Migranti, la Macedonia sigilla la frontiera. Dichiarato stato d’emergenza lungo i 50 chilometri al confine con la Grecia

0

Non è un muro, né un reticolato di filo spinato, ma è un annuncio. La Macedonia prova a bloccare i migranti alla frontiera. Ci prova, avvertendo che da subito (ieri) polizia ed esercito pattuglieranno i confini con la Grecia, o almeno una parte di essi per impedire l’ingresso clandestino di migranti. Fino ad ora le stime ufficiali parlano di duemila ingressi illegali ogni giorno (o meglio, ogni notte). La maggior parte sono profughi siriani. Per accoglierli, in Macedonia, ci sono appena 165 posti letto realizzati dall’Agenzia rifugiati dell’Onu e appoggiati a una stazione di polizia. Poroso. Il confine tra Macedonia e Grecia viene definito «poroso», un aggettivo che rende l’idea della sua fragilità. E gli ingressi sono raddoppiati da un mese all’altro. L’emergenza all’isola greca di Kos ha drammatizzato l’esodo: molti migranti arrivano da lì. A migliaia sono bloccati vicino alla cittadina di Gevgelija, al confine tra i due Paesi che non si amano troppo (Atene rivendica il nome di Macedonia, perché così si chiama una sua regione). E anche se la loro speranza è andare oltre, il governo macedone ha annunciato che dichiarerà lo stato di emergenza. «Questa misura – dice Ivo Kotevski, portavoce della polizia macedone – è stata introdotta per garantire la sicurezza dei macedoni che vivono nelle aree di confine e per assicurare un miglior trattamento ai migranti». Ma una legge recente consente agli immigrati illegalmente di restare in Macedonia solo tre giorni, poi c’è l’arresto. La Macedonia è Stato che si è dichiarato indipendente 24 anni fa con la dissoluzione della ex-Jugoslavia. Grande quanto la Lombardia, ha due milioni di abitanti, quasi un terzo dei quali nella capitale Skopje. Il dissidio con la Grecia (sul nome, sulla bandiera) ha contribuito a lasciarla in lista di attesa per entrare nell’Unione europea, con la definizione provvisoria di Repubblica ex-jugoslava di Macedonia. Di passaggio. È paese povero, non l’approdo ideale di chi cerca asilo, ma un luogo di passaggio verso la Serbia, l’Ungheria, l’Europa centrale. E proprio lungo i 175 chilometri del confine tra la Serbia e l’Ungheria è in costruzione un muro-reticolato con il quale Budapest intende azzerare i passaggi clandestini. I treni per l’Ungheria o, in genere, per l’Unione europea, sono presi d’assalto disperatamente. Le immagini – foto e video – sono il racconto di una disperazione in viaggio. Treni pieni fino all’inverosimile, bambini spinti dentro dai finestrini, povera gente in marcia tra i binari della ferrovia. Nei Balcani l’emergenza migranti è in crescita costante e potente. La Germania, meta ambita, ha finanziato una campagna pubblicitaria nelle tv dei Paesi balcanici per mettere in guardia che non verrà concesso asilo politico a chi passa il confine per esigenze economiche. Difficile che i profughi siriani guardino gli spot di Berlino sulle tv balcaniche. Il patto di Calais. Ma l’iniziativa tedesca è sintomatica della sindrome collettiva dell’assedio. La Gran Bretagna ha firmato ieri un accordo con la Francia per fermare l’accesso de migranti da Calais, porto francese davanti all’ingresso dell’Eurotunnel che attraversa sott’acqua il canale della Manica. L’accordo è stato presentato così: viene istituito un «centro di comando e di controllo» gestito insieme dalla polizia francese e da quella britannica. Per Calais l’accordo prevede in particolare un aumento della sorveglianza del tunnel, con «nuove squadre di perquisizioni 24 ore su 24 e 7 giorni su 7» per individuare chi tenta di attraversare clandestinamente, oltre alla creazione di un centro comune di comando e controllo. Parallelamente, sarà intensificata «l’osservazione del fenomeno migratorio», per individuare i soggetti più fragili e a rischio sfruttamento da parte dei trafficanti, in particolare donne e bambini, e saranno aumentate le capacità di trattamento delle domande d’asilo sul posto. L’obiettivo dichiarato è quello di contrastare le bande che organizzano il traffico di esseri umani. Quello effettivo, di blindare i confini. Mentre i due ministri dell’Interno dei due Paesi, Theresa May e Bernard Cazeneuve, firmavano l’intesa, una parte dei circa tremila migranti accampati a Calais protestavano bloccando l’autostrada. La polizia, in tenuta anti-sommossa, li ha dispersi con i lacrimogeni. (Fabio Morabito – Il Mattino)

