Blue team in action, nel Parco Marino di Punta Campanella a Massa Lubrense i fondali ricchi di biodiversità

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Massa Lubrense. Il mare sarà anche inquinato. L’acqua sarà pure infestata dagli enterococchi intestinali e dall’escherichia coli rilevati dall’Arpac. Ma i fondali della penisola sorrentina restano uno scrigno capace di custodire più di cento specie diverse di pesci, molluschi, crostacei e di tanti altri organismi marini. A confermarlo sono i risultati di «Blue Teamin Action», il monitoraggio effettuato nei giorni scorsi da 50 subacquei al largo di Massa Lubrense. L’iniziativa ha coinvolto anche lo specchio d’acqua al largo di Puolo, dove il sindaco Lorenzo Balducelli ha disposto il divieto di balneazione salvo poi revocarlo parzialmente. Più di 50 subacquei hanno esplorato per 24 ore consecutive i cinque principali punti di immersione dell’Area marina protetta di punta Campanella: non solo Puolo, ma anche gli scogli Penna e Vervece, senza dimenticare l’isolotto di Isca e Fossa Papa. La scelta non è stata affatto casuale. Lo staff del Parco marino ha deciso di osservare tre ambienti diversi, cioè sabbia, roccia e grotte. In più, i sub si sono immersi nelle tre zone di tutela dell’Area protetta di punta Campanella: la zona A, dove sono consentite solo attività di ricerca scientifica e visite guidate; la zona B, nella quale sono ammesse solo attività a basso impatto ambientale; la zona C, in cui sono autorizzate le immersioni, la navigazione e la pesca. Proprio qui, «armati» di fotocamere e di lavagnette, i sub hanno censito la fauna marina del Parco. E le sorprese non sono state poche. In sole 24 ore, infatti, sono state individuate ben 113 specie diverse di animali: 46 di pesci, 16 di molluschi, 5 di crostacei, 11 di spugne e 12 di polpi e di meduse. E non finisce qui, perché lo staff dell’Area marina protetta di punta Campanella ha trovato anche decine di briozoi, echinodermi e vermi. Ma la sorpresa maggiore è arrivata quando, nel mitico fondale delle Sirene, i sub hanno individuato persino una specie aliena. Si tratta della Aplysia dactylomela, un mollusco gasteropode originario dell’Oceano Atlantico. «Nonostante il tempo burrascoso – spiega il direttore del Parco marino di punta Campanella Antonino Miccio – i 50 sub hanno svolto con grande dedizione e professionalità questo importante lavoro di censimento frutto di un continuo e costruttivo dialogo tra enti, istituzioni e cittadini ormai consapevoli che la conoscenza approfondita della ricchezza del territorio è la chiave di volta di una gestione sostenibile del patrimonio ambientale». Ad ampliare le file del BlueTeam, infatti, ci hanno pensato docenti universitari, biologi marini, membri di gruppi di diving e di associazioni ambientaliste che hanno sfidato il mare ed effettuato esplorazioni diurne e notturne secondo un rigido calendario. «Questa iniziativa s’inquadra nel monitoraggio biologico effettuato durante tutto l’arco dell’anno dagli operatori del Parco – conclude il direttore Antonino Miccio – Attività del genere contribuiscono in maniera determinante a concentrare l’attenzione dell’opinione pubblica e degli addetti ai lavori su temi di fondamentale importanza e attualità come la tutela e la salvaguardia dell’ecosistema marino». (Antonino Siniscalchi, Il Mattino)

Massa Lubrense. Il mare sarà anche inquinato. L’acqua sarà pure infestata dagli enterococchi intestinali e dall’escherichia coli rilevati dall’Arpac. Ma i fondali della penisola sorrentina restano uno scrigno capace di custodire più di cento specie diverse di pesci, molluschi, crostacei e di tanti altri organismi marini. A confermarlo sono i risultati di «Blue Teamin Action», il monitoraggio effettuato nei giorni scorsi da 50 subacquei al largo di Massa Lubrense. L’iniziativa ha coinvolto anche lo specchio d’acqua al largo di Puolo, dove il sindaco Lorenzo Balducelli ha disposto il divieto di balneazione salvo poi revocarlo parzialmente. Più di 50 subacquei hanno esplorato per 24 ore consecutive i cinque principali punti di immersione dell’Area marina protetta di punta Campanella: non solo Puolo, ma anche gli scogli Penna e Vervece, senza dimenticare l’isolotto di Isca e Fossa Papa. La scelta non è stata affatto casuale. Lo staff del Parco marino ha deciso di osservare tre ambienti diversi, cioè sabbia, roccia e grotte. In più, i sub si sono immersi nelle tre zone di tutela dell’Area protetta di punta Campanella: la zona A, dove sono consentite solo attività di ricerca scientifica e visite guidate; la zona B, nella quale sono ammesse solo attività a basso impatto ambientale; la zona C, in cui sono autorizzate le immersioni, la navigazione e la pesca. Proprio qui, «armati» di fotocamere e di lavagnette, i sub hanno censito la fauna marina del Parco. E le sorprese non sono state poche. In sole 24 ore, infatti, sono state individuate ben 113 specie diverse di animali: 46 di pesci, 16 di molluschi, 5 di crostacei, 11 di spugne e 12 di polpi e di meduse. E non finisce qui, perché lo staff dell’Area marina protetta di punta Campanella ha trovato anche decine di briozoi, echinodermi e vermi. Ma la sorpresa maggiore è arrivata quando, nel mitico fondale delle Sirene, i sub hanno individuato persino una specie aliena. Si tratta della Aplysia dactylomela, un mollusco gasteropode originario dell’Oceano Atlantico. «Nonostante il tempo burrascoso – spiega il direttore del Parco marino di punta Campanella Antonino Miccio – i 50 sub hanno svolto con grande dedizione e professionalità questo importante lavoro di censimento frutto di un continuo e costruttivo dialogo tra enti, istituzioni e cittadini ormai consapevoli che la conoscenza approfondita della ricchezza del territorio è la chiave di volta di una gestione sostenibile del patrimonio ambientale». Ad ampliare le file del BlueTeam, infatti, ci hanno pensato docenti universitari, biologi marini, membri di gruppi di diving e di associazioni ambientaliste che hanno sfidato il mare ed effettuato esplorazioni diurne e notturne secondo un rigido calendario. «Questa iniziativa s’inquadra nel monitoraggio biologico effettuato durante tutto l’arco dell’anno dagli operatori del Parco – conclude il direttore Antonino Miccio – Attività del genere contribuiscono in maniera determinante a concentrare l’attenzione dell’opinione pubblica e degli addetti ai lavori su temi di fondamentale importanza e attualità come la tutela e la salvaguardia dell’ecosistema marino». (Antonino Siniscalchi, Il Mattino)

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