Realismo di Sarri all’esordio: «Niente sogni: il Napoli è ancora un cantiere. Diffido del Sassuolo, farà soffrire tutti»

0

Realista, concreto, genuino, diretto. Il Sarri di Napoli è uguale a quello di Empoli. Dice ciò che pensa, risponde senza giri di parole, mostra la giusta personalità. «Il mio obiettivo è riuscire a tirare fuori il 101 per cento dalla squadra: i sogni sono una cosa, gli obiettivi reali altri. Difficile quantificare adesso quanto può valere a fine stagione il 101 per cento. Se riuscissimo a farlo sarei contento anche se arrivassimo settimi, mentre lo sarei meno se finissimo più in alto però mi accorgessi di non aver tirato fuori il massimo». Sarri al primo giorno di scuola in un grande club è atteso con grande curiosità. Intorno a lui si è creato un clima di fiducia da parte dell’ambiente e dei colleghi. Niente proclami, niente paroloni roboanti di inizio stagione. Invitato a formulare una griglia ideale di partenza risponde in maniera realistica. «La base di partenza è il quinto posto dell’anno scorso, quando erano assenti Inter e Milan che si ripresentano con grandissima forza. Sarà un campionato difficile, stiamo cambiando qualcosa in costruzione, l’importante sarà affrontare con compattezza interna i momenti di difficoltà». Il Sarri di Napoli è il Sarri di sempre, un tecnico che non ama troppo la luce dei riflettori, non usa i social network, confida d’informarsi con il televideo e di non leggere i giornali, che s’arrabbia quando si parla di mercato. Un allenatore vecchio stampo, di campo, uno che bada alla sostanza più che alla forma ma che tira fuori orgoglio e grinta quando deve difendere il suo lavoro. «Non mi sento come se avessi avuto un gratta e vinci, in serie A avrei meritato di arrivarci già dieci anni fa con il mio lavoro. Mi sento fortunato solo nel senso di aver avuto questa opportunità, meritata, mentre altri colleghi pur avendone le qualità non ci sono riusciti». Un tecnico di provincia, nato a Bagnoli, da anni trapiantato in Toscana, uno che ha lavorato in tutte le categorie e che adesso è diventato allenatore da prima pagina. «Mi dà soddisfazione sapere che qualcuno sottolinea la mia meritocrazia per arrivare sulla panchina del Napoli, in un Paese dove questa non esiste. Noto grande interesse intorno a me, però non per questo mi sento più responsabilizzato: sto bene e sono sereno. Fino a 52-53 anni nessuno si era accorto di me, ora Sarri improvvisamente è diventato di moda e sono venuti anche dal Giappone a vedere i miei allenamenti». Le idee sono quelle di sempre, il caposaldo è la fase difensiva, il puntello sul quale costruire la squadra. «Questo è il mio modo di allenare da sempre e non solo una prerogativa del mio lavoro a Napoli. Ogni squadra si costruisce sulla difesa, per questo motivo tanto tempo in fase di preparazione viene dedicato a questo aspetto. C’è stato qualche passo avanti anche se non siamo ancora ineccepibili in certe letture. Per la fase difensiva non serve fantasia, ci vogliono sacrificio, sudore e organizzazione. Contro il Sassuolo sarà un banco di prova impegnativo, i loro attaccanti sono forti per caratteristiche e per movimenti». Esordio di fuoco, quindi, Sarri sottolinea tutte le difficoltà legate alla partita contro la squadra allenata da Di Francesco. «Vorrei vedere un Napoli che cerca di fare la partita e imporre il proprio gioco, il Sassuolo è il peggior avversario che ci potesse capitare, una squadra che gioca insieme da tre anni e ha maggiori certezze, una società importantissima che si può permettere grandi acquisti, una formazione giovane e forte, l’anno scorso su quel campo andò in difficoltà anche la Juventus». Napoli con un centrocampo agile, giocatori rapidi e veloci, il punto interrogativo può essere rappresentato dalla poca fisicità. «Può darsi. Se la nostra caratteristica definitiva sarà questa dovremo fare in modo che la partita non si sporchi mai e di mantenerla sul palleggio. Fu un po’ lo stesso problema l’anno scorso a Empoli, nei momenti di difficoltà andavamo a difendere ancora di più nella metà campo avversaria perché nella nostra area soffrivamo sulle palle alte». Centrocampo a tre nel quale c’è Hamsik. «Esclusi gli ultimi due anni ha sempre fatto il centrocampista, sta meglio fisicamente e tutto procede abbastanza bene. Certo, con questo modulo si difende in maniera diversa rispetto al 3-5-2 perché ci sono spazi più ampi e ci vuole maggiore sacrificio e lui lo sta facendo». Questo il calcio di Sarri, operaio e intenso. Pochi fronzoli e tutta sostanza. «Un allenatore non è quello che fa la formazione o indovina il cambio, il nostro obiettivo è dare una mentalità unica a un gruppo di 30 persone e farlo in 40 giorni è impossibile». Ma sull’attacco già scommette. «Davanti potrei fare un sorteggio e sbaglierei poco», la frase a effetto. Con il Sassuolo si scoprirà a che punto è il suo lavoro con la squadra avuta finora a disposizione e in attesa di altri colpi sul mercato. «Il mercato? Non sento Giuntoli da tre giorni e sono solo concentrato sul Sassuolo. Ho piena fiducia nel suo lavoro, come lui dovrà fidarsi di me quando ci saranno da prendere decisioni tecniche sul campo. A fine mercato si tireranno le somme per gli obiettivi reali di questa squadra». (Roberto Ventre – Il Mattino)  

