Brescia, prima li ammazza poi parla in tv. Coniugi uccisi in pizzeria, confessano i due stranieri fermati: «Rivalità»

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Brescia. «Frank aveva troppi clienti». Per questo una settimana fa Muhammad Adnan e Sarbij Singh avrebbero ucciso la coppia di concorrenti, i coniugi Francesco Seramondi e Giovanna Ferrari, titolari di “Da Frank”, una pizza al taglio alla periferia ovest di Brescia. I due, fermati domenica all’alba dalla polizia, hanno confessato il duplice omicidio dopo sette ore di interrogatorio. Adnan, pakistano di 32 anni, è il gestore di “Dolce & Salato”, una pizzeria da asporto a pochi metri di distanza da quella della coppia che pare facesse pochi affari. Da qui la decisione di eliminare i concorrenti con l’aiuto di Singh, indiano di 33 anni. Una spiegazione che non convince del tutto gli inquirenti che continuano a scavare nei rapporti tra le vittime e il pakistano. Da quanto ricostruito anche grazie alle immagini dei filmati delle telecamere della zona i killer sono arrivati davanti alla pizzeria a bordo di un motorino intorno alle 8,20 di martedì scorso e si sono nascosti nell’ex locale del pachistano, bruciato qualche tempo prima. Per due ore hanno atteso il momento giusto per colpire. Intorno alle 10 a bordo dello scooter e con il volto coperto da caschi integrali hanno attraversato il piazzale e sono entrati nel locale. Qui il pachistano, che indossava dei guanti, ha sfoderato il fucile e ha ucciso prima Giovanna Ferrari sparandole in faccia e poi ha inseguito il marito. Nel video del locale si vede l’uomo con il fucile, che si scoprirà essere il pachistano, colpire una prima volta Seramondi e schiacciarlo poi con un piede a terra sparandogli altri due colpi. L’uomo è morto qualche ora dopo in ospedale. Gli assalitori sono poi fuggiti e lungo il percorso si sono liberati dei guanti e dell’arma del delitto, un fucile a canne mozze ritrovato dalla polizia in un canale poco distante. Qualche ora dopo il pachistano era di nuovo nel suo locale a fare pizze, non sottraendosi a giornali e televisioni accorse sul posto. Davanti alle telecamere il pizzaiolo aveva negato di conoscere i coniugi: «Non conosco Frank. So che ha il negozio qui ma non lo conosco» e aveva subito puntato il dito sulla pericolosità del quartiere della Mandolossa: «Questa zona fa schifo – aveva detto – la notte gira droga. Io chiamo la polizia, ma mi risponde male. Io replico che pago le tasse. Che c…o di Paese è l’Italia?!». Sul suo cellulare gli inquirenti hanno trovato anche i video girati mentre sul luogo del delitto stavano arrivando le forze dell’ordine. In realtà il 32enne negli anni passati aveva acquistato da un connazionale un locale che in precedenza era stato di proprietà di Seramondi. Un’attività che era però entrata in crisi e che, secondo gli investigatori, era stato proprio il pachistano a dare alle fiamme prima di spostare la stuzzicheria di pochi metri, proprio di fronte a quella dei coniugi uccisi, che aveva chiamato “Dolce & Salato”. A incastrare i due assassini, fermati domenica all’alba nel bergamasco, è stata un’impronta digitale lasciata dall’indiano sul luogo del delitto. Il 33enne, di cui si era persa ogni traccia da tre anni, è stato individuato dai poliziotti a Casazza. Il quadro si è chiarito quando domenica gli agenti che tenevano d’occhio la sua abitazione hanno visto arrivare l’auto del pachistano proprietario del locale che faceva concorrenza a quello della coppia bresciana. Sempre loro, secondo gli investigatori, sarebbero i responsabili dell’agguato a un dipendente albanese della coppia uccisa, ferito con diversi colpi di pistola la notte del primo luglio. Ma il caso non è ancora chiuso: «Abbiamo assicurato alla giustizia gli esecutori materiali ma ci sono ancora molte cose da verificare all’interno di questo contesto. Ora arriva il difficile, non mi accontento del movente della concorrenza» ha detto il procuratore generale Filippo Maria Dell’Osso. Sembra che a casa dei Seramondi sia stata trovata una grossa quantità di denaro contante sui cui gli investigatori vogliono vederci chiaro. Ufficialmente non risulta che la coppia avesse mai avuto contatti diretti con il pachistano, ma proprio sui rapporti del killer con le vittime sono in corso degli approfondimenti che potrebbero aprire nuovi scenari. (Sara Settembrino – Il Mattino) 

