Esorcista sorvola con elicottero Castellammare per liberarla dal demonio

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Castellammare di Stabia . Quando l’elicottero ha iniziato a sorvolare a bassa quota il quartiere, a Scanzano gli affiliati al clan hanno iniziato a nascondersi e a fuggire: temevano un imprevisto blitz delle forze dell’ordine. Invece era un blitz d’altra natura, a colpi di acqua santa e orazioni: su quell’elicottero c’era un prete esorcista che cercava di liberare Castellammare dal demonio. D’accordo, siete anche liberi di non crederci ma secondo i testimoni oculari le cose sarebbero andate esattamente così: in volo sulla città s’è levato un elicottero, a bordo un sacerdote esorcista munito di crocifisso e acqua benedetta; gli avrebbero chiesto di liberare Castellammare dal male che si presenta sotto forma di crisi economica, perdita di posti di lavoro, avanzamento della camorra, difficoltà nella vita quotidiana. La storia puzza di bufala estiva eppure viene confermata con enfasi da Luigi che nella controra di piazza Giovanni XXIII, cuore della vita amministrativa e religiosa della città, accetta di ricordare l’evento del 9 luglio. «Quell’elicottero volava bassissimo, sfiorava i tetti. Io, come tanti qui a Castellammare, ho un binocolo in casa e l’ho preso per guardare meglio: non credevo ai miei occhi, dietro al pilota c’era un prete con la stola sul collo e un crocifisso nelle mani». Alcuni in città spiegano che non c’era nemmeno bisogno del binocolo per vedere il sacerdote: quando il volo era particolarmente basso si vedeva a occhio nudo. Dopo quell’evento la città si è interrogata, così pian piano la storia è venuta fuori nella sua imprevedibile semplicità: l’esorcismo «collettivo» è stato chiesto da un gruppo di cittadini che hanno anche pagato le spese per il fitto dell’elicottero. I nomi sono protetti da un rigoroso segreto che solo pochi conoscono, la vicenda, invece viene raccontata con dovizia di particolari. Convinti che la crisi di Castellammare sia determinata dalla presenza del demonio, i protagonisti si sono recati a Cava de’ Tirreni per chiedere l’aiuto di padre Gennaro Lo Schiavo, noto esorcista campano. Il sacerdote ha ascoltato le richieste e avrebbe accettato di praticare l’inconsueto rito «volante». Il condizionale non è uno svarione ma una, dovuta, puntualizzazione per i lettori e per i protagonisti: da ieri padre Gennaro Lo Schiavo è in ritiro spirituale e non ha potuto confermare il racconto raccolto per le strade di Castellammare. Fatta la dovuta precisazione torniamo alla storia che viene fuori dai vicoli e dalle piccole piazze della città antica. Subito dopo aver ottenuto il «placet» al rito, il gruppo deciso a sgominare il demonio da Castellammare, è andato a Capodichino per prendere in fitto un elicottero. Il resto della vicenda è noto: volo sulla città, orazioni, benedizioni e un bel po’ di paura per gli affiliati ai clan camorristici che temevano polizia e carabinieri e invece si sono trovati inchiodati da un crocifisso. Un pizzico di paura, però, è bene che l’abbiano, i camorristi di Castellammare. Perché tra i segni della presenza del male in città, quello più evidente, secondo i paladini dell’esorcismo, è proprio la repentina diffusione della malavita che sta soffocando la già agonizzante vita imprenditoriale locale. Poi, spiega chi ha sentito dal vivo le ragioni del pool anti-diavolo, altri segni della presenza malefica sarebbero la crisi definitiva delle Terme, il crollo delle attività cantieristiche, i segni di degrado attorno all’acqua della Madonna e finanche la chiusura della villa comunale per lavori che sembrano eterni e che negano alle persone lo sfogo della passeggiata tra vegetazione e mare. «Ma a voi sembra plausibile che i lavori nella villa sono bloccati dal diavolo?», ride di gusto Pasquale che passeggia proprio di fianco al cantiere; «Se è vero vuol dire che il diavolo sta lì», e indica il palazzo di città sprangato nell’ora della calura post pranzo. Al bar Di Martino sostengono di non