Realista, concreto, genuino, diretto. Il Sarri di Napoli è uguale a quello di Empoli. Dice ciò che pensa, risponde senza giri di parole, mostra la giusta personalità. «Il mio obiettivo è riuscire a tirare fuori il 101 per cento dalla squadra: i sogni sono una cosa, gli obiettivi reali altri. Difficile quantificare adesso quanto può valere a fine stagione il 101 per cento. Se riuscissimo a farlo sarei contento anche se arrivassimo settimi, mentre lo sarei meno se finissimo più in alto però mi accorgessi di non aver tirato fuori il massimo». Sarri al primo giorno di scuola in un grande club è atteso con grande curiosità. Intorno a lui si è creato un clima di fiducia da parte dell’ambiente e dei colleghi. Niente proclami, niente paroloni roboanti di inizio stagione. Invitato a formulare una griglia ideale di partenza risponde in maniera realistica. «La base di partenza è il quinto posto dell’anno scorso, quando erano assenti Inter e Milan che si ripresentano con grandissima forza. Sarà un campionato difficile, stiamo cambiando qualcosa in costruzione, l’importante sarà affrontare con compattezza interna i momenti di difficoltà». Il Sarri di Napoli è il Sarri di sempre, un tecnico che non ama troppo la luce dei riflettori, non usa i social network, confida d’informarsi con il televideo e di non leggere i giornali, che s’arrabbia quando si parla di mercato. Un allenatore vecchio stampo, di campo, uno che bada alla sostanza più che alla forma ma che tira fuori orgoglio e grinta quando deve difendere il suo lavoro. «Non mi sento come se avessi avuto un gratta e vinci, in serie A avrei meritato di arrivarci già dieci anni fa con il mio lavoro. Mi sento fortunato solo nel senso di aver avuto questa opportunità, meritata, mentre altri colleghi pur avendone le qualità non ci sono riusciti». Un tecnico di provincia, nato a Bagnoli, da anni trapiantato in Toscana, uno che ha lavorato in tutte le categorie e che adesso è diventato allenatore da prima pagina. «Mi dà soddisfazione sapere che qualcuno sottolinea la mia meritocrazia per arrivare sulla panchina del Napoli, in un Paese dove questa non esiste. Noto grande interesse intorno a me, però non per questo mi sento più responsabilizzato: sto bene e sono sereno. Fino a 52-53 anni nessuno si era accorto di me, ora Sarri improvvisamente è diventato di moda e sono venuti anche dal Giappone a vedere i miei allenamenti». Le idee sono quelle di sempre, il caposaldo è la fase difensiva, il puntello sul quale costruire la squadra. «Questo è il mio modo di allenare da sempre e non solo una prerogativa del mio lavoro a Napoli. Ogni squadra si costruisce sulla difesa, per questo motivo tanto tempo in fase di preparazione viene dedicato a questo aspetto. C’è stato qualche passo avanti anche se non siamo ancora ineccepibili in certe letture. Per la fase difensiva non serve fantasia, ci vogliono sacrificio, sudore e organizzazione. Contro il Sassuolo sarà un banco di prova impegnativo, i loro attaccanti sono forti per caratteristiche e per movimenti». Esordio di fuoco, quindi, Sarri sottolinea tutte le difficoltà legate alla partita contro la squadra allenata da Di Francesco. «Vorrei vedere un Napoli che cerca di fare la partita e imporre il proprio gioco, il Sassuolo è il peggior avversario che ci potesse capitare, una squadra che gioca insieme da tre anni e ha maggiori certezze, una società importantissima che si può permettere grandi acquisti, una formazione giovane e forte, l’anno scorso su quel campo andò in difficoltà anche la Juventus». Napoli con un centrocampo agile, giocatori rapidi e veloci, il punto interrogativo può essere rappresentato dalla poca fisicità. «Può darsi. Se la nostra caratteristica definitiva sarà questa dovremo fare in modo che la partita non si sporchi mai e di mantenerla sul palleggio. Fu un po’ lo stesso problema l’anno scorso a Empoli, nei momenti di difficoltà andavamo a difendere ancora di più nella metà campo avversaria perché nella nostra area soffrivamo sulle palle alte». Centrocampo a tre nel quale c’è Hamsik. «Esclusi gli ultimi due anni ha sempre fatto il centrocampista, sta meglio fisicamente e tutto procede abbastanza bene. Certo, con questo modulo si difende in maniera diversa rispetto al 3-5-2 perché ci sono spazi più ampi e ci vuole maggiore sacrificio e lui lo sta facendo». Questo il calcio di Sarri, operaio e intenso. Pochi fronzoli e tutta sostanza. «Un allenatore non è quello che fa la formazione o indovina il cambio, il nostro obiettivo è dare una mentalità unica a un gruppo di 30 persone e farlo in 40 giorni è impossibile». Ma sull’attacco già scommette. «Davanti potrei fare un sorteggio e sbaglierei poco», la frase a effetto. Con il Sassuolo si scoprirà a che punto è il suo lavoro con la squadra avuta finora a disposizione e in attesa di altri colpi sul mercato. «Il mercato? Non sento Giuntoli da tre giorni e sono solo concentrato sul Sassuolo. Ho piena fiducia nel suo lavoro, come lui dovrà fidarsi di me quando ci saranno da prendere decisioni tecniche sul campo. A fine mercato si tireranno le somme per gli obiettivi reali di questa squadra». (Roberto Ventre – Il Mattino)