La Grecia respinge i migranti: scontri a Kos. Guerriglia sull’isola dell’Egeo. Nuovo naufragio sulle coste libiche

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Gli incidenti sono scoppiati nel corso delle procedure per la consegna dei documenti con i quali le migliaia di migranti arrivati nelle scorse settimane sull’isola di Kos intendevano raggiungere Atene. Una parte dei poliziotti ha diretto il getto degli idranti contro parte degli immigrati, principalmente siriani ed afghani. Erano rimasti per ore sotto il sole, tra loro moltissime donne e bambini. Secondo una parte dei giornalisti presenti, il duro intervento dei poliziotti è arrivato dopo un litigio scoppiato fra gli stessi emigrati, anche perché, molto probabilmente, la lunga attesa aveva di per sé esasperato gli animi. Molti profughi siriani hanno dichiarato ai canali televisivi greci di dormire per le strade dell’isola del Dodecanneso da ormai più di dieci giorni ed hanno chiesto di poter partire al più presto per un paese del Nord Europa. Hanno dato vita, poi, anche a sit-in di protesta, mentre già nella giornata di lunedì gli animi si erano molto riscaldati ed il comportamento della polizia era stato fortemente criticato: in un video trasmesso da molte televisioni si vede un poliziotto di mezza età schiaffeggiare un migrante, tenendo un coltello nell’altra mano. È stata ordinata un’indagine interna e il poliziotto in questione è stato messo in aspettativa. Il problema è enorme. La Grecia, che sta attraversando una durissima crisi economica, deve anche far fronte a continue ondate di arrivi di nuovi “disperati del mare”. «Facciamo quello che possiamo, ma l’Europa deve aiutarci in modo più concreto», ha dichiarato il primo ministro Alexis Tsipras nei giorni scorsi. Il sindaco di Kos, Jorgos Kiritsis, ha fatto anche ieri un appello dai toni drammatici: «C’è il rischio che venga versato del sangue, è il mio ultimo avvertimento. Sull’isola ci sono più di settemila migranti ed è impossibile, ormai, gestire il fenomeno». Le autorità locali di Kos si domandano «chi mai potrà fermare i nuovi sbarchi, le partenze dalle vicinissime coste della Turchia», mentre il governo greco chiede all’Unione europea di siglare accordi direttamente con Ankara, probabilmente sul modello di quelli conclusi in passato con la Libia. La viceministro responsabile per i flussi migratori Tassìa Christodulopoulou ricorda, tuttavia, al sindaco Kiritsis che «nei giorni scorsi ha rifiutato qualunque soluzione che prevedesse delle strutture di accoglienza organizzate – credendo di bloccare gli arrivi – ed ora riesce solo a fare ricorso alle minacce». Il sindaco proviene dai socialisti che in passato hanno governato con il centrodestra, un’alleanza sconfitta alle ultime elezioni legislative. Il governo di Atene, invece, come è noto, è frutto dell’alleanza della sinistra – Syriza – con il piccolo partito conservatore Anel. La polemica tra governo centrale e amministrazioni locali è molto dura. Tutto ciò avviene a due giorni dalla pubblicazione dei dati sugli arrivi di immigrati nel paese nel mese di luglio, che hanno superato i cinquantamila e in un’isola i cui cittadini hanno dato prova esemplare di solidarietà e spirito civico. Nelle scorse settimane l’associazione di volontariato “Solidarietà Kos” aveva distribuito duemila pasti al giorno ai cittadini giunti sulla terraferma con le carrette del mare. Dopo gli incidenti di ieri, i membri dell’associazione si sono riuniti nuovamente, ed hanno deciso di riprendere la loro attività. Negli ultimi giorni i volontari hanno distribuito anche molti generi di prima necessità per i tanti bambini arrivati sull’isola ed il loro sforzo è stato sostenuto da un’organizzazione di solidarietà olandese, nonché da molti turisti tedeschi in vacanza in questo lembo di Egeo Sud-orientale. La comprensione umana e la propensione solidale che tante volte è mancata, negli ultimi tempi in Europa, a livello della finanza e dell’alta diplomazia, si rivela, invece, di fondamentale importanza per poter far fronte ai bisogni fondamentali, per salvaguardare la dignità delle migliaia di profughi e immigrati spinti dalla fame, che sbarcano sulle cose elleniche. Nuovo naufragio intanto nel canale di Sicilia: la Marina militare ha soccorso un gommone in difficoltà al largo delle coste libiche, salvando 52 persone. Secondo i naufraghi, testimoniano i soccorritori, sull’imbarcazione erano in circa un centinaio. (T. Andreadis Synghellakis – Il Mattino) 

