Aggressione con coltello nel reparto articoli da cucina del centro Ikea a 100 chilometri da Stoccolma: due morti

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«All’Ikea la vita comincia e non finisce». Lars Lindtröm, l’editorialista dell’“Expressen”, il giornale della sera più venduto in Svezia, apre così, a caldo, il suo pezzo sul fatto di sangue che ha sorpreso e sconvolto gli svedesi. Perché all’Ikea gli svedesi vanno anche soltanto per passare un po’ di ore libere, senza bisogno di fare acquisti, portano con sé i bambini, pranzano con le famose polpette di carne. Intorno alle 13 di lunedì 10 agosto, all’Ikea di Vasterås, la quinta città della Svezia con i suoi 130mila abitanti a un centinaio di chilometri da Stoccolma, l’idillio è stato stroncato. Il quadro di quanto è accaduto non è ancora del tutto chiaro né lo sarà per parecchi giorni perché gli inquirenti svedesi da sempre sono attentissimi a proteggere la privacy di chiunque sia coinvolto in un avvenimento criminoso. Lo scontro è avvenuto nel reparto degli articoli da cucina tra quattro persone, tre uomini e una donna, di età tra i 25 e i 40 anni. Un uomo e una donna sono morti, mentre un terzo dei contendenti è stato ferito in modo gravissimo e le sue condizioni sono ancora molto critiche dopo diverse ore di operazione al pronto soccorso di Västerås. Un quarto uomo è riuscito invece ad allontanarsi subito dopo lo scontro e ha cercato di confondersi tra la piccola folla in attesa dell’autobus fuori dell’edificio dell’Ikea. Indicato dai testimoni oculari dello scontro ai numerosi poliziotti arrivati sul posto a tempo di record, l’uomo, sui 40 anni, è stato individuato e si è arreso senza fare resistenza, stendendosi a terra e lasciandosi ammanettare secondo gli ordini degli agenti. La polizia si è spinta a dichiarare che le quattro persone si conoscevano, il che potrebbe avvalorare la tesi di un regolamento di conti per motivi personali. Su eventuali motivi religiosi la polizia ha evitato di rispondere. Altrettanto segreto, almeno ufficialmente, per ora è se le quattro persone coinvolte siano straniere o di colore. La grande risonanza di quello che sembrerebbe essere uno dei tanti fatti di sangue che ormai avvengono spesso e dovunque anche nei Paesi tradizionalmente più tranquilli e ordinati, fra i quali figura senz’altro la Svezia, può essere in parte spiegata dall’inquietudine suscitata dalla presenza sempre crescente nel Paese di cittadini stranieri privi di fissa dimora, che si mantengono praticando l’accattonaggio. Nessuno svedese contesta questa linea di comportamento ma in realtà da tempo serpeggia, soprattutto tra gli anziani, una certa paura per l’aumento della criminalità. (Enrico Tiozzo – Il Mattino) 

«All'Ikea la vita comincia e non finisce». Lars Lindtröm, l'editorialista dell'“Expressen”, il giornale della sera più venduto in Svezia, apre così, a caldo, il suo pezzo sul fatto di sangue che ha sorpreso e sconvolto gli svedesi. Perché all'Ikea gli svedesi vanno anche soltanto per passare un po' di ore libere, senza bisogno di fare acquisti, portano con sé i bambini, pranzano con le famose polpette di carne. Intorno alle 13 di lunedì 10 agosto, all'Ikea di Vasterås, la quinta città della Svezia con i suoi 130mila abitanti a un centinaio di chilometri da Stoccolma, l'idillio è stato stroncato. Il quadro di quanto è accaduto non è ancora del tutto chiaro né lo sarà per parecchi giorni perché gli inquirenti svedesi da sempre sono attentissimi a proteggere la privacy di chiunque sia coinvolto in un avvenimento criminoso. Lo scontro è avvenuto nel reparto degli articoli da cucina tra quattro persone, tre uomini e una donna, di età tra i 25 e i 40 anni. Un uomo e una donna sono morti, mentre un terzo dei contendenti è stato ferito in modo gravissimo e le sue condizioni sono ancora molto critiche dopo diverse ore di operazione al pronto soccorso di Västerås. Un quarto uomo è riuscito invece ad allontanarsi subito dopo lo scontro e ha cercato di confondersi tra la piccola folla in attesa dell'autobus fuori dell'edificio dell'Ikea. Indicato dai testimoni oculari dello scontro ai numerosi poliziotti arrivati sul posto a tempo di record, l'uomo, sui 40 anni, è stato individuato e si è arreso senza fare resistenza, stendendosi a terra e lasciandosi ammanettare secondo gli ordini degli agenti. La polizia si è spinta a dichiarare che le quattro persone si conoscevano, il che potrebbe avvalorare la tesi di un regolamento di conti per motivi personali. Su eventuali motivi religiosi la polizia ha evitato di rispondere. Altrettanto segreto, almeno ufficialmente, per ora è se le quattro persone coinvolte siano straniere o di colore. La grande risonanza di quello che sembrerebbe essere uno dei tanti fatti di sangue che ormai avvengono spesso e dovunque anche nei Paesi tradizionalmente più tranquilli e ordinati, fra i quali figura senz'altro la Svezia, può essere in parte spiegata dall'inquietudine suscitata dalla presenza sempre crescente nel Paese di cittadini stranieri privi di fissa dimora, che si mantengono praticando l'accattonaggio. Nessuno svedese contesta questa linea di comportamento ma in realtà da tempo serpeggia, soprattutto tra gli anziani, una certa paura per l'aumento della criminalità. (Enrico Tiozzo – Il Mattino)