Non è un muro, né un reticolato di filo spinato, ma è un annuncio. La Macedonia prova a bloccare i migranti alla frontiera. Ci prova, avvertendo che da subito (ieri) polizia ed esercito pattuglieranno i confini con la Grecia, o almeno una parte di essi per impedire l'ingresso clandestino di migranti. Fino ad ora le stime ufficiali parlano di duemila ingressi illegali ogni giorno (o meglio, ogni notte). La maggior parte sono profughi siriani. Per accoglierli, in Macedonia, ci sono appena 165 posti letto realizzati dall'Agenzia rifugiati dell'Onu e appoggiati a una stazione di polizia. Poroso. Il confine tra Macedonia e Grecia viene definito «poroso», un aggettivo che rende l'idea della sua fragilità. E gli ingressi sono raddoppiati da un mese all'altro. L'emergenza all'isola greca di Kos ha drammatizzato l'esodo: molti migranti arrivano da lì. A migliaia sono bloccati vicino alla cittadina di Gevgelija, al confine tra i due Paesi che non si amano troppo (Atene rivendica il nome di Macedonia, perché così si chiama una sua regione). E anche se la loro speranza è andare oltre, il governo macedone ha annunciato che dichiarerà lo stato di emergenza. «Questa misura – dice Ivo Kotevski, portavoce della polizia macedone – è stata introdotta per garantire la sicurezza dei macedoni che vivono nelle aree di confine e per assicurare un miglior trattamento ai migranti». Ma una legge recente consente agli immigrati illegalmente di restare in Macedonia solo tre giorni, poi c'è l'arresto. La Macedonia è Stato che si è dichiarato indipendente 24 anni fa con la dissoluzione della ex-Jugoslavia. Grande quanto la Lombardia, ha due milioni di abitanti, quasi un terzo dei quali nella capitale Skopje. Il dissidio con la Grecia (sul nome, sulla bandiera) ha contribuito a lasciarla in lista di attesa per entrare nell'Unione europea, con la definizione provvisoria di Repubblica ex-jugoslava di Macedonia. Di passaggio. È paese povero, non l'approdo ideale di chi cerca asilo, ma un luogo di passaggio verso la Serbia, l'Ungheria, l'Europa centrale. E proprio lungo i 175 chilometri del confine tra la Serbia e l’Ungheria è in costruzione un muro-reticolato con il quale Budapest intende azzerare i passaggi clandestini. I treni per l'Ungheria o, in genere, per l'Unione europea, sono presi d'assalto disperatamente. Le immagini – foto e video – sono il racconto di una disperazione in viaggio. Treni pieni fino all'inverosimile, bambini spinti dentro dai finestrini, povera gente in marcia tra i binari della ferrovia. Nei Balcani l'emergenza migranti è in crescita costante e potente. La Germania, meta ambita, ha finanziato una campagna pubblicitaria nelle tv dei Paesi balcanici per mettere in guardia che non verrà concesso asilo politico a chi passa il confine per esigenze economiche. Difficile che i profughi siriani guardino gli spot di Berlino sulle tv balcaniche. Il patto di Calais. Ma l'iniziativa tedesca è sintomatica della sindrome collettiva dell'assedio. La Gran Bretagna ha firmato ieri un accordo con la Francia per fermare l'accesso de migranti da Calais, porto francese davanti all'ingresso dell'Eurotunnel che attraversa sott'acqua il canale della Manica. L'accordo è stato presentato così: viene istituito un «centro di comando e di controllo» gestito insieme dalla polizia francese e da quella britannica. Per Calais l'accordo prevede in particolare un aumento della sorveglianza del tunnel, con «nuove squadre di perquisizioni 24 ore su 24 e 7 giorni su 7» per individuare chi tenta di attraversare clandestinamente, oltre alla creazione di un centro comune di comando e controllo. Parallelamente, sarà intensificata «l'osservazione del fenomeno migratorio», per individuare i soggetti più fragili e a rischio sfruttamento da parte dei trafficanti, in particolare donne e bambini, e saranno aumentate le capacità di trattamento delle domande d'asilo sul posto. L'obiettivo dichiarato è quello di contrastare le bande che organizzano il traffico di esseri umani. Quello effettivo, di blindare i confini. Mentre i due ministri dell'Interno dei due Paesi, Theresa May e Bernard Cazeneuve, firmavano l'intesa, una parte dei circa tremila migranti accampati a Calais protestavano bloccando l'autostrada. La polizia, in tenuta anti-sommossa, li ha dispersi con i lacrimogeni. (Fabio Morabito – Il Mattino)