Valerio Bonito, Gigino Aceto storia di contadini della costa d’ Amalfi sulla Stampa di Torino di Flavia Amabile

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Avreste abbandonato gli studi di giurisprudenza per diventare contadino in una delle terre più belle e meno redditizie d’Italia? Avendo un padre ed una madre farmacisti? Valerio Bonito, 32 anni, l’ha fatto molto tempo fa e non se n’è pentito. Anzi. E’ diventato un contadino volante, uno di quei fedeli custodi dei giardini della Costiera Amalfitana dove si coltivano alcuni dei limoni più pregiati del mondo camminando sugli alberi. A vederli dal basso sembrano volare sulle foglie. Dall’alto hanno l’aria sospesa delle cime di montagne che spuntano oltre le nuvole. 

 

 

 

 

Per un anno li ho cercati, inseguiti e osservati mentre le loro mani costruivano la meraviglia che il mondo ammira senza sapere nulla di loro, il panorama di una costa che dalle Sirene non ha mai smesso di affascinare, un monumento in continua lavorazione. Sono stati dodici mesi tra reti, sporte, falcetti e centinaia di gradini capaci di sfiancare chiunque ripetendo gesti e abitudini ferme nel tempo perché la natura non consente nessun salto in avanti. 

 

Ma è stato anche un viaggio nella speranza di una nuova generazione di contadini trentenni, decisi a non abbandonare la loro terra e a dare una nuova spinta a questa coltivazione. Inondano i social con la bellezza dei loro limoni e soprattutto portano una nuova ondata di entusiasmo e voglia di farcela nonostante tutto. Merce rara in una zona dove ogni anno aumenta il numero di terreni abbandonati e l’età media dei contadini supera abbondantemente i cinquant’anni. “Noi ci siamo e combattiamo contro ogni difficoltà per difendere questo paesaggio”, spiega Antonio Cioffi. Il suo limoneto è stato immortalato in migliaia di foto dai turisti che ogni giorno si affacciano dalla Terrazza dell’Infinito di villa Cimbrone a Ravello: “Se io decido di lasciare che cosa vedranno i turisti?” 

 

Ma Antonio resiste. E resistono gli altri contadini volanti che ogni giorno trasformano la fatica in bellezza. Il loro lavoro ha inizio in primavera con la raccolta, decine e decine di casse, da 55 chili l’una trasportate sulle spalle anche per centinaia di gradini. Quando gli alberi sono liberi si possono potare e piegare i rami. E’ un’operazione lunga, da ripetere ramo per ramo e da svolgere almeno in due. Uno resta in basso a piegare, l’altro sale sui pali di castagno del pergolato e, dall’alto, dirige i gesti del compagno: ogni ramo va piegato seguendo una direzione precisa.  

 

 

 

 

 

Dopo essere stati piegati, i rami vanno fissati ai pali del pergolato. Come lacci si usano rami di salice tagliati e messi a seccare durante l’inverno, e ammorbiditi durante l’estate prima di usarli.  

 

 

 

 

Se durante la potatura e la piegatura contano l’abilità, la precisione, la pazienza di rispettare i dettagli, quando c’è da sostituire i pali di castagnoche reggono l’intera struttura del giardino è solo una questione di muscoli e soldi. I muscoli servono per portare in spalla pali che arrivano a pesare un quintale e mezzo. I soldi sono necessari per acquistarli: in un giardino medio la loro sostituzione può arrivare a costare anche diecimila euro, una cifra abnorme in un’attività che spesso non riesce a rendere altrettanto in un anno di lavoro.  

 

 

 

Lontano dalle terrazze della Costiera si parla molto di ecologia e sostenibilità ma è difficile trovare un tipo di coltivazione più ecologica e sostenibile. In questi dodici mesi la mia macchina fotografica e i telefonini sono stati gli unici oggetti dotati di tecnologia entrati con me nei giardini di limoni. I contadini volanti non solo non usano macchine agricole ma per lavorare spesso si servono di strumenti che sembrano usciti da un altro mondo, dal cric modificato alla catena reggi-rami.  

