PSICOLOGI LAB POSITANO. DIPENENZA AFFETTIVA: “SE NON CI SEI TU, IO NON ESISTO PIU”

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Psicologi Lab  Positano Cari lettori, quanti di voi almeno una volta, alla fine di una relazione non hanno ascoltato da un amico, un conoscente o da voi stessi, la frase: “da quando non c’è lui, io non esisto più”? Spesso mi chiedono: “come è possibile stare così male?”, “perché l’altro raggiunge una tale importanza da farci sentire, disperati, spaventati e pieni d’ansia da non riuscire a dormire, mangiare, lavorare, al pensiero che ci abbandoni?” La risposta è da rintracciare attraverso un percorso che ci conduca alle nostre radici, al luogo in cui abbiamo appreso per la prima volta l’Amore. Tutti abbiamo bisogno di approvazione, di essere riconosciuti, amati, di essere accolti e ammirati ma quando questo raggiunge forme estreme, quando diventa il nostro primo motivo d’azione, possiamo parlare non più d’amore ma di Dipendenza Affettiva. Chi sono i dipendenti affettivi? Perché un sentimento come l’amore, il bisogno di essere amati ed amare può diventare una gabbia di dolore? La dipendenza affettiva è una condizione relazionale dotata di assenza di reciprocità, è una danza a due, alimentata dal desiderio di essere amati proprio da chi non ci ricambia in modo soddisfacente. I danzatori sono il dipendente affettivo ed il suo partner, anch’esso dipendente, che maschera le sue difficoltà con un comportamento sfuggente ed irraggiungibile, con problematiche relative alla sua sfera di vita o sposato e non interessato alla relazione. Le caratteristiche che accomunano le persone con dipendenza affettiva sono: il terrore di essere abbandonate, la percezione negativa di se, la difficoltà a riconoscere i propri bisogni e la tendenza a renderli secondari ai bisogni dell’altro. Hanno appreso che per essere amati devono sempre essere buoni e accondiscendenti e sacrificarsi per l’altro, sono disposti ad accettare atteggiamenti intollerabili, tradimenti, offese, critiche e squalifiche che portano la coppia ad isolarsi a tenere segreto ciò che accade in quella danza paradossale e pericolosa del “non posso stare con te per il dolore che mi rechi, ne senza di te per l’angoscia al solo pensiero di perderti” Nelle forme più esplicite di dipendenza affettiva osserviamo l’incapacità di prendersi cura di sé, di creare degli spazi per la propria crescita personale, in quanto l’impegno predominante è sempre qualche problema del partner che richiede attenzione ed energia vitale. La dipendenza affettiva è pervasa dalla paura di cambiare, ostacolando lo sviluppo delle capacità individuali e soffocano desiderio ed interessi che potrebbero allontanare dal controllo della relazione, per l’idea di riuscire prima o poi a farsi amare da chi proprio non vuole saperne di amarci o di amarci nel modo in cui noi desideriamo. L’origine della dipendenza affettiva è da rintracciare, come anticipavo prima, nelle proprie radici. Le persone dipendenti, da bambini, hanno ricevuto il messaggio di non essere degni di essere amati, che i loro bisogni non erano importanti. Queste persone di solito provengono da famiglie in cui i bisogni emotivi sono stati trascurati e subordinati ai bisogni materiali. Nella vita di coppia inconsapevolmente mettono in scena un ruolo simile a quello vissuto con i genitori, nel tentativo di cambiare il finale, sono tutti bambini in qualche modo sminuiti nella loro capacità di comprendere i sentimenti propri e altrui provocando in seguito perdita della fiducia in sé stessi e nelle proprie percezioni, che da adulti comporta l’incapacità di discriminare situazioni e persone che possano provocare sofferenza. Il primo passo verso il cambiamento è quello di ammettere e riconoscere di avere un problema, cercando il supporto di un valido psicoterapeuta o di gruppi di sostegno, che aiutino a ricostruire pian piano la trama della propria vita, riconoscendo come la relazione affettiva dipendente sia solo la punta di un iceberg che copre ferite più profonde. Cari lettori, un grande ostacolo al percorso di cura è sicuramente l’idea, strutturata per anni, che solo l’amore di quell’uomo o di quella donna avrebbe potuto dare felicità ed è per questo che è necessaria una grande motivazione per un lavoro sul riconoscimento di se stessi, dei propri bisogni, dedicandosi del tempo per sanare vecchie fratture e per riconquistare la propria autonomia e più di ogni altra cosa per passare dalla ricerca dell’amore come risarcimento di un amore primario negato ad una relazione basata sulla condivisione e reciprocità. Buona giornata Dott.ssa Caterina Giagnuolo SPORTELLO ASCOLTO FAMIGLIA centro parrocchiale Carmela Villani via Guglielmo Marconi n.90, attivo ogni Mercoledì dalle 10:00 alle 13:00. Lo sportello è un servizio di consulenza gratuita a tutti i cittadini, per informazioni e appuntamenti è possibile recarsi in sede il Mercoledì o c

