Napoli. Odissea d’agosto, tre ospedali per una diagnosi. I responsabili sanitari: osservati tutti i protocolli

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Un dolore al torace, una corsa al pronto soccorso e una diagnosi di sospetta lesione tumorale al polmone. Una doccia gelata che mai ti saresti aspettato di ricevere e che ti piove addosso in un sabato mattina di agosto quando è tutto pronto per le ferie. Inizia così la storia di T.C., una donna napoletana che, accompagnata dai figli, giunge sabato mattina al reparto emergenza del Vecchio Pellegrini, storico presidio ospedaliero nel cuore di Napoli. Qui, fatte le prime analisi, per venire a capo della natura di quello strano dolore (il cuore non c’entra) viene praticata una Tac. Senza mezzo di contrasto, per evitare rischi di anafilassi. Al responso, una macchia di 8 centimetri che invade il mediastino (il delicato sito posto tra i due polmoni dove trova posto anche il cuore); si decide il trasferimento al Cardarelli per un approfondimento diagnostico. Non è un codice rosso. Ma l’attesa dei familiari – a cui sta ovviamente a cuore la sorte del congiunto – reclama urgenza. Com’è naturale in questi casi. L’attesa, molte ore in Osservazione breve al Cardarelli, è snervante e il caldo non aiuta. Ma anche tra i sanitari c’è il disappunto a dover ripetere un esame, la Tac, già praticata poche ore prima. Questa volta sarà il mezzo di contrasto, con il conforto anestesiologico, a dirimere ogni dubbio. La lesione c’è e il sospetto che si tratti di un tumore è ora quasi una certezza. Il paziente ha bisogno di una consulenza chirurgica. Nel reparto di Oncologia dell’ospedale collinare, tuttavia, i posti sono tutti occupati. «Abbiamo un eccezionale afflusso di pazienti, la Tac in urgenza viene riservata ai codici rossi – avverte il commissario del Cardarelli, Patrizia Caputo – L’Oncologia non ha posto? Non mi meraviglio. Proprio oggi il primario del dipartimento, Felicetto Ferrara, che guida l’Ematologia, un’eccellenza clinica internazionale, mi ha rivelato che la crescita dei casi di tumori, soprattutto mielomi, è impressionante». Chissà, forse la colpa è della Terra dei Fuochi, di chi ha avvelenato questa terra un tempo felix e di chi continua a smaltire rifiuti speciali in maniera illegale. Ma questa è un’altra storia. Intanto per la paziente con sospetto tumore al polmone ed i suoi familiari, dopo una notte di disagi in Osservazione breve, scatta il protocollo di trasferimento al vicino Policlinico. È previsto dall’accordo di collaborazione siglato nello scorso gennaio per alleggerire il carico del pronto soccorso del Cardarelli. Domenica mattina la paziente, trasportata in ambulanza, è ricoverata nel reparto di Oncologia della cittadella universitaria. Qui, dai primi consulti si capisce che il caso non è semplice. Il personale è ridotto per le ferie estive e le reperibilità chirurgiche e anestesiologiche sono ridotte all’osso. I figli della paziente sono preoccupati, chiedono di fare presto. Vogliono una diagnosi per predisporsi alla migliore terapia. Passano due giorni ma c’è da aspettare. «In questi casi le linee guida cliniche impongono una certa prudenza – sostiene il direttore sanitario aziendale del Policlinico, Gaetano D’Onofrio – Bisogna capire il tipo di lesione, fare attenzione a non commettere errori e individuare la migliore strategia per rendere il meno invasiva possibile la procedura, proprio a garanzia del paziente. Del resto solo quando si saprà, dopo l’esame istologico, di quale tipo di lesione si tratta, potremo indicare la terapia migliore con i farmaci più efficaci oppure con un intervento chirurgico di resezione. Occorreranno, credo, una decina di giorni». Ad interessarsi della vicenda è il senatore Vincenzo D’Anna che, appresa la notizia e valutando i disagi patiti dai pazienti, lancia un post su Facebook dove si dice pronto a chiedere lumi al ministero della Salute. D’Anna punta il dito sulle attese non fisiologiche. «Generate da accorpamenti e carenze di organico – dice D’Anna – che si registrano soprattutto nei due poli clinici in concomitanza con il periodo estivo. Policlinici non attrezzati per l’emergenza ma che costano circa 200 milioni all’anno per le attività cliniche». Non una storia di malasanità ma una di ordinario disagio. Comune a tanti pazienti campani che in questa infuocata estate 2015 devono fare i conti, ogni giorno, con una sanità che arranca a fronte di carenze croniche di mezzi e di personale dopo oltre un lustro di tagli che oggi mettono in discussione i livelli essenziali di assistenza anche nei grandi ospedali ma lasciando intatti, forse, alcuni privilegi. (Ettore Mautone – Il Mattino)