 

 

 

In autunno, con l’arrivo delle prime burrasche, l’attività nei limoneti va calando. L’ultima operazione è la copertura degli alberi dai rami ben potati e piegati con le reti. Ogni contadino e ogni zona ha le sue date: c’è chi inizia il 4 ottobre, giorno di san Francesco, chi aspetta fino ai Morti e chi va anche oltre. Ma entro dicembre tutti i giardini sono avvolti in spessi teli neri. Da quel momento le piante sono a riposo, ben al riparo i frutti matureranno e si prepareranno per essere raccolti.  

 

 

 

 

Se tutto va bene. Ma quello dei limoni è un equilibrio delicatissimo. Quest’inverno sono bastati due giorni con il termometro sotto lo zero e alcuni centimetri di neve, per rovinare il raccolto di molti contadini delle colline più alte di Amalfi, Tramonti, Minori. Quando accade i contadini volanti possono urlare quanto vogliono: nessuno li ascolterà. Dovranno rimboccarsi le maniche e preoccuparsi da soli di come far fronte alle perdite. Salvatore Aceto, 50 anni, proprietario di una delle principali aziende della Costa: “Quando abbiamo provato a denunciare ci hanno detto che stavamo facendo allarmismo. Per me era solo una questione di sopravvivenza ma ormai abbiamo imparato a cavarcela senza l’aiuto di nessuno. Andiamo all’estero, arriviamo direttamente sui mercati e dai clienti con i nostri prodotti. Non esiste altra strada”.  

 

 

 

I contadini volanti sanno di non poter resistere a lungo senza cambiare qualcosa. Nel modo di lavorare, non di vendere. Gigino Aceto ci sta provando, 80 anni, ha costruito dal nulla una delle aziende di produzione e lavorazione di sfusati più importanti e ha due figli pieni di idee. In lui l’amarezza si mescola alla fierezza: “Siamo consapevoli di custodire un bene che appartiene alla comunità intera, lo facciamo con orgoglio, diamo un servizio all’intera umanità e riteniamo che sia un nostro dovere. Anche se affrontiamo i sacrifici lo facciamo con affetto, con amore”.  

 

 

 

E’ la stessa passione della nuova generazione, ed è l’unica speranza per una delle terre a più alto rischio di frane d’Italia. Nonostante la fatica, le perdite, la precarietà, uno come Valerio Bonito ne è convinto ogni anno di più: “Preferisco stare tra i limoni: c’è più purezza”. 

 

 

Avreste abbandonato gli studi di giurisprudenza per diventare contadino in una delle terre più belle e meno redditizie d’Italia? Avendo un padre ed una madre farmacisti? Valerio Bonito, 32 anni, l’ha fatto molto tempo fa e non se n’è pentito. Anzi. E’ diventato un contadino volante, uno di quei fedeli custodi dei giardini della Costiera Amalfitana dove si coltivano alcuni dei limoni più pregiati del mondo camminando sugli alberi. A vederli dal basso sembrano volare sulle foglie. Dall’alto hanno l’aria sospesa delle cime di montagne che spuntano oltre le nuvole. 

 
 
 

 

Per un anno li ho cercati, inseguiti e osservati mentre le loro mani costruivano la meraviglia che il mondo ammira senza sapere nulla di loro, il panorama di una costa che dalle Sirene non ha mai smesso di affascinare, un monumento in continua lavorazione. Sono stati dodici mesi tra reti, sporte, falcetti e centinaia di gradini capaci di sfiancare chiunque ripetendo gesti e abitudini ferme nel tempo perché la natura non consente nessun salto in avanti. 

 

Ma è stato anche un viaggio nella speranza di una nuova generazione di contadini trentenni, decisi a non abbandonare la loro terra e a dare una nuova spinta a questa coltivazione. Inondano i social con la bellezza dei loro limoni e soprattutto portano una nuova ondata di entusiasmo e voglia di farcela nonostante tutto. Merce rara in una zona dove ogni anno aumenta il numero di terreni abbandonati e l’età media dei contadini supera abbondantemente i cinquant’anni. “Noi ci siamo e combattiamo contro ogni difficoltà per difendere questo paesaggio”, spiega Antonio Cioffi. Il suo limoneto è stato immortalato in migliaia di foto dai turisti che ogni giorno si affacciano dalla Terrazza dell’Infinito di villa Cimbrone a Ravello: “Se io decido di lasciare che cosa vedranno i turisti?” 