Psicologi Lab  Positano Cari lettori, quanti di voi almeno una volta, alla fine di una relazione non hanno ascoltato da un amico, un conoscente o da voi stessi, la frase: “da quando non c’è lui, io non esisto più”? Spesso mi chiedono: “come è possibile stare così male?”, “perché l’altro raggiunge una tale importanza da farci sentire, disperati, spaventati e pieni d’ansia da non riuscire a dormire, mangiare, lavorare, al pensiero che ci abbandoni?” La risposta è da rintracciare attraverso un percorso che ci conduca alle nostre radici, al luogo in cui abbiamo appreso per la prima volta l’Amore. Tutti abbiamo bisogno di approvazione, di essere riconosciuti, amati, di essere accolti e ammirati ma quando questo raggiunge forme estreme, quando diventa il nostro primo motivo d’azione, possiamo parlare non più d’amore ma di Dipendenza Affettiva. Chi sono i dipendenti affettivi? Perché un sentimento come l’amore, il bisogno di essere amati ed amare può diventare una gabbia di dolore? La dipendenza affettiva è una condizione relazionale dotata di assenza di reciprocità, è una danza a due, alimentata dal desiderio di essere amati proprio da chi non ci ricambia in modo soddisfacente. I danzatori sono il dipendente affettivo ed il suo partner, anch’esso dipendente, che maschera le sue difficoltà con un comportamento sfuggente ed irraggiungibile, con problematiche relative alla sua sfera di vita o sposato e non interessato alla relazione. Le caratteristiche che accomunano le persone con dipendenza affettiva sono: il terrore di essere abbandonate, la percezione negativa di se, la difficoltà a riconoscere i propri bisogni e la tendenza a renderli secondari ai bisogni dell’altro. Hanno appreso che per essere amati devono sempre essere buoni e accondiscendenti e sacrificarsi per l’altro, sono disposti ad accettare atteggiamenti intollerabili, tradimenti, offese, critiche e squalifiche che portano la coppia ad isolarsi a tenere segreto ciò che accade in quella danza paradossale e pericolosa del “non posso stare con te per il dolore che mi rechi, ne senza di te per l'angoscia al solo pensiero di perderti” Nelle forme più esplicite di dipendenza affettiva osserviamo l’incapacità di prendersi cura di sé, di creare degli spazi per la propria crescita personale, in quanto l’impegno predominante è sempre qualche problema del partner che richiede attenzione ed energia vitale. La dipendenza affettiva è pervasa dalla paura di cambiare, ostacolando lo sviluppo delle capacità individuali e soffocano desiderio ed interessi che potrebbero allontanare dal controllo della relazione, per l’idea di riuscire prima o poi a farsi amare da chi proprio non vuole saperne di amarci o di amarci nel modo in cui noi desideriamo. L’origine della dipendenza affettiva è da rintracciare, come anticipavo prima, nelle proprie radici. Le persone dipendenti, da bambini, hanno ricevuto il messaggio di non essere degni di essere amati, che i loro bisogni non erano importanti. Queste persone di solito provengono da famiglie in cui i bisogni emotivi sono stati trascurati e subordinati ai bisogni materiali. Nella vita di coppia inconsapevolmente mettono in scena un ruolo simile a quello vissuto con i genitori, nel tentativo di cambiare il finale, sono tutti bambini in qualche modo sminuiti nella loro capacità di comprendere i sentimenti propri e altrui provocando in seguito perdita della fiducia in sé stessi e nelle proprie percezioni, che da adulti comporta l’incapacità di discriminare situazioni e persone che possano provocare sofferenza. Il primo passo verso il cambiamento è quello di ammettere e riconoscere di avere un problema, cercando il supporto di un valido psicoterapeuta o di gruppi di sostegno, che aiutino a ricostruire pian piano la trama della propria vita, riconoscendo come la relazione affettiva dipendente sia solo la punta di un iceberg che copre ferite più profonde. Cari lettori, un grande ostacolo al percorso di cura è sicuramente l’idea, strutturata per anni, che solo l’amore di quell’uomo o di quella donna avrebbe potuto dare felicità ed è per questo che è necessaria una grande motivazione per un lavoro sul riconoscimento di se stessi, dei propri bisogni, dedicandosi del tempo per sanare vecchie fratture e per riconquistare la propria autonomia e più di ogni altra cosa per passare dalla ricerca dell’amore come risarcimento di un amore primario negato ad una relazione basata sulla condivisione e reciprocità. Buona giornata Dott.ssa Caterina Giagnuolo SPORTELLO ASCOLTO FAMIGLIA centro parrocchiale Carmela Villani via Guglielmo Marconi n.90, attivo ogni Mercoledì dalle 10:00 alle 13:00. Lo sportello è un servizio di consulenza gratuita a tutti i cittadini, per informazioni e appuntamenti è possibile recarsi in sede il Mercoledì o c