Pompei. Proteste per il cimitero abbandonato dal Comune. Serpenti tra le tombe assediate dall’incuria

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Pompei. Dalle tombe, sommerse da erbacce e sporcizia, saltano fuori serpenti. E le cappelle sono assediate da rovi che spuntano dalle crepe di un terreno arido, mai innaffiato come richiederebbe il sito: il giardino dell’eterno riposo. Al cimitero di Pompei è di scena il degrado. Ed è il racconto choc della figlia di un defunto a tracciare un quadro desolante ma eloquente dell’attuale situazione in cui versa il camposanto della città mariana. «Mentre stavo aprendo la cappella dove è sepolto mio padre – racconta la donna ancora turbata per l’episodio di cui è stata protagonista – dopo essermi fatta spazio tra l’erba alta, ho visto strisciare sui miei piedi un serpente». Tra le urla disperate per lo spavento la donna è fuggita via e si rifiuta di ritornare a far visita al congiunto. «Lo choc è stato talmente grande – continua la donna nel suo racconto – che non ho capito se si trattava di una biscia oppure di un serpente velenoso. Lo spavento è stato da tachicardia. Ho chiesto agli addetti comunali di estirpare almeno la vegetazione che si è formata nei viali delle tombe. Mi hanno risposto che non è di loro competenza. Mi chiedo: se il cimitero è gestito dal Comune, come mai i dipendenti incaricati dall’amministrazione locale non hanno competenze? A chi compete allora provvedere alla manutenzione ordinaria? E’ una vergogna, oltre che una mancanza di rispetto per i defunti». I cassonetti dei rifiuti sono stracolmi e gli scarti dei fiori sono sparsi ovunque. «Da mesi nessuno spazza. Neanche un filo d’acqua per ammorbidire l’arido terreno», spiegano alcune signore che ogni mattina si recano a far visita alle tombe dei loro congiunti. Alcuni cittadini hanno presentato dei reclami al comune. «Nessuno ci ascolta. Eppure il sindaco durante la campagna elettorale si è fatto più volte fotografare all’interno del cimitero, pubblicando gli scatti sul suo profilo Facebook, promettendo che la dignità dei nostri cari estinti sarebbe stata il suo primo impegno in agenda. Dalla sua elezione sono trascorsi 13 mesi: non è mai più venuto al cimitero e il degrado aumenta di giorno in giorno», dichiarano delusi. I parenti più volenterosi si adoperano per ripulire il perimetro che circonda le tombe dei familiari. «Ma oltre non possiamo andare. Né riusciamo a fare di meglio: non abbiamo infatti gli attrezzi adatti per poter recidere le erbacce altissime ed evitare che tra la folta vegetazione si annidino rettili anche pericolosi. Di questo passo, però, per avere un cimitero dignitoso dovremmo organizzarci in squadre di volontari per ripulire tutta l’area delle tombe e delle cappelle. Dobbiamo far rispettare i diritti di chi non è più tra noi: il luogo del loro eterno riposo deve essere dignitoso». C’è, poi, la questione della sicurezza precaria della chiesa madre. «Le scale sono inagibili e il solaio della chiesa è pieno di crepe. Dobbiamo solo sperare e pregare che non accada una disgrazia», dicono i cittadini. Sperando che l’amministrazione risponda ai loro accorati appelli. (Susy Malafronte – Il Mattino)

Pompei. Dalle tombe, sommerse da erbacce e sporcizia, saltano fuori serpenti. E le cappelle sono assediate da rovi che spuntano dalle crepe di un terreno arido, mai innaffiato come richiederebbe il sito: il giardino dell’eterno riposo. Al cimitero di Pompei è di scena il degrado. Ed è il racconto choc della figlia di un defunto a tracciare un quadro desolante ma eloquente dell’attuale situazione in cui versa il camposanto della città mariana. «Mentre stavo aprendo la cappella dove è sepolto mio padre – racconta la donna ancora turbata per l’episodio di cui è stata protagonista – dopo essermi fatta spazio tra l’erba alta, ho visto strisciare sui miei piedi un serpente». Tra le urla disperate per lo spavento la donna è fuggita via e si rifiuta di ritornare a far visita al congiunto. «Lo choc è stato talmente grande – continua la donna nel suo racconto – che non ho capito se si trattava di una biscia oppure di un serpente velenoso. Lo spavento è stato da tachicardia. Ho chiesto agli addetti comunali di estirpare almeno la vegetazione che si è formata nei viali delle tombe. Mi hanno risposto che non è di loro competenza. Mi chiedo: se il cimitero è gestito dal Comune, come mai i dipendenti incaricati dall’amministrazione locale non hanno competenze? A chi compete allora provvedere alla manutenzione ordinaria? E’ una vergogna, oltre che una mancanza di rispetto per i defunti». I cassonetti dei rifiuti sono stracolmi e gli scarti dei fiori sono sparsi ovunque. «Da mesi nessuno spazza. Neanche un filo d’acqua per ammorbidire l’arido terreno», spiegano alcune signore che ogni mattina si recano a far visita alle tombe dei loro congiunti. Alcuni cittadini hanno presentato dei reclami al comune. «Nessuno ci ascolta. Eppure il sindaco durante la campagna elettorale si è fatto più volte fotografare all’interno del cimitero, pubblicando gli scatti sul suo profilo Facebook, promettendo che la dignità dei nostri cari estinti sarebbe stata il suo primo impegno in agenda. Dalla sua elezione sono trascorsi 13 mesi: non è mai più venuto al cimitero e il degrado aumenta di giorno in giorno», dichiarano delusi. I parenti più volenterosi si adoperano per ripulire il perimetro che circonda le tombe dei familiari. «Ma oltre non possiamo andare. Né riusciamo a fare di meglio: non abbiamo infatti gli attrezzi adatti per poter recidere le erbacce altissime ed evitare che tra la folta vegetazione si annidino rettili anche pericolosi. Di questo passo, però, per avere un cimitero dignitoso dovremmo organizzarci in squadre di volontari per ripulire tutta l’area delle tombe e delle cappelle. Dobbiamo far rispettare i diritti di chi non è più tra noi: il luogo del loro eterno riposo deve essere dignitoso». C’è, poi, la questione della sicurezza precaria della chiesa madre. «Le scale sono inagibili e il solaio della chiesa è pieno di crepe. Dobbiamo solo sperare e pregare che non accada una disgrazia», dicono i cittadini. Sperando che l’amministrazione risponda ai loro accorati appelli. (Susy Malafronte – Il Mattino)