Marina di Camerota. Ciclope, sparito il masso che ha ucciso Crescenzo. Gli amici consegnano un dossier fotografico

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Slitta a domani l’esame autoptico disposto dal procuratore capo di Vallo della Lucania, Giancarlo Grippo, sul corpo di Crescenzo Della Ragione, il giovane studente di Varcaturo morto nella nottata tra lunedì e martedì nella discoteca Il Ciclope di Marina di Camerota dopo essere stato colpito da un masso. Al momento non vi sono indiziati di delitto ma c’è soltanto una rosa di persone sulle quali proseguono gli approfondimenti di indagine per verificare eventuali responsabilità. La famiglia, intanto, è tornata nel napoletano in attesa che la salma venga liberata, affidando la gestione delle pratiche burocratiche e giudiziarie ai loro legali di fiducia, gli avvocati Felice e Domenico Lentini. Proprio quel masso che ha ucciso Crescenzo è ora all’attenzione dei carabinieri del Nucleo operativo della compagnia di Sapri che indagano anche su carte, documenti e testimonianze per ricostruire la dinamica e per capire se si debba parlare di fatalità o di una vera e propria tragedia annunciata. Ma i carabinieri sono al lavoro soprattutto per capire se è vero quanto denunciato dagli amici di Crescenzo, gli stessi che erano con lui lunedì notte in discoteca. Sarebbero stati loro a fornire agli uomini del capitano Emanuele Tamorri un dossier fotografico su quella serata e ad aver raccontato che, nell’immediatezza dei fatti, quando il corpo senza vita del loro amico era disteso a terra nel sangue, sarebbero stati allontanati dai responsabili del locale. I ragazzi avrebbero anche raccontato di aver visto delle enormi pietre a terra poi sparite quando sono giunti i soccorritori e loro hanno potuto riavvicinarsi. Una versione dei fatti, la loro, che verrebbe a coincidere anche con quanto affermato dal medico legale Adamo Maiese dopo il primo esame esterno della salma. Secondo il sanitario, a colpire ed uccidere Crescenzo sarebbe stata una pietra del peso di almeno 70-80 chili viste le condizioni in cui è stato trovato il corpo: cranio fracassato e cassa toracica schiacciata. Un masso di dimensioni enormi, dunque, che i carabinieri del Reparto investigazioni scientifiche del comando provinciale di Salerno non hanno invece trovato. Se è pur vero che a rendere ancora più forte l’impatto del masso con il corpo del 27enne è stata l’altezza, la caduta sarebbe stata calcolata da un’altezza di circa 50-60 metri, è anche vero che comunque doveva trattarsi di una pietra di dimensioni maggiori rispetto a quelle ritrovate accanto al cadavere. Gli stessi amici di Crescenzo, del resto, hanno parlato prima di una pioggia di pietre e terriccio e poi di un forte boato. Insomma, un giallo al quale i militari dell’Arma, con il coordinamento della procura di Vallo della Lucania, stanno ora cercando di risolvere. Ma le indagini proseguono anche sulle carte acquisite al Comune e trovate negli archivi della procura. Sono quelle relative ad una indagine avviata nel 2011 sul costone roccioso sovrastante la discoteca. Indagine che si concluse con una serie di inviti a «imposizioni tecniche» spedite a tutte le autorità competenti, tra questi anche Comune e Provincia. Quindi per capire se quel tratto di costone sia di proprietà comunale o privata. E se chi era titolato a rilasciare autorizzazione fosse a conoscenza delle condizioni del costone, ben indicato nella relazione tecnica di un geologo che all’epoca fu incaricato dalla procura di eseguire la perizia. (Petronilla Carillo – Il Mattino)

Slitta a domani l’esame autoptico disposto dal procuratore capo di Vallo della Lucania, Giancarlo Grippo, sul corpo di Crescenzo Della Ragione, il giovane studente di Varcaturo morto nella nottata tra lunedì e martedì nella discoteca Il Ciclope di Marina di Camerota dopo essere stato colpito da un masso. Al momento non vi sono indiziati di delitto ma c’è soltanto una rosa di persone sulle quali proseguono gli approfondimenti di indagine per verificare eventuali responsabilità. La famiglia, intanto, è tornata nel napoletano in attesa che la salma venga liberata, affidando la gestione delle pratiche burocratiche e giudiziarie ai loro legali di fiducia, gli avvocati Felice e Domenico Lentini. Proprio quel masso che ha ucciso Crescenzo è ora all’attenzione dei carabinieri del Nucleo operativo della compagnia di Sapri che indagano anche su carte, documenti e testimonianze per ricostruire la dinamica e per capire se si debba parlare di fatalità o di una vera e propria tragedia annunciata. Ma i carabinieri sono al lavoro soprattutto per capire se è vero quanto denunciato dagli amici di Crescenzo, gli stessi che erano con lui lunedì notte in discoteca. Sarebbero stati loro a fornire agli uomini del capitano Emanuele Tamorri un dossier fotografico su quella serata e ad aver raccontato che, nell’immediatezza dei fatti, quando il corpo senza vita del loro amico era disteso a terra nel sangue, sarebbero stati allontanati dai responsabili del locale. I ragazzi avrebbero anche raccontato di aver visto delle enormi pietre a terra poi sparite quando sono giunti i soccorritori e loro hanno potuto riavvicinarsi. Una versione dei fatti, la loro, che verrebbe a coincidere anche con quanto affermato dal medico legale Adamo Maiese dopo il primo esame esterno della salma. Secondo il sanitario, a colpire ed uccidere Crescenzo sarebbe stata una pietra del peso di almeno 70-80 chili viste le condizioni in cui è stato trovato il corpo: cranio fracassato e cassa toracica schiacciata. Un masso di dimensioni enormi, dunque, che i carabinieri del Reparto investigazioni scientifiche del comando provinciale di Salerno non hanno invece trovato. Se è pur vero che a rendere ancora più forte l’impatto del masso con il corpo del 27enne è stata l’altezza, la caduta sarebbe stata calcolata da un’altezza di circa 50-60 metri, è anche vero che comunque doveva trattarsi di una pietra di dimensioni maggiori rispetto a quelle ritrovate accanto al cadavere. Gli stessi amici di Crescenzo, del resto, hanno parlato prima di una pioggia di pietre e terriccio e poi di un forte boato. Insomma, un giallo al quale i militari dell’Arma, con il coordinamento della procura di Vallo della Lucania, stanno ora cercando di risolvere. Ma le indagini proseguono anche sulle carte acquisite al Comune e trovate negli archivi della procura. Sono quelle relative ad una indagine avviata nel 2011 sul costone roccioso sovrastante la discoteca. Indagine che si concluse con una serie di inviti a «imposizioni tecniche» spedite a tutte le autorità competenti, tra questi anche Comune e Provincia. Quindi per capire se quel tratto di costone sia di proprietà comunale o privata. E se chi era titolato a rilasciare autorizzazione fosse a conoscenza delle condizioni del costone, ben indicato nella relazione tecnica di un geologo che all’epoca fu incaricato dalla procura di eseguire la perizia. (Petronilla Carillo – Il Mattino)