sapere nulla della vicenda. Intorno alla fontana dell’acqua della Madonna, al Largo Spirito Santo, invece sanno tutto, hanno visto l’elicottero e credono che il diavolo veramente ci sia a Castellammare altrimenti «questa bella piazza e questa fontana che da duemila anni offre l’acqua alle persone non sarebbe così malridotta», dice amaro Giovanni che abita più avanti nel vicolo che si perde verso il cuore dell’antica città. Forse un po’ di ragione ce l’ha, Giovanni, perché la piazza che potrebbe essere un gioiello è un concentrato di degrado e abbandono. Però, onestamente, più che il diavolo, sono i teppisti che l’hanno massacrata riempiendola di scritte, devastando qualche panchina e riempiendola di pattume. La chiesa di fianco alla fontana sembra un rifugio di fede di fronte alle paure demoniache. Sulle scale due bimbi giocano a nascondino, all’interno l’unica navata regala frescura e eco da film horror: «C’è nessuno? C’è nessuno?». La chiesa, aperta, sembra abbandonata. I due bimbi che giocano a nascondino accettano anche di inerpicarsi lungo misteriose scale interne, che loro conoscono bene, per cercare il prete. Tornano dopo un minuto esatto correndo a razzo «non c’è nessuno, non c’è nessuno e ci siamo pure messi paura. Tornate dopo». Il demonio della crisi, invece, si vede a ogni angolo, nascosto dietro serrande di negozi abbassate per sempre, infilato dietro vetrine polverose e banconi vuoti da mesi perché i commercianti hanno mollato. Il male s’è infilato dietro alle finestre delle persone che hanno perduto il lavoro: «Cercate il diavolo? Sta qua – una donna, che nega il suo nome, sventola la lettera di licenziamento del marito – Il diavolo è quello che ha mandato la mia famiglia in mezzo alla strada. Questo demonio non schiatta nemmeno davanti all’acqua santa». Scusi, ma suo marito che lavoro faceva? «Jatevenne, che ve ne fotte?». Ha ragione, signora, di fronte al diavolo che ruba il futuro certe domande sono inopportune. Accetti, la prego, le scuse che non ha voluto ricevere ieri. Paolo Barbato , Il Mattino

Castellammare di Stabia . Quando l’elicottero ha iniziato a sorvolare a bassa quota il quartiere, a Scanzano gli affiliati al clan hanno iniziato a nascondersi e a fuggire: temevano un imprevisto blitz delle forze dell’ordine. Invece era un blitz d’altra natura, a colpi di acqua santa e orazioni: su quell’elicottero c’era un prete esorcista che cercava di liberare Castellammare dal demonio. D’accordo, siete anche liberi di non crederci ma secondo i testimoni oculari le cose sarebbero andate esattamente così: in volo sulla città s’è levato un elicottero, a bordo un sacerdote esorcista munito di crocifisso e acqua benedetta; gli avrebbero chiesto di liberare Castellammare dal male che si presenta sotto forma di crisi economica, perdita di posti di lavoro, avanzamento della camorra, difficoltà nella vita quotidiana. La storia puzza di bufala estiva eppure viene confermata con enfasi da Luigi che nella controra di piazza Giovanni XXIII, cuore della vita amministrativa e religiosa della città, accetta di ricordare l’evento del 9 luglio. «Quell’elicottero volava bassissimo, sfiorava i tetti. Io, come tanti qui a Castellammare, ho un binocolo in casa e l’ho preso per guardare meglio: non credevo ai miei occhi, dietro al pilota c’era un prete con la stola sul collo e un crocifisso nelle mani». Alcuni in città spiegano che non c’era nemmeno bisogno del binocolo per vedere il sacerdote: quando il volo era particolarmente basso si vedeva a occhio nudo. Dopo quell’evento la città si è interrogata, così pian piano la storia è venuta fuori nella sua imprevedibile semplicità: l’esorcismo «collettivo» è stato chiesto da un gruppo di cittadini che hanno anche pagato le spese per il fitto dell’elicottero. I nomi sono protetti da un rigoroso segreto che solo pochi conoscono, la vicenda, invece viene raccontata con dovizia di particolari. Convinti che la crisi di Castellammare sia determinata dalla presenza del demonio, i protagonisti si sono recati a Cava de’ Tirreni