Napoli. 17 anni e un futuro da campione, muore per una scivolata sugli scogli a Castel dell’Ovo

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Napoli. Luigi aveva un futuro da calciatore, aveva già il borsone pronto per il suo primo ritiro da giocatore vero; Luigi è morto a 17 anni in un letto della rianimazione del Loreto Mare, dopo una maledetta scivolata sugli scogli. Era un ragazzo forte e gentile, intrepido e galante, certe volte voleva fare il duro ma, raccontano gli amici, aveva un cuore troppo grande per farlo fino in fondo. Il ragazzo venerdì era sugli scogli di Castel dell’Ovo: in un attimo la tragedia, la scivolata, la testa che batte con violenza. Immediato il soccorso dagli amici che erano con lui, era cosciente, sembrava una stupidaggine. Poi pian piano ha perso i sensi; è arrivata l’ambulanza che l’ha portato in ospedale. I medici si sono riservati la prognosi, i familiari sono rimasti davanti alla rianimazione a pregare e a sperare ma le preghiere non sono servite: Luigi è morto prima dell’alba di ieri. La notizia ha travolto la città: un velo di dolore e tristezza ha coperto via Nicotera dove viveva con il papà tassista e la mamma casalinga, s’è allungato sul Pallonetto di Santa Lucia luogo d’origine della famiglia, ha avvolto Materdei dove Luigi, promettente atleta, giocava a calcio. Gli amici si sono radunati a gruppetti nei «suoi» luoghi, ai Gradoni di Chiaia, vicino all’Istituto De Sanctis che frequentava e alla media Tito Livio dove era stato allievo modello. Il tam tam del lutto s’è diffuso via web con centinaia di fotografie e di messaggi strappacuore: ogni amico, e ne aveva centinaia, ha lasciato un messaggio di dolore, di rabbia, di incredulità. Tutti hanno raccontato un episodio, ognuno ha spiegato che quel ragazzo non doveva morire così perché lui la vita se la mangiava a morsi, come faceva con gli avversari sul campo perché Luigi aveva già scritto, davanti a sé, un futuro da calciatore. I compagni di squadra, i dirigenti e gli allenatori della scuola calcio Materdei non fanno che tesserne le lodi, anche perché l’esperienza con quel club era praticamente giunta al termine e davanti al giovane terzino sinistro si erano già aperte le porte del calcio vero: all’inizio di agosto sarebbe partito per Cassino, verso il primo «ritiro» da calciatore della sua vita. Era un piccolo campione, questo lo sapevano tutti. Anche il grande Torino s’era accorto di quel terzino sinistro del Materdei e aveva iniziato a tenerlo d’occhio: era pure stato convocato per uno stage con i baby granata: una emozione immensa. C’è una fotografia di Luigi con la maglia sponsorizzata Beretta, stralunato e felice prima dell’allenamento: «Adesso sarai titolare nella squadra degli angeli del paradiso», ha scritto con amarezza un collega del papà di Luigi, Vincenzo. I ragazzi che erano con lui sugli scogli l’altro giorno sono affranti e anche arrabbiati: non è stato un tuffo azzardato a far morire Luigi ma una banale scivolata. Insomma, quel ragazzo non era imprudente e, soprattutto, ci teneva a mantenersi sempre perfettamente in forma. Protagonista in diverse occasioni degli Oscar del Calcio Giovanile di Paestum, organizzati dal «Corriere del pallone», il diciassettenne aveva già la mentalità del calciatore e sapeva dosare divertimento e allenamento. Nessuno stravizio, come fanno tanti suoi coetanei, tanta voglia di divertimento sano e anche decine di cuori infranti nella sua breve vita: era bello, atletico, affascinante e nei suoi occhi azzurri si sono perdute tante ragazze che avrebbero voluto uscire con lui. Invece in un venerdì d’estate Luigi ha deciso di andare con gli amici a Castel dell’Ovo a fare il bagno; e in un solo momento, su quei maledetti scogli, è finito tutto: il sogno di diventare un campione, la voglia di divorarsi la vita, le ragazze, gli amici e il divertimento. Restano solo il dolore della famiglia e quello dei tanti amici; restano le fotografie con quegli occhi sgranati sulla vita e lo sgomento del «suo» mondo: «ditemi che non è vero», scrivono in tanti. Purtroppo è vero. (Paolo Barbuto – Il Mattino)