Brescia. «Frank aveva troppi clienti». Per questo una settimana fa Muhammad Adnan e Sarbij Singh avrebbero ucciso la coppia di concorrenti, i coniugi Francesco Seramondi e Giovanna Ferrari, titolari di “Da Frank”, una pizza al taglio alla periferia ovest di Brescia. I due, fermati domenica all'alba dalla polizia, hanno confessato il duplice omicidio dopo sette ore di interrogatorio. Adnan, pakistano di 32 anni, è il gestore di “Dolce & Salato”, una pizzeria da asporto a pochi metri di distanza da quella della coppia che pare facesse pochi affari. Da qui la decisione di eliminare i concorrenti con l'aiuto di Singh, indiano di 33 anni. Una spiegazione che non convince del tutto gli inquirenti che continuano a scavare nei rapporti tra le vittime e il pakistano. Da quanto ricostruito anche grazie alle immagini dei filmati delle telecamere della zona i killer sono arrivati davanti alla pizzeria a bordo di un motorino intorno alle 8,20 di martedì scorso e si sono nascosti nell'ex locale del pachistano, bruciato qualche tempo prima. Per due ore hanno atteso il momento giusto per colpire. Intorno alle 10 a bordo dello scooter e con il volto coperto da caschi integrali hanno attraversato il piazzale e sono entrati nel locale. Qui il pachistano, che indossava dei guanti, ha sfoderato il fucile e ha ucciso prima Giovanna Ferrari sparandole in faccia e poi ha inseguito il marito. Nel video del locale si vede l'uomo con il fucile, che si scoprirà essere il pachistano, colpire una prima volta Seramondi e schiacciarlo poi con un piede a terra sparandogli altri due colpi. L'uomo è morto qualche ora dopo in ospedale. Gli assalitori sono poi fuggiti e lungo il percorso si sono liberati dei guanti e dell'arma del delitto, un fucile a canne mozze ritrovato dalla polizia in un canale poco distante. Qualche ora dopo il pachistano era di nuovo nel suo locale a fare pizze, non sottraendosi a giornali e televisioni accorse sul posto. Davanti alle telecamere il pizzaiolo aveva negato di conoscere i coniugi: «Non conosco Frank. So che ha il negozio qui ma non lo conosco» e aveva subito puntato il dito sulla pericolosità del quartiere della Mandolossa: «Questa zona fa schifo – aveva detto – la notte gira droga. Io chiamo la polizia, ma mi risponde male. Io replico che pago le tasse. Che c…o di Paese è l'Italia?!». Sul suo cellulare gli inquirenti hanno trovato anche i video girati mentre sul luogo del delitto stavano arrivando le forze dell'ordine. In realtà il 32enne negli anni passati aveva acquistato da un connazionale un locale che in precedenza era stato di proprietà di Seramondi. Un'attività che era però entrata in crisi e che, secondo gli investigatori, era stato proprio il pachistano a dare alle fiamme prima di spostare la stuzzicheria di pochi metri, proprio di fronte a quella dei coniugi uccisi, che aveva chiamato “Dolce & Salato”. A incastrare i due assassini, fermati domenica all'alba nel bergamasco, è stata un'impronta digitale lasciata dall'indiano sul luogo del delitto. Il 33enne, di cui si era persa ogni traccia da tre anni, è stato individuato dai poliziotti a Casazza. Il quadro si è chiarito quando domenica gli agenti che tenevano d'occhio la sua abitazione hanno visto arrivare l'auto del pachistano proprietario del locale che faceva concorrenza a quello della coppia bresciana. Sempre loro, secondo gli investigatori, sarebbero i responsabili dell'agguato a un dipendente albanese della coppia uccisa, ferito con diversi colpi di pistola la notte del primo luglio. Ma il caso non è ancora chiuso: «Abbiamo assicurato alla giustizia gli esecutori materiali ma ci sono ancora molte cose da verificare all'interno di questo contesto. Ora arriva il difficile, non mi accontento del movente della concorrenza» ha detto il procuratore generale Filippo Maria Dell'Osso. Sembra che a casa dei Seramondi sia stata trovata una grossa quantità di denaro contante sui cui gli investigatori vogliono vederci chiaro. Ufficialmente non risulta che la coppia avesse mai avuto contatti diretti con il pachistano, ma proprio sui rapporti del killer con le vittime sono in corso degli approfondimenti che potrebbero aprire nuovi scenari. (Sara Settembrino – Il Mattino)