Gli incidenti sono scoppiati nel corso delle procedure per la consegna dei documenti con i quali le migliaia di migranti arrivati nelle scorse settimane sull'isola di Kos intendevano raggiungere Atene. Una parte dei poliziotti ha diretto il getto degli idranti contro parte degli immigrati, principalmente siriani ed afghani. Erano rimasti per ore sotto il sole, tra loro moltissime donne e bambini. Secondo una parte dei giornalisti presenti, il duro intervento dei poliziotti è arrivato dopo un litigio scoppiato fra gli stessi emigrati, anche perché, molto probabilmente, la lunga attesa aveva di per sé esasperato gli animi. Molti profughi siriani hanno dichiarato ai canali televisivi greci di dormire per le strade dell'isola del Dodecanneso da ormai più di dieci giorni ed hanno chiesto di poter partire al più presto per un paese del Nord Europa. Hanno dato vita, poi, anche a sit-in di protesta, mentre già nella giornata di lunedì gli animi si erano molto riscaldati ed il comportamento della polizia era stato fortemente criticato: in un video trasmesso da molte televisioni si vede un poliziotto di mezza età schiaffeggiare un migrante, tenendo un coltello nell'altra mano. È stata ordinata un'indagine interna e il poliziotto in questione è stato messo in aspettativa. Il problema è enorme. La Grecia, che sta attraversando una durissima crisi economica, deve anche far fronte a continue ondate di arrivi di nuovi “disperati del mare”. «Facciamo quello che possiamo, ma l'Europa deve aiutarci in modo più concreto», ha dichiarato il primo ministro Alexis Tsipras nei giorni scorsi. Il sindaco di Kos, Jorgos Kiritsis, ha fatto anche ieri un appello dai toni drammatici: «C'è il rischio che venga versato del sangue, è il mio ultimo avvertimento. Sull'isola ci sono più di settemila migranti ed è impossibile, ormai, gestire il fenomeno». Le autorità locali di Kos si domandano «chi mai potrà fermare i nuovi sbarchi, le partenze dalle vicinissime coste della Turchia», mentre il governo greco chiede all'Unione europea di siglare accordi direttamente con Ankara, probabilmente sul modello di quelli conclusi in passato con la Libia. La viceministro responsabile per i flussi migratori Tassìa Christodulopoulou ricorda, tuttavia, al sindaco Kiritsis che «nei giorni scorsi ha rifiutato qualunque soluzione che prevedesse delle strutture di accoglienza organizzate – credendo di bloccare gli arrivi – ed ora riesce solo a fare ricorso alle minacce». Il sindaco proviene dai socialisti che in passato hanno governato con il centrodestra, un'alleanza sconfitta alle ultime elezioni legislative. Il governo di Atene, invece, come è noto, è frutto dell'alleanza della sinistra – Syriza – con il piccolo partito conservatore Anel. La polemica tra governo centrale e amministrazioni locali è molto dura. Tutto ciò avviene a due giorni dalla pubblicazione dei dati sugli arrivi di immigrati nel paese nel mese di luglio, che hanno superato i cinquantamila e in un'isola i cui cittadini hanno dato prova esemplare di solidarietà e spirito civico. Nelle scorse settimane l'associazione di volontariato “Solidarietà Kos” aveva distribuito duemila pasti al giorno ai cittadini giunti sulla terraferma con le carrette del mare. Dopo gli incidenti di ieri, i membri dell'associazione si sono riuniti nuovamente, ed hanno deciso di riprendere la loro attività. Negli ultimi giorni i volontari hanno distribuito anche molti generi di prima necessità per i tanti bambini arrivati sull'isola ed il loro sforzo è stato sostenuto da un'organizzazione di solidarietà olandese, nonché da molti turisti tedeschi in vacanza in questo lembo di Egeo Sud-orientale. La comprensione umana e la propensione solidale che tante volte è mancata, negli ultimi tempi in Europa, a livello della finanza e dell'alta diplomazia, si rivela, invece, di fondamentale importanza per poter far fronte ai bisogni fondamentali, per salvaguardare la dignità delle migliaia di profughi e immigrati spinti dalla fame, che sbarcano sulle cose elleniche. Nuovo naufragio intanto nel canale di Sicilia: la Marina militare ha soccorso un gommone in difficoltà al largo delle coste libiche, salvando 52 persone. Secondo i naufraghi, testimoniano i soccorritori, sull'imbarcazione erano in circa un centinaio. (T. Andreadis Synghellakis – Il Mattino)