per chiedere l’aiuto di padre Gennaro Lo Schiavo, noto esorcista campano. Il sacerdote ha ascoltato le richieste e avrebbe accettato di praticare l’inconsueto rito «volante». Il condizionale non è uno svarione ma una, dovuta, puntualizzazione per i lettori e per i protagonisti: da ieri padre Gennaro Lo Schiavo è in ritiro spirituale e non ha potuto confermare il racconto raccolto per le strade di Castellammare. Fatta la dovuta precisazione torniamo alla storia che viene fuori dai vicoli e dalle piccole piazze della città antica. Subito dopo aver ottenuto il «placet» al rito, il gruppo deciso a sgominare il demonio da Castellammare, è andato a Capodichino per prendere in fitto un elicottero. Il resto della vicenda è noto: volo sulla città, orazioni, benedizioni e un bel po’ di paura per gli affiliati ai clan camorristici che temevano polizia e carabinieri e invece si sono trovati inchiodati da un crocifisso. Un pizzico di paura, però, è bene che l’abbiano, i camorristi di Castellammare. Perché tra i segni della presenza del male in città, quello più evidente, secondo i paladini dell’esorcismo, è proprio la repentina diffusione della malavita che sta soffocando la già agonizzante vita imprenditoriale locale. Poi, spiega chi ha sentito dal vivo le ragioni del pool anti-diavolo, altri segni della presenza malefica sarebbero la crisi definitiva delle Terme, il crollo delle attività cantieristiche, i segni di degrado attorno all’acqua della Madonna e finanche la chiusura della villa comunale per lavori che sembrano eterni e che negano alle persone lo sfogo della passeggiata tra vegetazione e mare. «Ma a voi sembra plausibile che i lavori nella villa sono bloccati dal diavolo?», ride di gusto Pasquale che passeggia proprio di fianco al cantiere; «Se è vero vuol dire che il diavolo sta lì», e indica il palazzo di città sprangato nell’ora della calura post pranzo. Al bar Di Martino sostengono di non sapere nulla della vicenda. Intorno alla fontana dell’acqua della Madonna, al Largo Spirito Santo, invece sanno tutto, hanno visto l’elicottero e credono che il diavolo veramente ci sia a Castellammare altrimenti «questa bella piazza e questa fontana che da duemila anni offre l’acqua alle persone non sarebbe così malridotta», dice amaro Giovanni che abita più avanti nel vicolo che si perde verso il cuore dell’antica città. Forse un po’ di ragione ce l’ha, Giovanni, perché la piazza che potrebbe essere un gioiello è un concentrato di degrado e abbandono. Però, onestamente, più che il diavolo, sono i teppisti che l’hanno massacrata riempiendola di scritte, devastando qualche panchina e riempiendola di pattume. La chiesa di fianco alla fontana sembra un rifugio di fede di fronte alle paure demoniache. Sulle scale due bimbi giocano a nascondino, all’interno l’unica navata regala frescura e eco da film horror: «C’è nessuno? C’è nessuno?». La chiesa, aperta, sembra abbandonata. I due bimbi che giocano a nascondino accettano anche di inerpicarsi lungo misteriose scale interne, che loro conoscono bene, per cercare il prete. Tornano dopo un minuto esatto correndo a razzo «non c’è nessuno, non c’è nessuno e ci siamo pure messi paura. Tornate dopo». Il demonio della crisi, invece, si vede a ogni angolo, nascosto dietro serrande di negozi abbassate per sempre, infilato dietro vetrine polverose e banconi vuoti da mesi perché i commercianti hanno mollato. Il male s’è infilato dietro alle finestre delle persone che hanno perduto il lavoro: «Cercate il diavolo? Sta qua – una donna, che nega il suo nome, sventola la lettera di licenziamento del marito – Il diavolo è quello che ha mandato la mia famiglia in mezzo alla strada. Questo demonio non schiatta nemmeno davanti all’acqua santa». Scusi, ma suo marito che lavoro faceva? «Jatevenne, che ve ne fotte?». Ha ragione, signora, di fronte al diavolo che ruba il futuro certe domande sono inopportune. Accetti, la prego, le scuse che non ha voluto ricevere ieri. Paolo Barbato , Il Mattino

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