Un dolore al torace, una corsa al pronto soccorso e una diagnosi di sospetta lesione tumorale al polmone. Una doccia gelata che mai ti saresti aspettato di ricevere e che ti piove addosso in un sabato mattina di agosto quando è tutto pronto per le ferie. Inizia così la storia di T.C., una donna napoletana che, accompagnata dai figli, giunge sabato mattina al reparto emergenza del Vecchio Pellegrini, storico presidio ospedaliero nel cuore di Napoli. Qui, fatte le prime analisi, per venire a capo della natura di quello strano dolore (il cuore non c’entra) viene praticata una Tac. Senza mezzo di contrasto, per evitare rischi di anafilassi. Al responso, una macchia di 8 centimetri che invade il mediastino (il delicato sito posto tra i due polmoni dove trova posto anche il cuore); si decide il trasferimento al Cardarelli per un approfondimento diagnostico. Non è un codice rosso. Ma l’attesa dei familiari – a cui sta ovviamente a cuore la sorte del congiunto – reclama urgenza. Com’è naturale in questi casi. L’attesa, molte ore in Osservazione breve al Cardarelli, è snervante e il caldo non aiuta. Ma anche tra i sanitari c’è il disappunto a dover ripetere un esame, la Tac, già praticata poche ore prima. Questa volta sarà il mezzo di contrasto, con il conforto anestesiologico, a dirimere ogni dubbio. La lesione c’è e il sospetto che si tratti di un tumore è ora quasi una certezza. Il paziente ha bisogno di una consulenza chirurgica. Nel reparto di Oncologia dell’ospedale collinare, tuttavia, i posti sono tutti occupati. «Abbiamo un eccezionale afflusso di pazienti, la Tac in urgenza viene riservata ai codici rossi – avverte il commissario del Cardarelli, Patrizia Caputo – L’Oncologia non ha posto? Non mi meraviglio. Proprio oggi il primario del dipartimento, Felicetto Ferrara, che guida l’Ematologia, un’eccellenza clinica internazionale, mi ha rivelato che la crescita dei casi di tumori, soprattutto mielomi, è impressionante». Chissà, forse la colpa è della Terra dei Fuochi, di chi ha avvelenato questa terra un tempo felix e di chi continua a smaltire rifiuti speciali in maniera illegale. Ma questa è un’altra storia. Intanto per la paziente con sospetto tumore al polmone ed i suoi familiari, dopo una notte di disagi in Osservazione breve, scatta il protocollo di trasferimento al vicino Policlinico. È previsto dall’accordo di collaborazione siglato nello scorso gennaio per alleggerire il carico del pronto soccorso del Cardarelli. Domenica mattina la paziente, trasportata in ambulanza, è ricoverata nel reparto di Oncologia della cittadella universitaria. Qui, dai primi consulti si capisce che il caso non è semplice. Il personale è ridotto per le ferie estive e le reperibilità chirurgiche e anestesiologiche sono ridotte all’osso. I figli della paziente sono preoccupati, chiedono di fare presto. Vogliono una diagnosi per predisporsi alla migliore terapia. Passano due giorni ma c’è da aspettare. «In questi casi le linee guida cliniche impongono una certa prudenza – sostiene il direttore sanitario aziendale del Policlinico, Gaetano D’Onofrio – Bisogna capire il tipo di lesione, fare attenzione a non commettere errori e individuare la migliore strategia per rendere il meno invasiva possibile la procedura, proprio a garanzia del paziente. Del resto solo quando si saprà, dopo l’esame istologico, di quale tipo di lesione si tratta, potremo indicare la terapia migliore con i farmaci più efficaci oppure con un intervento chirurgico di resezione. Occorreranno, credo, una decina di giorni». Ad interessarsi della vicenda è il senatore Vincenzo D’Anna che, appresa la notizia e valutando i disagi patiti dai pazienti, lancia un post su Facebook dove si dice pronto a chiedere lumi al ministero della Salute. D’Anna punta il dito sulle attese non fisiologiche. «Generate da accorpamenti e carenze di organico – dice D’Anna – che si registrano soprattutto nei due poli clinici in concomitanza con il periodo estivo. Policlinici non attrezzati per l’emergenza ma che costano circa 200 milioni all’anno per le attività cliniche». Non una storia di malasanità ma una di ordinario disagio. Comune a tanti pazienti campani che in questa infuocata estate 2015 devono fare i conti, ogni giorno, con una sanità che arranca a fronte di carenze croniche di mezzi e di personale dopo oltre un lustro di tagli che oggi mettono in discussione i livelli essenziali di assistenza anche nei grandi ospedali ma lasciando intatti, forse, alcuni privilegi. (Ettore Mautone – Il Mattino)

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