ESTERNAZIONI E RESISTENZA DI DON NICOLA DE MARIA

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Riceviamo e pubblichiamo

Ieri c’è stato il faccia a faccia alla Corte d’Appello di Napoli tra l’avv. Marco Marrone e l’avv. Carmine Aiello difensore di Astarita Vincenzo ed Eva, proprietari dell’immobile del risto-pub “aglio e olio”, della Onlus don Onorio Rocca e Eleonora Crawford, dove solo per 3 mesi don Nicola ha potuto offrire i pasti ai meno abbienti, facendo ricorso solo ai proventi donatigli dai genitori. Precedentemente si è assistito alla messinscena del proprietario dell’immobile, del suo avvocato e dell’ufficiale giudiziario, il quale aveva resistito a tutte le pressioni dell’avv. Marrone rivolte a che venisse rimandato l’incontro per lo sfratto ad una data posteriore a quella indicata dalla corte per la discussione di cui si è detto sopra. Don Nicola si è presentato puntualmente all’incontro con le memorie del suo legale. Ma di esso non c’è stato bisogno, perché è pervenuto, nella giornata di sabato, l’alt allo sfratto dalla Corte d’Appello di Napoli. I protagonisti del blitz,hanno cercato di nascondere a don Nicola il loro disappunto dopo che gli hanno negato di entrare nella sala ristorante. Perciò fu costretto a chiedere una sedia per sedere fuori al risto-pub. Quando pervenne a Frà Nicola il fax della Corte d’Appello era nel risto-pub insieme all’avv. Marrone; letto il fax, l’ufficiale giudiziario – senza dare agli astanti lettura dello stesso – cominciò a stilare il verbale, compilato poi con i suggerimenti dell’avv. Aiello. A quel punto l’avv.di Frà Nicola fece cenno allo stesso che sul tavolo c’era ancora il caffè per lui. Egli lo prese, anche se avrebbe preferito, allora, una bella camomilla. L’avv. Aiello, di fatto, aveva già convenuto con l’ufficiale giudiziario che avrebbero superato l’inghippo del conduttore dell’azienda facendo firmare il verbale anche a lui che si dichiarava disponibile a custodire gelosamente tutto quanto era di proprietà della Onlus, quando Frà Nicola sarebbe stato privato dell’azienda dall’ufficiale giudiziario. Intanto a Frà Nicola l’ufficiale giudiziario chiese di firmare il verbale già firmato dagli altri. Egli si rifiutò di farlo se prima non gli fosse stato letto il suo contenuto. Al che l’ufficiale giudiziario disse: “ma che stiamo in Sicilia?”. A ciò don Nicola replicò: “no,siamo solo in Italia”. A chi desidera sapere come è andato ieri il giudizio d’appello, si può dire che i giudici si sono riservati se accordare subito lo sfratto o rimandare la risposta alla fine del giudizio d’appello. Intanto, a riprova che tutto il giudizio è stato impostato sulla menzogna e ben architettato, si riporta quanto segue: l’avv. Aiello ha effettuato che il preposto di don Nicola ha versato a questi tutte le mensilità da maggio ad agosto, mentre con sforzo lo stesso ha versato solo la mensilità di maggio. Per quanto attiene poi al processo di 1° grado a Sorrento, l’avv. Aiello ha riconosciuto che l’avv. Marrone aveva inviato agli Astarita molte lettere per sapere come volessero ricevere il canone di fitto e mai alcuna risposta arrivò da parte loro, senza dire che gli Astarita, sostituendo arbitrariamente l’amministratore del condominio, fecero obbligo a Frà Nicola di togliere dal frontespizio del risto-pub le icone raffiguranti Madre Teresa di Calcutta e sua madre, che egli ha portato con sè a San Biagio in Sant’Agnello e che ha dovuto sistemare in chiesa poiché dalle mure esterne la chiesa stessa le ha dovuto rimuovere su richiesta dei vigili urbani sollecitati da… diciamo “poteri forti”. In più a tutt’oggi i sig. Astarita impediscono a don Nicola di usare l’antenna condominiale per la televisione, tanto che si è dovuto mettere una antenna fuori al ristorante, che però non dà gli stessi risultati che avrebbe dato da un terrazzo alto. IN FEDE DON NICOLA DE MARIA