Napoli. Luigi aveva un futuro da calciatore, aveva già il borsone pronto per il suo primo ritiro da giocatore vero; Luigi è morto a 17 anni in un letto della rianimazione del Loreto Mare, dopo una maledetta scivolata sugli scogli. Era un ragazzo forte e gentile, intrepido e galante, certe volte voleva fare il duro ma, raccontano gli amici, aveva un cuore troppo grande per farlo fino in fondo. Il ragazzo venerdì era sugli scogli di Castel dell’Ovo: in un attimo la tragedia, la scivolata, la testa che batte con violenza. Immediato il soccorso dagli amici che erano con lui, era cosciente, sembrava una stupidaggine. Poi pian piano ha perso i sensi; è arrivata l’ambulanza che l’ha portato in ospedale. I medici si sono riservati la prognosi, i familiari sono rimasti davanti alla rianimazione a pregare e a sperare ma le preghiere non sono servite: Luigi è morto prima dell’alba di ieri. La notizia ha travolto la città: un velo di dolore e tristezza ha coperto via Nicotera dove viveva con il papà tassista e la mamma casalinga, s’è allungato sul Pallonetto di Santa Lucia luogo d’origine della famiglia, ha avvolto Materdei dove Luigi, promettente atleta, giocava a calcio. Gli amici si sono radunati a gruppetti nei «suoi» luoghi, ai Gradoni di Chiaia, vicino all’Istituto De Sanctis che frequentava e alla media Tito Livio dove era stato allievo modello. Il tam tam del lutto s’è diffuso via web con centinaia di fotografie e di messaggi strappacuore: ogni amico, e ne aveva centinaia, ha lasciato un messaggio di dolore, di rabbia, di incredulità. Tutti hanno raccontato un episodio, ognuno ha spiegato che quel ragazzo non doveva morire così perché lui la vita se la mangiava a morsi, come faceva con gli avversari sul campo perché Luigi aveva già scritto, davanti a sé, un futuro da calciatore. I compagni di squadra, i dirigenti e gli allenatori della scuola calcio Materdei non fanno che tesserne le lodi, anche perché l’esperienza con quel club era praticamente giunta al termine e davanti al giovane terzino sinistro si erano già aperte le porte del calcio vero: all’inizio di agosto sarebbe partito per Cassino, verso il primo «ritiro» da calciatore della sua vita. Era un piccolo campione, questo lo sapevano tutti. Anche il grande Torino s’era accorto di quel terzino sinistro del Materdei e aveva iniziato a tenerlo d’occhio: era pure stato convocato per uno stage con i baby granata: una emozione immensa. C’è una fotografia di Luigi con la maglia sponsorizzata Beretta, stralunato e felice prima dell’allenamento: «Adesso sarai titolare nella squadra degli angeli del paradiso», ha scritto con amarezza un collega del papà di Luigi, Vincenzo. I ragazzi che erano con lui sugli scogli l’altro giorno sono affranti e anche arrabbiati: non è stato un tuffo azzardato a far morire Luigi ma una banale scivolata. Insomma, quel ragazzo non era imprudente e, soprattutto, ci teneva a mantenersi sempre perfettamente in forma. Protagonista in diverse occasioni degli Oscar del Calcio Giovanile di Paestum, organizzati dal «Corriere del pallone», il diciassettenne aveva già la mentalità del calciatore e sapeva dosare divertimento e allenamento. Nessuno stravizio, come fanno tanti suoi coetanei, tanta voglia di divertimento sano e anche decine di cuori infranti nella sua breve vita: era bello, atletico, affascinante e nei suoi occhi azzurri si sono perdute tante ragazze che avrebbero voluto uscire con lui. Invece in un venerdì d’estate Luigi ha deciso di andare con gli amici a Castel dell’Ovo a fare il bagno; e in un solo momento, su quei maledetti scogli, è finito tutto: il sogno di diventare un campione, la voglia di divorarsi la vita, le ragazze, gli amici e il divertimento. Restano solo il dolore della famiglia e quello dei tanti amici; restano le fotografie con quegli occhi sgranati sulla vita e lo sgomento del «suo» mondo: «ditemi che non è vero», scrivono in tanti. Purtroppo è vero. (Paolo Barbuto – Il Mattino)

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