andreotti a proposito dell’omicidio di Giorgio Ambrosoli, l’avvocato che si occupò della liquidazione dell’impero di Michele Sindona e che fu ucciso da un suo sicario l’11 luglio del 1979.
«Sono molto dispiaciuto che una mia espressione di gergo romanesco abbia causato un grave fraintendimento sulle mie valutazioni delle tragiche circostanze della morte del dottor Ambrosoli». Così in una nota il senatore a vita Giulio Andreotti precisa il suo pensiero rispetto alle affermazioni in onda stasera. «Intendevo fare riferimento ai gravi rischi ai quali il dottor Ambrosoli si era consapevolmente esposto – è la spiegazione di Andreotti – con il difficile incarico assunto».

Intervistato da Giovanni Minoli per la puntata che ricorda l’avvocato della Storia siamo noi (in onda questa sera), come anticipa il Corriere della Sera, il senatore a vita usa anche parole positive per Sindona: «Io cercavo di vedere con obiettività. Non sono mai stato sindoniano, non ho mai creduto che fosse il diavolo in persona». Il fatto «che si occupasse sul piano internazionale dimostrava una competenza economico finanziaria che gli dava in mano una carta che altri non avevano. Se non c’erano motivi di ostilità, non si poteva che parlarne bene».

Il figlio: sappiamo chi è Andreotti. «La frase di Andreotti si commenta da sola» ha detto Umberto Ambrosoli, figlio della vittima. «Non se se le parole rappresentino un sentire comune. Francamente ho la sensazione opposta. Il mondo economico-finanziario ha fatto tesoro di quella esperienza per cambiare qualcosa, il mondo politico sembra non aver fatto nulla di quell’esperienza. E comunque il ruolo di Andreotti è già stato chiarito in ben due sentenze: la prima su Sindona e la seconda a Palermo. Il suo operato è sotto gli occhi di tutti»

La posizione del Governo è stata espressa da Alfredo Mantovano, sottosegretario all’Interno: «Giorgio Ambrosoli non se l’è andata a cercare. Ha ricevuto, senza sollecitarlo, un incarico professionale gravoso. Lo ha portato avanti basandosi solo sulla sua competenza e sul suo senso del dovere. Sorprende che 30 anni dopo il presidente Andreotti continui a mostrarsi più vicino a Sindona che all’avvocato Ambrosoli. Il quale, non essendosela cercata, certamente non ha tirato a campare, ma ha pagato il prezzo più alto».

Veltroni: la prima repubblica. Nel Pd la replica è dell’ex segretario Veltroni: «Per chi volesse partecipare alla nostalgia per i bei tempi della prima repubblica segnalo la incredibile dichiarazione di Andreotti secondo il quale Ambrosoli, ucciso da un killer su mandato di Sindona, se l’è cercata. Se non si ha voglia di futuro, il passato ritorna».

Giorgio Ambrosoli, liquidatore della banca di Michele Sindona, fu assassinato l’11 luglio del 1979 dal killer Joseph Arico su incarico di Sindona per 50mila dollari.

Il Mattino di Napoli

scelto da Michele Pappacoda

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