 

Ma Antonio resiste. E resistono gli altri contadini volanti che ogni giorno trasformano la fatica in bellezza. Il loro lavoro ha inizio in primavera con la raccolta, decine e decine di casse, da 55 chili l’una trasportate sulle spalle anche per centinaia di gradini. Quando gli alberi sono liberi si possono potare e piegare i rami. E’ un’operazione lunga, da ripetere ramo per ramo e da svolgere almeno in due. Uno resta in basso a piegare, l’altro sale sui pali di castagno del pergolato e, dall’alto, dirige i gesti del compagno: ogni ramo va piegato seguendo una direzione precisa.  

 

 
 
 

 

Dopo essere stati piegati, i rami vanno fissati ai pali del pergolato. Come lacci si usano rami di salice tagliati e messi a seccare durante l’inverno, e ammorbiditi durante l’estate prima di usarli.  

 

 
 
 

Se durante la potatura e la piegatura contano l’abilità, la precisione, la pazienza di rispettare i dettagli, quando c’è da sostituire i pali di castagnoche reggono l’intera struttura del giardino è solo una questione di muscoli e soldi. I muscoli servono per portare in spalla pali che arrivano a pesare un quintale e mezzo. I soldi sono necessari per acquistarli: in un giardino medio la loro sostituzione può arrivare a costare anche diecimila euro, una cifra abnorme in un’attività che spesso non riesce a rendere altrettanto in un anno di lavoro.  

 
 
 

Lontano dalle terrazze della Costiera si parla molto di ecologia e sostenibilità ma è difficile trovare un tipo di coltivazione più ecologica e sostenibile. In questi dodici mesi la mia macchina fotografica e i telefonini sono stati gli unici oggetti dotati di tecnologia entrati con me nei giardini di limoni. I contadini volanti non solo non usano macchine agricole ma per lavorare spesso si servono di strumenti che sembrano usciti da un altro mondo, dal cric modificato alla catena reggi-rami.  

 
 
 

In autunno, con l’arrivo delle prime burrasche, l’attività nei limoneti va calando. L’ultima operazione è la copertura degli alberi dai rami ben potati e piegati con le reti. Ogni contadino e ogni zona ha le sue date: c’è chi inizia il 4 ottobre, giorno di san Francesco, chi aspetta fino ai Morti e chi va anche oltre. Ma entro dicembre tutti i giardini sono avvolti in spessi teli neri. Da quel momento le piante sono a riposo, ben al riparo i frutti matureranno e si prepareranno per essere raccolti.  

 
 
 

 

Se tutto va bene. Ma quello dei limoni è un equilibrio delicatissimo. Quest’inverno sono bastati due giorni con il termometro sotto lo zero e alcuni centimetri di neve, per rovinare il raccolto di molti contadini delle colline più alte di Amalfi, Tramonti, Minori. Quando accade i contadini volanti possono urlare quanto vogliono: nessuno li ascolterà. Dovranno rimboccarsi le maniche e preoccuparsi da soli di come far fronte alle perdite. Salvatore Aceto, 50 anni, proprietario di una delle principali aziende della Costa: “Quando abbiamo provato a denunciare ci hanno detto che stavamo facendo allarmismo. Per me era solo una questione di sopravvivenza ma ormai abbiamo imparato a cavarcela senza l’aiuto di nessuno. Andiamo all’estero, arriviamo direttamente sui mercati e dai clienti con i nostri prodotti. Non esiste altra strada”.  

 
 
 

I contadini volanti sanno di non poter resistere a lungo senza cambiare qualcosa. Nel modo di lavorare, non di vendere. Gigino Aceto ci sta provando, 80 anni, ha costruito dal nulla una delle aziende di produzione e lavorazione di sfusati più importanti e ha due figli pieni di idee. In lui l’amarezza si mescola alla fierezza: “Siamo consapevoli di custodire un bene che appartiene alla comunità intera, lo facciamo con orgoglio, diamo un servizio all’intera umanità e riteniamo che sia un nostro dovere. Anche se affrontiamo i sacrifici lo facciamo con affetto, con amore”.  

 
 
 

E’ la stessa passione della nuova generazione, ed è l’unica speranza per una delle terre a più alto rischio di frane d’Italia. Nonostante la fatica, le perdite, la precarietà, uno come Valerio Bonito ne è convinto ogni anno di più: “Preferisco stare tra i limoni: c’è più purezza”.